La vita di ognuno è un'attesa.
Il presente non basta a nessuno:
l'occhio e il cuore sono
sempre avanti, oltre la breve gioia, oltre i
limiti del nostro possesso,
oltre le mete raggiunte con aspra fatica.
In un primo momento della
nostra esperienza pare che ci manchi
qualcosa; più tardi ci si
accorge che ci manca "qualcuno", e lo
attendiamo...
(Don Primo
Mazzolari)
L'impegno ci spinge più in là:
verso qualcuno che resti anche quando
noi passiamo; verso qualcuno
che ci prende in mano il cuore, se il
cuore non regge al salire.
(Don Primo
Mazzolari)
L'uomo non è un valido
appoggio per l'uomo: nessun uomo, neanche
quelli che si offrono come
maestri e guide. Non è piacevole perdere
la firma di un garante, ma
sulla cambiale della nostra vita non
conviene farci scrivere nomi
che, alla scadenza, non possono far
fronte all'impegno.
(Don Primo
Mazzolari)
Se c'è una situazione che va
mutata nella cristianità di oggi è quel
rimanere senza convinzione e
senza amore nella casa del Padre.
Piuttosto di rimanere alla
finestra come tanti cristiani ci
rimangono, e vedere la vita di
là come desiderabile, e avere
l'impressione che questa casa
del padre sia una prigione, e non avere
la gioia e la passione di
questa casa: questo non è uno stare nella
casa, questo è occupare la
casa con qualcosa che non gli conviene.
(Don Primo
Mazzolari)
I discepoli chiusi nel
cenacolo per paura,
cosa aspettavano?
Niente Aspettavano!!!
E il Signore è tornato!!!
E' questa divina ostinazione
d'amore
ch'io sento come il dono più
grande
Io non lo attendo e Lui viene.
Io non lo amo e Lui viene lo
stesso
Forse anche voi siete nella
mia stessa condizione.
Non lo aspettate, né gli volete bene, né lo volete.
Ed Egli rimane con me e con
voi!
Non abbiate paura di Lui!
(Don Primo
Mazzolari)
Chiedeteci:
Che cosa voi proponete di essere per Cristo? E vi risponderemo: "Vogliamo
essere qualcuno per lui, come Egli più che qualcuno per noi. Come e quando si
arrivi a sentire questa scelta di Gesù nessuno può saperlo o imporlo. Ci
possiamo arrivare come Nicodemo, come Zaccheo, come Pietro o Paolo o il Buon
ladrone. Egli ci attende e ci raggiunge, ci rampogna e ci consola, sta
all'avanguardia e alla retroguardia, a seconda del nostro camminare a ritroso
in armonia con noi stessi. Prendere impegno con Lui è la sua amicizia non vuol
dire affatto metterLo dalla nostra parte, adattarlo al nostro passo, misurarlo
con il nostro metro, obbligarlo alle nostre strade.
Egli cammina con ciascuno su tutte le nostre strade, ma non
per questo sono sue le nostre strade. Egli cammina sui campi di battaglia, ma
nessuno oserà dire che Egli li ha voluti. Ci impegniamo a seguirLo, non a farci
seguire...Questa è amicizia.
Non è necessario chiederGli che Lui ci conosca fino in fondo,
come facciamo o pretendiamo tra di noi nelle nostre, a volte, futili amicizie:
una conoscenza che tante volte si rivela un vuoto d'anima. Lui ci conosce e
come...ma con amore, mai con giudizio. Siamo noi che dobbiamo chiederGLi di
farci conoscere le immense profondità del cuore del Padre, che è un vero abisso
di amore. Se ci tiene dietro, è con il cuore del Buon Pastore che ci tiene
dietro: e quando siamo degli smarriti egli nel suo amore viene sulle nostre
tracce ("Impegno con Cristo").
Non resta che rispondere a questo punto alla offerta di
Cristo "Vi chiamo miei amici", se siamo entrati nel cuore di questa
rivelazione o no. È questione non solo di amore, ma di felicità. Abbiamo
bisogno della sua amicizia.
(Don Primo
Mazzolari)
PER USCIRE DAL TUO TEMPIO
MIGLIORE DI COME CI SEI ENTRATO.
Ci impegniamo noi e non gli altri,
unicamente noi e non gli altri:
né chi sta in alto né chi sta in basso,
né chi crede né chi non crede.
Ci impegniamo senza giudicare
Chi non si impegna,
senza condannare chi non si impegna,
senza disimpegnarci perché altri
non si impegnano.
Sappiamo di non potere nulla su alcuno
Né vogliamo forzare la mano ad alcuno,
siamo ed intendiamo rimanere devoti
al libero movimento di ogni spirito
più che al successo di noi stessi
e dei nostri convincimenti.
Ci impegniamo per trovare un senso alla vita,
a questa vita, alla nostra vita;
una ragione che non sia una
delle tante ragioni che ben conosciamo,
un utile che non sia una delle solite trappole
generosamente offerte ai giovani
dalla gente pratica.
Si vive una volta sola
E non vogliamo essere giocati
In nome di nessun piccolo interesse.
Non ci interessa la carriera,
non ci interessa il denaro,
non ci interessa il successo di noi stessi,
né delle nostre idee,
non ci interessa passare alla storia.
Abbiamo un cuore giovane e ci fa paura
Il freddo della carta e dei marmi.
Ci impegniamo
non per riordinare il mondo,
ma per amarlo,
per amare anche quello che non possiamo
accettare,
anche quello che non è amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all'amore,
poiché dietro ogni volto e sotto ogni errore
c'è insieme una grande sete d'amore:
il volto ed il cuore dell'amore.
(don Primo Mazzolari)
Signore, sei la vita.
O Signore, ti scopro ovunque; la tua presenza brilla
come la trasparenza di un mattino di primavera.
Ha la forza e l'evidenza di una roccia che si slancia verso il cielo.
Il. mondo, segno della tua presenza,
è sicuro perchè Tu lo sostieni con la tua forza, da sempre.
Però, o Signore, vedo attorno a me anche il male...
il mio male che mi travolge, mi impaurisce, mi scoraggia.
Quello degli altri, che cancella e copre ogni traccia della tua bontà,
e così sono incapace di riconoscerti negli uomini.
Ho scoperto anche un male grande come il dolore del mondo
che non finisce mai di far sentire la sua voce,
e così sono incapace di riconoscerti nel mondo.
Ma ho scoperto anche che il male non ce la fa a coprire la tua voce,
a raggiungerti e a distruggere la tua presenza.
Rimane sempre qualcosa di Te in me, negli uomini,
nel mondo pronto a rinascere.
Sei la Vita!
Amen!
Dio ci ha creati originali, il
mondo vuole renderci copie.
Chi non vede la meta del suo
cammino, si attacchi alla croce ed essa lo porterà.
(S. Agostino)
Tu ci hai fatti per te e il
nostro cuore è inquieto finché non riposa in te.
(S. Agostino)
Di fronte alle bellezze del
creato ti viene spontaneo pensare che il suo Creatore sarà senz'altro
"più" meraviglioso, o non sai andare oltre?
Nel mistero della vita, della
Parola, e nell'Eucaristia stessa, forse ti verrà da gridare: "Signore, non
ti vedo". Ma ti sentirai rispondere: "Non importa! Buttati! Ti vedo
io. Ci sono io!"
Sono inevitabili le sconfitte,
e i sogni non tutti si realizzano.
L'importante è progettare e
lottare con Cristo senza scoraggiarsi,
perché un giorno "non ci
sarà richiesto di aver abbattuto l'albero,
ma di essere stati trovati con
la scure in mano".
Il vento non è mai favorevole
per chi non sa dove andare.
Non val la pena vivere se non
si ha un motivo per cui morire.
(M. L. King)
RICOMINCIARE
Ricominciare è come dire
ancora si alla vita,
per poi liberarsi e volare
verso orizzonti senza confini
dove il pensiero non ha paura
e vedere la tua casa
diventare grande come il
mondo.
Ricominciare è credere
all'amore
e sentire che anche nel dolore
l'anima può cantare
e non fermarsi mai.
MESSAGGIO DI TENEREZZA
Ho sognato che camminavo in
riva al mare con il Signore
e rivedevo sullo schermo del
cielo
tutti i giorni della mia vita
passata.
E per ogni giorno trascorso
apparivano sulla sabbia due
orme:
le mie e quelle del Signore.
Ma in alcuni tratti ho visto
una sola orma,
proprio nei giorni più
difficili della mia vita
Allora ho detto: "Signore
io ho scelto di vivere con te
e tu mi avevi promesso
che saresti stato sempre con
me.
Perché mi hai lasciato solo
proprio nei momenti più
difficili?"
E Lui mi ha risposto:
"Figlio tu lo sai che io
ti amo
e non ti ho abbandonato mai:
i giorni nei quali
c'è soltanto un'orma sulla sabbia
sono proprio quelli
in cui ti ho portato in
braccio"
(Anonimo brasiliano)
La speranza e il coraggio di
pochi lasciano tracce indelebili.
(G. Vico)
E' l'animo che devi cambiare,
non il cielo sotto cui vivi.
(Seneca)
Non basta essere sulla buona
strada; se infatti ve ne starete seduti
ai margini non vi porterà mai
alla meta.
(Proverbio russo)
La cosa migliore è dialogare,
che ognuno porti la
testimonianza
del suo cammino verso la
verità,
poiché è possibile abbracciare
e trasmettere
questa pluralità di cammini.
(L. Polo)
Chiesi a Dio di essere forte
per eseguire progetti grandiosi
ed egli mi rese debole per
conservarmi nella mia umiltà.
Domandai a Dio che mi desse la
salute per realizzare grandi imprese
ed egli mi ha dato il dolore
per comprenderle meglio.
Gli domandai la ricchezza per
possedere tutto
e mi ha lasciato povero per
non essere egoista.
Gli domandai il potere perché
gli uomini avessero bisogno di me
ed egli mi ha dato
l'umiliazione perché io avessi bisogno di loro.
Domandai a Dio tutto per
godere la vita
e mi ha lasciato la vita
perché io potessi essere contento di tutto.
Signore, non ho ricevuto
niente di quello che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello di
cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che feci furono
esaudite.
Sii lodato, o mio Signore:
fra tutti gli uomini nessuno
possiede più di quello che ho io!
(Kirk Kilgour)
Domandai a Dio tutto
per godere la vita
e mi hai lasciato la vita
perché io potessi essere
contento di tutto.
Signore, non ho ricevuto niente
di quello che chiedevo,
ma mi hai dato tutto quello
di cui avevo bisogno
e quasi contro la mia volontà.
Le preghiere che non feci
furono esaudite.
Sii lodato o mio Signore:
fra tutti gli uomini
nessuno possiede più
di quello che ho io.
(Kirk Kilgour)
Io non sono mia
perché mi sono data a Cristo
e alla volontà degli altri.
(beata Giuliana)
Signore,
fammi strumento della tua
pace:
dov'è odio, ch'io porti amore,
dov'è offesa, ch'io porti il
perdono,
dov'è discordia, ch'io porti
l'unione,
dov'è dubbio, ch'io porti la
fede,
dov'è errore, ch'io porti la
verità,
dov'è disperazione, ch'io
porti la speranza,
dove sono le tenebre, ch'io
porti la luce.
Signore,
fa che io cerchi
di consolare più che di essere
consolato,
di comprendere più che di
essere compreso,
di amare più che di essere
amato,
poiché dando si riceve,
perdonando si è perdonati,
morendo si resuscita a vita
nuova.
(S. Francesco)
Se qualcuno ti dice che per
vivere devi strisciare, alzati e muori correndo.
METE
A.C.R.
Educare il ragazzo a:
- dono di sé‚
- responsabilità
- rapporto personale con Gesù
- vivere la Chiesa
Non accontentarti
dell'orizzonte ma cerca l'infinito.
Ciò che uno diventa,
lo diventa per mezzo di se
stesso.
Ciò che uno è,
lo è indipendentemente da se
stesso.
(Berlinger)
IL MIO SI
Io sono creato per agire
e per essere qualcuno
per cui nessun altro è creato.
Io occupo un posto mio
nei consigli di Dio, nel mondo
di Dio:
un posto da nessun altro
occupato.
Poco importa che io sia ricco,
povero,
disprezzato o stimato dagli
uomini:
Dio mi conosce e mi chiama per
nome.
Egli mi ha affidato un lavoro
che non ha affidato a nessun
altro.
Io ho la mia missione.
In qualche modo sono
necessario
ai suoi intenti,
tanto necessario al posto mio
quanto un arcangelo al suo.
Egli non ha creato me
inutilmente.
Io farò del bene, farò il suo
lavoro.
Sarò un angelo di pace,
un predicatore della verità
nel posto che Egli mi ha
assegnato
anche senza che io lo sappia
pur ch'io segua i suoi
comandamenti
e lo serva nella mia
vocazione.
(John Henry Newman)
Vi sono benedizioni di Dio che
entrano rompendo i vetri...
La storia di un'amicizia
comincia sempre da un incontro. Un gesto di attenzione, un impegno affrontato
insieme, possono essere il primo passo di un lungo cammino da percorrere uniti.
L'uomo si realizza nella
misura in cui sa imporsi delle esigenze; e le esigenze del Signore sono il mio
bene.
Prima di fare una cosa mi
chiederò: "Cosa mi direbbe Gesù Cristo se fosse qui al mio posto?"
La calma è la misura dell'uomo
"I mulini di Dio macinano
lentamente"
(Gandhi)
Solo chi spera prova e chi
crede tenta.
Il pessimismo è un freno,
un'evasione, quando non è un alibi della pigrizia.
UN'ALA DI RISERVA
Voglio ringraziarti, Signore,
per il dono della vita.
Ho letto da qualche parte che
gli uomini sono angeli con un'ala
soltanto, possono volare solo
rimanendo abbracciati.
A volte, nei momenti di
confidenza, oso pensare, Signore, che anche
tu abbia un'ala soltanto.
L'altra, la tieni nascosta: forse per farmi
capire che anche tu non vuoi
volare senza di me.
Per questo mi hai dato la
vita: perché io fossi tuo compagno di volo.
Insegnami, allora a librarmi
con te.
Perché vivere non è
"trascinare la vita", non è "strappare la vita",
non è "rosicchiare la
vita".
Vivere è abbandonarsi, come un
gabbiano, all'ebbrezza del vento.
Vivere è assaporare
l'avventura della libertà.
Vivere è stendere l'ala,
l'unica ala, con la fiducia di chi sa di
avere nel volo un partner
grande come te!
(Don A. Bello)
PREGHIERA DELL'EDUCATORE
Padre,
davanti a Te che mi senti e mi
conosci,
io prego.
Ho scelto di seguirTi
nel servizio educativo per i
ragazzi,
che mi porta, ogni giorno, a
camminare con loro
in una compagnia discreta e
attenta.
Di questi ragazzi conosco
resistenze e dubbi,
la loro voglia di vivere, di
sognare,
di correre su strade aperte e
sicure.
Padre, sostienili, quando
incontrano la fatica,
quando noi adulti spegniamo i
loro sogni.
Fa che sappiano riconoscere la
Tua voce, tra mille voci,
e dà a loro il coraggio di
seguirla
con stupore e gioia.
Gesù, fratello e maestro,
che hai voluto che i fanciulli
venissero a Te,
sostieni la mia fede,
aumenta la mia speranza,
e quando la mia povertà
diventa pigrizia, ripetimi,
come un giorno sulle strade
della Palestina:
"Alzati e cammina!"
E io ti seguirò
nella certezza di saperti
incontrare
nella vita dei miei ragazzi.
Amen.
(M. P.)
Giovani, pensateci!
Voi siete destinati, che lo
vogliate o no,
ad essere la più infelice di
tutte le generazioni umane,
o la più felice di tutte.
Sarete i più infelici se,
stupidi come in così larga misura
siamo stati noi prima di voi,
contribuirete a lasciarvi
trascinare nell'insulsaggine
e nella vergogna
dell'idolatria di voi stessi,
a credere che la gioia di
vivere sia: Io, Io, Io,
la Mia camera, la Mia fortuna,
i Miei soldi...
Guai a voi se vi trovaste
ancora
in questo accecamento, in
questo abominio!
Guai a voi, perché se fino a
ieri
qualcuno ha potuto credere di
poter conservare
il proprio benessere materiale
pensando solo a sé,
per voi - ed è la vostra
fortuna - questo è finito.
Ma voi potrete essere i più
felici
tra i figli dell'uomo, tra i
figli di Dio,
se finalmente capirete che la
felicità di vivere
sta nel cercare la propria
gioia
mettendosi al servizio della
gioia di tutti.
Se finalmente capirete che il
modo di impegnare la vita
è AMARE il prossimo come se
stessi,
vale a dire servirlo prima di
me,
se è meno felice di me.
(Abbè Pierre)
Se
Se sai mantenere la calma
quando tutti attorno a te la
stanno perdendo...
Se sai aver fiducia in te
stesso quando tutti dubitano di te
tenendo, però, nel giusto
conto i loro dubbi...
Se sai aspettare senza
stancarti di aspettare
o essendo calunniato non
rispondere con calunnie
o essendo odiato non dare spazio
all’odio
senza tuttavia sembrare troppo
buono
né parlare troppo da saggio...
Se sai sognare senza fare dei
sogni i tuoi padroni...
Se riesci a pensare senza fare
dei pensieri il tuo fine...
Se sai incontrarti con il
successo e la sconfitta
e trattare questi due
impostori proprio allo stesso modo ...
Se riesci a sopportare di
sentire la verità che tu hai detto
distorta da imbroglioni
che ne fanno una trappola per
ingenui;
guardare le cose - per le
quali hai dato la vita -
distrutte e umiliarti a
ricostruirle...
Se sai fare un’unica pila
delle tue vittorie
e rischiarla in un solo colpo
a testa e croce
e perdere, e ricominciare di
nuovo senza mai lasciarti sfuggire
una parola su quello che hai
perso...
Se sai costringere il tuo
cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
a sorreggerti anche dopo molto
tempo che non te li senti più
e così resistere quando in te
non c’è più nulla
tranne la volontà che dice
loro: “Resistete!”...
Se sai parlare con i disonesti
senza perdere la tua onestà
passeggiare con i re senza
perdere il comportamento normale...
Se non possono ferirti né i
nemici né gli amici troppo premurosi...
Se per te contano tutti gli
uomini, ma nessuno troppo...
Se riesci a riempire
l’inesorabile minuto
dando valore ad ogni istante
che passa...
tua è la Terra e tutto ciò che
vi è in essa
e - quel che più conta - tu
sarai un Uomo, figlio mio!
Rudyard Kipling (1865-1936)
E finché la Terra vivrà, e
anche oltre, quel messaggio non morirà mai.
Anche se il vento freddo della
vita può portare il gelo nel cuore degli uomini, quel messaggio, da solo,
proteggerà il cuore dalle tempeste della vita.
Richard Paul Evans
Prega per penetrare le nubi e
correre dietro al sole; prega per dire che tu sei vivo e nulla potrà chiuderti
la bocca.
Prega per gridare che sei
libero di inventare il corso della tua vita, ma tu sei solo e hai bisogno che
qualcuno cammini al tuo fianco.
Prega per piangere e cantare,
per lamentarti e danzare; prega per mormorare e urlare, ma prega.
Prega per risvegliare il
Potente e obbligarlo a calpestare il fango dei tuoi sentieri.
Prega per chiamare Dio come si
fanno segni per attirare l’attenzione.
Prega poiché Egli ti ha
gettato nell’esistenza e accolto nella sua famiglia.
Prega per essere l’uguale di
Dio, poiché a Lui tu parli come ad un amico e l’amico è uguale all’amico. Un
amico nulla rifiuta a colui che ama, e Lui, Dio, sa ciò che è necessario alla
tua felicità.
Prega per dire: io e Lui ci si
capisce a parole sussurrate o nei silenzi.
Prega per ricordare al Padre
che tu esisti e che lui è responsabile di te.
Prega per riunirti ai tuoi
fratelli e a loro legarti.
Dio, i tuoi fratelli, tu: voi
insieme rinnoverete la faccia della terra.
Charles
Singer
Signore
Gesù,
ti affido i miei amici:
fa che la loro vita, come pure
la mia,
non scorra superficialmente;
dona a tutti noi il coraggio
di fermarci,
il coraggio del silenzio,
il coraggio di meditare nel
nostro cuore
la tua parola che salva, che
nutre, che consola.
Ti affido anche tutti coloro
con i quali il dialogo e la
comunione
si fanno più difficili;
ti affido tutti coloro che
facilmente giudico,
solo perché la pensano
diversamente da me.
Tu insegnami a guardare oltre,
a riconoscere la ricchezza
nella differenza
e a scoprire ciò che unisce
più che a cercare ciò che
separa.
Amen.
CON TUTTO IL CUORE
Se ami Dio senza amare il
prossimo,
ami soltanto un’immagine e di
un amore immaginario.
L’amore di Dio che non sia nel
contempo servizio del prossimo,
è un’immensa menzogna che uno
racconta a se stesso...
Se ami il prossimo senza amare
Dio,
che amore è questo?
E’ l’istinto del gregge e gusto
del calore
e del tanfo della moltitudine,
è la paura di stare da soli, è
il piacere di strofinarsi agli altri
oppure odio in comune di
qualche altro gregge.
Se ami te stesso senza amare
né Dio né il prossimo
questo amore è il contrario
dell’amore.
Ma se ami Dio e il prossimo
senza amare te stesso,
l’amor tuo non è un dono,
poiché non si può far dono di
ciò che non si ama;
è il contrario di un dono: è
un oblio;
è il contrario di un
sacrificio: è un suicidio.
E’ perdita, non amore, poiché
in te non vi è nessuno
che possa amare.
Ordunque
ama Dio per amore del prossimo
e di te stesso
ama il prossimo per amore di
Dio e di te stesso
ama te stesso per amore del
prossimo e di Dio.
Non opporre gli opposti, anzi
congiungili nell’amore.
Lanza del Vasto
ECCOMI
Eccomi! risponde Abramo alla chiamata del Signore.
Eccomi! è la pronta risposta di Giuseppe a suo padre.
Eccomi! sussurra Mosè al Signore del roveto ardente.
Eccomi! grida il piccolo Samuele balzando sul letto.
Eccomi, manda me! dice la generosa disponibilità di Isaia.
Eccomi, sono la serva del Signore riconosce l’umile Maria nel segreto di Nazaret.
Eccomi, vengo a fare la tua volontà! esclama Gesù davanti al Padre.
Eccomi! dice Dio a gente che non invoca il suo nome.
Eccomi! assicura di rispondere a chi lo invoca.
Eccomi! e sei presenza, disponibilità, docilità,
entusiasmo, solidarietà.
Eccomi! il senso della tua vita, in una parola.
da "LA FORZA DI AMARE"
Ai nostri più accaniti oppositori
noi diciamo: "Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere
sofferenza con la nostra capacità di sopportare le sofferenze; andremo incontro
alla vostra forza fisica con la nostra forza d'animo. Fateci quello che volete,
e noi continueremo ad amarvi. Noi non possiamo, in buona coscienza, obbedire
alle vostre leggi ingiuste, perché‚ la non-cooperazione col male è un obbligo
morale non meno della cooperazione col bene. Metteteci in prigione, e noi vi
ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e
noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case,
nell'ora di mezzanotte, batteteci e lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo
ancora. Ma siate sicuri che vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un
giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo
talmente appello al vostro
cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo anche voi, e la
nostra vittoria sarà una duplice vittoria".
Alzo gli occhi.
Alzo gli occhi al cielo,
Dio creatore,
e vedo un magnifico cielo azzurro.
Che bello il cielo limpido!
Mi fa venire voglia di cantare,
di gridare che tu sei lassù,
Dio creatore.
Alzo gli occhi un poco,
Dio creatore,
e penso che ogni albero,
ogni fiore, ogni filo d'erba,
ogni uccello che è sui monti
è stato voluto da te,
Dio creatore.
Signore,
è facile alzare gli occhi
dove tutto mi parla di te.
Più difficile è in città,
nella confusione e nel rumore.
Signore,
donami occhi attenti
a scorgere ovunque
la tua presenza e il tuo amore,
Dio creatore.
Come sarebbe bello.
Signore Gesù,
come è bello stare insieme,
giocare, divertirsi.
Signore Gesù,
come è bello il mondo:
prati, fiumi, monti, boschi,
tutto sembra fatto apposta
per lodarti e ringraziarti.
Ma, Signore Gesù,
come sarebbe bello il mondo
se tutti dicessero la verità!
Signore Gesù,
se io non mi vergognassi mai di te,
e non negassi di conoscerti,
come sarebbe bello il mondo!
Signore Gesù,
se io dicessi sempre la verità,
se non imbrogliassi mai nel gioco,
se non mentissi mai con i miei fratelli,
come sarebbe bello il mondo!
Signore Gesù,
prometto di impegnarmi
a fare tutto ciò.
E qualora non ci riuscissi,
non negarmi mai il tuo sguardo
che vuole il pentimento
e che dona il perdono,
Signore Gesù.
È sera.
Gesù, è arrivata la sera.
Tu, alla sera, spesso salutavi gli amici
ma non andavi subito a dormire.
Andavi in un posto tranquillo
e pregavi Dio, tuo e nostro Padre.
Io tante volte mi dimentico
persino
di dirti “ciao e grazie”.
Perdonami Gesù,
se oggi non mi sono ricordato di te,
se non ti ho voluto bene
come un amico,
e non ho voluto bene ai miei fratelli.
Dammi un buon riposo.
Tu e tua madre
vegliate su tutti noi.
Grazie Gesù, per questi amici.
Grazie perché mi vuoi bene.
Mi addormento tranquillo.
Buonanotte!
Giocare, con te affianco
Signore,
a chi non piace giocare?
Anche tu avrai giocato,
a Nazareth, con gli amici,
e poi la mamma ti chiamava
per dirti che la cena era pronta.
E tu andavi, felice.
Felice, perché avevi giocato.
Felice, perché Dio era sempre
con te,
anche durante il gioco.
Ed eri sempre corretto,
gentile, simpatico con tutti.
E tutti volevano giocare con te
per divertirsi senza litigare.
Grazie, Signore
perché sei con me quando prego,
quando dormo, quando soffro,
ma anche quando gioco,
perché dove qualcuno sorride
tu sei sempre lì a sorridere con lui.
Aiutami a divertirmi
senza prendere in giro gli altri,
facendoli partecipi della mia gioia,
senza escludere nessuno.
Come facevi tu,
perché anche tu giocavi.
Aiutami a vincere...
Anzi, no!
Aiutami a fare sempre del mio
meglio
e poi, vinca il migliore!
Con te tutto è più bello,
anche il gioco!
Grazie, Signore!
Momenti difficili.
Signore,
dicono che un bambino
non può avere momenti difficili.
I grandi, loro, invece sì.
Tu lo sai, Signore,
anch'io posso essere in difficoltà:
la scuola va male,
un compagno prepotente,
un amico che non ti vuol più vedere...
Signore, non ho paura.
Penso ai miei genitori,
che mi abbracciano,
mi consolano, mi vogliono bene.
Signore,
tu che vesti i gigli del campo,
non lasciarmi mai solo.
Sì, tu sei mio Papà,
tu mi sei sempre vicino,
non mi lasci mai solo, mai,
per questo, Signore,
non ho mai paura.
Nessun uomo è un'isola
Grazie, Signore,
perché nessun uomo è un'isola!
Signore, a volte noi siamo
tentati
di essere delle isole!
Preferiamo stare da soli,
preferiamo giocare da soli,
preferiamo studiare da soli.
Pensiamo: Tanto nessuno
la pensa come me,
nessuno è bravo come me,
nessuno è intelligente come me.
Grazie, Signore,
perché mi hai dato degli amici
che hanno i miei stessi ideali,
che gioiscono per le mie gioie,
che soffrono per i miei problemi.
Signore,
fammi sempre meritare
gli amici che mi doni.
E quando mi sentirò un'isola,
dammi la forza di cercare altre isole,
perché nessuno
debba mai sentirsi un'isola.
Grazie Signore, di averci regalato
la tua Chiesa,
mistero di comunione
missionaria
e di averci chiamato a
servirla insieme.
Aiutaci ad essere tuoi
collaboratori
perché diventi una Chiesa
sempre più
“solidale con il genere umano
e la sua storia”.
Donaci il coraggio e la gioia
per essere fedeli ogni giorno
all’opera che ci hai affidato
e di procedere nella via della
fede e della santità.
Ecco l’ultima tappa per il Giubileo: “La
casa dov’è”
Dopo aver seguito Gesù Cristo come strada e lo Spirito
Santo come allegria, quest’anno incontreremo Dio Padre.
“Si è a casa ogni volta che ci si sente amati e
accolti”: è un contenuto semplice ma prezioso, che ci dà la gioia di affidarci
al Padre e di vedere un fratello in ogni persona che ci circonda.
Allora
partiamo con entusiasmo, fidandoci di Dio, che con i suoi doni di Padre ci dà
la possibilità di accogliere e di aiutare gli altri. Coinvolgiamo i nostri
fratelli, perché Dio ci vuole tutti nella sua casa, ci vuole uniti in un unico
mondo.
"I want to know God's thoughts....
....the rest are details"
il regolamento e' reale fino
al punto in cui decidi di crederci.
Legge di Murphy applicata
all'informatica:
"Per quanto ci si sforzi
a cercare un errore in un programma, ce ne sicuramente un altro che si
nasconde ancora meglio"
Piove sul giusto e piove anche
sull'ingiusto:
ma sul giusto piove di più,
perché l'ingiusto gli ruba l'ombrello.
If debugging is the process of removing bugs,
then programming must be the process of putting them in.
(Dijkstra)
God is Real, unless declared Integer.
Se riuscirò ad aprire un
angolo nuovo nel cuore di un uomo, anche se solo per lui, io non sarò vissuto
invano
Gibran K. Gibran
PREGHIERA
DI SPERANZA
Padre nostro che sei nei cieli
e che continui a camminare con noi,
con la nostra storia e i nostri problemi,
facci sentire sempre la tua presenza
che ci hai rivelato in Cristo.
Non permettere mai che venga meno
la nostra confidenza in te
soprattutto quando la tristezza
ci opprime e ci sgomenta.
Facci dono di scegliere sempre
la via della vita.
Fa' che amiamo questo nostro tempo
e vi leggiamo sempre i segni del tuo amore.
Dacci la forza per vivere la vita
come un dono ricevuto dalla tua bontà
e da spendere a servizio degli esseri umani
tuoi figli e nostri fratelli e sorelle.
Giuseppe
Taliercio
CRISTO È TUTTO PER NOI
In Cristo abbiamo tutto.
Siamo tutti del Signore
e Cristo è tutto per noi:
se desideri risanare le tue ferite,
egli è medico;
se sei angustiato dall'arsura della febbre,
egli è fonte;
se ti trovi oppresso dalla colpa,
egli è giustizia;
se hai bisogno di aiuto,
egli è potenza;
se hai paura della morte,
egli è vita;
se desideri il paradiso,
egli è via;
se rifuggi le tenebre,
egli è luce;
se sei in cerca di cibo,
egli è nutrimento.
LA PAROLA
SI FA PREGHIERA
Rendimi capace di comprendere e dammi la fede che
muove le montagne, ma con l'amore.
Insegnami quell'amore che è sempre paziente e sempre gentile; mai
geloso, presuntuoso, egoista e permaloso, l’amore che prova gioia nella verità,
Signore, insegnami a non parlare come bronzo
risonante o un cembalo squillante, ma con amore,
sempre pronto a perdonare, a credere, a sperare.
PREGHIERA
Mio Dio, ti ringrazio di tutti i doni che mi fai.
Concedimi di usarne sempre per la tua gloria, per la mia santificazione, per il
bene degli altri.
Dammi un cuore lieto, benedici la mia famiglia,
proteggi i miei studi, illumina i miei insegnanti, assisti i miei compagni.
Per i meriti e l'intercessione di S. Giuseppe da
Copertino, che pur provando la fatica dello studio e l'ansia degli esami, ebbe
la gioia della promozione invocando la materna assistenza della Madonna, guida
la mia mente, rendi tenace la mia volontà e generoso il mio impegno perché
adempia il mio dovere e meriti la promozione.
Signore, manda il tuo Spirito
per aiutarmi a scoprire ogni giorno
i doni di cui mi hai arricchito.
Non voglio che rimangano sepolti dentro di me,
sconosciuti e inutilizzati.
Manda il tuo Spirito, Signore,
perché sappia organizzare questi doni
in una scelta complessiva di vita
che realizzi la mia originale personalità
a servizio della felicità mia e di quanti, mi sono
vicini.
Manda il tuo Spirito, Signore,
perché mi crei un modo di vivere
che mi permetta di affrontare
le varie svolte della vita,
rimanendo fedele ai tuoi doni
e allo stesso tempo modificando me stesso
per rispondere con coraggio alle nuove sfide.
ORAZIONE
Ti lodiamo, Signore Gesù Cristo, Dio salvatore
degli uomini, stupendamente potente presso il Padre; ti lodiamo, t'invochiamo,
ti preghiamo; assistici con il perdono, con la clemenza facci grazia.
Suscita nei cuori desideri meritevoli di essere
soddisfatti; suggerisci parole degne di essere ascoltate; facci compiere azioni
degne di benedizione.
Signore misericordioso,
Tu mi hai dato il coraggio di sentire
che hai bisogno di me,
dammi ancora la forza di amare gli esclusi
tanto quanto Tu mi ami
e hai bisogno di me.
Signore,
Tu sai che essere escluso
significa essere il più povero tra i poveri.
Un uomo ricco o una donna benestante
possono essere esclusi,
come possono esserlo i poveri
di questa piccola terra che Tu ci hai dato.
Fa' che siamo tutti ricchi
nel tuo Regno sulla terra,
sapendo che Tu hai bisogno di noi,
e che noi abbiamo bisogno
l'uno dell'altro.
Il tuo amore, la tua misericordia
e la tua presenza
sono i tesori più grandi
nella mia vita.
Amen.
(Madre Teresa)
Tu non sei un Dio
separato da noi
né noi potremmo esistere
separati da Te.
Tu sei il Dio vivente:
il rapporto con Te ci dà la vita,
l'accoglienza di Te
ci fa veramente viventi.
Senza di te
la vita è morte,
uniti a Te
la morte è vita.
Donaci perciò,
Dio della vita,
di essere aperti verso di te
a testa alta nel rischio della fede,
umili e coraggiosi nella speranza,
vivi ed operosi dell'amore
Amen.
Alleluia!
Un sorriso non costa nulla ma vale molto.
Arricchisce chi lo riceve e chi lo dona.
Non dura che un istante,
ma il suo ricordo è talora eterno.
Nessuno è così ricco da poterne far a meno.
Nessuno è così povero da non poterlo dare.
In casa porta felicità, nella fatica infonde
coraggio.
Un sorriso è segno di amicizia.
Un bene che non si può comperare, ma solo donare.
Se voi incontrerete chi un sorriso non vi sa dare,
donatelo voi.
Perché nessuno ha tanto bisogno di sorriso,
come colui che ad altri darlo non sa.
(P.
Faber)
La
vita tu la prenderai sul serio
come fa uno scoiattolo, per esempio,
senza aspettarsi niente di fuori e d'aldilà.
Non dovrai fare nient'altro che vivere.
La vita non è uno scherzo,
la prenderai sul serio, ma sul serio a tal punto,
che addossato al muro, per esempio,
con le mani legate, o in un laboratorio,
con grandi occhiali,
tu morirai perché vivano gli uomini,
gli uomini di cui non avrai neppure visto il viso
e morirai, pur sapendo
che niente è più bello, niente è più vero che la vita.
Tu la prenderai sul serio, ma sul serio a tal punto
che a settanta anni, per esempio,
pianterai degli ulivi, non perché restino ai tuoi figli,
ma perché non crederai alla morte, pur temendola,
ma perché la vita peserà più forte sulla bilancia.
(N. Hikmet)
C'era una volta un vecchio che non
era mai stato giovane.In tutta la sua vita, in realtà, non aveva mai imparato a
vivere. E non avendo imparato a vivere non riusciva neppure a morire.Non aveva
speranze né turbamenti; non sapeva né piangere né sorridere.Tutto ciò che
succedeva nel mondo non lo addolorava e neppure lo stupiva.Passava le sue giornate
oziando sulla soglia della sua capanna, senza degnare di uno sguardo il cielo
l'immenso cristallo azzurro che, anche per lui, il Signore ogni giorno puliva
con la soffice bambagia delle nuvole.Qualche viandante lo interrogava. Era così
carico d'anni che la gente lo credeva molto saggio e cercava di far tesoro
della sua secolare esperienza."Che cosa dobbiamo fare per raggiungere la
felicità?" chiedevano i giovani."La felicità è un'invenzione degli
stupidi" rispondeva il vecchio.Passavano uomini dall'animo nobile,
desiderosi di rendersi utili al prossimo."In che modo possiamo
sacrificarci per aiutare i nostri fratelli?" chiedevano."Chi si
sacrifica per l'umanità è un pazzo" rispondeva il vecchio, con un ghigno
sinistro."Come possiamo indirizzare i nostri figli sulla via del
bene?" gli domandavano i genitori. "I figli sono serpenti"
rispondeva il vecchio. "Da essi ci si possono aspettare solo morsi
velenosi".Anche gli artisti e i poeti si recavano a consultare il vecchio
che tutti credevano saggio. "Insegnaci ad esprimere i sentimenti che
abbiamo nell'anima" gli dicevano."Fareste meglio a tacere"
brontolava il vecchio.Poco alla volta, le sue idee maligne e tristi
influenzarono il mondo. Dal suo angolo squallido, dove non crescevano fiori e
non cantavano uccelli, Pessimismo (perché questo era il nome del vecchio
malvagio) faceva giungere un vento gelido sulla bontà, l'amore, la generosità
che, investite da quel soffio mortifero, appassivano e seccavano.Tutto questo
dispiacque molto al Signore, che decise di rimediare. Chiamò un bambino e gli
disse: "Va' a dare un bacio a quel povero vecchio".Il bambino obbedì.
Circondò con le sue braccia tenere e paffute il collo del vecchio e gli stampò
un bacio umido e rumoroso sulla faccia rugosa.Per la prima volta il vecchio si
stupì. I suoi occhi torbidi divennero di colpo limpidi. Perché nessuno lo aveva
mai baciato. Così aprì gli occhi alla vita e poi morì, sorridendo.
A volte, davvero, basta un bacio.
Un "Ti voglio bene", anche solo sussurrato. Un timido
"Grazie". Un apprezzamento sincero. È così facile far felice un
altro. Allora, perché non lo facciamo?
Signore, tu mi chiami ed io ho
paura a dirti di sì.
Tu mi vuoi ed io cerco di sfuggirti.
Tu mi chiedi di entrare nella mia vita, ed io mi rifiuto.
Così non capisco tutto quello che vuoi da me.
Tu ti aspetti il dono completo: questo è certo.
E io talvolta sono pronto a farlo,
nei limiti delle mie possibilità.
Quando la tua grazia mi spinge di dentro,
allora tutto mi pare facile.
Ma appena mi accorgo di quello che devo abbandonare
come è doloroso decidermi!
Allora mi fermo, esito.
O Signore, dammi la forza di non tirarmi indietro.
Aiutami a scegliere quello che vuoi tu.
Io sono pronto.
(Lebret)
Prendi, Signore, e ricevi
tutta la mia libertà,
la memoria, l'intelligenza, la volontà.
Prendi, Signore,
e ricevi tutto quello che ho e possiedo.
Tu me lo hai donato, Signore,
a te io lo rendo, a te lo affido.
Tutto è tuo, Dio mio:
di tutto disponi secondo il tuo volere.
Dammi il tuo amor e la tua grazia:
questo mi basta.
Non ti chiedo altro, Signore, Dio mio.
(Ignazio
di Loyola)
Il nostro errore più grave è
quello di pretendere da uno proprio le qualità che non ha, trascurando di
valorizzare quelle che ha.
(M.
Yourcenar)
Quelli che non sono mai
contenti di nessuno sono gli stessi di cui nessuno è contento.
(J. de la Bruyèr)
Se Dio manda la lepre, manda
anche l'erba.
(proverbio
tedesco)
L'uomo è probabilmente l'unica
creatura della terra che desidera scrutare dentro qualcun altro.
(H. Carossa)
Il mondo appare troppo vuoto
se lo si vede formato solo da monti, fiumi e città.
Sapere però che da qualche parte c'è qualcuno
con cui restare in contatto anche nel silenzio...
proprio questo rende il nostro pianeta un giardino abitabile.
(J. W. von Goethe)
A voi giovani
Carissimi giovani,
da tempo nutrivo il desiderio di scrivervi per continuare il dialogo franco e
diretto che ho con voi attraverso gli incontri promossi nelle comunità
parrocchiali o nelle scuole.
Di fronte al ripetersi quasi quotidiano di eventi di morte, prevalentemente conseguenza
dell'uso di droghe, di sostanze da «sballo», o dello «scriteriato» correre in
moto o in auto, alla ricerca di «eccitazione», che non hanno nulla del valore
della libertà e della sapienza, come padre e maestro di questa diocesi,
affidata da Dio alle mie cure pastorali, devo dirvi con amore «vivete con
saggezza e non rattristate l'amore delle vostre famiglie».
- Conosco e apprezzo la vostra generosità, ammiro l'immediatezza dei
comportamenti con cui cercate di smascherare le paure e le falsità di noi
adulti.
- Godo nel sapervi impegnati in gesti di solidale compagnia con chi è più
debole.
- Sono lieto per la vostra fede che avete il coraggio di testimoniare con
vivacità e franchezza.
- Prego per il vostro impegno orientato a definire la vostra identità dentro
una storia che si rivela non affatto autentica rispetto ai valori umani.
- Lotto con voi affinché abbiate una scuola maestra di formazione e poi un
lavoro che dia dignità alla vostra vocazione di uomini e donne.
- Condivido con voi l'indignazione (non assenteismo), verso una politica che
non conosce nessun vostro volto e non progetta con voi il futuro.
- So anche del vostro imbarazzo per una Chiesa che non sempre vi offre l'
abbraccio e la consolazione di madre.
- Guardo i vostri cuori spezzati quando siete costretti a dividervi l'amore dei
vostri genitori che, per ragioni che solo Dio può conoscere, hanno abbandonato
la casa dove siete nati.
So tutto questo!
Per questo vi chiedo saggezza, sorgente di bene e di gioia.
Per questo vi ricordo: amate la vita, dono prezioso e inviolabile di Dio.
Vivete in un periodo storico stupendo: un tempo di abbondanza, di libertà, di
ampia conoscenza. Potete celebrare la vita decorandola con tante possibilità di
rapporti interpersonali, di mezzi e di scoperte.
Vi scongiuro: amate la vita, non sciupatela; vivete la vita, non uccidetela;
godete della bellezza della vita, non mortificatela.
Fate della vita una sorgente di gioia per voi, per le vostre famiglie, per i
tanti fratelli e sorelle che condividono con voi il pellegrinaggio terreno.
Custodite la bellezza del vostro cuore, la gioiosità del vostro amore e anche
la vivacità dei vostri sogni: tutto ciò è arte difficile e paziente.
Tutto questo ha bisogno di voi, soprattutto che voi non vi prestiate a che
altri giochino su di voi e vi facciano diventare piccoli o grandi «robot»,
iniettandovi «moduli» che alimentano la vita con tecniche da illusionisti.
Vi do qualche suggerimento su alcuni percorsi o atteggiamenti di vita più
sperimentati.
Amate divertirvi: bene! Ma ciò non sia mai libertà dalla responsabilità e,
soprattutto, non vi manchi mai la capacità sapienziale delle priorità. La vita
non è e non sarà mai un gioco!
Vi piace la discoteca: bene! Ma perché non pensate che la discoteca non è il
luogo della «pazzia svitata»? Perché non pensate che anche il corpo ha la sua
dignità e non può essere ridotto a un oggetto da usare pur con il «consenso
felice» dell'altro? Perché non pensate di tornare a casa presto, senza
«rovesciare» i ritmi naturali: la notte è fatta per recuperare le energie
fisiche con il riposo e il sonno.
Non aspettate che sia una delle tante leggi a dirvi l'ora di apertura o di
chiusura di un locale: siate voi capaci di «libertà vera» e di decidere per le
ore della saggezza, coniugando divertimento sereno e lecito con la premura
delle famiglie e il rispetto della vita.
Vi piace il sogno: bene! Sappiate godere del sogno della fantasia e dell'
amore, rifiutare il sogno proibito e mortale della droga. Ogni droga è
preavviso di morte e di logorio devastante della vita. La droga è un'edera
asfissiante! Liberatevi da questo abbraccio mortale e allontanate i «venditori
di morte» che con suadenti parole vi suggeriscono di «provare...», di
«sballare»: lo sballo è stupidità mortale.
Vi piace andare a correre, vi piace esser liberi: bene! Sappiate con sapienza
«usare» la moto o la macchina. Guidate con prudenza, non fate gare da
irrequieti. Rispettate le tante regole che, si dice, vi fanno studiare a
scuola.
Tu guidi: non farti guidare dalla macchina.
Tu pensi: non far pensare la macchina.
Tu usi: non farti usare dalla macchina.
Vi piace «bello»: bene! Ma cercate di non coltivare solo il modello
«body-building», l'estetica «curvata», fatua produzione dei mass media ed
eterea impalcatura patinata. Coltivate, piuttosto, la vostra persona affinché
sia bella: corpo e anima; estetica e bontà; bellezza e sapienza;se volete
muscoli e intelligenza.
Vi piace pensare «immenso»: bene! Abbiate il coraggio di entrare e di vivere
nell'immensità dell'amore di Dio. Dio vi ama: per amore vi ha creato; per amore
vi ha perdonato; per amore vi offre moltitudine di doni; per amore vi dona se
stesso in Gesù morto e risorto per amore.
Non abbiate paura di Dio. Non abbiate paura del crocifisso e della sua logica
d'amore. Abbiate, invece, paura di chi lo ha messo in croce e di chi condanna
ancora a morte tanti fratelli.
Vi ho scritto per amore vostro e delle vostre famiglie.
Vi ho scritto con amore di padre.
Vi ho scritto pensando e amando ogni vostra vita che è un bene personale e una
ricchezza comune.
Vi ho scritto perché ho fiducia in voi.
Vi ho scritto con affetto.
(Mons. Edoardo
Menichelli,arcivescovo di Chieti-Vasto)
Se tu credi che un sorriso è
più forte di una lacrima,
se tu credi che alla potenza di una mano offerta,
se tu credi che quello che unisce gli uomini
è più forte di quello che divide,
se tu credi che l'essere diversi
costituisce una ricchezza e non un pericolo,
se tu preferisci la speranza al sospetto,
se credi che devi fare il primo passo anziché gli altri,
allora la pace verrà.
Se lo sguardo di un bambino riesce ancora
a disarmare il tuo cuore,
se l'ingiustizia fatta agli altri ti suscita ribellione
come se l'avessi subita tu stesso,
se per te l'estraneo è un fratello che ti viene presentato,
se sai donare gratuitamente un po' del tuo tempo per amore,
se sai accettare che un altro ti renda un servizio,
se dividi il tuo pane e sai aggiungere un po' del tuo cuore,
se credi che il perdono va più lontano della vendetta,
allora la pace verrà
Se puoi ascoltare gli infelici che ti fanno perdere tempo
e conservare il sorriso,
se sai accettare la critica ed approfittarne
senza respingerla e difenderti,
se sai accogliere un consiglio diverso dal tuo e adottarlo,
se ti rifiuti di versare sul petto altrui la tua colpa,
se per te la collera è una debolezza e non una prova di forza,
se tu preferisci essere abbandonato
anziché fare torto a qualcuno,
se tu rifiuti che dopo di te venga il diluvio,
se ti schieri dalla parte del povero e dell'oppresso
senza pretendere di essere un eroe,
se tu credi che l'amore è la sola forza della discussione,
se tu credi che la pace sia possibile,
allora la pace verrà.
(P. Gilbert)
La giovinezza non è un periodo
della vita. E' uno stato d'animo che consiste in una certa forma della volontà,
in una disposizione dell'immaginazione, in una forza emotiva, nel prevalere
dell'audacia sulla timidezza e della sete dell'avventura sull'amore per le
comodità.
Non si invecchia per il semplice fatto di aver vissuto un certo numero di anni,
ma solo quando si abbandona il proprio ideale.
Se gli anni tracciano i loro solchi sul corpo, la rinuncia all'entusiasmo li
traccia sull'anima. La noia, il dubbio, la mancanza di sicurezza, il timore e
la sfiducia sono lunghi lunghi anni che fanno chinare il capo e conducono lo
Spirito alla morte.
Essere giovani significa conservare a sessanta o settant'anni l'amore del
meraviglioso, lo stupore per le cose sfavillanti e per i pensieri luminosi, la
sfida intrepida lanciata agli avvenimenti, il desiderio insaziabile del
fanciullo per tutto ciò che è nuovo, il senso del lato piacevole e lieto
dell'esistenza.
Resterete giovani finché il vostro cuore saprà ricevere i messaggi di bellezza,
di audacia, di coraggio, di grandezza e di forza che vi giungono dalla terra,
da un uomo o dall'infinito.
E quando tutte le fibre del vostro cuore saranno spezzate e su di esse si
saranno accumulati le nevi del pessimismo e il ghiaccio del cinismo,
è solo allora che diverrete vecchi e possa Iddio aver pietà della vostra anima.
Sono nato nudo, dice Dio
perché tu sappia spogliarti di te stesso.
Sono nato povero,
perché tu possa considerarmi l'unica ricchezza.
Sono nato in una stalla,
perché tu impari a santificare ogni ambiente.
Sono nato debole, dice Dio,
perché tu non abbia mai paura di me.
Sono nato per amore,
perché tu non dubiti mai del mio amore.
Sono nato di notte,
perché tu creda che posso illuminare qualsiasi realtà.
Sono nato persona, dice Dio,
perché tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso.
Sono nato uomo,
perché tu possa essere dio.
Sono nato perseguitato,
perché tu sappia accettare le difficoltà.
Sono nato nella semplicità
perché tu smetta di essere complicato.
Sono nato nella tua vita, dice Dio,
per portare tutti alla casa del Padre.
(Lambert Noben)
Dammi solo poco,
perché non dimentichi mai
di chiamarti il mio tutto.
Lasciami solo poco,
perché in ogni luogo
senta bisogno di te,
perché senza ritegni
possa tornare da te,
perché in ogni momento
possa offrirti il mio cuore.
Lasciami solo poco,
perché i tuoi doni
non ti nascondano mai;
dammi una sola catena
con cui possa legarmi
al tuo viso per sempre;
lascia che il tuo desiderio
inanelli la mia vita
e diventi catena per te.
(Rabindranath Tagore)
Padre nostro che stai in mezzo
a milioni di affamati,
che stai nella vita di tutti gli uomini assetati di giustizia,
sia santificato il tuo nome nei poveri e negli umili.
Venga il tuo regno che è libertà, verità e fraternità nell'amore.
Si compia la tua volontà che è liberazione
e Vangelo da proclamare agli afflitti.
Dona a tutti il pane di ogni giorno:
il pane della casa, della salute, dell'istruzione, della terra.
Perdonaci, o Signore, quando dimentichiamo i nostri fratelli,
liberaci dalla costante tentazione di servire al denaro, a noi stessi,
invece che a te e ai nostri fratelli
e allontana da noi ogni male.
"Qui molta gente aveva
terra, è stata venduta. Aveva casa è stata distrutta. Aveva figli, sono stati
uccisi. Aveva aperto strade, sono state chiuse. A queste persone io ho già dato
la mia risposta: un abbraccio".
(EZECHIELE RAMIN)
"Ho la passione di chi segue un sogno. Questa parola ha un tale
accoramento che se la raccolgo nel mio animo, sento che c'è una liberazione che
mi sanguina dentro...".
(EZECHIELE
RAMIN)
"Dopo che Cristo è morto vittima di ingiustizia, ogni ingiustizia sfida il
cristiano".
(EZECHIELE RAMIN)
"La vita è bella e sono contento di donarla".
(EZECHIELE RAMIN)
"Amo molto tutti voi e amo la giustizia. Non approviamo la violenza,
malgrado riceviamo violenza. Il padre che vi sta parlando ha ricevuto minacce
di morte. Caro fratello, se la mia vita ti appartiene, ti apparterrà pure la
mia morte".
(EZECHIELE RAMIN)
O mio divino Re,
che nelle piaghe della
sofferenza ti ergi
dal più grande trono regale,
donami la gioia di saperti
amare.
Fa che sempre mi disseti alla
sorgente della tua grazia,
fa che in ogni volto
sofferente
incontri la tua presenza di
amico,
fa che in ogni uomo
possa ritrovare la ricchezza
del tuo dono,
fa che in ogni attimo della
mia vita senta la tua gioia.
Tanta luce ci sia nella mia
vita
per essere faro di speranza,
un raggio di amore
di quanti si avvicinano a me.
Oggi sarai con me - mi dici,
ma tu Signore già da ora
mi fai vivere con te.
Per ogni sorriso ricevuto,
per ogni stretta di mano
donata,
per ogni abbraccio sentito
Grazie mio Dio.
Fa che ogni secondo della mia
giornata
sia una lode a te,
un dirti grazie.
A te che da quella croce mi
ami
e mi sostieni
Sì, Signore, non sono che un
moscerino
ma per tua grazia, mio Dio
sono tuo Figlio. Amen
Fu creata una sola persona
umana per insegnarti che se qualcuno fa morire anche una sola persona, la Sacra
Scrittura ne tiene conto come se avesse messo a morte tutta l'umanità; e se
qualcuno salva la vita di una sola persona, la Sacra Scrittura ne tiene conto
come se avesse salvato tutta l'umanità. Questo è avvenuto anche per amore della
pace fra gli uomini. Nessun uomo può infatti dire ad un altro: mio padre era
più grande del tuo.
(dalla Mishnà ebraica)
Buon anno a te, che stai
inchiodato su un letto e non riesci a smettere di maledire la vita che ti ha
riservato tale trattamento, il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia
pace.
Buon anno a Te, che vedi il sole a scacchi, che pensi a tutte le cose che
potrai fare quando "sarai fuori", evadendo sulle ali della libertà
verso mondi sereni e felici: il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia
pace.
Buon anno a te, che ti risvegli sulla solita panchina del giardino pubblico,
magari più infreddolito del solito, bestemmiando perché un altro anno comincia
ma per te nulla è cambiato: il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia
pace.
Buon anno a te, che forse in questa ultima notte, più di altre, hai dovuto
soddisfare clienti ubriachi che tiravano il prezzo, chiedendo uno sconto per il
capodanno: il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia pace.
Buon anno a te, nonno e nonna, lasciato ad ammuffire triste e solitario in uno
stanzone maleodorante, in mezzo a tanti tristi simili, a te che sconti il peso
della tua vecchiaia solo, senza più amici: il Signore rivolga su di te il suo
volto e ti dia pace.
Buon anno a te. mamma in difficoltà, famiglia separata, giovane che cerchi la
felicità nella droga, bambino abbandonato, fratello immigrato, papà
disoccupato... il Signore rivolga su di voi il suo volto e vi dia pace.
Infine, buon anno anche a noi tutti, discepoli del Signore Gesù: il Signore
rivolga su di noi il suo volto e non ci dia pace fino a che non capiremo che
noi, oggi, siamo la sua mano misericordiosa che si prende cura delle membra
ferite della nostra umanità.
Mi
abbandono, o Dio, nelle tue mani.
Gira e rigira quest'argilla,
come creta nelle mani del vasaio.
Dalle una forma e poi spezzala, se vuoi.
Domanda, ordina, cosa vuoi che io faccia?
Innalzato, umiliato, perseguitato,
incompreso, calunniato, sconsolato,
sofferente, inutile a tutto,
non mi resta che dire,
sull'esempio della tua Madre:
«Sia fatto di me secondo la tua parola».
Dammi l'amore per eccellenza,
l'amore della croce,
ma non delle croci eroiche
che potrebbero nutrire l'amor proprio,
ma di quelle croci volgari,
che purtroppo porto con ripugnanza...
Di quelle croci che si incontrano
ogni giorno nella contraddizione,
nell'insuccesso, nei falsi giudizi,
nella freddezza, nel rifiuto
e nel disprezzo degli altri,
nel malessere e nei difetti del corpo,
nelle tenebre della mente
e nel silenzio e aridità del cuore.
Allora solamente tu saprai che ti amo,
anche se non lo saprò io,
ma questo mi basta.
JOHN KENNEDY
E LO
VESTIRONO DA PAZZO
Tempo fa
mi è arrivata una telefonata strana, molto strana, dal direttore dell’ospedale
psichiatrico.
“C’è da
noi ricoverato uno che dice di essere suo amico. Si chiama Gildo..... Ogni
giorno, più volte al giorno, ci parla del suo amico Andrea. Ci ha fornito lui
stesso il suo numero telefonico. Se vuole, può venire a trovarlo.” “La
ringrazio, direttore, gli dica che in giornata sono da lui.” E intanto frugavo
nella mente in cerca di qualche segno di squilibrio notato eventualmente in
Gildo: nessuno.
Arrivo
alla “Casa dei fiori.” Mi presento al direttore e gli manifesto le mie
perplessità sul ricovero del mio amico, una persona sempre tanto serena,
equilibrata. Il direttore, quasi a rincuorarmi, mi ripeteva: “succede,
succede..... Ma, come vedrà, non è stato messo tra i furiosi. È nel padiglione
dei malati tranquilli, perché, nonostante indubitabili segni di squilibrio
mentale, non è pericoloso, anzi è tra i più calmi”.
Mando
un’occhiata, attraverso lo spioncino, nel salone dove trascorrono il periodo
della ricreazione: vedo Gildo che gioca tranquillo a carte con altri tre.
Mi
rivolgo al direttore: “prima di incontrarlo, vorrei sentir da lei quali siano i
segni di pazzia che Gildo quotidianamente manifesta.”
“Gildo ‑
mi risponde ‑ è venuto a visitare un amico..... ma un nostro paziente,
che tutti chiamano Furia, l’ha pestato a sangue. Non sappiamo perché, né
riusciamo a capire di chi sia la colpa. Qui non si sa mai a chi dare ragione.
Ma ciò che mi ha lasciato perplesso sulla sua salute mentale, è che Gildo si è
messo a sorridergli, reazione ‑ lo ammetterà ‑ non affatto
normale. E ancor più mi preoccupa il fatto che, incontrando Furia, non solo
torna a sorridergli, ma, parlando con lui o con noi, sembra non ricordare per
nulla l’episodio increscioso. Praticamente ha perso la memoria.
Vede
quelli con cui gioca a carte? Ce n’è uno, ghiotto di caramelle, che lo insulta
in continuazione: ebbene, Gildo lo sceglie come compagno di giuoco e gli offre
caramelle. Al mattino dice a tutti buon giorno col sorriso di chi sembra
felice di stare qui. Di tanto in tanto lo chiamo per chiedere referenze sui
compagni, ma parla sempre bene di tutti. Come avrà capito da questi episodi e
da altri simili ‑ mi disse ‑ siamo di fronte a un comportamento del
tutto fuori del normale.”
Alla mia
richiesta di lasciarlo uscire con me che mi sarei preso la responsabilità,
rispose che un malato con tali segni di squilibrio doveva essere tenuto sotto
controllo.
“Direttore,
io conosco bene Gildo: da tanti anni, da sempre, direi, è come lei lo ha
descritto. Questa è la sua normalità, e non ne guarirà mai, lo spero. Questa è
la sua vita, la sua scelta: vuol vivere la vita di un altro pazzo, che 2000
anni fa ha portato tra gli uomini questo stile di vita originale, che
rivoluziona la normalità degli uomini, un pazzo che si chiama Gesù. Anche lui
dai suoi parenti era ritenuto fuori di sé; ha detto suo il comandamento
dell’amore reciproco; ha comandato di amare i nemici, di pregare per coloro che
ti maltrattano, di perdonare settanta volte sette, cioè sempre. Ha detto che
l’amore più grande è dare la vita per gli altri; a chi ti toglie il mantello ti
invita a dare anche la tunica, perché chi dona la vita la trova; chi dona tutto
riceve il centuplo. Ha persino comandato di porgere l’altra guancia a chi ti
dà uno schiaffo, definendo beati i poveri, i perseguitati, i sofferenti.....
Gildo ha fatto sua la vita di Gesù.”
“Roba da
pazzi!” - esclama il direttore.
“Ha
proprio ragione! Di fatto, prima di crocifiggerlo, Gesù, lo hanno trattato da
pazzo, vestendolo da pazzo. Anche i santi dicono che l’amore vero porta ad
amare fino alla follia.”
Il
direttore, più che mai allarmato, mi apostrofa: “allora lei condivide la pazzia di Gildo?”
“Sì ‑
risposi ‑ perché la pazzia dell’amore è l’unica che fa rinsavire il
mondo.”
Tutto è tuo dono
Ma tutte le cose sono doni del mio Dio,
non me le sono date da me stesso:
sono beni e, tutte insieme, costituiscono il mio io.
Dunque è buono colui che mi ha fatto,
anzi è il mio stesso bene, e io gioisco di tutti i suoi
beni,
dei quali anche da fanciullo era fatta la mia esistenza.
In questo io peccavo, nel fatto di cercare non in lui,
ma nelle sue creature:
e così incappavo in sofferenze, umiliazioni, errori.
Ti ringrazio, mia dolcezza, mio vanto, mia fiducia,
ti ringrazio, Dio mio, per i tuoi doni;
ma tu conservameli.
Così conserverai anche me,
e le cose che mi hai donato
cresceranno e si perfezioneranno,
e io stesso vivrò, perché è tuo dono anche
la possibilità di esistere.
Il muro
In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti.
Avevano trovato due grotte che si spalancavano vicine, una di fronte all’altra.
Dopo anni di preghiere e feroci mortificazioni, uno dei due
eremiti era convinto di essere arrivato alla perfezione.
L’altro era un uomo altrettanto pio, ma anche buono e
indulgente. Si fermava a conversare con i rari pellegrini, confortava e
ospitava coloro che si erano persi e coloro che fuggivano. “Tutto tempo
sottratto alla meditazione e alla preghiera” pensava il primo eremita che
disapprovava le frequenti, anche se minuscole, mancanze dell’altro.
Per fargli capire in modo visibile quanto fosse lontano
dalla santità, decise di posare una pietra all’imboccatura della propria grotta
ogni volta che l’altro commetteva una colpa.
Dopo qualche mese davanti alla grotta c’era un muro di pietre
grigio e soffocante. E lui era murato dentro.
TALVOLTA
intorno al cuore costruiamo dei muri, con le piccole pietre quotidiane dei
risentimenti, le ripicche, i silenzi, le questioni irrisolte, le imbronciature.
Il
nostro compito più importante è impedire che si formino muri intorno al nostro
cuore. E soprattutto cercare di non diventare” una pietra in più nei muri degli
altri.
LA CONQUISTA DELLA PENNA D’AQUILA
In un villaggio indiano, il consiglio dei saggi ha deciso
che la "prova di forza e coraggio" che i giovani indiani dovranno
superare l'indomani, consiste nel raggiungere in canoa la riva opposta del lago
dove, in un posto segreto, e' nascosta una penna d'aquila dorata: chi la
troverà, avrà vinto .
Il mattino dopo, tutti sono indaffarati nei preparativi.
Quand'ecco arrivare Falco Stanco, un
vecchio indiano che abita dall'altra parte del lago. Egli si avvicina ai
ragazzi e dice loro:"Devo tornare dalla mia tribù. Se dovessi fare il giro
del lago a piedi non arriverei che a notte inoltrata. Qualcuno di voi mi
potrebbe portare sulla sua canoa?".
Tutti, chi prima, chi poi, si scusano dicendo che per via
della gara, hanno fretta di arrivare per primi.
Ma uno di loro, Penna Bianca, non sa dirgli di no.
Viene dato il segnale di partenza e tutti balzano sulle
loro canoe. E' iniziata la grande
prova.
Un po' più di fatica fa Penna Bianca che deve remare per
due; la sua canoa e' più pesante, ora che con lui c'e' anche Falco Stanco.
Gli altri commentano la sua poca furbizia. Proprio lui che
e' tra i ragazzi più abili e coraggiosi.
Anche Penna Bianca, vedendosi indietro, teme che arriverà
troppo tardi. Ma poi guarda Falco Stanco che sorride felice e sente
interiormente una voce che lo rassicura:"Hai fatto bene, Penna Bianca, hai
fatto bene!".
Uno dopo l'altro tutti arrivano e corrono a cercare nei
posti più impensati la "penna d'aquila dorata".
Arriva anche Penna Bianca. Teme che ormai i suoi compagni
abbiano scovato il prezioso trofeo. Ma nessuno ancora l'ha trovato.
Saluta Falco Stanco e
corre anche lui alla caccia.
Ma il vecchio indiano lo trattiene:" Ieri sera,
Bisonte Nero, il grande capo, mi ha detto:"A quello dei piccoli indiani
che ti porterà sull'altra sponda, consegnerai questa!"
E tira fuori, da sotto il suo poncho, fra lo stupore di
tutti, una...meravigliosa penna d'aquila; la penna d'aquila dorata!"
"Sì- continua Falco Stanco, mettendo una mano sulla
spalla di Penna Bianca- hai vinto la prova perché cio' che più vale nella vita
e' la forza dell'amore e tu hai dimostrato di averla quando mi hai preso sulla tua canoa".
Se fai attenzione, t'accorgerai che chi ti sta accanto ha
per te la "chiave di casa"; non puoi ignorarlo.
LA CROCE...un'opera d'arte su
misura
Se tutti gli angeli e tutti i geni del mondo
avessero studiato
ciò che veramente ti è utile in questa o quella situazione,
in questo o quel dolore,
in questa tentazione o quella perdita dolorosa,
essi non avrebbero trovato
ciò che sarebbe stato più adatto per te
di ciò che ti ha colpito.
Così la Divina Provvidenza di Dio
ha pensato fin dall'inizio
di darti questa croce
quale prezioso regalo proveniente dal suo cuore.
Prima di darla a te,
Egli l'ha meditata con il suo occhio onnisciente,
l'ha pensata con la sua divina intelligenza,
l'ha esaminata con la sua saggia giustizia ,
l'ha riscaldata con la sua misericordia amorosa.
Egli l'ha pesata con le sue 2 mani,
affinché non sia
troppo grande di un millimetro
né troppo pesante di un milligrammo.
Poi l'ha benedetta
col suo santo nome,
unta con la sua grazia,
riempita con la sua consolazione
e ancora una volta ha guardato te e il tuo coraggio.
Essa viene a te addirittura dal cielo
come un richiamo di Dio
e come regalo del suo amore misericordioso,
affinché tu diventi completamente te stesso
e trovi in Dio la sua pienezza.
S.Francesco di Sales
Tu mi hai chiamato Signore,
e il tuo grido ha vinto
la mia sordità;
hai brillato
e la tua luce ha vinto la mia cecità;
hai diffuso il tuo profumo
e io l'ho respirato,
ed ora anelo a te;
ti ho gustato
ed ora ho fame e sete di te;
mi hai toccato,
ed ora ardo dal desiderio
della tua pace.
S. Agostino
LA
PRIORITÀ DELLE COSE
Un giorno
un anziano professore fu contattato per tenere una lezione sulla gestione
efficace del tempo ad un gruppo di manager di alcune società degli Usa
nell'ambito di uno stage di aggiornamento. Aveva a disposizione solo un'ora per
svolgere il suo argomento.
Quando
entrò nell'aula si fece immediatamente silenzio e dopo un cenno di saluto ai
presenti l'anziano docente si avvicinò lentamente alla cattedra e guardò ad uno
ad uno i partecipanti pronti a non perdere una parola di quello che si
sarebbe detto. Disse poi loro:
"Faremo un esperimento."
Prese da
sotto il tavolo un grosso vaso di vetro con un'ampia imboccatura, forse di 25
litri di capacità e una quindicina di sassi delle dimensioni di una palla da
tennis. Ad uno ad uno infilò i sassi dentro il vaso e quando questi raggiunsero
l'imboccatura chiese: "E' pieno il vaso?" Tutti risposero di si.
Aspettò
qualche secondo e disse: "Davvero?!"
Chinandosi
prese una grossa ciotola piena di ghiaia e lentamente la versò nel vaso in modo
che tutti gli spazi tra i sassi furono riempiti fino all'imboccatura.
Chiese
nuovamente: "E adesso il vaso e' pieno?" Ci fu qualche commento e
borbottio e qualcuno intuendo qualcosa disse che probabilmente non lo era.
"Bene!",
disse l'anziano docente.
Si chinò
ancora e prese un secchio contenente sabbia molto fine e ne riempì il vaso
nuovamente fino all'imboccatura di modo che non vi era alcun spazio ormai
visibile tra i sassi e la ghiaia. Di nuovo domandò: " E ora e' pieno il
vaso?"
"No!",
fu la risposta comune. Infatti il professore prese una brocca e lentamente
versò acqua che riempì tutti gli spazi rimasti tra i granelli di sabbia, fino
all'orlo.
"Quale
grande verità ci mostra questo esperimento?" Uno dei più audaci disse:
"Se guardiamo bene la nostra agenda possiamo sempre trovare spazi di tempo
da riempire con impegni che altrimenti dovremmo rimandare!"
"No!",
fu la secca risposta del professore che disse: "Se non mettete nel vaso
prima i sassi grossi dopo non potrete più metterli se avrete riempito il vaso
con cose meno importanti come la ghiaia e la sabbia. Così quali sono le cose
veramente importanti nella vostra vita? Se non le metterete al primo posto, il
senso della vita, la bellezza del creato, il tempo che vivete ora, le persone
che vi sono care o quello a cui tenete veramente, non avrete dopo più la
possibilità di occuparvene, se avrete riempito la vostra vita di cose
trascurabili....."
Nel
silenzio generale il docente uscì lentamente dall'aula.
Un
professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso
vasetto di marmellata vuoto e comincia a riempirlo con dei sassi, di circa 3
cm. di diametro. Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse
pieno ed essi risposero di sì. Allora il Professore tira fuori una scatola
piena di piselli, li versa dentro il vasetto e lo scosse delicatamente.
Ovviamente i piselli si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi. Ancora
una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno ed essi,
ancora una volta, dissero di sì .Allora il Professore tira fuori una scatola
piena di sabbia e la versa dentro il vasetto. Ovviamente la sabbia riempì ogni
altro spazio vuoto lasciato e coprì tutto. Ancora una volta il Professore
chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno e questa volta essi risposero di
sì, senza dubbio alcuno. Allora il Professore tira fuori, da sotto la
scrivania, 2 lattine di birra e le versa completamente dentro il vasetto,
inzuppando la sabbia. Gli studenti risero.
"Ora,"
disse il Professore non appena svanirono le risate, "voglio che voi
capiate che questo vasetto rappresenta la vostra vita. I sassi sono le cose
importanti - la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra salute, i vostri
figli - le cose per le quali se tutto il resto fosse perso, la vostra vita
sarebbe ancora piena. I piselli sono le altre cose per voi importanti: come il
vostro lavoro, la vostra casa, la vostra auto. La sabbia è tutto il resto......le
piccole cose."
"Se
mettete dentro il vasetto per prima la sabbia," continua il Professore
"non ci sarebbe spazio per i piselli e per i sassi. Lo stesso vale per la
vostra vita . Se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle
piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti.
Dedicatevi alle cose che vi rendono felici: giocate con i vostri figli, portate
il vostro partner al cinema, uscite con gli amici. Ci sarà sempre tempo per
lavorare, pulire la casa, lavare l'auto. Prendetevi cura dei sassi per prima -
le cose che veramente contano. Fissate le vostre priorità ...il resto è¨ solo
sabbia." Una studentessa allora alza la mano e chiese al Professore cosa
rappresentasse la birra. Il Professore sorrise. "Sono contento che me
l'abbia chiesto. Era giusto per dimostrarvi che non importa quanto piena possa
essere la vostra vita, perché c'è sempre spazio per un paio di birre."
Il sassolino
Il potente re Milinda disse al vecchio sacerdote: “Tu dici
che l’uomo che ha compiuto tutto il male possibile per cent’anni e prima di
morire chiede perdono a Dio, otterrà di rinascere in cielo. Se invece uno
compie un solo delitto e non si pente, finirà all’inferno. E’ giusto questo?
Cento delitti sono più leggeri di uno?”
Il vecchio sacerdote rispose al re:
“Se prendo un sassolino grosso così, e lo depongo sulla
superficie del lago, andrà a fondo o galleggerà?”
“Andrà a fondo”, rispose il re.
“E se prendo cento grosse pietre, le metto in una barca e
spingo la barca in mezzo al lago, andranno a fondo o galleggeranno?”
“Galleggeranno”.
“Allora cento pietre e una barca sono più leggere di un
sassolino?”
Il re non sapeva che cosa rispondere. E il vecchio spiegò:
“Così, o re, avviene agli uomini. Un uomo anche se ha molto
peccato ma si appoggia a Dio, non cadrà nell’inferno. Invece l’uomo che fa il
male anche una volta sola, e non ricorre alla misericordia di Dio, andrà
perduto”.
InterCedere
Cammino
tra vetri sparsi
di crocci che scriccriano
Scavalco corpi
a terra
fiati si alzano
urli bestemmiano
al Cielo
Mi chino leggera
su chi
giace
e raccolgo pensieri
i lamenti
i dolori
li prendo
con un bacio
dolce
si appoggiano alle labbra
Poi
quando arriva
la Notte
mi alzo
e riporto
a Lui
ogni dolore
COSA VUOLE IL SIGNORE DA NOI
Udii un anziano ragionevole e buono, perfetto e santo,
dire:
Se sentirai la chiamata dello Spirito, ascoltala
e cerca di essere santo con tutta la
tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le
tue forze.
Se però, per umana debolezza non
riuscirai ad essere santo,
cerca allora di essere perfetto con
tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le
tue forze.
Se tuttavia, non riuscirai ad essere
perfetto
a causa della vanità della tua vita,
cerca allora di essere buono con tutta
la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le
tue forze.
Se, ancora, non riuscirai ad essere
buono
a causa delle insidie del Maligno,
cerca allora di essere ragionevole con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le
tue forze.
Se, infine, non riuscirai ad essere
santo, né perfetto, né buono,
né ragionevole a causa del peso dei
tuoi peccati,
allora cerca di portare questo peso di
fronte a Dio
e affida la tua vita alla divina
Misericordia.
Se farai questo, senza amarezza, con
tutta umiltà
e con giovialità di spirito a causa della
tenerezza di Dio
che ama gli ingrati e i cattivi,
allora comincerai a capire
cosa sia ragionevole, imparerai ciò
che é buono, lentamente aspirerai
ad essere perfetto, e infine, anelerai
ad essere santo.
Se farai tutto questo ogni giorno, con
tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le
tue forze,
allora io ti garantisco, fratello e
sorella:
non sarai lontano dal Regno di Dio!
Preghiera di IGNAZIO IV HAZIM
(Siria, XX secolo)
Senza lo Spirito
Dio è lontano,
Cristo resta nel passato,
l'evangelo è lettera morta,
la chiesa una semplice organizzazione,
l'autorità dominio,
la missione propaganda,
il culto un'evocazione
e l'agire cristiano una morale da schiavi.
Ma in lui
Il cosmo si solleva
E geme nelle doglie del regno,
Cristo risorto è presente,
l'evangelo è potenza di vita,
la chiesa significa comunione trinitaria,
l'autorità è servizio liberante,
la missione è Pentecoste,
la liturgia è memoria e anticipazione,
l'agire umano è deificato.
PREGHIERA: DAMMI CORAGGIO
Ti prego:
non togliermi i pericoli,
ma aiutami ad affrontarli.
Non calmare le mie pene,
ma aiutami a superarle.
Non darmi alleati nella lotta della vita...
eccetto la forza che mi proviene da te.
Non donarmi salvezza nella paura,
ma pazienza per conquistare la mia libertà.
Concedimi di non essere un vigliacco
usurpando la tua grazia nel successo;
ma non mi manchi la stretta della tua mano
nel mio fallimento.
(Robindronath Tagore)
Il
terrorismo minaccia tutte le società. Mentre il mondo si prepara ad agire
contro di esso, a tutti noi è stata ricordata la necessità di capovolgere le
situazioni che consentono la crescita di un simile odio e di simili azioni
malvagie. Dobbiamo affrontare la violenza, il fanatismo e l'odio con una
risolutezza ancora maggiore. Il lavoro delle Nazioni Unite deve continuare, e
nello stesso tempo dobbiamo impegnarci a favore delle tragiche conseguenze dei
conflitti, dell'ignoranza, della povertà e della malattia. Farlo non rimuoverà
ogni fonte di odio, non servirà di prevenzione ad altri atti di violenza. Ci saranno
sempre coloro che odiano e uccidono, anche se si fosse messa la parola fine ad
ogni ingiustizia sulla terra. Ma se il mondo sarà in grado di provare che
intende proseguire, che persevererà nella creazione di una comunità
internazionale più giusta, più generosa, più genuina attraverso tutte le
frontiere religiose e razziali, allora il terrorismo sarà sconfitto.
(Kofi Annan, segretario generale delle Nazioni
Unite)
SCOPRI L'AMORE
Prendi un sorriso
regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente
fa' bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima
posala sul volto di chi non ha mai pianto.
Prendi il coraggio
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà
e donala a chi non sa donare.
Scopri l'amore
e fallo conoscere al mondo.
(Gandhi)
PREGARE E AGIRE
Bisogna sempre pregare
come se l'azione fosse inutile
e agire come se la preghiera
fosse insufficiente.
(Santa Teresa di Lisieux)
Se sei arrabbiato con
qualcuno, e nessuno dei due fa nulla per sistemare le cose... fallo tu.
Può darsi che oggi questa persona voglia ancora essere tua amica,
e se non fai qualcosa, forse domani potrebbe essere troppo tardi.
Se sei innamorato di qualcuno, però questa persona non lo sa....diglielo.
Magari oggi anche questa persona è innamorata di te,
se non glielo dici oggi, può darsi che domani sia troppo tardi.
Se muori dalla voglia di dare un bacio a qualcuno... daglielo.
Forse anche questa persona vorrebbe avere un tuo bacio,
e se non glielo dai oggi, può darsi che domani sia troppo tardi.
Se ami ancora una persona che credi ti abbia dimenticato... diglielo.
Forse questa persona ha sempre continuato ad amarti,
e se non glielo dici oggi, forse domani sarà troppo tardi.
Se hai bisogno dell'abbraccio di un amico... chiediglielo.
Magari lui ne ha bisogno ancora più di te,
e se non glielo chiedi oggi, forse domani sarà troppo tardi.
Se hai degli amici che apprezzi veramente... diglielo.
Forse anche loro ti apprezzano,
e se lasci che se ne vadano, o che si allontanino da te,
forse domani sarà troppo tardi.
Se vuoi bene ai tuoi, e non hai mai avuto l'opportunità di
dimostrarglielo...fallo.
Oggi sono lì con te, e puoi ancora dimostrarglielo,
ma se se ne andassero... domani potrebbe essere troppo tardi.
Quando
la vita spesa in Cristo per gli altri ci porta al calvario e alla croce, spesso
la luce della risurrezione è talmente lontana da perdere ogni significato. La
sofferenza può essere così amara e così totalizzante da spingerci in una
situazione di disperata solitudine, di fallimento senza rimedio: la forza del
Vangelo per il quale abbiamo tentato di vivere ci si vanifica in mano.
Anche
i discepoli di Gesù hanno vissuto questa esperienza: Cristo che muore è ai loro
occhi il segno della fine di tutto, di una speranza delusa, di uno scacco
totale. Singolare è allora la figura delle donne sotto la croce.
Non
è pensabile che a i loro occhi potessero esserci prospettive diverse.
Anche
per loro Gesù muore, anche per loro il domani è nelle tenebre. Ma c'è un amore
più forte che, nel buio, le tiene ai piedi della croce: ed è a questo amore
semplice ma pieno, piccolo ma autentico, che per primo si rivela la
resurrezione di Gesù.
L'amore
delle donne è una strada anche per noi: tante volte ci troviamo nel buio, nella
solitudine, nello sradicamento totale, nell'assurdo, nel silenzio di Dio. Ma
come le donne sono rimaste ai piedi di un Dio che muore, così la nostra
preghiera insistente e il nostro silenzio fedele di fronte a un Dio che sembra
non rispondere, ha in sé il germe della speranza: anche a noi, come alle donne,
si manifesterà la gloria di Gesù che risorge, l'amore di un Dio che non delude.
L'amore di Dio è per sempre.
Il maestro
sentenziò:
Se la pietra dicesse:
"Una pietra non può costruire una casa", non si avrebbero case.
E se la goccia dicesse:
"Una goccia non può formare un fiume", non si avrebbero fiumi.
E se il chicco di grano
dicesse: "Una spiga non può fare un campo", non si avrebbe raccolto.
E se l'essere umano
dicesse: "Un gesto d'amore non può salvare l'umanità", non si
avrebbero mai né giustizia, né pace, né dignità, né felicità sulla terra.
Ci sono uomini che lottano tutta la vita. E' di loro che
non possiamo fare a meno
(B. Brecht)
Chi vuol fare qualcosa sul serio trova una strada.... gli
altri una scusa
Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica,
il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo
in rapporto alla superficie alare.
Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare.
"La verità dell'altro non è in ciò che ti rivela, ma
in ciò che non sa rivelarti. perciò se vuoi capirlo, non ascoltare ciò che
dice, ma ciò che non dice"
(K. Gibran)
Vivere la vita è il compito più difficile; è troppo
facile lasciarla scivolare sulle nostre coscienze
I giovani non sono vasi da riempire, ma lampade da
accendere
(K.Gibran)
O Padre,
il fremito di violenza della terra,
gli orrori continui della storia,
le lacrime che rigano il volto dell'uomo
ci strappano il grido e la domanda:
perché? perché, Padre mio?
La Tua Parola vera e sicura
ci racconta che il mondo è ferito
perché l'uomo è scappato dal Cuore
e ha respinto l'abbraccio di Dio,
inventando il peccato
che è terra feconda di pianto e di morte.
Ma Tu, o Padre, non puoi vivere
senza abbracciare i tuoi figli.
Per questo hai inviato il Figlio dell'eternità
per cercare i figli del tempo:
Egli ha portato il Tuo Fuoco divino
nel freddo della nostra voluta distanza.
Padre, aiutaci a piangere il peccato
per sentire le tue mani che cercano,
accarezzano, perdonano e trasmettono la vita
che non avrà mai fine.
Amen!
Quando la fame e la sete ti cacciano dalla tua casa,
quando le bombe cadono sui tetti delle tue speranze,
quando i segni della Croce continuano a sanguinare sul
tuo corpo,
quando tu, Abele, sei ucciso da tuo fratello,
quando tu, Caino, continui a scappare e non conosci il
perdono dell'Amore,
che fare? Quale è l'Alternativa?
Il dolore del Mondo
è il pianto di un bambino
che nessuno consola più.
Chinati in basso
asciuga le lacrime
di questi Figli di Dio
e inschallah sarà Shalom
e inschallah, se Dio vuole sarà Shalom, Pace
Non per ragione,
nè per lingua,
nè per costumi
noi siamo diversi dagli altri uomini...
Viviamo in Oriente e in Occidente...
Siamo uguali nel vestito, nel cibo e nel resto,
ma testimoniamo una vita diversa.
Viviamo nella nostra patria come stranieri
partecipiamo a tutto,
da tutto siamo distaccati...
Anonimo Cristiano del II sec.
Fammi
parlare sempre come fosse l’ultima parola che dico.
Fammi
agire sempre come fosse l’ultima azione che faccio.
Fammi
soffrire sempre come fosse l’ultima sofferenza che ho da offrirTi.
Fammi
pregare sempre come fosse l’ultima possibilità che ho qui in terra di parlare
con Te.
(GenVerde)
L'aragosta
Tanto tempo fa, quando il mondo era nuovo, una
certa aragosta decise che il Creatore aveva fatto un errore.
Così fissò un appuntamento per discutere con Lui la
questione.
“Con tutto il dovuto rispetto” disse l’aragosta,
“Vorrei protestare per il modo in cui ha disegnato il mio guscio. Vedi, appena
mi abituo al mio rivestimento esterno, ecco che devo abbandonarlo per un altro
molto scomodo. Oltretutto è una perdita di tempo!”
Il Creatore replicò: “Capisco, ma ti rendi conto
che è proprio il lasciare un guscio che ti permette di andare a crescere dentro
un altro?”
“Ma io mi piaccio così come sono”, disse
l’aragosta.
“Hai proprio deciso così?” chiese il Creatore.
“Certo!” rispose l’aragosta.
“Molto bene” sorrise il Creatore “D’ora in poi il
tuo guscio non cambierà e tu continuerai ad essere così come sei ora”. “Molto
gentile da parte tua” disse l’aragosta, e se ne andò.
L’aragosta era molto contenta di poter indossare lo
stesso vecchio guscio, ma giorno dopo giorno quel che era prima una leggera e
confortevole protezione cominciò a diventare ingombrante e scomodo. Alla fine
l’animale non riusciva più a respirare. Con grosso sforzo tornò a parlare con
il Creatore.
“Con tutto il rispetto” sospirò l’aragosta,
“contrariamente a quello che mi avevi promesso, il mio guscio non è rimasto lo
stesso. Continua a restringersi sempre di più!”
“No di certo” sorrise il Creatore. “Il tuo guscio è
rimasto della stessa misura. Quello che è successo è che TU sei cambiata
all’interno del guscio!”
Il Creatore continuò: “Vedi, tutto cambia,
continuamente. Nessuno resta lo stesso. E’ così che ho creato le cose. La
possibilità più interessante che tu hai è quella di poter lasciare il tuo
vecchio guscio, quando cresci.”
“Aaah, capisco!” disse l’aragosta. “Ma devi
ammettere che ciò è abbastanza scomodo!”
“Si” rispose il Creatore. “Ma ricorda: ogni
crescita porta con sé la possibilità di un disagio, insieme alla grande gioia
di scoprire nuovi aspetti di sé stesso. Dopo tutto, non si può avere l’uno
senza l’altro!”
“Tutto ciò è molto saggio!” rispose l’aragosta.
“Ogni
volta che lascerai il tuo vecchio guscio” continuò il Creatore “e sceglierai di
crescere, costruirai una forza nuova in te. E in questa forza troverai nuove
capacità di amare te stessa e di amare coloro che ti sono accanto…di amare la
vita stessa! E’ questo il mio progetto per ognuno di voi.”
Realizza
i tuoi sogni
C'era una volta una corsa...
...di rospini !
L'obiettivo era arrivare in cima ad una grande
torre.
C'era anche una moltitudine di persone che
assisteva,
tutta gente che vibrava e tifava per loro.
Cominciò la competizione.
Ma la moltitudine non credeva che i
rospini potessero arrivare in cima a quella torre,
e quello che si udiva di più era:
"Che peccato !!! Questi rospini non ce la faranno...non ce la
faranno..."
E i rospini cominciarono a desistere.
Ma uno di loro persisteva e continuava la salita
verso la cima...
"La moltitudine continuava gridando: Non ce la farete, non ce la
farete ! ..."
E i rospini continuavano a desistere, uno dopo
l'altro...
eccetto quel rospino che continuava tranquillo...
nonostante fosse sempre più affannato.
Alla fine della competizione, tutti avevano
desistito, eccetto lui...
che aveva conquistato la cima.
La curiosità prese allora tutti i presenti che volevano
sapere
come era potuto accadere...
E così, quando andarono a domandare al rospino
come aveva fatto a concludere la prova, scoprirono
che...
... lui era sordo !
Non permettere che le persone cattive consigliere,
abbattano le migliori e più sapienti speranze
del tuo cuore !
Ricordati sempre: l'unico tuo consigliere sia Dio,
che non inganna mai...
Un po'
d'argento
"Rabbì, che cosa pensi del denaro?" chiese un
giovane al maestro.
"Guarda dalla finestra", disse il maestro,
"cosa vedi?"
"Vedo una donna con un bambino, una carrozza trainata da
due cavalli e un contadino che va al mercato".
"Bene. Adesso guarda nello specchio. Che cosa
vedi?"
"Che cosa vuoi che veda rabbì? Me stesso,
naturalmente".
"Ora pensa: la finestra è fatta di vetro e anche lo specchio
è fatto di vetro. Basta un sottilissimo strato d'argento sul vetro e l'uomo
vede solo se stesso".
Ascoltami, o Dio!
M'avevano detto che Tu non
esistevi
ed io, come un idiota, ci
avevo creduto.
Ma l'altra sera, dal fondo
della buca di una bomba,
ho veduto il Tuo cielo.
All'improvviso mi sono
reso conto
che m'avevano detto una
menzogna.
Se mi fossi preso la briga
di guardare bene
le cose che hai fatto Tu,
avrei capito subito che
quei tali
si rifiutavano di chiamare
gatto un gatto.
Strano che sia stato
necessario
ch'io venissi in questo
inferno
per avere il tempo di
vedere il Tuo volto!
Io ti amo
terribilmente...........
ecco quello che voglio che
Tu sappia.
Ci sarà tra poco una
battaglia spaventosa.
Chissà?
Può darsi che io arrivi da
te questa sera stessa.
Non siamo stati buoni
compagni fino ad ora
e io mi domando,mio Dio,
se Tu mi aspetterai sulla
porta.
Guarda: ecco come piango!
Proprio io, mettermi a
frignare!
Ah, se ti avessi
conosciuto prima.........
Andiamo! Bisogna che io
parta.
Che cosa buffa:
dopo che ti ho incontrato
non ho più paura di morire.
Arrivederci!
(Questa preghiera è stata
trovata nello zaino di un soldato morto nel 1944 durante la battaglia di
Montecassino)
La Predica di S. Francesco
Un giorno, uscendo dal
convento, san Francesco incontrò frate Ginepro. Era un frate semplice e buono e
san Francesco gli voleva molto bene.
Incontrandolo gli disse: «Frate
Ginepro, vieni, andiamo a predicare».
«Padre mio» rispose, «sai
che ho poca istruzione. Come potrei parlare alla gente?».
Ma poiché san Francesco
insisteva, frate Ginepro acconsentì. Girarono per tutta la città, pregando in
silenzio per tutti coloro che lavoravano nelle botteghe e negli orti. Sorrisero
ai bambini, specialmente a quelli più poveri. Scambiarono qualche parola con i
più anziani. Accarezzarono i malati. Aiutarono una donna a portare un pesante
recipiente pieno d’acqua.
Dopo aver attraversato più
volte tutta la città, san Francesco disse: «Frate Ginepro, è ora di tornare al
convento».
«E la nostra predica?».
«L’abbiamo fatta… L’abbiamo
fatta» rispose sorridendo il santo.
PREGHIERA DI UN SENATORE
Tempo fa fu chiesto ad un
importante Ministro di aprire una nuova sessione del Senato.
Tutti si aspettavano le
solite dichiarazioni, ma questo é ciò che sentirono:
Padre Celeste, veniamo
davanti a Te, quest'oggi,
per chiedere il Tuo
perdono e cercare la Tua guida.
Sappiamo che la Tua Parola
dice:
"Guai a chi chiama il
bene, male e il male, bene";
ma questo é esattamente
ciò che abbiamo fatto.
Abbiamo perso il nostro
equilibrio spirituale e invertito i nostri valori.
Ti confessiamo che:
Abbiamo ridicolizzato la
Verità Assoluta della tua Parola,
chiamando ciò
"pluralismo";
abbiamo adorato altri dèi,
chiamando ciò
"multi-cultura";
abbiamo approvato la
perversione,
chiamando ciò "stile
di vita alternativa";
abbiamo ucciso i nostri
nascituri,
chiamando ciò
"scelta";
abbiamo sparato contro gli
anti-abortisti,
chiamando ciò
"legittimo";
abbiamo trascurato la
disciplina dei nostri figli,
chiamando ciò
"formazione della stima di sé";
Abbiamo abusato del
potere,
chiamando ciò
"politica";
abbiamo desiderato la roba
degli altri,
chiamando ciò
"ambizione";
abbiamo contaminato
l'ambiente con profanità e pornografia,
chiamando ciò
"libertà di espressione";
abbiamo ridicolarizzato i
venerandi valori dei nostri antenati,
chiamando ciò
"illuminismo".
Oh Dio,
cerca e sonda i nostri
cuori, quest'oggi.
Purificaci da ogni peccato
e rendici liberi.
Guida e benedici
quegli uomini e quelle
donne che sono stati mandati
per indirizzarci al
compimento della Tua Volontà.
Te lo chiediamo nel Nome
del Tuo Figlio,
il Salvatore Vivente, Gesù
Cristo.
E LE CAMPANE SUONARONO A
FESTA
C'era una volta in una
grande città una chiesa davvero bella. Dall'ingresso principale si vedeva a
mala pena l'altare che si trovava sul versante opposto. Accanto alla chiesa si
ergeva un'imponente torre campanaria così alta che la sua guglia si confondeva
con le nubi dei cielo e si poteva vedere soltanto quando il cielo era sereno.
Lassù nella torre vi era uno splendido concerto di campane, si diceva fossero
le più belle del mondo, ma mai nessuno le aveva sentite suonare. Erano campane
speciali. Potevano suonare solo la vigilia di Natale e soltanto quando fosse
stato deposto sull'altare il più bel dono al bambino Gesù.
Purtroppo da molti anni non
si era avuta un'offerta così preziosa da meritare i rintocchi delle campane.
Tuttavia, ogni Natale, la gente si affollava davanti all'altare portando doni
preziosi, ma senza ottenere quello che tutti speravano.
In un villaggio abbastanza
distante dalla città viveva un ragazzo chiamato Pedro, insieme con il suo
fratellino. Avevano sentito parlare delle straordinarie campane e delle offerte
che venivano fatte. Per quel Natale avevano deciso di recarsi nella splendida
chiesa e di adorare il bambino Gesù.
Al mattino della vigilia,
all'alba, mentre cadevano i primi fiocchi di neve Pedro e il fratellino si
misero in cammino. Al calar della notte avevano raggiunto la porta della città
quando, davanti a loro, scorsero una povera donna che era caduta nella neve, troppo
stanca e malata per chiedere aiuto e cercare asilo da qualche parte. Pedro si
inginocchiò accanto e cercò di alzarla, ma non vi riuscì. «Non ce la faccio,
fratellino», disse Pedro, «è troppo pesante. Devi andare in chiesa da solo!».
«lo da solo?» esclamò. «Ma allora tu non ci sarai alla funzione di Natale».
«Non posso fare altrimenti. Guarda il viso di questa povera donna. E' simile a
quello della Madonna nella finestra della nostra cappella. Se non l'aiuto io
morirà di freddo. Tutti sono andati in chiesa, alla fine della messa porterai
qui qualcuno che l'aiuti. Ah, prendi questa monetina è la mia offerta per Gesù
bambino. Ora corri!». Mentre il fratellino correva in chiesa Pedro sbatté gli
occhi per trattenere le lacrime di delusione.
Nella grande chiesa la
funzione di mezzanotte era già iniziata. L'organo suonava e i fedeli cantavano
i bellissimi canti natalizi. Ricchi e poveri avanzavano insieme e deponevano la
loro offerta sull'altare. Il re percorse la navata e depose tra i doni la sua
corona regale. Tutti si eccitavano e pensavano: «Questa volta le campane
suoneranno per davvero». Ma dall'alto dei campanile echeggiò soltanto il vento
carico di neve. La processione era terminata e il coro stava per intonare
l'inno di chiusura, quando all'improvviso l'organista smise di suonare
paralizzato: d'un tratto dalla cima dei campanile era cominciato a diffondersi
il dolce suono delle campane.
La folla sedeva nella
chiesa meravigliata e silenziosa. Poi tutti insieme guardarono verso l'altare
per vedere quale bellissimo dono aveva risvegliato finalmente le campane.
Ma non videro altro che il
fratellino di Pedro che silenziosamente era scivolato lungo la navata per
deporre la monetina di Pedro ai piedi del bambino Gesù.
PREGHIERA
Squarcia il cielo e scendi.
Tu sei il Signore,
il benvenuto nel mio cuore.
Anche se sei coperto di sudiciume.
Anche se vieni da un paese straniero.
Anche se sei solo.
Anche se piangi, io ti riconoscerò.
Io ti prenderò per mano
come un amico aspettato per tanto tempo.
Tu mi dirai le parole
che io saprò comprendere, le ascolterò
e il mio cuore sarà nella gioia.
Io ti seguirò e assieme entreremo
nella casa dei miei amici e io dirà loro:
Guardate!
E' tornato colui che il nostro cuore attendeva.
Il Padre
Nostro è uno stile di vita:
Non
posso dire PADRE, se non mi comporto da figlio.
Non posso dire NOSTRO, se vivo chiuso nel mio egoismo.
Non posso dire CHE SEI NEI CIELI, se mi preoccupo solo delle cose della terra.
Non posso dire SIA SANTIFICATO IL TUO NOME, se non ti onoro e non ti amo.
Non posso dire VENGA IL TUO REGNO, se penso solo ai miei interessi.
Non posso dire SIA FATTA LA TUA VOLONTA', se non l'accetto quando non combacia
con la mia.
Non posso dire DACCI OGGI IL NOSTRO PANE, se non mi importa di chi ha fame.
Non posso dire RIMETTI I NOSTRI DEBITI, se continuo a conservare rancore.
Non posso dire NON CI INDURRE IN TENTAZIONE, se ho intenzione di continuare a
peccare.
Non posso dire LIBERACI DAL MALE, se non combatto ciò che non è buono.
Non posso dire AMEN, se non prendo sul serio le parole del Padre Nostro.
Una
luce nel cuore dell'inverno
Molto tempo fa c'era un
uomo che aveva tre figli ai quali voleva molto bene. Non era nato ricco, ma con
la sua saggezza e il duro lavoro era riuscito a risparmiare un bel po' di soldi
e a comperare un fertile podere.
Divenuto
vecchio cominciò a pensare a come dividere tra i suoi figli ciò che possedeva.
Un giorno decise di fare una prova per capire quale dei tre figli fosse il più
saggio.
Li
chiamò al capezzale e diede a ciascuno cinque soldi e chiese loro di comperare
qualcosa che riempisse la sua stanza che era vuota e spoglia. Ciascuno dei
figli prese il denaro e uscì per esaudire i desideri del padre.
Il
figlio più grande pensò che era un lavoro facile. Andò al mercato e comperò la
prima cosa che gli capitò sotto gli occhi: un fascio di paglia.
Il
secondo figlio pensò per qualche minuto, poi girò per tutte le bancarelle dei
mercato e alla fine comperò delle bellissime piume.
Il
figlio più piccolo rifletté a lungo sul problema e si chiedeva: «Che cosa c'è
che costa solo cinque soldi e che può riempire una stanza?». Solo dopo aver
pensato per un bel po' di tempo trovò quel che faceva al suo caso e il suo
volto si illuminò.
Andò
in un piccolo negozio e comperò con i suoi cinque soldi una candela e dei
fiammiferi. Tornando a casa era felice e si domandava cosa avessero comperato i
suoi due fratelli.
Il giorno seguente, i tre figli si presentarono al padre. Ognuno portò il suo
regalo. Il più grande sparse la paglia sul pavimento, ma era così poca che fu
appena sufficiente per coprire un angolo. Il secondo mostrò le sue piume, ma
riempirono appena due angoli. Il padre era molto deluso dei suoi due figli
maggiori. Allora si rivolse al più piccolo: «E tu che cosa hai comprato?». Il
ragazzo accese la candela con un fiammifero e la luce di quell'unica fiamma si
diffuse per la stanza e la riempì. Tutti sorrisero.
Il
vecchio padre fu felice dei regalo dei figlio più piccolo. Gli diede tutti i
suoi averi, perché aveva capito che quel ragazzo era abbastanza intelligente
per farne buon uso ed avere cura dei suoi fratelli.
CANTO BRASILIANO
Dio solo può dare la fede;
tu, però, puoi dare la tua testimonianza.
Dio solo può dare la
speranza;
tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli.
Dio solo può dare l’amore;
tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare.
Dio solo può dare la pace;
tu, però, puoi seminare l’unione.
Dio solo può dare la
forza;
tu, però, puoi dare sostegno ad uno scoraggiato.
Dio solo è la via;
tu, però, puoi indicarla agli altri.
Dio solo è la luce;
tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti.
Dio solo è la vita;
tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di
vivere.
Dio solo può fare ciò che
appare impossibile;
tu, però, potrai fare il possibile.
Dio solo basta a se
stesso;
egli,
però, preferisce contare su di te.
Un giorno, quando ero una
matricola al liceo, vidi un ragazzino della mia classe che tornava a casa da
scuola. Il suo nome era Kyle. Mi pareva portasse a casa tutti i suoi libri.
Pensai tra me e me: "Perché mai porta casa tutti suoi libri il venerdì?
Deve essere veramente un secchione!". Io avevo il fine-settimana già
organizzato (feste ed una partita di calcio con i miei amici l'indomani) e così
alzai le spalle e continuai per la mia strada.
Mentre camminavo, vidi un
gruppo di ragazzi dirigersi verso di lui. Gli buttarono tutti i libri per terra
e lo fecero inciampare così da farlo cadere nel fango. I suoi occhiali volarono
sull'erba del prato, lontani da lui. Lo guardai e vidi una terribile
tristezza nei suoi occhi.
Mi commossi, e così andai
verso di lui mentre strisciava per cercare i suoi occhiali. Vidi una
lacrima nei suoi occhi. Mentre gli porgevo i suoi occhiali, gli dissi:
"Quei ragazzi sono degli imbecilli!" Mi guardò e rispose
sottovoce: "Grazie". Il suo viso si illuminò di un sorriso che
mostrava vera gratitudine.
L'aiutai a raccogliere i
suoi libri, e gli chiesi dove viveva. Seppi così che viveva vicino a me,
ed allora gli chiesi perché non ci fossimo mai visti prima. Rispose che era
andato in una scuola privata prima di allora.
Parlammo per tutto il
viaggio di ritorno a casa, ed io portai i suoi libri. Scoprii così che era
un ragazzo scherzoso e simpatico. Gli chiesi se voleva venire alla partita di
calcio sabato con me ed i miei amici. Rispose di sì. Così trascorremmo insieme
il fine-settimana, e più conoscevo Kyle, più piaceva a me ed ai miei amici.
La mattina del lunedì
seguente rincontrai Kyle con l'enorme pila di libri, lo fermai e gli dissi:
"Ragazzo, ti farai davvero dei muscoli se vai avanti di questo
passo!"
Lui rise e gli presi dalle
mani la metà dei libri.
Nei quattro anni,
successivi io e Kyle diventammo grandi amici.
Quando iniziammo a pensare
all'università sapevamo che le nostre strade si sarebbero divise, ma la
lontananza non ci avrebbe mai separato.
Kyle era il migliore della classe ed io l'ho sempre stuzzicato
dicendogli che era un secchione.
Doveva preparare il
discorso per il diploma. Ero contento di non dover essere io ad alzarmi e a
parlare davanti a tutti. Il giorno del diploma, vidi Kyle.
Era un ragazzo alto e
ben messo, e stava davvero bene con i suoi occhiali. Lui aveva più appuntamenti
di me con le ragazze, e questo qualche volta mi rendeva geloso. In questa
occasione molte ragazze lo corteggiavano. Si notava che era nervoso, e
così gli diedi una pacca sulla schiena e gli dissi "Ehi, sei grande".
Mi guardò con uno di quei suoi sguardi pieni di gratitudine e sorrise dicendomi:
"Grazie".
Alla fine si schiarì
la voce, e cominciando il suo discorso, disse: "Il diploma è un
momento per ringraziare quelli che ti hanno aiutato negli anni difficili. I
tuoi genitori, i tuoi insegnanti, i tuoi fratelli, forse un allenatore, ma soprattutto
i tuoi amici. Sono qui per dire che dare la propria amicizia a qualcuno è il
dono più grande che si possa donare. Voglio raccontarvi una storia".
Io guardavo il mio amico
incredulo mentre raccontava la storia del nostro primo incontro. Aveva
progettato di uccidersi quel fine-settimana.
Raccontò di come aveva
pulito il suo armadietto in modo di evitare questo a sua madre,
e così si portò tutta la sua roba a casa. Mi guardava intensamente e
mi fece un sorriso.
"Sono stata salvato.
Il mio amico mi ha salvato da una tragedia."
Sentii la folla sorpresa:
davanti a loro c'era un ragazzo bello e popolare che diceva a tutti del suo
momento di più grande debolezza.
Ho visto sua madre e suo
padre guardarmi e sorridermi dello quello stesso sorriso carico di gratitudine.
Solo in quel momento ne
compresi la profondità .
Non sottovalutare mai
l'importanza delle tue azioni. Con un piccolo gesto puoi cambiare la vita di
una persona in meglio o in peggio. Dio ci mette tutti nella vita di tutti per
dare un impatto e portare un cambiamento.
Tacere
Tacere nell’offesa
è saper conservare le proprie forze.
Tacere nella preghiera
è l’estasi della preghiera:
quando si ama molto
non lo si sa esprimere.
Tacere nella sofferenza
è adorazione,
abbandono cieco di se stessi all’Amore.
Tacere nel lavoro
è abitare anticipatamente nei cieli,
perché l’unica occupazione dei beati
è di amare in silenzio.
Tacere di se stessi
è sapersi dimenticare.
Tacere nelle
contraddizioni
è umiltà.
Tacere con se stessi
è vivere in Dio,
nella solitudine infinita in cui egli abita.
I DUE BOSCAIOLI
Due boscaioli lavoravano
nella stessa foresta ad abbattere alberi. I tronchi erano imponenti, solidi e
tenaci. I due boscaioli usavano le loro asce con identica bravura, ma con una
diversa tecnica: il primo colpiva il suo albero con incredibile costanza, un
colpo dietro l’altro, senza fermarsi se non per riprendere fiato e per rari
secondi.
Il secondo boscaiolo
faceva una discreta sosta ogni ora di lavoro.
Al tramonto, il primo
boscaiolo era a metà del suo albero. Aveva sudato sangue e lacrime e non
avrebbe resistito cinque minuti di più. Il secondo era incredibilmente al
termine del suo tronco. Avevano cominciato insieme e i due alberi erano uguali!
Il primo boscaiolo non
credeva a i suoi occhi: «Non ci capisco niente! Come hai fatto ad andare così
veloce se ti fermavi tutte le ore?». L’altro sorrise: «Hai visto che mi fermavo
ogni ora, ma quello che non hai visto è che approfittavo della sosta per
affilare la mia ascia».
Il pacco di dolci
Lasciatemi raccontare una
storia vissuta da una amica in un aeroporto, che mi fu raccontata da una
missionaria.
Aveva preso con sé nella
borsa per il viaggio un pacco di dolci. Seduta nella sala d’attesa, aveva
cominciato a leggere il giornale, quando d’un tratto l’uomo seduto di fronte,
cominciò a prendere un dolce dalla scatola sul tavolo. La signora, contrariata,
pensò che quell’uomo non aveva alcun pudore. Interiormente era furiosa, ma si
rimise a leggere il giornale e prese un dolce. L’uomo tornò all’attacco prendendo
un secondo dolce e poi un terzo… “Avrebbe potuto almeno chiedermi il permesso!”
pensò tra sé e si sbrigò a prendere un altro dolce. Alla fine non rimaneva
che un solo dolce. Osservò con un occhio discreto da sopra il giornale, per
vedere che cosa avrebbe fatto l’uomo. Lui prese il dolce, lo spezzò in due e ne
mangiò una metà, rimettendo l’altra nella scatola e spingendola in direzione
della signora.
Era veramente troppo! La
signora si alzò dal tavolo arrabbiata e disillusa. Nell’aereo continuò a
pensare a quella scena che aveva vissuto, scotendo la testa, quando
improvvisamente, aprendo la borsa, si accorse che c’era il “suo” pacco di
dolci…
L’uomo di fronte a lei,
aveva condiviso gentilmente con lei un pacco di dolci che apparteneva a lui!
IL TEMPO
Per scoprire il valore di
un anno,
chiedilo a uno studente
che e' stato bocciato all'esame finale.
Per scoprire il valore di
un mese,
chiedilo a una madre che
ha messo al mondo un bambino troppo presto.
Per scoprire il valore di
una settimana,
chiedilo all'editore di
una rivista settimanale.
Per scoprire il valore di
un'ora,
chiedila agli innamorati
che stanno aspettando di vedersi.
Per scoprire il valore di
un minuto,
chiedilo a qualcuno che ha
appena perso il treno, il bus o l'aereo.
Per scoprire il valore di
un secondo,
chiedilo a qualcuno che è
sopravvissuto a un incidente.
Per scoprire il valore di
un millisecondo,
chiedilo ad un atleta che
alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d'argento.
Il tempo non aspetta
nessuno.
Raccogli ogni momento che
ti rimane, perchè ha un grande valore.
Condividilo con una
persona speciale, e diventerà ancora più importante.
Nel Giorno della Memoria
dell'Olocausto:
Meditate che questo è
stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetelele ai vostri figli.
(Primo Levi "Se questo è un uomo")
Una
piccola preghiera per XXXXXXXX:
O Dio dei vivi e dei viventi,
è in Te la sorgente della vita,
e solo alla tua luce vediamo la luce.
In questa luce e in quella vita
hai chiamato XXXXXXXX,
perché viva nella tua pace e nella tua serenità.
Noi siamo felici per lei,
un po' meno per noi.
Ci è rimasto un vuoto, un'assenza
che è impossibile da colmare,
se tu non vieni in nostro aiuto.
Quella luce che ora investe XXXXXXXX,
sia la luce che ci guidi ogni giorno perché
anche se abbattuti possiamo rialzarci.
Quella vita a cui hai chiamato XXXXXXXX
sia la forza e la speranza che ci sostengano in ogni momento
di questo cammino della vita
fino a quando non arriveremo a Te
e ci riabbracceremo
e tutti insieme potremo giocare.
LA VITA
PER EREDITA'
Non piangete per me, perché io ho dato,
le mie mani hanno stretto mani amiche
per lasciare una terra migliore di quella che ho trovato.
Non piangete per me, non piangete per me,
perché ho amato e sono stata amata
da genitori, da sorelle e fratelli
e da tutti gli altri che ho amato;
perché non ho mai conosciuto estranei, solo amici.
Perciò non piangete per me.
Quando sentirai l'aria del mare sul tuo volto
io sarò lì;
quando il tuo cuore correrà più veloce di un aggraziato
delfino
io sarò lì;
quando riuscirai a sfiorare il cuore di chi ti è vicino
come io adesso sfioro il volto di Dio
io sarò lì.
Non dovete piangere per me,
non me ne sono andata.
Tormentando il manico della borsetta, una donna diceva:
"So che mio marito sa essere tenero e affettuoso. Con il cane si comporta
così".
Signore, fa di me una
lampada. Brucerò me stesso, ma darò luce agli altri.
Settembre, tempo di osare
Ultimi scampoli d'estate. Si ammainano gli ombrelloni sulle spiagge, mentre in
montagna si vanno diradando gli escursionisti sui sentieri. Settembre, andiamo:
è tempo di rientrare. Per milioni di italiani le ferie 2002 entrano nell'album
dei ricordi. Si torna ai ritmi consueti, i più con la pelle abbronzata e il
fisico ritemprato. Con quali sentimenti nel cuore?
C'è chi - orfano di giornate in cui ha dato sfogo a sogni e passioni con
l'unico obiettivo di trasgredire le regole della "vita normale" -
vive il controesodo come l'inabissarsi in un tunnel grigio dal quale riemergerà
solo tra una dozzina di mesi, quando di nuovo prenderà il volo per evadere dal
"logorio della vita moderna". Ci sono coloro i quali considerano il
lavoro la vita: per costoro la vacanza non è altro che una parentesi nel ritmo
ordinario, necessaria per ricaricare il turbo e rituffarsi nell'arena di tutti
i giorni.
Preferiamo pensare che i nostri lettori siano tra quanti durante le ferie hanno
sperimentato la dolcezza dell'ozio consapevole, la gioia del tempo vissuto come
regalo, un'occasione propizia per godersi, in pace, senza l'assedio
dell'orologio, tante cose che durante l'anno abitualmente ci sono negate: siano
esse la passeggiata romantica lungo il mare, la partita a pallone con gli
amici, un'allegra tavolata o una silenziosa contemplazione delle stelle nella
notte d'agosto. Ebbene: per quanti hanno assaporato di nuovo la bellezza e
l'autenticità delle relazioni (con se stessi, con Dio, con la fidanzata, il
marito, gli amici, la natura.), la sfida sta nel non archiviare tutto come se
fosse un'eccezione alla regola. Le cose che contano non sono optional di cui ci
si possa privare a cuor leggero. E se in vacanza ci siamo accorti di quanti
momenti belli, di quante cose nobili abitualmente ci priviamo sapendo che sono
tali, beh. forse è tempo di far marcia indietro.
Ha scritto Abraham Joshua Heschel in un libro ("Il sabato") che è un
classico sul tempo: "La gente conosce il tempo dal punto di vista
professionale, ma non lo conosce intimamente. Dobbiamo decidere se accogliere
un giorno come una sposa o come un servo; come una regina o come una
strega".
Sappiamo tutti che quando l'orologio sociale ricomincia a scandire i suoi colpi
il pericolo è di trattare il tempo come "servo", in chiave
esclusivamente utilitaristica. Così come siamo perfettamente consci che quando
l'agenda torna a riempirsi di appuntamenti, gli spazi del gratuito tendono a
restringersi, lo stress rifà irrimediabilmente capolino e tutto diventa più
complicato.
Maestro in umanità, Giovanni Paolo II, domenica scorsa all'Angelus ha mostrato
di ben conoscere le insidie del momento: "Il ritorno alla vita ordinaria
non è sempre facile, anzi, può talvolta comportare alcune difficoltà di
riadattamento agli impegni quotidiani. È però nella "ferialità" che
siamo chiamati a conseguire la maturità della vita spirituale che consiste
proprio "nel vivere in modo straordinario le cose ordinarie".
L'invito è a osare: se in vacanza ci è stata data la possibilità - almeno per
qualche ora - di assaporare la "dimensione contemplativa della vita",
è questo il momento di provare a travasarla nel quotidiano. Operazione ardua,
inutile nasconderlo. Ma guai a non provarci.
(di
Gerolamo Fazzini)
Le decisioni impetuose e audaci in un primo momento riempiono di
entusiasmo, ma sono poi difficili da eseguire e disastrose nei risultati.
(Livio)
La castità sembra essere uno dei problemi che
assillano maggiormente i giovani.
L’ho detto in più occasioni e lo ribadisco: ma
perché non parliamo con la stessa enfasi e con lo stesso interesse di come ci
riesce difficile “amare il nostro nemico” o “perdonare”?
È
incredibile, dovunque... all'università, dove lavoro, tra i
miei amici, tutti appena sanno che sono credente mi chiedono se ho fatto o meno
l'amore prima del matrimonio... CHE PALLE!!!
Certo che leggendo anche il vostro interesse per
l'argomento, mi sembra di essere un marziano...
sembra che l'elemento più importante, il fondamento della
nostra fede sia la morale sessuale. sembra che il problema più grande nelle
coppie di credenti sia fare o meno l'amore prima del matrimonio con la mia
ragazza, sinceramente, ho problemi molto più grandi e la sessualità è solo un
fiocchetto di neve sulla punta di un iceberg.
Personalmente
la vedo come la chiesa, ma basta parlarne... è come essere davanti ad un
tramonto, il più bello della storia e non riuscire a goderselo perchè c'è
una zanzara che ronza... e, quando ci chiedono di raccontare quello che abbiamo visto raccontiamo della
zanzara dimenticandoci del sole...
La provvidenza
Ricordati, o Padre, che
sono tua creatura,
ricordati che tu mi hai
suscitato alla vita.
Io non ero
e tu mi hai pensato;
e tu mi hai chiamato dal
nulla
e mi hai fatto questo dono
di rispondere:
io sono.
Tu hai guidato con segreta
provvidenza
la via della mia
esistenza.
Tu hai disposto le tappe del
mio cammino.
Da lontano mi hai chiamato
perché io ti rispondessi
vicino.
Ed ecco sono, creatura
delle tue mani,
argilla deforme e immagine
del tuo volto.
Ricomponi in me le tue
sembianze,
o Signore,
non giudicarmi se io le ho
obliate.
Io sono fragile nelle tue
mani potenti,
la mia infermità è indice
del tuo dominio,
ma le tue mani sono
pietose,
sono pietose anche quando
ci opprimono,
le tue mani sorreggono e
sostengono,
le tue mani puniscono e
vivificano.
Io abbandonerò ad esse la
mia vita,
il dono che tu mi hai
fatto, io ti confiderò;
dove niente si perde,
perderò l’essere mio,
in te, o Padre, mio
principio e mia fine.
(Paolo VI)
Se piace a te, sia come
a te piace.
Signore,
dà quello che vuoi
e quanto vuoi e quando vuoi:
tu sai quello che è meglio.
Agisci con me come tu sai:
ponimi dove tu vuoi
e trattami in tutta libertà.
Eccomi pronto a tutto, tuo
servo.
Desidero vivere non per me, ma per te.
Dammi, sopra ogni cosa desiderata,
di pacificare in te il mio cuore.
Tu, pace del cuore:
fuori di te ogni cosa è dura e inquieta.
In Te e in questa pace riposerò.
Amen.
(da: Imitazione di Cristo)
Restare con te.
Signore
Gesù,
sul far della sera ti preghiamo di restare.
Ti rivolgeremo questa preghiera,
spontanea ed appassionata,
infinite altre volte nella sera del nostro smarrimento,
del nostro dolore e del nostro immenso desiderio di te.
Tu sei sempre con noi.
Siamo noi, invece, che non sempre sappiamo diventare
la tua presenza accanto ai nostri fratelli.
Per questo, Signore Gesù, ora ti chiediamo di aiutarci
a restare sempre con te,
ad aderire alla tua persona
con tutto l'ardore del nostro cuore,
ad assumerci con gioia la missione che tu ci affidi:
continuare la tua presenza,
essere Vangelo della tua risurrezione.
(Carlo Maria card. Martini)
La malattia più grave
Un giorno, a un luminare
della medicina venne chiesto quale fosse la più grave malattia del secolo.
I presenti si aspettavano che dicesse il cancro o l'infarto.
Grande fu lo stupore generale quando lo scienziato rispose:
"L'indifferenza!"
Tutti allora si guardarono negli occhi e ognuno si accorse di essere gravemente
ammalato.
Infine gli domandarono quale ne fosse la cura.
E lo scienziato disse: "Accorgersene! "
L'amore può guarire
Ho letto sul giornale che un bambino, a Brasilia, è stato
brutalmente picchiato dai genitori. Per questo motivo ha perso la capacità di
muoversi e di parlare.
Ricoverato in ospedale, è stato curato da una infermiera che ogni giorno gli
diceva: "Io ti amo". Anche se i medici garantivano che non poteva
udirla e che i suoi sforzi erano inutili, l'infermiera continuava a ripetergli:
"Io ti amo, non dimenticarlo". Tre settimane dopo, il bambino aveva
riacquistato la capacità motoria. Quattro settimane dopo, tornava a parlare e a
sorridere.
L'infermiera non ha mai rilasciato interviste e il giornale non pubblicava il
suo nome, ma qui ne rimane l'annotazione, affinché non dimentichiamo mai che
l'amore guarisce.
(Paulo Coelho)
Guidami, luce amabile,
tra l’oscurità che mi
avvolge.
Guidami innanzi, oscura è
la notte,
lontano sono da casa.
Dove mi condurrai?
Non te lo chiedo, o
Signore!
So che la tua potenza
m’ha conservato al sicuro
da tanto tempo,
e so che ora mi condurrai
ancora,
sia pure attraverso rocce
e precipizi,
sia pure attraverso
montagne e deserti
sino a quando sarà finita
la notte.
Non è sempre stato così:
non ho sempre pregato
perché tu mi guidassi!
Ho amato scegliere da me
il sentiero,
ma ora tu guidami!
(John
Henry Newman)
CHI
IMPARA A PREGARE IMPARA A VIVERE
Credo che la preghiera non è tutto,
ma che tutto deve cominciare dalla preghiera:
perchè l'intelligenza umana è troppo corta
e la volontà dell'uomo è troppo debole;
perchè l'uomo senza Dio
non dà mai il meglio di se stesso
Credo che Gesù Cristo dandoci il Padre Nostro,
ci ha voluto insegnare che la preghiera è amore.
Credo che la preghiera non ha bisogno di parole,
perchè l'amore non ha bisogno di parole.
Credo che si può pregare
tacendo, soffrendo, lavorando,
ma il silenzio è preghiera solo se si ama,
la sofferenza è preghiera solo se si ama,
il lavoro è preghiera solo se si ama.
Credo che non sapremo mai
se la nostra è preghiera o non lo è.
Ma esiste un criterio infallibile per capire se è preghiera:
se cresciamo nell'amore
se cresciamo nel distacco del male,
se cresciamo nella fedeltà alla volontà di Dio.
Credo che impara a pregare
solo chi impara a tacere davanti a Dio.
Credo che impara a pregare
solo chi resiste al silenzio di Dio.
Credo che tutti i giorni dobbiamo chiedere al Signore
il dono della preghiera: perchè chi impara a pregare, impara
a vivere.
APRI SIGNORE I NOSTRI
OCCHI
Apri i nostri occhi,
Signore,
perché possiamo vedere te nei nostri fratelli e sorelle.
Apri le nostre orecchie, Signore,
perché possiamo udire le invocazioni
di chi ha fame, freddo, paura, e di chi è oppresso.
Apri il nostro cuore, Signore,
perché impariamo ad amarci gli uni gli altri come tu ci ami.
Donaci di nuovo il tuo Spirito, Signore,
perché diventiamo un cuor solo ed un'anima sola,
nel tuo nome. Amen.
(Madre Teresa)
Rimpiangevo
il passato
e temevo il futuro.
Ad un tratto il Signore ha parlato:
Il mio nome è "Io sono".
Si è fermato. Io ho atteso. Lui ha continuato:
"E' duro vivere nel passato,
con le sue colpe e i suoi rimpianti.
Io non sono lì. Il mio nome non è: Io ero.
E' duro vivere nel futuro,
con i suoi problemi e le sue paure.
Io non sono lì. Il mio nome non è: Io sarò.
E' facile, invece, vivere nel presente.
Io sono lì. Il mio nome è: Io sono
LE
QUATTRO CANDELE
Le quattro candele, bruciano, si consumano lentamente.
Il luogo era talmente silenzioso, che si poteva ascoltare la
loro
conversazione...
La prima diceva:
"Io sono la pace,
ma gli uomini non riescono a mantenermi: penso proprio che
non mi resti
altro da fare che spegnermi!"
Così fu, e a poco a poco, la candela si lasciò spegnere
completamente.
La seconda diceva:
"Io sono la fede,
purtroppo non servo a nulla. Gli uomini non ne vogliono
sapere di me, e per
questo motivo non ha senso che io resti accesa."
Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò
su di lei e la
spense.
Triste triste, la terza candela, a sua volt disse:
"Io sono l'amore,
non ho la forza per continuare a rimanere accesa. Gli uomini
non mi
considerano e non comprendono la mia importanza.
Essi odiano perfino coloro che più li amano, i loro
familiari."
E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.
Inaspettatamente...
un bimbo in quel momento entrò nella stanza e vide le tre
candele spente.
Impaurito per la semioscurità disse:
"Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese, io ho paura
del buio!".
E così dicendo scoppiò in lacrime. Allora la quarta candela
impietositasi
disse:
"Non temere,
non piangere:
finché io sarò accesa,
potremo sempre riaccendere
le altre tre candele:
io sono la speranza".
Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo prese la
candela della
speranza e riaccese tutte le altre.
Che non si spenga mai la speranza dentro il nostro cuore...
...e che ciascuno di noi possa essere lo strumento, come quel
bimbo, capace
in ogni momento di riaccendere con la sua Speranza la Fede, la Pace e
l'Amore!!!
La preghiera del
pagliaccio
Signore, sono un fallito, però ti amo,
ti amo terribilmente, pazzamente,
che è poi l'unica maniera che ho di amare
perché sono solo un pagliaccio.
Sono tanti anni che sto nelle tue mani,
presto verrà il giorno in cui volerò da Te.
La mia bisaccia è vuota,
i miei fiori appassiti e scoloriti,
solo il mio cuore intatto.
Mi spaventa la mia povertà
però mi consola la tua tenerezza.
Sono davanti a Te come una brocca rotta,
però con la mia stessa creta
puoi farne un'altra come ti piace.
Signore, cosa ti dirò
quando mi chiederai il conto?
Ti dirò che la mia vita umanamente
è stata un fallimento,
che ho volato molto in basso.
Signore,
accetta l'offerta di questa sera!
La mia vita, come un flauto,
è piena di buchi;
ma prendila nelle tue mani divine.
Che la tua musica passi attraverso di me
e sollevi i miei fratelli, gli uomini,
che sia per loro ritmo e melodia,
che accompagni il loro camminare,
allegria semplice
dei loro passi stanchi.
Ho pensato a te, Maria,
e la mia solitudine si è
fatta meno pesante.
Ho pensato alla tua vita
in quegli anni,
quando sembrava che tutti
ti avessero dimenticata.Anche
tuo Figlio.
Sembrava che lui il mondo
lo stesse salvando da
solo.
Invece tu eri presente ad
ogni istante.
Eri presente nel suo cuore
quando parlava e quando
taceva.
Quando pregava e quando
agiva.
Quando ammaestrava e
quando guariva...
Ho pensato a te, Maria.
E ho scoperto che una
madre
non è mai tanto «sulla
breccia»,
come quando si crede
inutile.
Perché la sua missione
esteriore finisce.
E comincia quella della
presenza
silenziosa, discreta.
Che sa sparire per anni.
E ricomparire al momento
in cui
tutti gli altri
abbandonano... tradiscono.
Una presenza tanto più
viva,
in quanto non chiede nulla
per sé.
Né tempo, né attenzioni.
E neppure il ricordo.
Oggi ho pensato a te,
Maria.
E ho capito il valore
di questa mia vita,
fatta di attese, di
discrezione,
di apparente dimenticanza.
Una vita fatta solo
d’amore.
(Annie Cagiati)
IL RICCO E IL POVERO
Tempo fa, in un villaggio, scoppiò un incendio. Un ricco e
un povero, fino a quel giorno buoni vicini di casa, persero tutti loro averi.
Il povero rimase nella pace, il ricco invece cadde in una
cupa disperazione.
"Moishele", disse allora il ricco, "come è
possibile che tu sia così tranquillo quando tutto ciò che avevamo è bruciato
nell'incendio?"
"A me è rimasto il mio Dio", rispose il povero,
"il tuo è bruciato con la casa".
(Storielle di rabbini mendicanti e malandrini) (Daniel
Lifschitz)
L’uomo è irragionevole,
egocentrico:
non importa, amalo!
Se fai il bene ti attribuiranno secondi fini egoistici:
non importa, fa’ il bene!
Se realizzi i tuoi obiettivi troverai falsi amici e veri nemici:
non importa, realizzali!
Il bene che fai verrà domani dimenticato:
non importa, fa’ il bene!
L’onestà e la sincerità ti rendono in qualche modo vulnerabile:
non importa, sii sempre e comunque franco e onesto!
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo:
non importa, costruisci!
Se aiuti la gente, se ne risentirà:
non importa, aiutala!
Dai al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci:
non importa, continua!
(Madre
Teresa di Calcutta)
Se dovessi scegliere
una reliquia della tua
Passione,
prenderei proprio quel
catino
colmo d'acqua sporca.
Girare il mondo con quel
recipiente
e ad ogni piede
cingermi dell'asciugatoio
e curvarmi giù in basso,
non alzando mai la testa
oltre il polpaccio
per non distinguere
i nemici dagli amici,
e lavare i piedi del
vagabondo,
dell'ateo, del drogato,
del carcerato,
dell'omicida,
di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui
non prego mai,
in silenzio
finche tutti abbiano
capito nel mio
il tuo amore.
(Madeleine
Delbrel)
DUE
GOCCE INSIEME
Attraverso la finestra
della mia camera osservavo ammirato la violenza del temporale. Le gocce della
pioggia battevano sui vetri. Ciascuna per proprio conto, pur vicinissima
all’altra, accennava a correre scivolando sul vetro; ma, dopo pochi centimetri,
assottigliata, esausta, si arrestava.
Cercavo fra di me un
accorgimento che le aiutasse a proseguire la corsa, e continuavo a guardare,
partecipando, per così dire, alla fatica delle loro corse separate. Mi ritrovai
a tenerne d’occhio una singola per vedere come se la sarebbe cavata. Dopo un
attimo, sul vetro, un’altra goccia si accompagnò alla prima, ed insieme
completarono, veloci, la corsa.
Anche il cristiano nel suo
cammino può avanzare solamente in comunione con gli altri, secondo la promessa
di Gesù di esser là dove due o tre sono uniti nel suo nome. E dove è Lui,
tutto, anche ciò che a noi appare impossibile, diventa possibile e agevole.
Signore,
per la centesima volta,
vengo a chiederti
la grazia della pazienza.
Ma anche per questa, dovrò
aspettare...
Sarei così contento che la
pazienza,
come tutto il resto,
venisse dall’oggi al
domani...
Signore, vorrei ritrovare
un po’
il senso della natura e il
senso dei suoi ritmi.
Accettare che le messi
abbiano bisogno del sole.
Accettare che gli uomini
abbiano bisogno di sonno.
Accettare che le risposte
abbiano bisogno di riflessione
e di quiete.
.....Accettare, senza
recriminare
i ritardi voluti dalla
natura delle cose.
Accettare infine, Signore,
di vivere secondo la tua
volontà,
e non secondo la mia.
Signore,
fa’ che ami questo
scorrere noioso e fecondo
dei giorni e delle
stagioni,
questo maturare continuo
dei frutti e delle parole...
Concedimi di saper
attendere
che venga la pazienza.
(Lucien
Jerphagnon)
IL DENARO
può comprare una casa ma non un focolare;
può comprare un letto ma non il sonno;
può comprare un orologio ma non il tempo;
può comprare un libro ma non la conoscenza;
può comprare una posizione ma non il rispetto;
può pagare il dottore ma non la salute;
può comprare l'anima ma non la vita;
può comprare il sesso ma non l'amore.
MAESTRO
DI SPERANZA
Signore, abbiamo allenato i
nostri occhi
a leggere i segnali che indicano ciò che accadrà,
come il contadino che vedendo, il germoglio del fico,
sa dell'imminente primavera;
abbiamo affinato i nostri strumenti per prevedere e programmare;
ma ogni giorno ci ritroviamo stupiti di fronte al male e al dolore:
non lo avevamo previsto, né programmato,
ci sentiamo sconfitti.
Ci siamo dimenticati che il tuo annuncio di libertà
risuona per chi sperimenta l'amaro sapore della schiavitù.
Gesù, maestro di speranza,
insegnaci a ritrovare nella negatività dell'esperienza quotidiana
i segni del compimento della salvezza che tu ci hai donato.
RAGGI DELL'AMORE DI DIO
Aiutami
a diffondere dovunque il tuo profumo, o Gesù.
Dovunque io vada.
Inonda la mia anima del tuo Spirito e della tua vita.
Diventa padrone del mio essere in modo così completo
che tutta la mia vita sia una irradiazione della tua.
Perché ogni anima che avvicino,
possa sentire la tua presenza dentro di me.
Perché guardandomi non veda me, ma te in me.
Resta con me.
Così splenderò del tuo stesso splendore
e potrò essere luce per gli altri.
(Madre Teresa)
Sovrabbondò...
Non guardare il tuo negativo,
se non credendo all'amore misericordioso.
Non vedere la tua debolezza,
se non come dimora della potenza di Dio.
Non avvertire l'altezza dell'ostacolo,
se non come segnale dell'altezza del volo.
Non sottolineare la rovinosa caduta,
se non per intensificare l'esercizio dei muscoli
predisposti per rialzarti.
Non rammaricarti dell'abisso della tua caduta,
se non per gioire della profondità abissale del cielo
spalancato per te.
Non guardare la gravità della tua colpa,
se non per ringraziare del dono dell'innocenza.
Non esaminare la tua miseria,
se non per esaltare la Misericordia.
Non ricordare l'abbiezione sofferta,
se non per godere degli onori che Dio-Padre ti fa al tuo ritorno
a casa.
Non ricordare il senso dello sconforto,
se non per aumentare la gioia di figlio di Dio.
Non dolerti della sconfitta,
se non per gioire della fortuna di poter sempre
ricominciare.
Non osservare l'abisso della valle di lacrime,
se non per bearti della vetta che la sovrasta.
Non fermarti al vuoto in cui ti senti smarrire,
se non per stupirti della pienezza del mare.
Non sottolineare la tua nuvola nera,
se non per rallegrarti dei giochi di luce che essa ti
offre.
Non guardare dove abbondò il peccato,
se non per cantare che proprio là sovrabbondò la grazia.
Ai tempi di re Erode, la notte in cui nacque Gesù, gli
angeli portarono la buona notizia ai pastori.
C’era un pastore poverissimo, tanto povero che non aveva
nulla.
Quando i suoi amici decisero di andare alla grotta portando
qualche dono, invitarono anche lui.
Ma lui disse:<< Io non posso venire: sono a mani
vuote, che posso dare?>>
Ma gli altri tanto dissero e fecero, che lo convinsero.
Così arrivarono dove era il bambino, con sua madre e
Giuseppe.
Maria aveva tra le braccia il bambino e sorrideva
vedendo la generosità di chi offriva cacio, lana o qualche
frutto.
Scorse il pastore che non aveva nulla e gli fece cenno di
avvicinarsi.
Lui si fece avanti imbarazzato.
Maria, per avere libere le mani e ricevere i doni dei
pastori,
depose dolcemente il bambino tra le braccia del pastore che
era a mani vuote.
Il Signore che nasce possa colmare tutta la nostra vita
per farci portatori di un Dono sempre nuovo,
il più bello di tutti.
Sii come la fonte che trabocca,
e non come la cisterna che racchiude
sempre la stessa acqua
Caro Bambino Gesù,
ora che di nuovo nasci bambino sulla terra, ti voglio
avvisare:
non nascere nella cristiana Europa: potresti finire solo
solo davanti alla Tv, a mangiare pop corn e merendine e saresti educato ad
essere competitivo, un uomo di potere e di successo;
tu che sei l'Agnello mite del servizio, non nascere nel
cristiano Nord America: si sta così bene che ti verrebbe spontaneo credere di
essere superiore agli altri bambini, e poi impareresti che il tempo è denaro,
che tutto può essere ridotto a business, anche la natura, che ogni uomo “ha un
prezzo” e che tutti possono essere comprati e corrotti;
tu che sei il Principe della Pace, evita l’Africa: ti capiterebbe
di nascere con l'aids e di morire di diarrea, ancora neonato, oppure di finire
profugo in un Paese non tuo, per scappare a delle nuove stragi degli innocenti;
tu che sei il Signore della Vita, evita l’America Latina:
finiresti bambino di strada oppure potresti essere sfruttato per tagliar canna
da zucchero o raccogliere caffè e cacao, senza mai poter mangiare una sola
tavoletta di cioccolato;
tu che sei il Signore del creato, evita anche l’Asia:
potresti essere messo a lavorare per quattordici ore al giorno, a confezionare
tappeti o scarpe, palloni e giocattoli, e tu andresti scalzo e giocheresti a
calcio con palloni di carta o pezza;
tu che sei il Re delle genti... soprattutto non nascere ... di nuovo in Palestina: là non si
capiscono più: dovresti prendere un fucile, oppure una pietra in mano e saresti
anche tu portato ad odiare i tuoi fratelli ... di stesso Padre: gli ebrei, i
musulmani e i cristiani, tu che sei stato inviato dal Padre per darci il suo
Amore Misericordioso.
Caro Bambino, a pensarci bene, devi proprio rinascere in
tutti questi posti, ma non nei cuori dei bambini, dei piccoli e deboli, là ci
sei già, ma nel cuore dei grandi, dei grandi e dei potenti, perché come hai
fatto tu stesso, rinascano anch’essi: piccoli, innocenti e finalmente ...
deboli e...bisognosi di te.
Il padre guardava il suo bambino che cercava di spostare un
vaso di fiori molto pesante. Il piccolino si sforzava, sbuffava, brontolava, ma
non riusciva a smuovere il vaso di un millimetro.
"Hai usato proprio tutte le tue forze?", gli
chiese il padre.
"Sì", rispose il bambino.
"No", ribatté il padre, "perché non mi hai
chiesto di aiutarti".
Qualche tempo fa quando un gelato costava molto meno di
oggi, un bambino di dieci anni entrò in un bar e si sedette al tavolino. Una
cameriera gli portò un bicchiere d'acqua.
"Quanto costa un cono super?" chiese il bambino.
"Mille e duecento lire" rispose la cameriera. Il bambino prese delle
monete dalla tasca e cominciò a contarle.
"Bene, quanto costa un cono semplice?" In quel
momento c'erano altre persone che aspettavano e la ragazza cominciava un po' a
perdere la pazienza. "Mille lire!" gli rispose la ragazza in maniera
brusca.
Il bambino contò le monete ancora una volta e disse:
"Allora mi porti un cono semplice!". La cameriera gli portò il gelato
e il conto. Il bambino finì il suo gelato, pagò il conto alla cassa e uscì.
Quando la cameriera tornò al tavolo per pulirlo cominciò a
piangere perché lì, ad un angolo del piatto, c'erano duecento lire di mancia
per lei.
Il bambino non chiese il cono super per riservare la mancia
alla cameriera.
Dio solo può dare la fede,
tu, però, puoi dare la tua testimonianza.
Dio solo può dare la speranza,
tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli.
Dio solo può dare l'amore,
tu, però, puoi insegnare all'altro ad amare.
Dio solo può dare la pace,
tu, però, puoi seminare l'unione.
Dio solo può dare la forza,
tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato.
Dio solo è la via,
tu, però, puoi indicarla agli altri.
Dio solo è la luce,
tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti.
Dio solo è la vita,
tu, però, puoi far rinascere negli altri
il desiderio di vivere.
Dio solo può fare ciò che appare impossibile,
tu, però, potrai fare il possibile.
Dio solo basta a se stesso,
egli, però, preferisce contare su di te.
La sapienza eterna di Dio ha previsto fin dal principio la croce
che Egli ti invia dal profondo del suo cuore come un dono prezioso.Prima di
inviartela, egli l'ha contemplata con i suoi occhi onniscienti, l'ha meditata nel
suo divino intelletto, l'ha esaminata alla luce della sua sapiente giustizia, e
le ha dato calore stringendola tra le sue braccia amorose; poi l'ha soppesata
con ambo le mani se mai non fosse d'un millimetro troppo grande o di un
milligrammo troppo greve...
Poi l'ha benedetta nel suo nome santissimo, l'ha cosparsa col
balsamo della sua grazia e col profumo del suo conforto.. Poi ha guardato
ancora a te, al tuo coraggio...
Perciò la croce viene a te dal Cielo, come un saluto del Signore,
come un'elemosina del suo misericordioso amore."
(S. Francesco di Sales)
Sono nato nudo, dice Dio,
perchè tu
sappia spogliarti di te
stesso.
Sono nato povero perchè tu
possa
considerarmi l'unica
ricchezza.
Sono nato in una stalla
perchè tu
impari a santificare ogni
ambiente.
Sono nato debole, dice Dio
,perchè
tu non abbia mai paura di
me.
Sono nato per amore
perchè tu
non dubiti mai del mio
amore.
Sono nato di notte perchè
tu creda
che posso illuminare
qualsiasi realtà.
Sono nato poersona, dice
Dio, perchè
tu non abbia mai a
vergognarti di essere te stesso.
Sono nato perseguitato
perchè tu
sappia accettare tutte le
difficoltà.
Sono nato nella semplicità
perchè tu smetta di essere
complicato.
Sono nato nella tua vita,
dice Dio,
per portare tutti alla
casa del Padre.
(Lambert Noben)
Guidami, luce amabile,
tra l'oscurità che mi avvolge.
Guidami innanzi,
oscura è la notte,
lontano sono da casa.
Dove mi condurrai?
Non te lo chiedo,
o Signore!
So che la tua potenza
m'ha conservato al sicuro
da tanto tempo,
e so che ora mi condurrai ancora,
sia pure attraverso rocce e precipizi,
sia pure attraverso montagne e deserti
sino a quando sarà finita la notte.
Non è sempre stato così:
non ho sempre pregato
perché tu mi guidassi!
Ho amato scegliere da me il sentiero,
ma ora tu guidami!
(JOHN HENRY NEWMAN)
In questo brano del Vangelo di Matteo vediamo l'adempiersi
della profezia di Geremia: "Susciterò a Davide un germoglio giusto - dice
il Signore". Giuseppe, figlio di Davide, riceve l'annuncio di questa
futura nascita, che anche Isaia aveva annunciato proclamando: "Ecco, la
vergine concepirà e partorirà un figlio".
Insieme però vediamo che l'adempimento di questa realtà,
già preparata da lungo tempo, non si attua senza un dramma personale, e molto
doloroso.
Giuseppe credette di dover rinunciare a Maria, di dover
rinunciare al matrimonio con lei, che era la gioia della sua vita, ed era
preparato al sacrificio che gli pareva la volontà del Signore. I grandi doni di
Dio sono abitualmente preceduti da grandi pene: Dio deve allargare le nostre
anime per poterle riempire del suo dono, che è troppo grande per noi.
E Giuseppe fu preparato così alla grazia che era non
soltanto per lui, ma per tutto il mondo, per tutto il popolo: essere chiamato a
fare da padre al Salvatore del mondo, a Gesù, che salverà il popolo dai suoi
peccati. E anche a vivere nella gioia profonda e nella castità perfetta una
unione spirituale, intima, con Maria.
Possiamo ammirare la forza d'animo di Giuseppe. Egli,
essendo giusto, decise di rinunciare a Maria ma senza fare uno scandalo e
accettò il sacrificio così nel silenzio. Questo è, certo, indice di una grande
forza d'animo. Però ciò che è ancora più bello, dopo, è la sua docilità alla
parola del Signore.
Quando noi dobbiamo fare un sacrificio, spesso la nostra
mente si irrigidisce, il nostro cuore si chiude, ci facciamo duri e non
vogliamo più sentire niente. Invece Giuseppe, pronto al sacrificio, deciso a
rimanere aperto alla parola di Dio, non era per niente chiuso in se stesso.
L'Angelo del Signore, venendo, trova un'anima aperta, alla quale può rivelare
le grandi promesse di Dio, dandogli certamente la gioia più grande della sua
vita.
Chiediamo al Signore la grazia di essere allo stesso tempo
forti nelle prove della vita e aperti ai disegni di Dio, che sono sempre più
belli di ciò che noi pensiamo. Siamo certi che quando Dio sembra chiedere una
cosa dura, prepara grazie grandi.
(Albert Vanhoye)
Noi viviamo di attese, Signore,
attese futili,
attese inutili,
attese illusorie
che si trasformano in delusioni,
delusioni che si trasformano in amarezze,
che ci trasformano in persone acide e vuote.
Vuote,
perché cerchiamo altrove la nostra felicità.
Fuori da noi,
lontano da Te.
Senza di Te
i dubbi sono tanti e le incertezze infinite.
Vieni, Signore Gesù, noi Ti attendiamo.
Vieni e scuotici da questo torpore che ci avvolge.
Vieni e cambia la nostra esistenza,
trasforma la nostra vita,
muta la nostra pigrizia in entusiasmo di vivere,
la nostra illusione in speranza
in un'umanità migliore e un mondo più giusto,
la nostra rassegnazione
in pazienza attiva e operosa.
Aiutaci a sperare oltre ogni speranza,
donaci la forza di vincere il male con il bene,
confermaci nei propositi buoni
sostienici nelle difficoltà di ogni giorno.
Ti affidiamo le nostre difficoltà,
le nostre responsabità, le nostre ansie,
non per liberarcene, ma per avere la forza da Te,
che sei la risposta alle nostre attese,
l'interrogativo alle nostre false certezze,
l'uomo Dio che ci fa andare sempre oltre,
sempre più lontano, sempre più in alto,
che ci fa essere sempre più.
Per questo vieni Signore Gesù.
Vieni perché quando arrivi,
uomini e donne sono trasformati
in persone nuove,
persone nuove nel guardare,
nel giudicare,
nell'operare.
Se non
ci fermiamo
a cogliere luce
nel sorriso dei bambini,
se non ci fermiamo
a cogliere il cielo
nelle lacrime di chi non ha voce,
se non ci fermiamo
a cogliere il silenzio
di chi non sa pregare-
non parliamo di Natale.
Se non ci muova pietà
per chi piange solo
per chi muore innocente,
non pensiamo ai regali.
Natale sarebbe uno scherno
se non accendiamo una luce
nel segreto dell'anima
per cercare ancora
un cammino di fede,
dove la purezza dei piccoli
ci colmi di speranza
facendoci nuovi nella mano di Gesù.
(Aminah Corsini)
E ancora vieni in mezzo a noi.
Ancora nasci in mezzo all'umanità.
Il tuo Natale è un farci capire
che non sei stanco di questa gente,
di questi uomini, di questo popolo.
Ancora nasci in mezzo all'umanità.
Non sei stanco di noi,
mentre noi già siamo stanchi di tutto.
Non ci abbandoni,
quando noi preferiamo lasciar tutto e fuggire.
Ti fermi a parlare e fai parlare di Te,
quando noi preferiamo l'omertà del silenzio.
Sei presente, per supplire le nostre assenze,
sei disponibile per annullare le nostre scuse,
sei attivo per smascherare le nostre
giustificazioni.
E ancora nasci in questa umanità.
Non possiamo essere Te, piccolo bambino
del presepe,
abbiamo paura della tua nudità, sentiamo freddo,
abbiamo paura del tuo coraggio di nascere sempre,
siamo vigliacchi.
Ma pur non potendo essere Te
vorremmo essere i pastori
che pieni di stupore e senza indugio
vengono a trovarti,
o i magi che mai stanchi e indomiti
Ti cercano, nei buio e nella luce,
ma siamo noi...
stanchi di rinascere, paurosi di essere nudi,
pigri nel correre verso di Te,
incapaci di cercare, superficiali di ogni stupore,
e Tu rinasci in questa umanità.
Donaci il coraggio di accoglierti
bambino, straniero, diverso;
infondici la forza di vedere oltre,
dacci la possibilità di fare del bene.
Liberaci dalle catene dell'egoismo e
dell'indifferenza,
donaci il coraggio dell’essenziale
facci accogliere ogni uomo, come se accogliessimo Te.
Facci credere nell'incredibile,
Vedere l'invisibile,
fare l'impossibile.
(don Francesco De Luca)
E scommetto la mia vita,
fino in fondo giocherò,
dono tutti i miei giorni,
con amore li darò,
e il cammino sarà dolce,
anche il peso più leggero,
e dove c'è l'inverno,
scoppierà la primavera...
Se non offro la mia vita al mondo che gioia io avrò;
se non dono la mia vita agli altri, che pace in me verrà?
E tu sai la noia che accompagna una vita buca e amara:
a sé ti attira e ti fa sbandare,
reagisci "TU PUOI" vai via!
Ho in me un dono grande, immenso, che non posso soffocare;
questo solo mi può realizzare: "SONO FATTO PER
AMARE"!
Non aver paura di amare e di lasciarti amare.
Non avere timore di perderti nell’oceano della felicità.
Non temere le onde del mare della vita.
Non fuggire il vento impetuoso dell’amore.
Non chiedere un amore grande.
Chiedi che tu sia grande nell’amore.
Abbraccia il tuo amore,
chiudi i tuoi occhi,
lanciati verso di lui
e insieme arriverete all’infinito
perché esso esploderà in voi,
in un turbine di passione e furore,
e ti riempirà e vi riempirà
l’uno dell’altro.
C’è nel cuore dell’uomo il desiderio dell’infinito,
una voglia immensa e sconfinata di amore,
un bisogno illimitato di affetto e di dare affetto.
Questo desiderio,
questo bisogno,
questa voglia
sia la tua vita.
Ama e la tua vita avrà un senso,
non aver paura di lui
e sarai radioso.
(padre Francesco De Luca)
Fa', o Signore,
che non perda mai il senso del sorprendente.
Concedimi il dono dello stupore!
Donami occhi rispettosi del tuo creato,
occhi attenti, occhi riconoscenti.
Signore, insegnami a fermarmi:
l'anima vive di pause;
insegnami a tacere:
solo nel silenzio si può capire
ciò che è stato concepito in silenzio.
Tutto è tempio!
Tutto è altare!
Rendimi, Signore, disponibile alle sorprese:
comprenderò la liturgia pura del sole,
la liturgia mite del fiore;
sentirò che c'è un filo conduttore
in tutte le cose... e salirà
il voltaggio dell'anima.
Amen
(Michel Quoist)
Credo che la preghiera non è tutto,
ma che tutto deve cominciare dalla preghiera:
perché l'intelligenza umana è troppo corta
e la volontà dell'uomo è troppo debole;
perché l'uomo senza Dio
non dà mai il meglio di se stesso.
Credo che la preghiera non ha bisogno di parole,
perché l'amore non ha bisogno di parole.
Credo che si può pregare
tacendo, soffrendo, lavorando,
ma il silenzio è preghiera solo se si ama,
la sofferenza è preghiera solo se si ama,
il lavoro è preghiera solo se si ama.
Credo che non sapremo mai
se la nostra è preghiera o non lo è.
Ma esiste un criterio infallibile per capire se è
preghiera:
se cresciamo nell'amore
se cresciamo nel distacco del male,
se cresciamo nella fedeltà alla volontà di Dio.
Credo che impara a pregare
solo chi impara a tacere davanti a Dio.
Credo che impara a pregare
solo chi resiste al silenzio di Dio.
Credo che tutti i giorni dobbiamo chiedere al Signore
il dono della preghiera: perché chi impara a pregare,
impara a vivere.
O Dio nostro Creatore,
Tu hai cura paterna di tutti
e hai voluto che gli uomini
formassero una sola famiglia,
si trattassero tra loro come fratelli,
e dividessero nella giustizia i beni della terra.
Oggi viviamo in un mondo
dove gli uomini dipendono
sempre più gli uni dagli altri.
Donaci la forza del Tuo Spirito
perché non ci chiudiamo in noi stessi,
ma sentiamo viva la responsabilità sociale
e la esercitiamo attivamente.
Rendici aperti e sensibili alle necessità altrui,
pronti a sacrificare qualcosa di nostro
per collaborare all'edificazione
di una società più giusta
nella quale l'uomo sia sempre più uomo.
L'amore che Cristo Tuo Figlio ha avuto per l'uomo
sia l'esempio e la sorgente del nostro impegno.
Un uomo si sentiva perennemente oppresso dalle difficoltà
della vita e se ne lamentò con un famoso maestro di spirito. «Non ce la faccio
più! Questa vita mi è insopportabile».
Il maestro prese una manciata di cenere e la lasciò cadere
in un bicchiere pieno di limpida acqua da bere che aveva sul tavolo, dicendo:
«Queste sono le tue sofferenze». Tutta l'acqua del bicchiere s'intorpidì e
s'insudiciò. Il maestro la buttò via.
Il maestro prese un'altra manciata di cenere, identica alla
precedente, la fece vedere all'uomo, poi si affacciò alla finestra e la buttò
nel mare. La cenere si disperse in un attimo e il mare rimase esattamente
com'era prima. «Vedi?» spiegò il maestro. «La cenere rappresenta i tuoi
problemi, le tue incertezze, le tue paure. Ogni giorno devi decidere se essere
un bicchiere d'acqua o il mare».
Verso la grotta di Betlemme,
guidati dalla stella cometa apparsa nel lontano cielo,
sono diretti i sapienti del tempo
per incontrare il Messia atteso dalle genti.
Lungo è il cammino che porta a Gesù Bambino,
un cammino che i santi Re Magi
ricoprono in tempi stretti
per non disperdersi in altri pensieri.
Giungono, per vie misteriose, alla Grotta del Signore
e depongono ai piedi del Salvatore,
oro, incenso e mirra, simboli del divino.
E' l'atto di sottomissione della scienza
alla fonte della vera ed unica sapienza.
Ripartono da quel luogo benedetto
carichi di meriti e di propositi di bene,
per ritornare ai paesi di origine
e narrare in termini nuovi
la buona notizia
della nascita del Redentore.
O Gesù, che nella tua manifestazione
ai popoli e alla cultura di altra provenienza
ti sei fatto fratello a tali sapienti d'Oriente
che furono spinti dal profondo desiderio di incontrarti
aiutaci a capire da quale parte è la verità
e dove è la luce che guida i nostri passi
verso nuove ed autentiche conquiste per l'umanità.
Illumina quanti operano nel campo
della ricerca e della sperimentazione
perché alla scuola dei Re Magi
possano anch'essi accostarsi al mistero dell'uomo
con grande rispetto e venerazione.
Tu che sei l'onnisciente e l'onnipotente
fa che questa umanità, pervasa dalla presunzione
di volare sempre più in alto per sentirsi grande,
possa recuperare il valore dell'umiltà,
quello che aiuta a sognare e a costruire il domani
ri-partendo da Te che sei l'unica e certa verità.
Amen
NATALE
Guardo il presepe
scolpito,
dove sono i pastori appena giunti.
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è ancora chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce tra due ladri?
(Salvatore Quasimodo)
Nuxivan aveva riunito i
suoi amici per una cena e stavano cucinando un succulento pezzo di carne.
Tutt'a un tratto, si accorse che era finito il sale.
Nixivan chiamò suo figlio:
"Vai in paese e compra il sale. Ma pagalo un prezzo giusto: né di più né
di meno". Il figlio ne fu sorpreso: "Capisco che non devo pagarlo più
caro, padre. Ma, se potrò mercanteggiare un po' sul prezzo, perché non
risparmiare qualche soldo?". "In una grande città, sarebbe
consigliabile. Ma, in un posto piccolo come il nostro, ne patirà tutto il
paese".
Quando gli invitati, che
avevano assistito alla conversazione, gli domandarono perché non si dovesse
comprare il sale a meno prezzo, Nixivan rispose: "Se qualcuno vende il
sale a minor prezzo, lo sta certo facendo perché ha bisogno disperatamente di
denaro. Se qualcuno approfitta di questa situazione, dimostra mancanza di
rispetto per il sudore e per la lotta di un uomo che ha lavorato per produrre
qualcosa".
"Ma questo è ben poco
perché un paese venga distrutto". "Anche al principio del mondo
l'ingiustizia era piccola. Ma ciascuno di coloro che vennero in seguito finì
per aggiungervi qualcosa, sempre pensando che non aveva granché importanza, e
vedete fin dove siamo arrivati".
(Paulo Coelho)
LA
STORIA
La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da raccontare.
E poi ti dicono "Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera".
Ma è solo un modo per convincerti
a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto o dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può cambiare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.
La difficoltà nello spiegare "perché sono
cattolico" consiste nel fatto che vi sono diecimila ragioni, tutte
riconducibili ad un'unica ragione: che il cattolicesimo è vero
(G.K. Chesterton)
La Chiamata
Ascolta! Il Signore ti chiama!
Il tuo cuore sussulta.
Il Signore ti chiama.
Ascolti la Sua voce ma non capisci il senso.
Puoi tu così fragile e debole fare quello che Lui ti dice?
Lui ti chiama.
Vuole usare te per portare la salvezza all'umanità.
Vuole la tua fragilità per manifestare la Sua potenza.
Vuole il tuo cuore per manifestare il Suo amore.
Vuole il tuo "si" per manifestare la Sua
presenza.
Ascolta! Lui ti conosce, sa i tuoi limiti,
li conosce più di te e sa che sono più di quanto tu sai.
Ma Lui è Dio e fa cose grandi con mezzi piccoli,
insignificanti.
Lui manifesta la Sua onnipotenza nella debolezza.
Se tu sai di essere debole, Lui ti può usare.
Con Dio noi faremo cose grandi.
Ascolta, non dire di no! Lui aspetta il tuo si! Non
aspettare
di essere perfetto, non attendere mille certezze, non
ragionare a lungo. Fidati di Lui.
Dai la tua vita, la tua debolezza, il tuo cuore, la tua
mente, la tua libertà e tutto nella
tua vita sarà benedizione.
Ciò che Dio assume, perché tu gliene dai il permesso,
diventa strumento di salvezza.
Dì sì! Molti fratelli disperati aspettano te,
perché aspettano Lui.
E Lui si vuole servire di te per salvare loro.
Dì sì! Il mondo è troppo buio, senza Dio.
Lui è la luce del mondo e vuole attraverso te
illuminare ogni uomo.
(Don Salvatore Tumino, dal libro Amare è)
Credo che gli amici siano
angeli silenziosi che ci aiutano a rimetterci in piedi quando le nostre ali non
si ricordano più come si fa a volare.
Abbiamo partecipato
alla mensa della tua Parola,
abbiamo ascoltato il tuo messaggio.
La tua Parola ci aiuti a proseguire
sulle strade della vita.
Sia realmente luce e lampada ai nostri passi,
perché il nostro cammino sia coerente
e senza fermate o cadute.
Acqua che ci disseta,
per accettare ciò che siamo,
senza desiderare ciò che non abbiamo.
Spada che taglia il bene e il male,
per conservare l'uno e distruggere l'altro.
Grano che porti frutto,
perché ogni nostra azione
sia un gesto d'amore.
Signore,
noi siamo i soliti fessi.
Quelli che "al dunque" non si tirano mai indietro.
Quelli che non sanno mai
trovare la scusa per dire "non sono potuto venire".
Quelli che dicono
"ormai ci siamo impegnati, non possiamo più tirarci indietro"
Quelli che si ritrovano
"sempre gli stessi" a lavorare, a sgobbare.
Quelli che devono
inghiottire bocconi perché gli altri, oltre a non lavorare, ti prendono anche
in giro.
Signore…è duro.
Siamo sempre in tanti ad
avere idee, a progettare, a programmare. Ma poi, a lavorare, chi scappa di qua,
chi fugge di la, chi non può, chi non si ricorda…
E noi siamo i "soliti
fessi". Ci arrabbiamo, diciamo che questa è l’ultima volta…che non ci
cascheremo più.
Ma sappiamo che non è
vero…noi non siamo soli. Ci sei Tu.
Tu non hai mai tagliato la
corda. Aiutaci a stare in tua compagnia. Anche Tu ci sei sempre.
(T.Lasconi)
Non ho ragioni di sentirmi sola.
In qualunque circostanza
posso fare affidamento sulla vicinanza di Dio.
Tutti dovremmo, gli uni gli altri,
richiamarci a questa sua presenza e alla sua grazia,
darcene vicendevolmente sicurezza.
Forse proprio in questo momento, con giusta ragione,
posso lasciarmi confortare dalle benedizioni di Dio:
egli è accanto a me e mi predispone un buon cammino.
Mi ama senza condizioni, non mi abbandona.
Mi inonda col dono della sua pace.
Vieni Spirito Santo,
vieni e dona forza,
contro le avversità della vita
tra il frastuono e il caos di tutti i giorni,
il coraggio di saper rischiare in un mondo
pronto solo a calcolare i guadagni e i profitti;
vieni e illuminaci
perché possiamo vedere meglio la strada da percorrere,
vedere meglio gli altri e vivere nella luce.
Vieni e donaci
l’inquietudine che vince l’agitazione,
la verità che vince l’ipocrisia
e che ci toglie ogni maschera di meschinità
o di comodo compromesso;
vieni e donaci
la semplicità che vince la superficialità,
la libertà che vince ogni condizionamento,
ogni schiavitù, ogni schema, ogni rigidismo;
vieni e donaci
la prudenza che vince la faciloneria,
l’amore che vince l’indifferenza.
Vieni e donaci
il gusto vero della vita
in modo che ci apra agli altri
in un continuo dare senza riserve
perché tutti ti riconoscano
come il Signore della vita.
IN UN MOMENTO DI ONESTÁ
Signore,
quando credo che il mio cuore sia straripante di amore
e mi accorgo, in un momento di onestà,
di amare me stesso nella persona amata,
liberami da me stesso.
Signore,
quando credo di aver dato tutto quello che ho da dare
e mi accorgo, in un momento di onestà,
che sono io a ricevere,
liberami da me stesso.
Signore,
quando mi sono convinto di essere povero
e mi accorgo, in un momento di onestà,
di essere ricco di orgoglio e di invidia,
liberami da me stesso.
E, Signore,
quando il regno dei cieli si confonde falsamente
con i regni di questo mondo,
fa' che io trovi felicità e conforto solo in te.
(Madre Teresa)
Ti voglio regalare la formula della santità. Eccola: Primo:
allegria. Ciò che ti turba e ti toglie la pace non viene da Dio. Secondo: i
tuoi doveri di studio e di pietà. Attenzione a scuola, impegno nello studio,
impegno nella preghiera. Tutto questo non farlo per ambizione, ma per amore del
Signore. Terzo: far del bene agli altri. Aiuta i tuoi compagni sempre, anche se
ti costa sacrificio. La santità è tutta qui.
(don Giovanni Bosco)
IL VALORE DELLA PERDITA
Vaghiamo nel mondo in cerca dei
nostri sogni e dei nostri ideali.
Spesso poniamo in luoghi
inaccessibili tutto quello che è a portata di mano.
Quando scopriamo l'errore, sentiamo
di aver perduto tempo cercando lontano ciò che avevamo vicino.
Allora ci colpevolizziamo per i
passi falsi, per la ricerca inutile, per il dispiacere che abbiamo causato.
Non è proprio così: anche se il
tesoro è sepolto nella tua casa, tu lo scoprirai solo quando te ne
allontanerai.
Se Pietro non avesse provato il
dolore della negazione, non sarebbe stato scelto come capo della Chiesa.
Se il figliol prodigo non avesse
abbandonato tutto, non sarebbe mai stato accolto con gioia da suo padre.
Ci sono determinate cose nella
nostra vita nelle quali figura un sigillo che dice:
"Capirai il mio valore solo
quando mi perderai - e mi recupererai".
Non serve tentare di abbreviare
questo cammino.
(Paulo Coelho)
La pace.
LA
PACE VERRA'
Se tu credi che un sorriso è più forte di un'arma,
Se tu credi alla forza di una mano tesa,
Se tu credi che ciò che riunisce gli uomini è più importante di ciò che li
divide,
Se tu credi che essere diversi è una ricchezza e non un pericolo,
Se tu sai scegliere tra la speranza o il timore,
Se tu pensi che sei tu che devi fare il primo passo piuttosto che l'altro,
allora...
LA PACE VERRA'
Se lo sguardo di un bambino disarma ancora il tuo cuore,
Se tu sai gioire della gioia del tuo vicino,
Se l'ingiustizia che colpisce gli altri ti rivolta come quella che subisci tu,
Se per te lo straniero che incontri è un fratello,
Se tu sai donare gratuitamente un po' del tuo tempo per amore,
Se tu sai accettare che un altro, ti renda un servizio,
Se tu dividi il tuo pane e sai aggiungere ad esso un pezzo del tuo cuore,
allora...
LA PACE VERRA'
Se tu credi che il perdono ha più valore della vendetta,
Se tu sai cantare la gioia degli altri e dividere la loro allegria,
Se tu sai accogliere il misero che ti fa perdere tempo e guardarlo con
dolcezza,
Se tu sai accogliere e accettare un fare diverso dal tuo,
Se tu credi che la pace è possibile, allora...
LA PACE VERRA'
(Charles de Foucauld)
Né un
soldo Né un uomo
La mattina presto abbiamo l'abitudine, qui nell'ospedale di Emergency a Kabul,
di dare una occhiata ai titoli dei quotidiani su Internet. Dalla prima riga
dell'editoriale del Corriere del 2 febbraio vengo a sapere di essere un Signor
Né- Né, neologismo coniato dal Signor Francesco Merlo nel commentare la
dichiarazione di Armando Cossutta di non essere «né con Saddam né con la
guerra».
Così, additato come Signor Né-Né, ho cercato di capire meglio
chi sono e come la penso leggendo il resto dell'articolo. Dopo poche righe ho
scoperto - e mi ha sorpreso - di essere una «scoria del pacifismo», una
«serpe», anzi un «lupo», di più, una astuta «volpe». Mancavano il dobermann, il
grizzly e lo squalo bianco, ma mi sono preoccupato lo stesso, specie dopo aver
saputo, qualche riga più sotto, di essere uno che «solletica il "me ne
frego" irresponsabile, il qualunquismo».
Perbacco, mi
sono detto, o qualcosa di simile. Se ha ragione il Signor Merlo sono davvero in
una brutta situazione. Così ho deciso di verificare se la penso davvero come il
Signor Né-Né.
«Né con lo Stato né con le Br»: no, qui il signor Merlo si
sbaglia. Da sempre odio il terrorismo, sono stato contro le Br e per lo Stato.
Lo sarei ancora oggi, in un momento in cui mi sembra che lo Stato italiano e le
sue istituzioni siano orientati in direzioni che non apprezzo.
Rincuorato dal non essere almeno quel tipo di Signor Né-Né,
ho continuato la lettura.
«Né con la Resistenza né col fascismo»: anche qui - ma come è
possibile? - il Signor Merlo si sbaglia. Io sono sempre stato antifascista e ho
un grande rispetto, e anche una grande passione, per lo spirito della
Resistenza che ha portato, tra l'altro, ad elaborare la Costituzione del mio
Paese.
E sono
talmente attaccato a quei valori e alla Costituzione, che mi ha indignato il
vedere che vari governi italiani – di centrosinistra e di centrodestra - hanno
in passato deciso di portare il mio Paese in guerra votando contro la nostra
Costituzione, che sento anche mia.
«Né con Hitler né con gli ebrei»: come va giù pesante, Signor
Merlo. Io sono nato dopo la Seconda guerra mondiale, non ho ricordi diretti ma
ho ascoltato storie, letto libri, visitato luoghi. Mi è capitato di piangere
sui luoghi dell'Olocausto - tra le tragedie più grandi nella storia dell'uomo -
come mi è successo anni dopo visitando Ground Zero, e in altri luoghi a Lei
sconosciuti. Non sono mai stato dalla parte di Hitler - in questo concordo - ma
sto, per motivi che le sarebbero incomprensibili, dalla parte delle vittime.
Dalla parte degli ebrei e di tutti gli altri massacrati con loro dalla follia
nazista. Per le stesse ragioni sto dalla parte delle vittime del terrorismo. E
della guerra, Signor Merlo, che è la più diffusa forma moderna di terrorismo.
E' scandalizzato, Signor Merlo, da questa affermazione? Provi
lei a trovare parola più adatta che «terrorismo» per descrivere una «attività
umana» - quale è la guerra - che uccide e mutila e ferisce e
annichilisce esseri umani, il novanta per cento dei quali
civili innocenti.
Guerra a Saddam, l'anno scorso c'erano i Talebani e Osama,
qualche altro «mostro» è già in fabbricazione. Avanti, alle armi, bombardiamo
tutti, per i prossimi cinquant'anni. Ogni volta, alla fine di una delle guerre
contro i «mostri»... il mostro è ancora lì. Mentre almeno il novanta per cento
delle vittime delle guerre sono civili. Povera gente, che si vede innaffiata di
bombe perché il suo Presidente, di solito, è un dittatore in disgrazia che ha
litigato con gli alleati di prima.
«Effetti
collaterali» vengono chiamate, non so se anche lei abbia usato quel termine.
Spero di no. Perché sono certo, Signor Merlo, che lei si indignerebbe, e
soffrirebbe anche molto, nel sentire liquidare la morte di suoi familiari sotto
un bombardamento come «effetto collaterale».
Novanta per
cento di vittime civili: è un dato statistico, Signor Merlo, come lei ben sa.
Di tutte le guerre nell'ultimo mezzo secolo.
Ero quasi
sicuro, a questo punto, di non avere alcuna delle caratteristiche del Signor
Né-Né, e invece mi è arrivata la mazzata: «Né un soldo né un uomo». Ebbene, lo
ammetto pubblicamente, su questo punto sono un Signor Né-Né. Credo infatti che
l'Italia non dovrebbe fornire né un soldo né un uomo a nessuna guerra. Anzi
credo che il Parlamento italiano dovrebbe condannare la guerra - non dovrebbe
essere difficile, la Costituzione la «ripudia» - e starne rigorosamente fuori.
Mi piacerebbe, glielo confesso Signor Merlo, che qualche
membro del Parlamento presentasse una mozione proprio come l'ha suggerita lei:
«né un soldo né un uomo» per la guerra. Ci aggiungerei solo «e neppure una base
aerea né un permesso di sorvolo». Vorrei l'Italia fuori dalla guerra, vorrei
vedere etica e umanità, e senso di giustizia, nella classe politica italiana.
Vorrei l'Italia fuori dalla barbarie.
Forse vale
la pena di parlare della barbarie, Signor Merlo.
Nel 1996 Madeleine Albright, allora Ambasciatore Usa all'Onu
prima di diventare Segretario di Stato, fu intervistata dalla televisione
americana Cbs sull'embargo all'Iraq. «Abbiamo sentito che mezzo milione di
bambini sono morti in conseguenza all'embargo. Ne valeva la pena, era necessario?»
chiede l'intervistatore.
Risponde la
Albright: «Penso che questa sia una scelta molto dura, ma la posta in gioco...
we think the price is worth it ». Pensiamo che per quella posta ne sia valsa la
pena.
La barbarie, appunto. Vede, Signor Merlo, io credo che un
cervello umano normale, di fronte alla domanda «valeva la pena di ammazzare
mezzo milione di bambini?» non possa rispondere «Sì».
Se invece qualcuno lo fa, come ha fatto la Signora Albright,
se risponde «Sì, ne è valsa la pena», io le assicuro, Signor Merlo, di non aver
più bisogno di inventarmi mostri esotici con i quali guerreggiare: il mostro è
già lì davanti ai miei occhi.
E' stato talmente disumano quel progetto di distruzione
dell'infanzia irachena che due responsabili dell'Onu si sono dimessi «per non
essere complici di un genocidio». Cinquecentomila bambini sono stati uccisi in
Iraq tra il 1991 e il 1998 a causa dell'embargo, come confermano rapporti
dell'Onu, documenti accessibili a tutti.
A proposito,
di questo ha mai scritto nei suoi editoriali, Signor Merlo?
O crede anche lei che ne sia valsa la pena? In ogni caso,
avendo confessato di essere un Né-Né, almeno su una questione, mi è venuta
anche qualche curiosità. Perché vede, Signor Merlo, i suoi Né-Né sembrano un
pugno di fanatici furbastri, che hanno optato per «il modo peggiore, il più
ipocrita di stare con Saddam».
Anzitutto mi piacerebbe sapere quanti italiani sono dei
Né-Né. Quanti di noi sono contrari alla guerra all'Iraq, a quanti di noi fa
schifo la prospettiva di un nuovo massacro per il petrolio, senza perciò essere
sostenitori di Saddam Hussein? Perché non ce lo dice, Signor Merlo? Lei ha
accesso alle fonti, lei è l'informazione. A me, che sono semplicemente un
chirurgo, risulta che ben oltre i due terzi degli italiani sono contrari alla
guerra. A lei? Questo almeno potrebbe farcelo sapere, ci sarebbe utile, sapere
quanti siamo.
Invece no.
Lei preferisce il dileggio, l'insulto; e la retorica: «E' vero infatti che noi
occidentali sappiamo che il pacifismo assoluto è un'utopia infantile, perché la
storia delle relazioni internazionali è fatta di guerre, e le paci vanno difese
con le armi perché rappresentano la guerra in riposo». Ma lei, Signor Merlo, è
sicuro di poter spendere concetti di questo calibro a nome di «noi occidentali»?
«Liberiamoci, dunque, del signor Né-Né. Per una volta, smascheriamolo
"prima"». Ecco: smascheriamolo, andiamo a vedere il pericoloso
filoterrorista nemico della sicurezza mondiale che si cela sotto le sembianze
di Rosy Bindi.
Il che, nel
codice di un certo giornalismo, significa di solito via libera all'insulto,
alla menzogna, alla calunnia preventiva: smascheriamolo «prima».
Mi spiace, Signor Merlo, è troppo tardi.
Già dal 15 febbraio, lei si accorgerà - ma in fondo lei lo sa
già, è che non le va di scriverlo, o a qualcuno non va che lei lo scriva – di
quanti Né-Né ci sono in Italia e in Europa.
Sa, Signor Merlo, ho l'impressione che il partito della
guerra del petrolio - quello di Bush junior della Harken e di Bush papà del
Carlyle Group (dove stanno anche un po' di parenti stretti di Osama), quello di
Dick Cheney della Halliburton, di Condoleezza della Chevron, di Rumsfeld
della Occidental, il vertice della «grande democrazia
americana» tanto per capirci - non passi un gran momento. Forse nemmeno gli
amici «dell'amico George» sono messi molto meglio. Vorrebbero portare l'Italia
in guerra, un'altra volta, e la gente non ne vuol sapere. Imbavagliano
l'informazione in modo da renderla indistinguibile dalla propaganda – ne sa
qualcosa, Signor Merlo? - oppure la gente non li ascolta. Rendono i
telegiornali molto simili al Carosello di buona memoria, eppure le persone
continuano a pensare, a riflettere, a porsi domande.
Arrivano al punto di predire la distruzione di Firenze in
diretta tv, e un milione di persone sfila pacificamente e solidarizza coi
cittadini, tutti insieme contro la guerra.
Che cosa sta succedendo, Signor Merlo, i Né-Né sono sfuggiti
di mano, hanno opinioni diverse da quelle degli «opinionisti»? A un attento
editorialista come Lei suggerirei di stare a vedere cosa succederà in Italia,
Signor Merlo, se il Governo proporrà di entrare in guerra violando la
Costituzione e se il Parlamento lo deciderà, votando contro l'opinione
dell'ottanta per cento dei cittadini italiani. Ho come la sensazione che non
filerà via liscia, che i cittadini si siano stancati di fare da telespettatori,
che i padroni delle testate debbano rassegnarsi a non essere anche padroni
delle teste...
(Gino Strada)
Il
significato della vita
Un professore
concluse la sua lezione con le parole di rito:
"Ci sono domande?".
Uno studente gli chiese:
"Professore, qual è il significato della vita?".
Qualcuno, tra i presenti che si apprestavano a uscire, rise.
Il professore guardò a lungo lo studente,
chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria.
Comprese che lo era. "Le risponderò" gli disse.
Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni,
ne tirò fuori uno specchietto rotondo,
non più grande di una moneta.
Poi disse: "Ero bambino durante la guerra.
Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in
frantumi.
Ne conservai il frammento più grande.
Eccolo.
Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità
di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole
non brillava mai:
buche profonde, crepacci, ripostigli.
Conservai il piccolo specchio.
Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il
gioco di un bambino,
ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita.
Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco
nella sua interezza.
Con quello che ho, però, posso mandare la luce, la verità,
la comprensione, la conoscenza, la bontà, la tenerezza
nei bui recessi del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in
qualcuno.
Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto.
In questo per me sta il significato della vita".
(Bruno Ferrero)
O Signore, hai bussato alla porta
della mia vita,
visitandomi con la sofferenza.
Mi ha trapiantato in un altro
mondo: il mondo dei malati.
Un’esperienza amara, Signore,una
realtà dura da accettare.
Eppure ti ringrazio, perché mi hai
fatto toccare con mano
la fragilità e la precarietà della
mia vita;
hai infranto il cristallo dei miei
sogni,e mi hai liberato da tante illusioni…
Ora vedo la vita - così bella e
fragile – con occhi diversi:
quello che ho e che sono non mi
appartengono.
Tutto dipende da te!
Hai umiliato il mio stupido
orgoglio.
Solo ora ho infatti compreso che
cosa vuol dire dipendere,
aver bisogno di tutto e di tutti, e
non poter fare nulla da solo.
Ho esitato ad accettare ciò che
intuivo e temevo.
Ho provato la paura,la
solitudine,l’angoscia,la disperazione,
ma anche l’affetto,l’amicizia,la
dedizione e l’amore di persone care.
Anche se mi è difficile,Signore,
molto difficile,
ti dico: sia fatta la tua volontà!
Non ho nulla da offrirti,
tranne le sofferenze di questa mia
carne
che indegnamente unisco a quelle di
tuo Figlio Gesù Cristo,
e la tristezza di questi giorni
amari.
Benedici coloro che mi curano e mi
assistono.
E tutti coloro che dividono con me
questo duro pane della sofferenza.
E se vuoi, dona la guarigione a me
e agli altri.
Ti ringrazio, Signore.
Nel prato di un giardino pubblico,
con il tiepido sole della primavera,
in mezzo all'erba tenera,
erano spuntate le foglie dentellate
e robuste dei Denti di Leone.
Uno di questi esibì un magnifico
fiore giallo, innocente,
dorato e sereno come un tramonto di
Maggio.
Dopo un po' di tempo il fiore
divenne un "soffione":
una sfera, leggera, ricamata dalle
coroncine di piumette attaccate ai semini
che se ne stavano stretti stretti
al centro del soffione.
E quanti progetti facevano i
piccoli semi!
"Dove andremo a
germogliare?"
"Chissà?".
"Solo il vento lo sa".
Un mattino il soffione fu afferrato
dalle dita invisibili e forti del vento.
I semi partirono attaccati al loro
piccolo paracadute e volarono via.
"Addio...addio", si
salutavano i piccoli semi.
Mentre la maggioranza atterrava
nella buona terra degli orti e dei prati,
uno, il più piccolo di tutti,
fece un volo molto breve e finì
in una screpolatura del cemento di
un marciapiede.
C'era un pizzico di polvere
depositato dal vento e dalla pioggia,
così meschino in confronto alla
buona terra grassa del prato!
"Ma è tutta mia!", si
disse il semino.
Senza pensarci due volte,
si rannicchiò ben bene e cominciò
subito a lavorare di radici.
Davanti alla screpolatura nel
cemento
c'era una panchina sbilenca e
scarabocchiata.
Proprio su quella panchina si
sedeva spesso un giovane.
Era un giovane dall'aria tormentata
e lo sguardo inquieto.
Nubi nere gli pesavano sul cuore e
le sue mani erano strette a pugno.
Quando vide le due foglioline
dentate verde tenero
che si aprivano la strada nel
cemento.
Rise amaramente:
"non ce la farai! Sei come
me!",
e con un piede le calpestò.
Ma il giorno dopo vide che le
foglioline si erano rialzate
ed erano diventate quattro.
Da quel momento non riuscì più a
distogliere gli occhi
dalla testarda coraggiosa
pianticella.
Dopo qualche giorno spuntò il
fiore,
giallo brillante,come un grido di
felicità.
Per la prima volta dopo tanto tempo
il giovane avvilito
sentì che il risentimento e
l'amarezza che gli pesavano sul cuore cominciavano a sciogliersi.
Rialzò la testa e respirò a pieni
polmoni.
Diede un gran pugno sullo schienale
della panchina e gridò:
"Ma certo! Ce la posso
fare!".
Aveva voglia di piangere e di
ridere.
Sfiorò con le dita la testolina
gialla del fiore.
Le piante sentono l'amore e la
bontà degli esseri umani.
Per il piccolo e coraggioso Dente
di Leone
la carezza del giovane fu la cosa
più bella della sua vita.
Non chiedere al Vento perché ti ha
portato dove sei.
Anche se sei soffocato dal cemento,
lavora di radici e vivi!
Tu sei un messaggio.
Il valore
della perdita
Vaghiamo nel
mondo in cerca dei nostri sogni e dei nostri ideali.
Spesso poniamo in luoghi inaccessibili tutto quello che è a
portata di mano.
Quando scopriamo l'errore, sentiamo di aver perduto tempo
cercando lontano ciò che avevamo vicino.
Allora ci colpevolizziamo per i passi falsi, per la ricerca
inutile, per il dispiacere che abbiamo causato.
Non è proprio così: anche se il tesoro è sepolto nella tua
casa, tu lo scoprirai solo quando te ne allontanerai.
Se Pietro non avesse provato il dolore della negazione, non
sarebbe stato scelto come capo della Chiesa.
Se il figliol prodigo non avesse abbandonato tutto, non
sarebbe mai stato accolto con gioia da suo padre.
Ci sono determinate cose nella nostra vita nelle quali figura
un sigillo che dice:
"Capirai il mio valore solo quando mi perderai - e mi
recupererai".
Non serve tentare di abbreviare questo cammino.
(Paulo
Coelho)
Il medico scosse il capo deluso. Il
suo paziente non dava segni di miglioramento. Da dieci giorni ormai, l'anziano
non reagiva più alle cure. Si era abbandonato sul letto di ospedale e sembrava
non avesse più voglia di lottare per la vita.
Stanco e rassegnato, il giorno
dopo, il medico che lo visitava scosse nuovamente il capo...ma per la sorpresa!
Tutti i valori dell'anziano erano tornati a posto. Il vecchietto stava seduto,
appoggiato ai cuscini e aveva ripreso colore.
“Ma che cosa le è successo? - chiese
il medico - solo ieri disperavamo per la sua vita. E adesso tutto funziona a
meraviglia! Si può sapere che cosa le è capitato?"
Il vecchietto sorrise. Annuì a
lungo e disse: “Hai ragione... qualcosa è capitato, ieri. Ieri è venuto a
trovarmi il mio nipotino e mi ha detto: - Nonno, nonno, devi tornare subito a
casa: la mia bicicletta si è rotta! -"
DIMENTICARMI
Signore,
si, vorrei la gioia,
e la vorrei con tutte le mie forze,
ma per ora non ti so offrire
che lacrime e lacrime.
Tu però, Signore,
che sei nell'anima mia,
sai quel che voglio,
e con quanta intensità lo voglio.
Chiudo gli occhi e il cuore
a tutto ciò che passa e muta.
Aiutami tu a dimenticare.
Dimenticare, dimenticarmi,
dimenticata.
Gesù, intendo oggi iniziare
una vita particolarmente nascosta
in te,
una vita veramente nuova,
che intendo logorare nella
perseveranza
del dovere quotidiano
sino all'eroicità,
malgrado l'oscillare della natura
e delle circostanze.
Signore, se a te piace e se lo
vuoi,
dammi la gioia del soffrire per tuo
amore;
ma se è nei tuoi disegni questa
povertà,
sono felice così.
(SUOR MARIA TERESA DELL'EUCARESTIA)
Amate i vostri nemici
Ai nostri più accaniti oppositori,
noi diciamo:
Noi faremo fronte alla vostra
capacità di infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le
sofferenze; andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza
d'animo.
Fateci quello che volete, e noi
continueremo ad amarvi. Noi non possiamo, in buona coscienza, obbedire alle
vostre leggi ingiuste, perché la non-cooperazione col male è un obbligo morale
non meno della cooperazione col bene.
Metteteci in prigione, e noi vi
ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e
noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case,
nell'ora di mezzanotte, batteteci e lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo
ancora.
Ma siate sicuri che vi vinceremo
con la nostra capacità di soffrire. Un giorno, noi conquisteremo la libertà, ma
non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore ed alla vostra
coscienza che alla lunga conquisteremo voi, e la nostra vittoria sarà una
duplice vittoria.
(Martin Luther King, La forza di
amare)
Andiamo fino
a Betlemme,
come i pastori.
L'importante è muoversi.
E se invece di un Dio glorioso,
ci imbattiamo nella fragilità
di un bambino,
non ci venga il dubbio di aver
sbagliato il percorso.
Il volto spaurito degli oppressi,
la solitudine degli infelici,
l'amarezza di tutti gli
uomini della Terra,
sono il luogo dove Egli continua
a vivere in clandestinità.
A noi il compito di cercarlo.
Mettiamoci in cammino senza paura.
(don Tonino Bello)
Quaresima.
Tra le sabbie del mio deserto,
sotto il sole infuocato del mio
tempo,
cerco un pozzo che abbia acqua
pulita,
capace di togliere la sete
d'infinito che è dentro di me.
So che esiste da qualche parte
perchè sono inquietato dal mistero
e devo trovarlo prima che scenda la
notte.
Attingo acqua dal pozzo del denaro
ed ho sempre più sete;
al pozzo del piacere e sento
prosciugarmi la gola.
Attingo acqua al pozzo del successo
e mi sento annebbiare la vista,
al pozzo della pubblicità e mi
ritrovo come uno schiavo.
Sono forse condannato a morire di
sete,
inappagato cercatore di certezze
assolute?
Ma se scavo dentro di me,
sotto la sabbia alta del mio
peccato;
se scavo nei segni del tempo,
sotto la sabbia ammucchiata
dal vento arruffato del quotidiano,
trovo la sorgente di un'acqua viva
e pura,
che disseta in eterno,
tanto che chi ne beve non ha più
sete
perchè è generata e filtrata
dal tuo amore, o Signore, generoso
e gratuito,
era già promessa nei tempi antichi
ed ora è sgorgata in abbondanza nel
segno della tua Parola.
Mi disseto a questa sorgente,
custodita dalla mia Chiesa,
che per questo si fa ogni giorno
fontana del villaggio
per salvare tutti gli assetati del
mondo.
Amen.
(A.Dini, La parola pregata)
Non bisogna
giudicare gli uomini dalle loro amicizie: Giuda frequentava persone
irreprensibili!
(E. Hemingway)
La libertà
non è una cameriera tuttofare che si può sfruttare impunemente. Né un paravento
sbalorditivo dietro il quale si gonfiano fetide ambizioni.
(Raoul Follerau)
O gli uomini
impareranno ad amarsi o, infine, l'uomo vivrà per l'uomo, o gli uomini
moriranno.
(Raoul
Follerau)
Cristo non
ha mani
ha soltanto le nostre mani
per fare il suo lavoro oggi.
Cristo non ha piedi
ha soltanto i nostri piedi
per guidare gli uomini
sui suoi sentieri.
Cristo non ha labbra
ha soltanto le nostre labbra
per raccontare di sé
agli uomini d'oggi.
Cristo non ha mezzi
ha
soltanto il nostro aiuto
per
condurre gli uomini a sé.
Noi siamo l'unica Bibbia
che i popoli
leggono ancora.
Siamo
l'ultimo messaggio di Dio
scritto in
opere e parole.
(Raoul Follerau)
Io non capisco
come non ti stanchi di me.
Tu sei continuamente alla mia
presenza
ed io ti guardo
solo per qualche tratto,
poi scappo
e riprendo la mia libertà,
perchè credo che solo così
sono me stesso.
Io non capisco
perchè tu non ti stanchi di me
e non mi lasci al mio destino,
ma poi so
che solo tu sei il mio destino,
solo in te mi posso rispecchiare,
solo in te sono me stesso.
Solo in te posso riposare,
solo in te posso crescere.
Senza di te posso solo seccare.
(E.Olivero, Preghiere
metropolitane)
La Felicità
Forse Dio vuole che incontriamo un
po' di gente sbagliata prima di
incontrare quella giusta, così
quando finalmente la incontreremo,
sapremo come essere riconoscenti
per quel regalo.
Quando la porta della felicità si
chiude, un'altra si apre,
ma tante volte guardiamo così a
lungo quella chiusa,
che non vediamo quella che è stata
aperta per noi.
La miglior specie di amico è quel
tipo con cui puoi stare seduto in un portico
e camminarci insieme, senza dire una
parola, e quando vai via
senti come se fosse stata la
miglior conversazione mai avuta.
E' vero che non conosciamo ciò che
abbiamo prima di perderlo,
ma è anche vero che non sappiamo
ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Dare a qualcuno tutto il tuo amore
non è un'assicurazione che sarai amato a tua volta!
Non ti aspettare amore indietro,
aspetta solo che cresca nei loro cuori,
ma se non succede accontentati che
cresca nel tuo.
Ci vuole un minuto per offender
qualcuno, un'ora per piacergli,
e un giorno per amarlo, ma ci vuole
una vita per dimenticarlo.
Non cercare le apparenze, possono
ingannare.
Non cercare la salute, anche quella
può affievolirsi.
Cerca qualcuno che ti faccia
sorridere perché ci vuole solo un sorriso
per far sembrare brillante una giornataccia.
Trova quello che fa sorridere il
tuo cuore.
Ci sono momenti nella vita in cui
qualcuno ti manca così tanto
che vorresti proprio tirarlo fuori
dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
Sogna ciò che ti va, vai dove vuoi,
sii ciò che vuoi essere,
perché hai solo una vita e una
possibilità di far le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da
renderti dolce,
difficoltà a sufficienza da
renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano,
speranza sufficiente a renderti
felice.
Mettiti sempre nei panni degli
altri. Se ti senti stretto,
probabilmente anche loro si sentono
così.
Le più felici delle persone non
necessariamente hanno il meglio di ogni cosa,
soltanto traggono il meglio da ogni
cosa che capita sul loro cammino.
La felicità è ingannevole per
quelli che piangono, quelli che fanno male,
quelli che hanno provato, solo così
possono apprezzare l'importanza
delle persone che hanno toccato le
loro vite.
Il miglior futuro è basato sul
passato dimenticato, non puoi andare
bene nella vita prima di lasciare
andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
Quando sei nato stavi piangendo e
tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando
morirai tu sorrida.
Alla fine non ricorderemo le parole
dei nostri nemici,
ma i silenzi dei nostri amici.
(Martin Luther King Jr.)
Ai nostri giorni si racconta una storia molto simile a
quella del Vangelo: un figlio, fuggito di casa, come il figliuol prodigo, aveva
paura di non essere riaccolto e di non ottenere il perdono dai suoi genitori.
Allora decise di scrivere una lettera al padre:
<<Vorrei tornare, ma ho paura di non essere più
accettato. Se così fosse, preferisco non tornare. Per questo, domenica
prossima, passerò davanti a casa tua. Se siete disposti a riprendermi, mettete
un fazzoletto bianco su un ramo dell’albero di fronte a casa, in segno che mi
perdonate. Se non vedrò il fazzoletto, non cercherò nemmeno di entrare…>>
La domenica dopo, il giovane, nervoso, prese l’autobus che
passava davanti a casa sua. Quando stava per arrivare, temendo il peggio,
chiuse gli occhi e si chinò, nascondendosi il viso nelle mani. Allora domandò
al passeggero seduto vicino alla finestra: "Siamo già arrivati
all’angolo?"
"Si."
"Vede una casa verde con una porta di legno?"
"Si."
"Lo vede un grande rovere?"
"Si."
"C’è un fazzoletto bianco su uno dei rami?"
L’altro non gli rispose e il cuore del giovane venne meno.
L’autobus procedeva sulla sua strada e il giovane chiese di nuovo con angoscia:
"Per favore, guardi bene se c’è un fazzoletto bianco."
"…Mio DIO, ci sono tutti gli alberi coperti di
lenzuola bianche! Non ho mai visto tante lenzuola bianche come quelle che ci
sono davanti a quella casa!"
D'una città non godi le sette o le settantasette
meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda
(Italo Calvino)
Ragazzi, ragazze di tutto
il mondo, sarete voi a dire NO al suicidio dell'umanità. “Signore, io vorrei
tanto aiutare gli alti a vivere. Questa fu la mia preghiera da adolescente.
Credo di esserne rimasto, per tutta la mia vita, fedele... Ed eccomi al
crepuscolo di una esistenza che ho condotto il meglio possibile, ma che rimane
incompiuta”.
Il tesoro che vi lascio, è
il bene che io non ho fatto, che avrei voluto fare e che voi farete dopo di me.
Un pensatore francese ha scritto: "Qualche cosa mi
dice che è la parola più umile e la più difficile, quella parola che tutto
l'Occidente non hai mai potuto pronunciare, e che dobbiamo imparare a dire,
senza la quale sprofondiamo: la parola perdono." (Lacoue- Labarthe).
D'accordo! 'Perdono' è una parola che guarisce e arricchisce. Ne volete le
prove? Eccole!
Il perdono porta un'ondata d'aria buona nel mondo dei
sentimenti. Disinquina la nostra "pattumiera" emotiva, troppe volte
triste, fredda, aggressiva. Il perdono rallegra due persone: chi lo dà e chi lo
riceve. Rallegra soprattutto chi lo dà. Il grande oratore Henri Lacordaire era
solito dire: "Volete essere felici per un istante? Vendicatevi! Volete
essere felici per sempre? Perdonate!".
Il perdono è la strada maestra del disgelo. Guai se nessuno
perdonasse! La convivenza umana sarebbe un groviglio di vipere. A cominciare
dalla famiglia. Una volta un matrimonialista ha detto: "Prima del
matrimonio, aprite bene tutti e due gli occhi; dopo il matrimonio, chiudetene
uno!". Sembra una battuta, in realtà è molto di più.
Il perdono è l'ultima parola di chi ama. "Che cosa
sarebbe un amore che non giunge al perdono?", si domandava il Papa
Giovanni Paolo II in un discorso alle coppie (20 settembre 1996).
Il perdono è saggezza. La legge dell'occhio per occhio non
fa che aumentare il paese dei ciechi. Il perdono interrompe la spirale
dell'odio.
Ecco alcune meraviglie del perdono. A condizione - è chiaro
-che sia perdono. Perdono non è "buonismo": non è accettare il male;
non è confondere il lecito e l'illecito. Perdono non è dimenticare (chi
dimentica il male, può ripeterlo), ma è mollare la preda.
Il perdono non è debolezza. Gandhi ha ragione:
"Solamente chi è forte è capace di perdonare". Il perdono autentico è
un capolavoro di umanità. Quando Giovanni Guareschi tornò dai campi di
concentramento, la moglie Ennia non mancò di cogliere negli occhi del reduce un
inconfondibile lampo di fierezza, per cui gli fece osservare: "Giovannino,
sembra che abbia vinto la guerra..." E lui replicò calmo: "Sì, mi
sento un vincitore perché in diciannove mesi sono riuscito a non odiare
nessuno!".
Ho imparato...
che quando sei innamorato... si vede.
Ho imparato...
che basta una persona che mi dice che gli ho migliorato la giornata... per
migliorare la mia.
Ho imparato...
che e' piu' importante essere gentili che corretti.
Ho imparato...
che posso sempre pregare per qualcuno quando non ho la forza per aiutarlo in
qualche altro modo.
Ho imparato...
che anche se la vita vuole che tu sia serio... tutti hanno bisogno di un amico
per divertirsi.
Ho imparato...
che a volte a una persona serve solo una mano da tenere e un cuore che capisce.
Ho imparato...
che i soldi non comprano la classe.
Ho imparato...
che sono le piccole cose nella vita che la rendono cosi'bella.
Ho imparato...
che sotto alla corazza di ognuno c'e' sempre qualcuno che vuole essere amato e
apprezzato.
Ho imparato...
che dio non ha fatto tutto in un giorno... cosa mi fa pensare che io ci riesca?
Ho imparato...
che ignorare i fatti... non cambia i fatti...
Ho imparato...
che quando vuoi vendicarti di qualcuno... lasci solo che quel qualcuno continui
a farti del male.
Ho imparato...
che l'amore, non il tempo... guarisce le ferite.
Ho imparato...
che il modo piu' facile per crescere come persona, e' circondarmi di persone
piu' intelligenti di me.
Ho imparato...
che ogni persona che conosci... merita di essere salutata con un sorriso.
Ho imparato...
che nessuno e' perfetto... finche' non ti innamori
Ho imparato...
che la vita e' dura... ma io di piu'!!!
Ho imparato...
che le opportunita' non vanno mai perse... quelle che lasci andare tu... le
prende qualcun altro.
Ho imparato...
che quando serbi rancore e amarezza... la felicita' va da un'altra parte.
Ho imparato...
che bisognerebbe sempre usare parole buone... perche' domani forse si dovranno
rimangiare.
Ho imparato...
che un sorriso e' un modo economico per migliorare il tuo aspetto.
Ho imparato...
che non posso scegliere come mi sento... ma posso sempre farci qualcosa.
Ho imparato...
che quando tuo figlio appena nato, tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno...
ti ha agganciato per la vita.
Ho imparato...
che tutti vogliono vivere in cima alla montagna... ma tutta la felicita' e la
crescita avvengono mentre la scali.
Ho imparato...
che e' meglio dare consigli solo in due circostanze... quando sono richiesti e
quando ne dipende la vita.
Ho imparato...
che meno tempo spreco... piu' cose faccio.
Concedimi la serenità di
accettare le cose che non posso cambiare.
Il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare.
E la saggezza di capirne la differenza.
(da una Preghiera
Cherokee)
Che io possa avere la
forza di cambiare le cose che posso cambiare,
che io possa avere la
pazienza di accettare le cose che non posso cambiare,
che io possa avere
soprattutto l'intelligenza di saperle distinguere.
(Tommaso Moro)
Signore, concedimi la serenità
per accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso,
e la sapienza per comprendere la preziosità della vita
condotta ogni giorno con serenità,
gustando ogni momento quietamente,
accettando la contrarietà come il sentiero
che conduce alla pace,
accogliendo come tu hai fatto
questo mondo peccatore così quale è,
non come mi piacerebbe che fosse.
Confidando che tu, o Signore, ordinerai tutte le cose
nella misura in cui io mi scommetterò alla tua volontà,
perché possa vivere felici questa vita
e pienamente gioioso con Te per sempre nell'altra.
(D.
Betancourt)
Padre, perdona loro...
perdona me.
Padre, perdona loro,
che non sanno quello che
fanno:
in nome della fedeltà a
Dio,
sterminano gli infedeli;
in nome della sicurezza,
seminano paura;
in nome del progresso,
ignorano le persone;
in nome dell'efficienza,
calpestano i deboli;
in nome del diritto,
uccidono la giustizia.
Padre, perdona me
che resto inoperoso a
guardare
questo spettacolo
disgustoso.
Io mi arrabbio, e Lui mi
dice: Perdona!
Io ho paura, e Lui mi
dice: Coraggio!
Io ho dubbi, e Lui mi
dice: Fidati!
Io sono inquieto, e Lui mi
dice: Sii tranquillo!
Io voglio star comodo, e
Lui mi dice: Seguimi!
Io faccio progetti e Lui
mi dice: Mettili da parte!
Io accumulo, e Lui mi
dice: Lascia tutto!
Io voglio sicurezza e Lui
mi dice: Dona la tua vita!
Io penso di essere buono e
Lui mi dice: Non basta!
Io voglio essere il primo,
e Lui mi dice: Cerca di servire!
Io voglio comandare, e Lui
mi dice: Ascolta!
Io voglio comprendere, e
Lui mi dice: Abbi fede!
Io voglio tranquillità, e
Lui mi chiede Disponibilità
Io voglio rivincita, e Lui
mi dice: Guadagna tuo fratello!
Io metto mano alla spada,
e Lui mi dice: Riconciliati!
Io penso alla vendetta, e
Lui mi dice: Porgi anche l’altra guancia!
Io voglio essere Grande, e
Lui mi dice: Diventa come un bambino!
Io voglio nascondermi, e
Lui mi dice: Mostrami la tua Luce!
Io voglio il primo posto,
e Lui mi dice: Siediti all’ultimo!
Io voglio essere visto, e
Lui mi dice: Prega nella tua stanza !
No! Proprio non capisco
questo Gesù!
Mi provoca.
Come molti dei suoi
discepoli anch’io
avrei voglia di cercarmi
un maestro meno esigente.
Però, anche a me succede
come a Pietro:
Io non conosco nessuno,
che abbia parole di Vita
eterna come Lui.
Preghiera per la pace.
Aiutami, o Signore
risorto,
a sorridere alla Pasqua che oggi celebriamo,
a non pensare a ciò che ho lasciato,
ad essere felice di ciò che ho trovato.
Aiutami, o Signore risorto,
a non volgermi indietro perché l’ieri non c'è più
se non come briciola di lievito per il pane d'oggi.
Aiutami a sorridere alla vita che avanza,
sempre così ricca di sorprese e di novità.
Aiutami a sorridere alla poesia che canta nel cuore
per spingermi alla ricerca di spazi sconfinati.
Aiutami, o Signore risorto,
a sorridere ai tentativi che compio
per essere e restare creatura nuova.
Aiutami, o Signore,
che sento vivo dentro di me,
a sorridere ad ogni alba che viene,
perché ora so che,
se vengo e sto con te,
ogni giorno è Pasqua,
ogni giorno è "primo mattino del mondo".
Amen.
(A.Dini, La Parola
pregata)
Ero lungo la strada,
battuta dal vento gelido
e sedevo per terra appesantito dalla noia,
vestito come un misero straccione.
Tu, Signore, sei passato, mi hai guardato
e i nostri occhi si sono incontrati.
I miei erano come spenti,
ma i tuoi erano luminosi come il sole.
Tu mi hai preso per mano e mi hai voluto con te.
Non ti conoscevo e nulla sapevo di te.
Potevi prenderti uno che ti conosceva,
uno meno sporco di me,
uno meno sbagliato di me.
Invece, no: hai voluto proprio me.
Non so proprio cosa hai visto
di interessante in me!
Non te lo chiedo nemmeno
tanto so che non valgo niente.
Eppure hai scelto proprio me,
ultimo fra gli ultimi,
per farmi diventare
un capolavoro del tuo cuore.
Come non ringraziarti, Signore,
ora che, con te, la vita
mi è diventata più preziosa
di mille pezzi d'oro fino?
Ora che i miei stracci sono cambiati
in una veste regale
e da uomo insignificante e inutile
sono diventato cellula viva
del tuo corpo, pieno di affascinante mistero,
come non cantare la tua lode,
come non adorarti presente e operante in me?
Amen.
Chi obbedisce...non
sbaglia mai!
Un uomo dormiva nella sua
capanna quando improvvisamente una luce illuminò la stanza ed apparve Dio. Il
Signore gli disse che aveva un lavoro per lui e gli indicò una gran roccia di
fronte alla capanna. Gli spiegò che doveva spingere la pietra con tutte le sue
forze.
L'uomo fece quello che il
Signore gli chiese, giorno dopo giorno. Per molti anni, da quando usciva il
sole fino al tramonto, l'uomo spingeva la fredda pietra con tutte le sue
forze... ma questa non si muoveva. Tutte le sere l'uomo ritornava alla sua
capanna molto stanco e convinto sempre più che tutti i suoi sforzi erano
inutili.
Cominciò così a sentirsi
frustrato, e Satana ne approfittò insinuandosi subito nella sua mente e
mettendogli forti dubbi: "Stai spingendo quella roccia da molto tempo...e
non si è mossa di un millimetro!" L'uomo pian piano cominciava a
convincersi che il compito che gli era stato affidato era impossibile da
realizzare e che lui era un fallito.
Questi pensieri
aumentavano sempre più la sua frustrazione e delusione. Satana infierì ancora:
"Perché sforzarti tutto il giorno in questo compito impossibile? Fa' solo
un minimo sforzo e sarà sufficiente!"
L'uomo pensò di mettere in
pratica questo consiglio, in fondo fino ad allora con tutti i suoi sforzi non
aveva concluso nulla di buono, ma prima decise di elevare una preghiera al Signore
e confessargli i suoi sentimenti: "Signore, ho lavorato duramente per
molto tempo al tuo servizio. Ho usato tutta la mia forza per ottenere quello
che mi hai chiesto, ma non sono riuscito a smuovere la roccia neanche di un
millimetro. Ho lavorato per niente, sono un fallito! E' meglio che mi dia da
fare dell'altro!"
Il Signore rispose con
molta compassione: "Caro figlio, quando ti chiesi di servirmi e tu
accettasti, ti dissi che il tuo compito era di spingere la roccia con tutte le
tue forze, e l'hai fatto. Mai ti ho chiesto di rimuoverla. Il tuo compito era
solo quello di spingerla. Non ti dovevi preoccupare di spostarla....a quello ci
penso io! Ora vieni a me senza forze a dirmi che sei fallito, ma ne sei proprio
sicuro? Chi ti ha fatto pensare ad una cosa simile? Hai dato ascolto al
demonio? E' un bugiardo e menzognero! Ma guardati: le tue braccia sono forti e
muscolose, la tua schiena forte ed abbronzata, le tue mani callose per la
costante pressione, le tue gambe sono diventate dure. Nonostante le avversità
sei cresciuto molto ed ora le tue abilità sono maggiori che quelle che avevi
prima di fare la mia volontà. Certo, non hai mosso la roccia, ma la tua
missione era di obbedire spingendola, per esercitare la tua fede in me. Io so
che tu non sei capace di spostare la roccia....per questo non te l'ho
chiesto....Io non do mai pesi superiori alle forze di ognuno. Tu mi hai
obbedito! Sei stato fedele....e soprattutto prima di credere al demonio ti sei
rivolto a me. Bravo. Ora, caro figlio, io muoverò la roccia".
Il grillo e la moneta
Un saggio indiano aveva un caro
amico che abitava a Milano.
Si erano conosciuti in India, dove l'italiano era andato con la
famiglia per fare un viaggio turistico.
L'indiano aveva fatto da guida agli italiani, portandoli a esplorare gli angoli
più caratteristici della sua patria. Riconoscente, l'amico milanese aveva
invitato l'indiano a casa sua.Voleva ricambiare il favore e fargli conoscere la
sua città. L'indiano era molto restio a partire, ma poi cedette all'insistenza
dell'amico italiano e un bel giorno sbarcò da un aereo alla Malpensa.
Il giorno dopo, il milanese e l'indiano passeggiavano per il centro della
città. L'indiano, con il suo viso color cioccolato, la barba nera e il turbante
giallo attirava gli sguardi dei passanti e il milanese camminava tutto fiero
d'avere un amico cosi esotico. Ad un tratto, in piazza San Babila, l'indiano si
fermò e disse: «Senti anche tu quel che sento io?».
Il milanese, un po' sconcertato, tese le orecchie più che poteva, ma ammise di
non sentire nient'altro che il gran rumore del traffico
cittadino.
«Qui vicino c'è un grillo che canta», continuò, sicuro di sé, l'indiano.
«Ti sbagli», replicò il milanese. «Io sento solo il chiasso della città.
E poi, figurati se ci sono grilli da queste parti».
«Non mi sbaglio. Sento il canto di un grillo»,
ribattè l'indiano e decisamente si mise a cercare tra le foglie di
alcuni alberelli striminziti. Dopo un po' indicò all'amico che lo osservava
scettico un piccolo insetto, uno splendido grillo canterino che si rintanava
brontolando contro i disturbatori del suo concerto.
«Hai visto che c'era un grillo?», disse l'indiano.
«È vero», ammise il milanese.
«Voi indiani avete l'udito molto più acuto di noi bianchi...».
«Questa volta ti sbagli tu», sorrise il saggio indiano.
«Stai attento... ». L'indiano tirò fuori dalla tasca una monetina e facendo
finta di niente la lasciò cadere sul marciapiede.
Immediatamente quattro o cinque persone si voltarono a guardare.
«Hai visto?», spiegò l'indiano.
«Questa monetina ha fatto un tintinnio più esile e fievole del trillare del
grillo. Eppure hai notato quanti bianchi lo hanno udito?»
(dal libro L'importante è la rosa, Bruno Ferrero,
Editrice Elle Di Ci)
Incapaci di vedere
(immagini da una strage).
Guardali
Giovanni i lugubri monti
che spezzano giustizia e legalità,
da impedire il costruire di quei ponti
che arrestano chi delinque in libertà.
Già,
respiro ancora quell’aria stanca
che si fa tritolo, terra bruciata
dentro il massacro della Croma bianca,
nella nostra coscienza assassinata.
Passando
Capaci, ti hanno asciugato
la mafia e la politica in connubio;
io che ero ragazzo non ho scordato,
ma
i giovani, oggi sembianti d’assenzio,
non vedono ciò che conta o il suo dubbio:
la Verità, tutto il resto è silenzio.
E
io…
che
caldo fa quest’oggi a Palermo,
tra queste case tutte appiccicate,
ove tutto pare immobile, fermo,
tanto le ultime mosche son tacciate
in
casa: s’ammazzano se si alzano,
come questo Sole che ora si appanna:
le tue ultime ore son li che danzano,
mentre la bomba sempre più s’affanna.
D’improvviso
diventasti polvere,
tra la polvere di mille “giustizie”,
dei tuoi casi destinati ad involvere.
Fu
subito che ripiombò la calma
tra le auto incenerite, le immondizie
nella strada e la linea della palma.
E
tu…
sicuramente
ti sei suicidato
con la tua auto a ben oltre centro metri,
pesanti come dei passi, Impastato,
dentro l’ardente sabbia di vetri
di
spiagge lottizzate di Sicilia,
dove esplodi se tu osi ribellarti
alla brulla fosca piovra che umilia
che ti sgozza fino ad incatenarti.
Le
indagini “accurate”, d’altro canto,
confermarono la tesi mafiosa
che lo fanno in tanti anche per un vanto,
ma
non finisce la lotta, la storia,
di chi combatte con quest’aria afosa:
a chi non si piega la nostra gloria.
E
poi…
(«PER NON DIMENTICARE» trovai incisa
su quella labile lapide invisa
e alibizza la nostra indifferenza;
sarà che abbiamo tutti un’essenza,
mastri
odianti la comunicazione,
chiusi dentro a un dialogo inesistente:
non c’è quadro che dia una spiegazione
a questa paralisi persistente.
Nessuno
protesta più per la strada
per ‘sti morti divenuti inutili,
su questa Terra che è ruvida e brada;
la
grande Madre s’è dimenticata
di loro, per delle cose futili,
l’ha rimossi come un’unghia incarnata)
Loro
vogliono…
CHE
NOI NON PENSIAMO MAI A NIENTE CHE POSSA,
IN QUALCHE MODO, DESTABILIZZARE IL LORO POTERE
CONSOLIDATO… MA NOI ORA ANDIAMO AVANTI INSILENTI,
A FAR NUOVA POLITICA: NON SIAMO ANCORA IN INVERNO!
(La storia è attribuita al
grande rabbino Bal Shen Tov)
Si narra che si trovava in
cima a una collina, con alcuni studenti,
quando vide un gruppo di
cosacchi attaccare la città e cominciare a massacrare la gente.
Vedendo molti dei suoi
amici che, laggiù, morivano e chiedevano misericordia, il rabbino esclamò:
“Ah, se potessi essere
Dio!”
Un discepolo, colpito, si
rivolse a lui:
“Maestro, come osate
proferire una simile blasfemia?
Volete forse dire che, se
foste Dio, agireste in maniera diversa?
Volete forse dire che Dio
tante volte fa ciò che è sbagliato?”
Il rabbino guardò negli
occhi il discepolo e disse:
“Dio è sempre giusto. Ma
se io potessi essere Dio, potrei capire ciò che sta accadendo.”
(Paolo Coelho)
Ancora è possibile
amare...
Finchè ci sarà vita da
vivere...
finché ci sarà un uomo da
consolare...
finché ci sarà un bimbo da
cullare...
finché ci sarà un malato
da visitare...
finché la tristezza
solcherà un volto...
finché il dolore griderà
stanco...
finché l'ingratitudine
scaverà trincee...
finché la disperazione
genererà odio...
finché la guerra produrrà
morte...
...ancora è possibile
amare!
Finché avremo un giorno da
vivere...
finché il sole spenderà
nel cielo...
finché la terra darà il
suo frutto...
finché un tramonto
attirerà il tuo sguardo...
...è ancora possibile
amare!
Ci hai amati per primo
Tu ci hai amati per primo,
o Dio.
Noi parliamo di te come
se ci avessi amati per
primo una volta sola.
Invece continuamente,
di giorno in giorno,
per la vita intera,
tu ci ami per primo.
Quando al mattino mi
sveglio,
ed elevo a te il mio
spirito,
tu sei il primo,
tu mi ami per primo.
Se mi alzo all’alba,
ed immediatamente
elevo a te il mio spirito
e la mia preghiera,
tu mi precedi,
tu mi hai già amato per
primo.
E’ sempre così.
E noi ingrati,
che parliamo di te come se
tu
ci avessi amato per primo
una volta sola.
(Soren Kierkegaard)
Sogna ciò che ti va; vai
dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità
di fare le cose che vuoi fare.
(Paulo Coelho)
Cattie-Brie possiede una
combinazione d'innocenza e di scherzosa cattiveria e per quanto sia dotata di
comprensione, di empatia e di compassione, anche se lo da poco a vedere, in lei
c'è un aspetto di pericolosità che intimorisce gli avversari e riempie di
aspettative i potenziali amanti.
[...]
Io so cosa provo quando la
guardo e credo di comprendere i sentimenti. A quel livello la cosa sembra
semplice e ovvia e tuttavia sul piano pratico diventa molto complicata.
(Drizzt Do'Urden, da
"La Lama Silente", di R. A. Salvatore)
Brutta cosa l'indecisione.
Soprattutto se non sei tu a scegliere.
(Gastone, Topolino di
settimana scorsa)
Sii con Dio come l’uccello
che sente tremare il ramo e continua a cantare, perché sa di avere le ali.
(San G.Bosco)
Preghiera per la Pace
Signore, noi abbiamo
ancora le mani insanguinate dalle ultime guerre mondiali, così che non ancora
tutti i popoli hanno potuto stringerle fraternamente fra loro;
Signore, noi siamo oggi
tanto armati come non lo siamo mai stati nei secoli prima d'ora, e siamo così
carichi di strumenti micidiali da potere, in un istante, incendiare la terra e
distruggere forse anche l'umanità;
Signore, noi abbiamo
fondato lo sviluppo e la prosperità di molte nostre industrie colossali sulla
demoniaca capacità di produrre armi di tutti i calibri e tutte rivolte a
uccidere e a sterminare gli uomini nostri fratelli; così abbiamo stabilito
l'equilibrio crudele della economia di tante Nazioni potenti sul mercato delle
armi alle Nazioni povere, prive di aratri, di scuole e di ospedali;
Signore, noi abbiamo
lasciato che rinascessero in noi le ideologie, che rendono nemici gli uomini
fra loro: il fanatismo rivoluzionario, l'odio di classe, l'orgoglio
nazionalista, l'esclusivismo razziale, le emulazioni tribali, gli egoismi
commerciali, gli individualismi gaudenti e indifferenti verso i bisogni altrui;
Signore, noi ogni giorno
ascoltiamo angosciati e impotenti le notizie di guerre ancora accese nel mondo;
Signore, è vero! Noi non
camminiamo rettamente! Signore, guarda tuttavia ai nostri sforzi, inadeguati,
ma sinceri, per la pace nel mondo! Vi sono istituzioni magnifiche e
internazionali; vi sono propositi per il disarmo e la trattativa;
Signore, vi sono
soprattutto tante tombe che stringono il cuore, famiglie spezzate dalle guerre,
dai conflitti, dalle repressioni capitali; donne che piangono, bambini che muoiono;
profughi e prigionieri accasciati sotto il peso della solitudine e della
sofferenza; e vi sono tanti giovani che insorgono perché la giustizia sia
promossa e la concordia sia legge delle nuove generazioni;
Signore, Tu lo sai, vi
sono anime buone che operano il bene in silenzio, coraggiosamente,
disinteressatamente e che pregano con cuore pentito e con cuore innocente; vi
sono cristiani, e quanti, o Signore, nel mondo che vogliono seguire il Tuo
Vangelo e professano il sacrificio e l'amore;
Signore, Agnello di Dio,
che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace.
La guerra vista da un
soldato...
In molti articoli,
lettere, mails, raccolte di firme, petizioni ecc., man mano che la scadenza
dell'ultimatum si avvicina, compare questa parolina: GUERRA. Una parolina
malvagia, ma, come sapeva Giovanni quando scrisse l'Apocalisse e come molti di
voi sanno, antichissima. Più che di letteratura si tratta della Storia
dell'Umanità. Se toglieste le guerre dai libri di storia, finireste col
distruggere i libri stessi. Gli
storici non avrebbero di
che parlare. L'umanità passa da una guerra all'altra, e le guerre vengono
ricordate e
narrate non per
rifiutarle, per imparare dagli errori, ma per allevare e crescere assassini,
massacri umani e bassezze di ogni genere.
Ma qualcuno conosce la
guerra dal di dentro? Dall'interno? So che bisogna stare nel rogo per conoscere
il dolore di chi sul rogo viene bruciato. So che è necessario stare in una
cella dei sotterranei della DINA, o della GESTAPO o del KGB o di quel che volete
per sentire il terrore e la solitudine opprimente del terrore.
Per questo voglio
raccontarvi qualcosa che ho vissuto, qualcosa che è mio da quasi trent'anni.
Qualcosa che non mi fa né più grande né più forte, ma che, al contrario, mi
rimpicciolisce e mi soffoca.
La guerra è il disordine
delle cose. Il disordine delle cose è una irresponsabilità. La guerra quindi è
una irresponsabilità politica, sociale e criminale. Sono stato soldato per
quasi 20 anni, sono passato per tutti i tipi di truppa, come membro del corpo
dei paracadutisti. Da recluta a ufficiale. Di tutti questi anni ho ricordi di
grida, di pianti, di carni straziate, di corpi fatti a pezzi dalla
mitragliatrice, o dai proiettili o dalle
baionette. Carri armati
che spappolavano giovani della mia età, davanti allo sguardo impietrito dei
carristi, che, lo so bene, se lo sognano ancora di notte.
La guerra è così. Il fumo
che soffoca la gola, che fa bruciare gli occhi, la morte sopra di te, al tuo
fianco, sotto di te, attorno a te. Questi figli di mamma, che si sbudellano sul
campo di battaglia, per l'onore della loro patria, che ha chiesto loro troppo.
Ha chiesto la tua gioventù e tu uccidi, sventri, perché hai solo questo. La tua
giovinezza, e la vuoi conservare...non importa a che prezzo.
E uccidi, fai a pezzi,
bruci, mitragli, bombardi, perché altrimenti fanno la stessa cosa a te.
Accoltelli il tuo prossimo, che l'unico male che ha fatto è stato di nascere
nell'altro paese, perché lo ha mandato un ufficiale superiore, che a sua volta
è stato mandato da un altro ufficiale comandato a sua volta da un politico di
quelli che se non fanno una guerra non entrano nella storia.
Quanti uomini politici
conosci che hanno evitato una guerra? Che sono entrati nella storia per evitare
una guerra? Lasciamo perdere. Non è questo ciò di cui vogliamo parlare perché
non c'è tempo. Il caso vuole però che hai la possibilità di rifiutare di
combattere. Ma anche questo ha i suoi codici.
Se sei soldato al fronte e
ti rifiuti di ammazzare il nemico vieni immediatamente fucilato. Ti uccidono
perché TU non vuoi uccidere! In guerra,
se ne esci vivo, intero o meno, perdi l'anima. Perdi sempre. Non ci sono
vincitori in guerra: solo quelli che stanno lontano dal fronte, dal suo fango,
loro, quelli che comprano sangue e vendono armi, loro sono quelli che vincono.
Gli unici trionfatori.
E che non ti ingannino con
la bandiera, con la terra o il sacro suolo della nazione: c'è sempre di mezzo
il denaro, c'è sempre un interesse monetario, sempre... E a te nel peggiore dei
casi è riservato il tuo pezzetto di terra, due metri per uno per due di
profondità. E' quello che ti danno e ai tuoi genitori una medaglia e una
pergamena.
E tu cos'hai fatto? Nel
frattempo hai massacrato, incendiato, distrutto, ucciso. Ho visto uomini,
ridotti a una pira umana, correre, amici miei, e soldati dell'altro campo.
Ho visto molti senza
braccia tentare di alzarsi.
Ho visto un ufficiale
correre sui moncherini dei suoi piedi, perché una granata gli era scoppiata fra
i piedi. Che altro? Ho visto civili. Sai chi soffre di più di quella
imbecillità umana che chiamiamo guerra? I bambini. Loro soffrono per
l'imbecillità dei grandi, di quelli che dovrebbero proteggerli. Li bombardano
col napalm, con esplosivi, li mitragliano, e sai... muoiono anche i bambini, e
se non muoiono restano con un gravissimo trauma.
Io li ho visti. Io l'ho
fatto. Io ero lì. E per più di 20 anni sono stato un assassino al servizio
dello Stato. Io che sono stato un operaio agricolo, un professionista del
cinema e della televisione e che oggi sono un medico oculista. Io ho ucciso più
gente di quella che potrei mettere al mondo in 50 anni. E a vent'anni avevo
ucciso più gente di quanti amici avessi. Io che ho visto la guerra dal di
dentro, so cos'è. Potrei stare ore a raccontarti cose una più macabra
dell'altra. Ma preferisco questi piccoli cenni, altrimenti sarebbe di cattivo
gusto.
Avete visto quelle statue
ai grandi uomini, al soldato eroico? Nelle piazze? Bene. Questo non ha niente a
che vedere con il balbettio del soldato che la battaglia ha sconvolto. Morto di
fame, di freddo, di sete, di paura, indolenzito, stanco, appena finisce la
battaglia si butta a terra con gli occhi fuori dalle orbite, fra i suoi
compagni, amici o nemici, vivi o morti, a riposare. Ma la sua anima non riposa.
Meno male che le madri non
vedono i figli sventrati, non vedono com'è ridotta la loro faccia, quando un
proiettile gliel'ha spappolata, il suo bel viso di ragazzo o quando ha
calpestato una mina o quando una granata lo ha fatto a pezzi, tanto che neppure
le scarpe sono rimaste.
Mi fa venire la nausea
leggere di persone che invocano la guerra. Mi fa schifo leggere quegli articoli
di uomini politici che parlano della guerra come tu ed io parliamo di andare a
fare una passeggiata o di fare l'amore con la nostra moglie. Che parlano di
come mandare alla morte migliaia di ragazzi, come tu ed io parliamo
dell'educazione dei nostri figli. E tutto per qualche pozzo di petrolio. Sempre
soldi di mezzo.
Io mi sono guadagnata una
medaglia. Lasciammo litri di sangue al fronte. Io personalmente ho assistito a
168 sepolture di ragazzi del mio reggimento. Abbiamo vinto, dissero i giornali.
Ci siamo guadagnati un trattamento da eroi. Trattamento psicologico. Ma la
faccia sporca della guerra è presente giorno e notte. E' una ferita aperta,
sanguinante, purulenta sulla faccia dell'Umanità. Ma sempre, sempre troverai
degli idioti che sventoleranno la bandiera della guerra.
Troverai sempre dei
giovani, ingannati, che si arruoleranno contro questo o quel sistema e andranno
in guerra. Professionisti che vivono della spada. Professionisti che studiano e
investono fortune in armi moderne, superbombe, aerei supersonici, invece di
investirli nel bene dell'Umanità.
Io sono uno di questi. Né
più né meno. Né il migliore né il peggiore. Ho svolto bene il mio incarico. Ho
liquidato, assassinato, sabotato, accoltellato centinaia di uomini, qualche
volta un vecchio e qualche volta una donna. Non so. Ho la mia colpa, ed è mia.
Vivo insieme a lei e mai, mai ho chiesto misericordia.
So cosa vuol dire tornare
dal fronte, e già dopo due mesi non sei più l'eroe, sei quello che deve cercare
il modo di vivere con se stesso. Non ti riconosci più. Sei un altro. Un
assassino. Con le tue medaglie, i tuoi ricordi, e un gran vuoto nel cuore e un
nodo allo stomaco. E una gran confusione nel cervello. E migliaia di fantasmi
nei tuoi sogni.
Solo a questo serve la
guerra. Per uccidere e rendere inumano l'essere umano. Continuo a non capire
quelli che appoggiano questa barbarie. Quando vedo i documentari degli anni
precedenti alla mia guerra: Vietnam, Indocina, Sinai, Kenya, Algeria, Laos,
Nicaragua, Cuba, Europa....e vedo tutta quella gente che va a combattere con
aria di trionfo: non li capisco. Non li capivo allora, e adesso ancora meno.
Un vecchio soldato yankee,
del Vietnam, mi diceva una notte di ricordi amari, a Madrid, dove eravamo
allora, nel '77: "Fratello, sul nostro viso sono segnati 30.000 anni di
barbarie. Siamo i migliori, perché siamo rimasti vivi per raccontarlo".
Adesso lo capisco, e lo
racconto. Non voglio concludere questo scritto con un NO ALLA GUERRA, perché
sarebbe ripetitivo. Neppure con LASCIATECI GODERE IL MONDO, perché suona
volgare. Voglio solo dire quello che ho detto. Siamo tutti abbastanza grandi
per finire come meglio credete. Io non sono né un giudice né un giurato. Per
molti anni sono stato un carnefice e questo mi basta. L'umanità giudicherà.
(lettera di un ex
ufficiale di uno Stato in guerra)
Questo nuovo giorno sia
veramente tuo,
da te condotto nella mia
vita,
secondo la tua volontà.
Che io sia guidato per
mano da te.
A te affido quanto ho di
più caro:
la famiglia, la vera
amicizia,
il lavoro, le mie
responsabilità,
i miei problemi, le mie
sofferenze.
Affido a te la mia fede debole,
il mio coraggio incerto,
la mia fiducia spenta,
la mia volontà stanca,
il mio cammino
disorientato.
Dammi tu l'energia per
vivere con dignità,
per affrontare e superare
le difficoltà
con coerenza e con
coraggio.
Fammi, Signore,
strumento di pace dovunque
sarò,
con chiunque mi
incontrerò,
e in qualunque vicenda
verrò a trovarmi.
Signore, sento che tu mi
stai dicendo:
«Buon giorno!».
Grazie, Signore!
E' questo l'unico augurio
di cui ho veramente
bisogno,
non solo perché sincero,
ma perché onnipotente!
È più facile dominare chi
non crede in niente, e questo è il modo più facile di conquistare il potere.
(da Never Ending
Story)
Signore, che stai alla mia
porta e bussi,
perdonami se tardo ad
alzarmi,
se impreco per il
disturbo,
se mi dimentico di
rispondere,
se non riconosco il tocco,
se mi lamento per
l'orario,
se non trovo le chiavi,
se sono così spesso fuori
casa.
Tu bussi, e io non ci
sono,
tu bussi, e io ti cerco
dove non sei:
nei palazzi scintillanti,
nei discorsi rassicuranti,
tra le persone importanti
Alcuni uomini vedono le
cose come sono e dicono:"Perchè?"
Io sogno le cose come non
sono mai state e dico :"Perchè no?"
(Robert Kennedy)
Ti senti vecchio?
Non si diventa vecchi
perché ci sono piovuti addosso
un certo numero di anni:
si diventa vecchi
perché si sono abbandonati
i propri ideali.
Gli anni solcano la pelle;
rinunciare al proprio
ideale solca l'anima.
Le preoccupazioni, i
dolori, i timori e la disperazione
sono nemici che,
lentamente, ci piegano verso la terra
e ci fanno diventare
polvere prima della morte.
Giovane è colui che è
capace di stupore e meraviglia.
Come il bambino
insaziabile, egli si domanda: "E poi?"
Egli sfida gli avvenimenti
e trova gioia nel gioco della vita.
Voi siete giovani, quanto
lo è la vostra fede,
vecchi come il vostro
dubbio,
giovani come la vostra
fiducia in voi stessi,
giovani come la vostra
speranza,
vecchi quanto il vostro
abbattimento.
Rimarrete giovani, finché
vi conserverete recettivi,
a ciò che è bello, buono e
grande.
Recettivi ai messaggi
della natura, dell'uomo, dell'infinito.
Essere giovani, non è
questione di età,
è questione di apertura
del cuore al mistero, a Dio.
(generale
Douglas A. MacArthur)
Quando piantiamo una rosa,
notiamo che rimane assopita per lungo tempo nel seno della terra, ma nessuno
osa criticarla, dicendo "non ha radici profonde", "manca di
entusiasmo nel suo rapporto con la campagna". Al contrario, la curiamo
pazientemente, con acqua e concime.
Quando germoglia la nuova
piantina, nessuno pensa di condannarla perché fragile, immatura, incapace di
rallegrarci immediatamente con le rose che stiamo aspettando. Al contrario: ci
meravigliamo per il processo della nascita delle foglie, seguito dai boccioli
e, il giorno in cui spuntano i fiori, il nostro cuore si riempie di gioia.
Eppure, la rosa è rosa dal
momento in cui mettiamo la talea nel terreno fino all'istante in cui, trascorso
il suo periodo di splendore, finisce per appassire e muore. A ogni stadio che
attraversa - talea, germoglio, bocciolo, fiore - esprime il meglio di sé.
Anche noi, nella nostra
crescita e nel nostro continuo mutamento, passiamo per vari stadi: dovremmo
imparare a riconoscerli, prima di criticare la lentezza dei nostri cambiamenti.
(W. Timothy
Gallway)
Beato chi decide di
perdere:
come il chicco di frumento
sotto terra,
darà abbondanti frutti;
beato chi porge l'altra
guancia:
spezzerà la catena della
violenza;
beato chi non ricorre a
metodi sleali
per far carriera:
sarà ricompensato dalla sua
virtù;
beato chi non pretende
d'avere il monopolio
della verità:
troverà gioia nel
mendicare amore e bellezza,
nascosti in ogni essere
umano;
beato chi non si
scoraggia:
rimarrà giovane come il
suo ottimismo;
beato chi sposa la
povertà:
genererà figli innamorati
della vita;
beato chi per la non
violenza muore:
libero come il vento,
competerà in bellezza con
le stelle
e creerà sulla terra la
civiltà dell'amore.
(Don
Valentino)
Una mamma e un bambino
stanno camminando sulla spiaggia.
Ad un certo punto il
bambino dice:
"Come si fa a
mantenere un amore?"
La mamma guarda il figlio
e poi gli risponde:
"Raccogli un po' di
sabbia e stringi il pugno...."
Il bambino stringe la mano
attorno alla sabbia e vede che più stringe più la sabbia gli esce dalla mano.
"Mamma, ma la sabbia
scappa!!!"
"Lo so, ora tieni la
mano completamente aperta..."
Il bambino ubbidisce, ma
una folata di vento porta via la sabbia rimanente.
"Anche così non
riesco a tenerla!"
La mamma, sempre
sorridendo:
"Adesso raccogline un
altro po' e tienila
nella mano aperta come se
fosse un cucchiaio...
abbastanza chiusa per
custodirla e abbastanza aperta per la libertà"
Il bambino riprova e la
sabbia non sfugge dalla mano ed e protetta dal vento.
"Ecco come far durare
un amore..."
Se ti accusassero di
essere cristiano, troverebbero delle prove contro di te?
(Dietrich Bonhoeffer)
Una volta un giudice
giudicò chi faceva la legge.
Prima cambiarono il
giudice, poi cambiarono la legge.
(Fabrizio De André)
UN AMICO DIVENTATO ATEO
Poi l’altro giorno ho
incontrato un vecchio amico al quale volevo molto bene. Quanti anni erano
passati! E’ stata la prima cosa che gli ho chiesto: “Non per il mestiere che
faccio ma per l’amore che ti voglio, ecco: credi ancora in Dio?” Un lungo,
perplesso, imbarazzato, dolente silenzio mi diceva di no. Allora ti ho scritto.
Caro.... mi sento in
difficoltà davanti a te come un sano che va a visitare un malato. Ho
l’impressione che la mia fede sia la mia salute. Tu invece......
Ma ti sono anche molto
vicino, perché nel mio cuore fede e sospetto vogliono convivere. Altrimenti
sarebbe una fede superficiale.
E ti sono anche
riconoscente per la tua incredulità, in uno speciale come te: mi costringi a
stupirmi e a ringraziare sempre per questa stranezza di essere credente!
So che tu hai rispetto per
la mia fede, un po' come avresti pudore davanti al mio corpo denudato: è
infatti la fede la parte più intima di me stesso.
Ma se mi vuoi bene e
vorresti riprendere la nostra conoscenza, perché non tenti, anche solo per
curiosità di me, non della fede, di spiare tra le pieghe della mia anima:
sapresti meglio chi sono.
Lo sai che io ho paura.
Paura della vita prima ancora che paura della morte. Ma non è forse la paura un
segno di salute mentale? E tante sicurezze davanti alla vita non sono forse
sintomo di malattia?
Vorrei invitarti a
condividere con me la rabbia e la ribellione contro il mistero della morte.
Posso forse io venire dal nulla e finire nel nulla.
Vorrei invitarti a
ricordare la favola del Natale, raccontata dalla Nonna: non c’era forse nel
nostro cuore di bimbi la sensazione di essere vivi per un Amore più grande del
nostro cuore?
Vorrei provare con te il
terrore della solitudine di questo granello di polvere che è la terra, gettata,
sembrerebbe a caso, lei spenta, tra miliardi di stelle lucenti.
Vorrei prendere in braccio
il tuo bimbo di pochi mesi e domandarti, mentre adori quel mostriciattolo, se
l’essenziale non è davvero invisibile agli occhi.
Vorrei domandarti perdono
per tutti gli scandali dei credenti, me compreso, e lungo la Storia, che ti
fanno sentire così lontana, e forse nemica questa povera Chiesa!
Vorrei fissare con te lo
sguardo negli occhi di qualche grande o comunissimo uomo, dono di Dio, da
Francesco fino alla Mamma del piano di sopra che adora il suo bimbo cerebroleso,
per cogliere se nei loro occhi visibili s’intravede la traccia di un guizzo
invisibile.
Vorrei poi lasciarti,
senza paura di offenderti, domandandoti il permesso, se credi, come credi, che
l’Amore valga più del denaro, della salute, della giovinezza e della carriera,
allora permettimi di considerarti a tuo modo, credente anche tu!
Spirito di Dio,
fa' della tua Chiesa
un roveto che arde di
amore per gli ultimi.
Alimentane il fuoco col
tuo olio,
perché l'olio brucia
anche.
Da' alla tua Chiesa
tenerezza e coraggio,
lacrime e sorrisi.
Rendila spiaggia
dolcissima
per chi è solo e triste e
povero.
Disperdi la cenere dei
suoi peccati.
Fa' un rogo delle sue
cupidigie.
E quando, delusa dei suoi
amanti,
tornerà stanca e pentita a
Te,
coperta di fango e di polvere
dopo tanto camminare,
credile se ti chiede
perdono.
Non la rimproverare.
Ma ungi teneramente
le membra di questa sposa
di Cristo
con le fragranze del tuo
profumo
e con l'olio di letizia.
E poi introducila,
divenuta bellissima senza
macchie e senza rughe,
all'incontro con Lui
perché possa guardarlo
negli occhi senza arrossire,
e possa dirgli finalmente:
"Sposo mio".
(don Tonino Bello,
Vescovo)
Ero lungo la strada,
battuta dal vento gelido
e sedevo per terra
appesantito dalla noia,
vestito come un misero
straccione.
Tu, Signore, sei passato,
mi hai guardato
e i nostri occhi si sono
incontrati.
I miei erano come spenti,
ma i tuoi erano luminosi
come il sole.
Tu mi hai preso per mano e
mi hai voluto con te.
Non ti conoscevo e nulla
sapevo di te.
Potevi prenderti uno che
ti conosceva,
uno meno sporco di me,
uno meno sbagliato di me.
Invece, no: hai voluto
proprio me.
Non so proprio cosa hai
visto
di interessante in me!
Non te lo chiedo nemmeno
tanto so che non valgo
niente.
Eppure hai scelto proprio
me,
ultimo fra gli ultimi,
per farmi diventare
un capolavoro del tuo
cuore.
Come non ringraziarti,
Signore,
ora che, con te, la vita
mi è diventata più
preziosa
di mille pezzi d'oro fino?
Ora che i miei stracci
sono cambiati in una veste regale
e da uomo insignificante e
inutile
sono diventato cellula
viva
del tuo corpo, pieno di
affascinante mistero,
come non cantare la tua
lode,
come non adorarti presente
e operante in me?
Amen.
L'aborto è il più grande
distruttore della pace perché, se una madre può uccidere il suo stesso figlio,
cosa impedisce che io uccida te e che tu uccida me? Non c'è più nessun
ostacolo.
(Madre
Teresa di Calcutta)
Se c'è soluzione perché ti
preoccupi?
Se non c'é soluzione perché ti preoccupi?
Acqua...o vino?
Il signore di un castello
diede una gran festa, a cui invitò tutti gli abitanti del villaggio aggrappato
alle mura del maniero. Ma le cantine del nobiluomo, pur essendo generose, non
avrebbero potuto soddisfare la prevedibile e robusta sete di una schiera così
folta di invitati.
Il signore chiese un
favore agli abitanti del villaggio: "Metteremo al centro del cortile,
dove si terrà il banchetto, un capiente barile. Ciascuno porti il vino che può
e lo versi nel barile. Tutti poi vi potranno attingere e ci sarà da bere per tutti".
Un uomo del villaggio
prima di partire per il castello si procurò un orcio e lo riempì d'acqua,
pensando: "Un po' d'acqua nel barile passerà inosservata... nessuno se ne
accorgerà!".
Arrivato alla festa, versò
il contenuto del suo orcio nel barile comune e poi si sedette a tavola.
Quando i primi andarono ad
attingere, dallo spinotto del barile uscì solo acqua. Tutti avevano pensato
allo stesso modo, e avevano portato solo acqua.
Un bimbo raccontava alla
sua nonna che tutto andava male: la scuola, problemi con la famiglia, malattie,
ecc. Intanto, la sua nonna preparava un biscotto. Dopo averlo ascoltato, la
nonnina gli dice: “Vuoi fare merenda?” il bimbo risponde: “certamente”.
“Prendi, eccoti un poco di
olio da cucinare”. “Mmm, ma non è buono da mangiare da solo!” dice il bimbo.
“Cosa diresti di un paio
di uova crude?” “Mamma mia, che disgustose saranno, nonna!” "Allora
gradisci un po’ di farina di grano, o magari un po’ di lievito?” “Nonna, sei
diventata matta, tutto questo è immangiabile”!
Allora la nonna rispose:
“Sì, tutte queste cose sembrano ripugnanti, se le consideri separate. Però se
le metti tutte insieme in maniera adeguata, formano un meraviglioso e delizioso
biscotto!"
Non penso mai, Signore,
che la gente, al termine
della mia vita,
possa dire la stessa cosa
che ha detto di te,
vedendo le tue opere:
"Ha fatto bene ogni
cosa".
E nemmeno mi aspetto
che, quando giungerò
davanti alla porta del cielo,
tu mi dica: "Vieni,
servo fedele".
Sarebbe già tanto che la
gente potesse dire:
"Ha sbagliato poche
volte",
e che tu mi accogliessi
dicendomi:
"Vieni lo stesso,
anche se qualche volta
mi hai fatto fare brutta
figura!".
Ho tanti difetti, Signore,
e non sono pochi i miei
peccati.
Spesso faccio anche il
sordo
quando la tua parola mi
scomoda troppo.
Tocca anche me, Signore,
con la mano della tua
grazia,
affinché mi cada di dosso
lo sporco e il difettoso
che c'è
così che sia sempre meno
indegno di te
giacché sento dentro di me
la tristezza per non
essere giunto alla tua perfezione.
Tocca anche me, Signore,
con la tua mano amorosa,
perché possa arrivare
almeno ad una sufficienza.
Sarebbe già tanto per me!
Amen.
(da A.Dini, La Parola
pregata)
Vuoi le mie mani, Signore?
Vuoi le mie mani, Signore,
vuoi le mie mani
per passare questa
giornata aiutando i poveri e i malati che ne hanno bisogno?
Signore, oggi ti do le mie
mani.
Signore, vuoi i miei piedi
per passare questa giornata
visitando coloro che hanno
bisogno di un amico?
Signore, oggi ti do i miei
piedi.
Signore, vuoi la mia voce
per passare questa giornata
parlando con quelli che
hanno bisogno di parole d’amore?
Signore, oggi ti do la mia
voce.
Signore, vuoi il mio cuore
per passare questa giornata
amando ogni uomo
solo...perché è un uomo?
Signore, oggi ti do il mio
cuore.
(Madre Teresa di Calcutta)
Il bimbo e il vecchio
Eravamo l'unica famiglia
nel ristorante con un bambino. Io misi a sedere il nostro piccolo Daniel su un
seggiolone per bimbi e mi resi conto che tutti erano tranquilli mentre
mangiavano e chiacchieravano.
Improvvisamente Daniel si
mise a gridare dicendo: "Ciao amico!" Batteva il tavolo con le sue
manone ciccione. I suoi occhi erano spalancati per l'ammirazione e la sua bocca
mostrava l'assoluta mancanza di denti.
Con molta gioia egli rideva e si dimenava. Mi guardai attorno e capii
che cosa lo stava così tanto attraendo.
Era uno straccione con un
cappotto logoro sulle spalle, sporco, unto e rotto. I suoi pantaloni erano
larghi e con la chiusura aperta fino alla metà; le dita dei suoi piedi si
affacciavano attraverso quelle che furono delle scarpe. La sua camicia era
sporca ed i suoi capelli non erano più stati toccati da lungo tempo. Le sue
basette erano lunghe e folte ed il suo naso aveva così tante vene che sembrava
una mappa.
Non eravamo molto vicini a
lui per sentirne l'odore, ma di sicuro puzzava fortemente. Le sue mani
cominciarono a muoversi per salutare: "Ciao piccolo; come ti
chiami?", disse l'uomo a Daniel. Uno sguardo veloce tra me e mia moglie:
"Che facciamo?" Daniel continuava a ridere e a ripetere : "Ciao,
ciao amico." Tutti nel ristorante guardavano noi e il mendicante.
Il vecchio sporco stava
scomodando il nostro bel figliolo. Cominciarono a servirci la cena, mentre
quell'uomo continuava a parlare e a gesticolare con Daniel. Tutti ci trovavamo
a disagio per l'atteggiamento di quell'uomo. In più era anche ubriaco. Mia
moglie ed io eravamo chiaramente in imbarazzo e non sapevamo cosa fare.
Mangiammo in fretta e in silenzio; Daniel invece, molto inquieto, mostrava
tutto il suo repertorio al mendicante che gli rispondeva con gesti infantili
imitando quelli dei bambini piccoli. Finalmente, finito di mangiare, ci
dirigiamo verso la porta d'uscita. Mia moglie andò a pagare il conto e
accordammo di ritrovarci fuori, nel parcheggio.
Il vecchio si trovava
molto vicino alla porta di uscita, ed io pregavo sottovoce il Signore che ci
facesse uscire prima che quel matto potesse avvicinarsi a Daniel. Passai vicino
all'uomo, dandogli la mia schiena e tentando di trattenendo il respiro, per non
respirare l'aria che il vecchio aveva respirato.
Mentre io facevo questo,
Daniel andò rapidamente in direzione del mendicante e gli alzò le sue braccia
per farsi prendere in braccio. Prima che io potessi intervenire, Daniel saltò
in braccio al mendicante e lo abbracciò. Poi, in un atto di totale fiducia,
amore e sottomissione mise la sua testa sulla spalla del povero.
Quell'uomo chiuse gli
occhi. Due grosse lacrime gli solcarono le guance. Le sue mani vecchie e
rugose, piene di cicatrici e dolore, molto soavemente accarezzavano la schiena
di Daniel. Non avevo mai visto nella mia vita due esseri volersi bene così
profondamente in così poco tempo. Mi trattenei atterrito.
Il vecchio uomo sospirò
con Daniel ancora tra le sue braccia e poi, aprendo lentamente gli occhi, mi
fissò dicendomi, con voce forte e sicura: "Abbia cura di questo
giovanotto!"
In qualche modo gli
risposi: "Lo farò", con un immenso nodo alla gola. Egli separò Daniel
dal suo petto, lentamente, come se avesse un dolore, e me lo diede in braccio.
Presi Daniel mentre il vecchio mi diceva: "Dio la benedica, signore. Lei
mi ha fatto un regalo immenso."
Riuscii a malapena a dire
un sommesso grazie. Con Daniel in braccio. uscii di corsa verso l'auto. Mia
moglie si domandava perché stavo piangendo stringendomi così forte al petto
Daniel, e perché continuavo a ripetere:
"Dio mio, Dio mo, perdonami."
Avevo appena assistito
all'amore di Cristo attraverso l'innocenza da un piccolo bambino che non si
fermò all'apparenza e non fece alcun giudizio; un bambino che vide un'anima ed
alcuni genitori che invece videro solo un mucchio di vestiti sporchi. Ero stato
un cristiano cieco, rimproverando invece il bimbo che cristiano lo era fino in
fondo.
Sentii che Dio mi stava
interrogando: "Sei disposto a condividere con me tuo figlio per un
momento, quando Io l'ho fatto per tutta l'eternità?" Quel vecchio,
inconsciamente, mi riportò alla mente le parole di Gesù: "Io vi assicuro
che chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in
esso." (Luca 18,17).
Se sapessi...
Se sapessi...
che è l’ultima volta
che ti guardo mentre ti
addormenti,
ti rimboccherei meglio le
coperte,
e chiederei a Dio di
vegliare sulla tua anima.
Se sapessi...
che è l’ultima volta
che ti vedo uscire dalla
porta,
ti abbraccerei e ti
bacerei
per poi richiamarti per un
altro bacio ancora.
Se sapessi...
che è l’ultima volta
che sento la tua voce,
registrerei ogni gesto e
ogni parola,
così da poterli rivedere,
giorno dopo giorno.
Se sapessi...
che è l’ultima volta
in cui posso fermarmi per
un momento per dirti "Ti voglio bene“,
invece di andarmene, dato
che lo sai che ti voglio bene,
mi fermerei per dirtelo
infinite volte.
Se sapessi...
che è l’ultima volta
che posso essere lì, per
passare la giornata con te,
perché sono sicuro, che ci
saranno ancora giorni in cui potremo farlo,
non ti lascerei nemmeno
per un momento.
Ci sarà sempre una mattina
in cui dopo aver commesso
degli errori
avremo bisogno di una
seconda possibilità
per mettere a posto le
cose...
ci sarà sempre un altro
giorno
per dire "Ti voglio
bene“
e ci sarà sempre un’altra
possibilità
per dire “Posso fare
qualcosa per te?”...
ma nel caso mi sbagliassi
e ci fosse rimasto solo
oggi,
voglio dirti che ti voglio
bene
e che spero che non ci
dimenticheremo mai.
Il domani non è stato
promesso a nessuno,
né giovane né vecchio,
e oggi potrebbe essere
l’ultima possibilità
che abbiamo di tenerci
stretta la vita.
Così perché non fai oggi
quello che rimandi a
domani?
Domani potrebbe non
arrivare mai.
Ti pentirai profondamente,
di non esserti preso del
tempo
per un sorriso, un abbraccio
o un bacio,
e di essere stato troppo
occupato, per offrire a qualcuno
quello che poi avrebbe
espresso come ultimo desiderio.
Ricordati dei tuoi cari
oggi
e sussurra loro
nell’orecchio,
dì loro, quanto li ami,
e quanto li amerai sempre.
Prenditi il tempo per dire
"Mi dispiace“,
"Ti prego ascoltami
", "Grazie", "E’ tutto a posto"
e se non ci sarà nessun
domani
non ti pentirai di quello
che hai fatto oggi.
L'AMORE DELLA CROCE
Mi abbandono, o Dio, nelle
tue mani.
Gira e rigira
quest'argilla,
come creta nelle mani del
vasaio.
Dalle una forma e poi
spezzala, se vuoi.
Domanda, ordina, cosa vuoi
che io faccia?
Innalzato, umiliato,
perseguitato,
incompreso, calunniato,
sconsolato,
sofferente, inutile a
tutto, non mi resta
che dire, sull'esempio di
tua Madre:
"Sia fatto di me
secondo la tua Parola".
Dammi l'amore per
eccellenza, l'amore
della Croce, ma non delle
croci eroiche
che potrebbero nutrire
l'amor proprio,
ma di quelle croci
volgari,
che purtroppo porto con
ripugnanza...
di quelle che si
incontrano ogni giorno
nella contraddizione,
nell'insuccesso,
nei falsi giudizi, nella
freddezza,
nel rifiuto e nel
disprezzo degli altri,
nel malessere e nei
difetti del corpo,
nelle tenebre della mente
e nel silenzio e aridità
del cuore.
Allora solamente Tu saprai
che Ti amo,
anche se non lo saprò io,
ma questo mi basta.
Amen.
Apri i nostri occhi,
Signore,
perché possiamo
vedere te nei nostri
fratelli e sorelle.
Apri le nostre orecchi,
Signore,
perché possiamo udire
le invocazioni di chi ha
fame, freddo paura.
Apri il nostro cuore,
Signore,
perché impariamo
ad amarci gli uni e gli
altri
come tu ci ami.
Donaci di nuovo
il tuo Spirito, Signore,
perché diventiamo
un cuor solo
e un'anima sola,
nel tuo nome. Amen.
(Madre Teresa di Calcutta)
IL SEGRETO DELLA FELICITA'
Un mercante, una volta, mandò il figlio ad apprendere il segreto della felicità
dal più saggio di tutti gli uomini. Il ragazzo vagò per quaranta giorni nel
deserto, finché giunse a un meraviglioso castello in cima a una montagna. Là
viveva il Saggio che il ragazzo cercava.
Invece di trovare un sant'uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove
regnava un'attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque
gruppetti che parlavano, una orchestrina che suonava dolci melodie. E c'era una
tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del mondo. Il
Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che
arrivasse il suo turno per essere ricevuto.
Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che
in quel momento non aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli
suggerì di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore.
Nel frattempo, voglio chiederti un favore, concluse il Saggio, consegnandogli
un cucchiaino da tè su cui versò due gocce d'olio. Mentre cammini, porta questo
cucchiaino senza versare l'olio.
Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre
tenendo gli occhi fissi sul cucchiaino. In capo a due ore, ritornò al cospetto
del Saggio.
Allora, gli domandò questi, hai visto gli arazzi della Persia che si trovano
nella mia sala da pranzo? Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri
ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia
biblioteca?'
Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica
preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d'olio che il Saggio
gli aveva affidato.
Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo, disse il
Saggio. Non puoi fidarti di un uomo se non conosci la sua casa.
Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a
passeggiare per il palazzo, questa volta osservando tutte le opere d'arte
appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne circostanti, la
delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d'arte disposta al
proprio posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente
su tutto quello che aveva visto.
Ma dove sono le due gocce d'olio che ti ho affidato? domandò il Saggio.
Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.
Ebbene, questo è l'unico consiglio che ho da darti, concluse il più Saggio dei
saggi.
Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza
dimenticare le due gocce d'olio nel cucchiaino.
INTRAPRENDERE IL VOLO
C'era un uccello che ogni
giorno trovava rifugio tra i rami secchi di un albero isolato in mezzo a
un'estesa pianura.
Un giorno un forte vento
fece cadere l'albero.
Il povero uccello dovette
volare lontano, al di là della pianura per trovare un albero su cui rifugiarsi.
Finalmente raggiunse un
bosco pieno di alberi carichi di frutta.
"Se l'albero vecchio
fosse rimasto in piedi l'uccello non avrebbe intrapreso il volo".
Nasci ancora, Signore
Gesù,
tra difficoltà ed affanni, ma nasci,
tra silenzi indifferenti e solitudini inespresse.
Nasci ancora ai senza tetto,
Tu che hai sperimentato il freddo
di un luogo abbandonato.
Nasci ancora ai potenti del mondo,
con la Tua umile presenza
così come facesti con i re del Tuo tempo:
il mondo ha ancora bisogno di pace!
Nasci ancora ai "diversi" della cultura massificante,
Tu che sei stato di scandalo.
Nasci ancora agli esuli
sbattuti dalle onde sulle rive della mancata accoglienza,
Tu che li hai preceduti in terra d'Egitto.
Nasci ancora alle mamme di tanti uccisi,
Tu che hai annusato, fin dalla nascita,
l'odore acre del sangue innocente.
Nasci ancora ai soli delle città affollate,
trasmetti la stessa tenerezza che Tua Madre Ti ha dato.
Nasci ancora ai poveri
e rendici tali,
solo così possiamo ancora ascoltare, vegliando,
note che parlano di pace.
Spirito Santo,
che riempivi di luce i
Profeti e accendevi parole di fuoco sulla loro bocca,
torna a parlarci con
accenti di speranza.
Frantuma la corazza della
nostra assuefazione all'esilio.
Ridestaci nel cuore
nostalgie di patrie perdute.
Dissipa le nostre paure.
Scuotici dall'omertà.
Liberaci dalla tristezza
di non saperci più indignare per i soprusi consumati sui poveri.
E preservaci dalla
tragedia di dover riconoscere
che le prime officine
della violenza e della ingiustizia sono ospitate nei nostri cuori.
Donaci la gioia di capire
che tu non parli solo dai microfoni delle nostre Chiese.
Che nessuno può menar
vanto di possederti.
E che, se i semi del Verbo
sono diffusi in tutte le aiuole,
è anche vero che i tuoi
gemiti si esprimono nelle lacrime dei maomettani
e nelle verità dei
buddisti,
negli amori degli indù e
nel sorriso degli idolatri,
nelle parole buone dei
pagani e nella rettitudine degli atei.
(don Tonino Bello,
Vescovo)
L’abate deve ricordare
sempre quel che è e come viene chiamato, sapendo che si esige di più da colui
al quale si è affidata maggiore responsabilità. Occorre che si renda conto
esattamente della difficoltà e delicatezza del compito che si è assunto di
guidare le anime e di adattarsi, con spirito di servizio, alle diverse
necessità di molti...
Dopo essere stato eletto,
l’abate pensi sempre quale peso si è assunto; pensi a chi dovrà rendere conto
del suo governo e sappia che «deve» giovare più che dominare. Per questo
bisogna che sia dotto nella legge di Dio, per sapere da quale fonte attingere
«il nuovo e il vecchio». Integro, sobrio, comprensivo, faccia sempre in modo
che la misericordia la vinca sulla giustizia: e allora anche lui otterrà di
essere trattato nella stessa maniera.
I vizi li dovrà odiare, ma
i fratelli li ami sempre. Anche quando si tratterà di correggere, lo faccia con
prudenza e moderazione, perché non succeda che a voler raschiare troppo la ruggine
si rompa il vaso. Consideri sempre con diffidenza la sua fragilità e si ricordi
che la canna incrinata non bisogna spezzarla. Non diciamo con questo che debba
tollerare il rafforzarsi dei vizi, ma che deve eliminarli con prudenza e
carità, nel modo che giudicherà utile per ciascuno in particolare. E si sforzi
di essere amato piuttosto che temuto.
Starà attento a non
diventare causa di agitazione, a non essere inquieto, pignolo, ostinato, geloso
e troppo facile al sospetto, perché non avrebbe mai pace. Nei suoi ordini sia
previdente e assennato: tanto nelle cose di Dio che negli affari temporali, si
comporti con discernimento e moderazione, tenendo presente la discrezione del
patriarca Giacobbe che diceva: Se faccio camminare troppo i miei greggi, mi morranno
tutti in un giorno (Gen 33,13). In base a questo e ad altri esempi, suggeriti
dalla discrezione che è madre delle virtù, disporrà tutto in modo che i forti
possano desiderare di più e i deboli non si scoraggino.
(Regola di san Benedetto,
2,1-2; 64,7-19)
Che cosa abbiamo davanti
agli occhi, contemplando il Crocifisso?
Abbiamo un miracolo nuovo.
Cristo ha fatto tanti
miracoli sul mare, sui ciechi, sui lebbrosi.
Ma il miracolo nuovo è che
questo Dio non fa un miracolo per sé,
rimane in agonia, con le
braccia aperte al Padre e al mondo.
E noi avvertiamo,
guardandoti, o Signore, che in questo abbraccio universale,
che raggiunge tutti gli
uomini di tutti i tempi, ci siamo anche noi.
E le tue braccia allargate
ci dicono:
«Sei anche tu nell'
abbraccio dell'alleanza,
Sei anche tu
nell'abbraccio della sicurezza dell'amore del Padre per te,
sei anche tu
nell'abbraccio della misericordia
che supera il tuo timore,
le tue colpevolezze.
Sei anche tu
nell'abbraccio di questo amore gratuito, purissimo, totale:
sei anche tu in questo
abbraccio sponsale, indissolubile,
che è la tua certezza di
vita per sempre».
Contemplando le braccia
allargate di Gesù sulla croce,
noi sentiamo che si
allargano gli spazi stretti del nostro cuore
gli spazi stretti della
nostra casa, della nostra società, della nostra terra.
Spazi che fanno tanta
fatica ad accogliere e che devono contemplare te,
con le tue braccia aperte
per sentirsi dilatare interiormente.
Tu, Gesù, un giorno avevi
detto:
«Viene l'ora in cui il
Figlio dell'uomo deve essere glorificato».
Noi siamo soliti intendere
questo termine "glorificato"
come un ricevere onore,
favori, potere, successo.
Ma guardandoti crocifisso,
noi comprendiamo che la
gloria di Dio passa anche attraverso
l'insuccesso, gli insulti,
le percosse.
Questa croce è il vero
trono tuo e della Chiesa.
Tu avevi detto:
“Quando sarò elevato da
terra attirerò tutti a me”.
Sulla croce, sei diventato
re universale di gloria, re di pace.
(Card. Carlo Maria
Martini)
Lentamente muore chi
diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli
stessi percorsi;
lentamente muore colui che
non cambia marcia,
colui che non rischia e
cambia il colore dei vestiti,
colui che non parla a chi
non conosce.
Muore lentamente chi evita
una passione,
chi preferisce il bianco
su nero ed i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme
di emozioni,
proprio quelle che fanno
brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere
il cuore davanti all'errore
ed ai sentimenti.
Lentamente muore chi non
capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia
l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno
una volta nella vita
di fuggire ai consigli
insensati.
Lentamente muore chi non
viaggia,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in sé
stesso.
Muore lentamente chi
distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a
lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia
incessante.
Lentamente muore chi
abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli
argomenti che non conosce,
chi non risponde quando
gli chiedono qualche cosa che conosce.
Evitiamo la morte a
piccole dosi,
ricordalo sempre che
essere vivo richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore del
semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente
pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità!
(Pablo Neruda)
Tu celebri il Natale di
Gesù
quando credi nel suo amore,
quando vivi nella sua gloria,
quando ami nel silenzio,
quando servi con umiltà,
quando soffri con gli altri,
quando sei felice con loro,
quando accogli chi ti cerca,
quando vai in cerca di chi è solo:
perché proprio allora Dio nasce
dentro di te... e intorno a te!
(Sabino
Palumbieri)
FOLLOW THAT
DREAM
If your heart is
restless and you can't go on
When you're
tired and weary, but you can't go on
Well a distant
dream is a callin' you
Then there's
just one thing that you can do
Yeah, you gotta
follow that dream wherever that dream may lead you
You gotta follow
that dream wherever that dream may lead
Now if I walk in
dreams
And if I talk in
dreams
I need someone
with a love I can trust
And together
we'll search for the things that come to us
Baby in dreams,
in dreams
Now every man
has the right to live
The right to a
chance to give what he has to give
The right to
fight for the things he believes
For the things
that come to him in dreams
Baby in dreams,
I walk in dreams
I talk in dreams
I live in dreams
Nella Chiesa che va alla
ricerca dei segni ci sono diversi temperamenti, diverse mentalità: c’è
l’affetto di Maria, l’intuizione di Giovanni, la massiccia lentezza di Pietro;
si tratta di diversi tipi, di diverse famiglie di spiriti che cercano i segni
della presenza del Signore. Ma tutti, se sono veramente nella Chiesa, hanno in
comune l’ansia della presenza di Gesù tra noi. Esistono dunque nella Chiesa
diversi doni spirituali, da cui hanno origine diverse disposizioni: alcuni sono
più veloci, altri più lenti; tutti comunque si aiutano a vicenda, rispettandosi
reciprocamente, per cercare insieme i segni della presenza di Dio e comunicarceli,
nonostante le diversità delle reazioni di fronte al mistero. In questo episodio
troviamo l’esempio di una collaborazione nella diversità: ciascuno comunica
all’altro quel poco che ha visto, e insieme ricostruiscono l’orientamento
dell’esistenza cristiana, laddove i segni della presenza del Signore, di fronte
a gravi difficoltà o a situazioni sconvolgenti, sembrano essere
scomparsi…Quando manca la presenza dei segni visibili del Signore, bisogna
scuotersi, muoversi, correre, cercare comunicazione con gli altri, con la
certezza che Dio è presente e ci parla. Se nella Chiesa primitiva Maddalena non
avesse agito in tal modo, comunicando ciò che sapeva, e se non ci si fosse
aiutati l’un l’altro, il sepolcro sarebbe rimasto là e nessuno vi sarebbe andato;
sarebbe rimasta inutile la risurrezione di Gesù. Soltanto la ricerca comune e
l’aiuto degli uni agli altri portano finalmente a ritrovarsi insieme, riuniti
nel riconoscimento dei segni del Signore.
(C.M.Martini)
PREGHIERA PER LA PACE
Signore, noi abbiamo
ancora le mani insanguinate dalle ultime guerre mondiali,
così che non ancora tutti
i popoli hanno potuto stringerle fraternamente fra loro;
Signore, noi siamo oggi
tanto armati come non lo siamo mai stati nei secoli prima d'ora,
e siamo così carichi di
strumenti micidiali da potere, in un istante,
incendiare la terra e
distruggere forse anche l'umanità;
Signore, noi abbiamo
fondato lo sviluppo e la prosperità di molte nostre industrie colossali sulla
demoniaca capacità
di produrre armi di tutti
i calibri e tutte rivolte a uccidere e a sterminare gli uomini nostri fratelli;
così abbiamo stabilito
l'equilibrio crudele della economia di tante Nazioni potenti sul mercato delle
armi
alle Nazioni povere, prive
di aratri, di scuole e di ospedali;
Signore, noi abbiamo
lasciato che rinascessero in noi le ideologie,
che rendono nemici gli
uomini fra loro: il fanatismo rivoluzionario, l'odio di classe, l'orgoglio
nazionalista,
l'esclusivismo razziale,
le emulazioni tribali, gli egoismi commerciali, gli individualismi gaudenti e
indifferenti verso i bisogni altrui;
Signore, noi ogni giorno
ascoltiamo angosciati e impotenti le notizie di guerre ancora accese nel mondo;
Signore, è vero! Noi non
camminiamo rettamente!
Signore, guarda tuttavia
ai nostri sforzi, inadeguati, ma sinceri, per la pace nel mondo!
Vi sono istituzioni
magnifiche e internazionali; vi sono propositi per il disarmo e la trattativa;
Signore, vi sono
soprattutto tante tombe che stringono il cuore, famiglie spezzate dalle guerre,
dai conflitti,
dalle repressioni
capitali; donne che piangono, bambini che muoiono; profughi e prigionieri
accasciati
sotto il peso della
solitudine e della sofferenza; e vi sono tanti giovani che insorgono
perché la giustizia sia
promossa e la concordia sia legge delle nuove generazioni;
Signore, Tu lo sai, vi
sono anime buone che operano il bene in silenzio, coraggiosamente,
disinteressatamente
e che pregano con cuore
pentito e con cuore innocente; vi sono cristiani, e quanti, o Signore,
nel mondo che vogliono
seguire il Tuo Vangelo e professano il sacrificio e l'amore;
Signore, Agnello di Dio,
che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace.
(Paolo VI)
C'era una volta un uomo
che non credeva nel Natale.
Era una persona fedele e generosa con la sua famiglia e corretta
nel rapporto con gli altri, però non credeva che Dio si fosse
fatto uomo come, secondo quanto afferma la Chiesa, è successo a
Natale. Era troppo sincero per far vedere una fede che non
aveva.
"Mi dispiace molto, disse una volta a sua moglie che era una
credente molto fervorosa, però non riesco a capire che Dio si
sia fatto uomo; non ha senso per me."
Una notte di Natale, sua moglie e i figli andarono in chiesa per
la messa di mezzanotte. Lui non volle accompagnarli. "Se andessi
con voi mi sentirei un ipocrita. Preferisco restare a casa. vI
starò aspettando."
Poco dopo la famiglia uscì mentre iniziò a nevicare. Si avvicinò
alla finestra e vide come il vento soffiava sempre più forte.
"Se è Natale, pensò, meglio che sia bianco". Tornò alla sua
poltrona vicino al fuoco e cominciò a leggere un giornale.
Poco dopo venne interrotto da un rumore seguito da un altro e
subito da altri.
Pensò che qualcuno stesse tirando delle palle di neve sulla
finestra della sala da pranzo. Uscì per andare a vedere e vide
alcuni passerotti feriti, buttati sulla neve.
La tormenta li aveva colti di sorpresa e, per la disperazione di
trovare un rifugio, avevano cercato inutilmente di attraversare
i vetri della finestra. "Non posso permettere che queste povere
creature muoiano di freddo... però come posso aiutarle?"
Pensò che la stalla dove si trovava il cavallo dei figli sarebbe
stato un buon rifugio, velocemente si mise la giacca, gli
stivali di gomma e camminò sulla neve fino ad arrivare nella
stalla, spalancò le porte e accese la luce. Però i passerotti
non entrano.
"Forse il cibo li attraerà," pensò. Tornò a casa per prendere
delle bricciole di pane e le disseminò sulla neve facendo un
piccolo cammino fino alla stalla. Si angustió nel vedere che gli
uccelli ignoravano le bricciole e continuavano a muovere le ali
disperatamente sulla neve. Cercò di spingerle in stalla
camminando intorno a loro e agitando le braccia. Si dispersero
nelle diverse parti meno verso il caldo e illuminato rifugio.
"Mi vedono come un estraneo e che fa paura", pensò. "Non mi
viene in mente nulla perché possano fidarsi di me... Se solo
potessi trasformarmi in uccello per pochi minuti, forse
riuscirei a salvarli".
In quel momento le campane della chiesa cominciarono a suonare.
L'uomo restò immobile, in silenzio, ascoltando il suono gioioso
che annunciava il Natale. Allora si inginocchiò sulla neve: "Ora
si, capisco, sussurrò. Ora vedo perché hai dovuto fare tutto
questo!"
Nel giorno decisivo del
Giudizio la domanda che ci sarà rivolta dal Signore non sarà tanto: "Sei
stato credente?", quanto piuttosto: "Sei stato credibile?"
Gesù
chiama Levi, un peccatore, un pubblicano, un lontano dal regno di Dio. Non ci
può essere dimostrazione più evidente che la vocazione è un fatto gratuito,
un’azione creatrice. Quando Dio chiama, crea nel chiamato la forza per
rispondere: lo fa su misura per la missione a cui lo destina.
Dio
non vuole l’emarginazione di nessuno. Ogni peccatore può trovare la via del
bene se i buoni sanno convivere e banchettare con lui. La missione di Gesù, e
quindi anche della Chiesa, non è quella di alzare barriere di protezione, ma di
abbatterle per mescolarsi col mondo. Una società che emargina i traviati, non è
una società cristiana.
Per me sarebbe
un'umiliazione tremenda se qualcuno mi domandasse: "Che stai facendo?
Perché lo stai facendo?" e dovessi rimanere a bocca aperta senza
rispondere. Ed educo i miei ragazzi così, a saper dire in qualunque momento
della loro vita, che cosa fanno e perché lo fanno.
(don Lorenzo Milani)
Mi
hai chiamato, Dio dei miei padri,
ad
uscire dalla palude del peccato
perché
volevi che io provassi la gioia luminosa di una prateria
ove
è possibile giacere, saltare, correre e cantare.
Mi
hai strappato dalla schiavitù antica
per
farmi vivere nella libertà.
Ed
io, o Signore, sono un uomo inquieto
perché
la libertà è una gioia, ma anche un tormento.
Ad
ogni passo sono costretto a scegliere fra il bene e il male,
fra
il peccato e la grazia, fra la tua parola e quella del maligno,
fra
la polvere delle stelle e il fango della terra.
Quanta
fatica, o Signore,
hai
messo nelle mie mani con la libertà!
Tu
intanto stati in silenzio a guardare la mia libertà.
Stai
a guardare le scelte che compio e i passi che faccio.
Se
cado, per una scelta sbagliata,
con
dolcezza mi rialzi e continui a guardarmi.
Se
resto in piedi per una scelta giusta
sorridi
e continui a guardarmi.
Sei
un Dio fuori di ogni immaginazione!
Vuoi
che cammini da me
perché
non sei un dittatore o un plagiatore
e
nemmeno un carceriere che impedisce ogni mio passo,
ma
un Dio che ama solo e sempre chi è un uomo libero
e
si fa perciò responsabile di sè e degli altri.
In
Paradiso ci arriverò perché voglio
e
perché faccio quello che è necessario
e
non perché ci sono costretto da te.
La
mia libertà di scelta
è
anche la grazia più bella che mi hai offerto
perché
mi fa uguale a te, Dio,
appassionato
amante della libertà. Amen
DIO
NEL POZZO
Una
comitiva di zingari si fermò al pozzo di un cascinale. un bambino di cinque
anni uscì nel cortile e iniziò ad osservarli.
uno
zingaro in particolare lo affascinava, un pezzo d'uomo che aveva attinto un
secchio d'acqua e stava lì, a gambe aperte, bevendo.
finito
che ebbe, si chinò e scrutò a lungo nel pozzo. Il bambino incuriosito, si alzò
in punta di piedi per cercare di vedere oltre l'orlo del pozzo che cosa stesse
guardando lo zingaro.
Il
gigante si accorse del bambino e sorridendo lo sollevò da terra tra le braccia.
"sai
chi ci sta laggiù?". il bambino scosse la testa.
"ci
sta Dio. Guarda!" disse l'omone.
Là,
nell'acqua ferma dello specchio, il bambino vide riflessa la propria immagine.
"Ma quello sono io!".
"Ah!"
esclamò lo zingaro. "Ora sai dove sta Dio."
(da 40 storie nel deserto di Bruno Ferrero)
Io non capisco
come tu non ti stanchi di me.
Tu sei continuamente alla mia presenza
ed io ti guardo
solo per qualche tratto,
poi scappo
e riprendo la mia libertà,
perché credo che solo così
sono me stesso.
Io non capisco perché tu non ti stanchi di me
e non mi lasci solo al mio destino,
ma poi so
che solo tu sei il mio destino,
solo in te mi posso rispecchiare,
solo in te sono me stesso.
Solo in te posso riposare,
solo in te posso crescere.
Senza di te posso solo seccare.
(E. Olivero - Preghiere Metropolitane)
Non è indispensabile
correre
Il padrone di un negozio
stava esponendo sulla porta un cartello con la scritta: "Si vendono
cuccioli". Questo genere di annuncio attira sempre i bambini e difatti di
lì a poco un ragazzino si presentò nel negozio chiedendo: "Quanto costano
i cagnolini?"
Il padrone
rispose:"Tra i 30 e i 50 Euro".
Il bambino mise la mano in
tasca ed estrasse alcune monete: "Ho solo 2,37 Euro...posso
vederli?". L'uomo sorrise e fece un fischio. Dal retrobottega entrò
correndo il suo cane seguito da cinque cuccioli. Uno di questi però era rimasto
molto indietro rispetto agli altri.
Il ragazzino subito indicò
il cagnolino rimasto indietro che stava zoppicando: "Cosa gli è
successo?" domandò. L'uomo gli spiegò che quando era nato il veterinario
gli aveva detto che quel cucciolo aveva un'anca difettosa e che sarebbe rimasto
zoppo per sempre.
Il bambino si commosse a
quelle parole ed esclamò: "Questo è il cagnolino che voglio
comprare!" Ma l'uomo gli rispose: "No, non comprarlo! Se lo vuoi
veramente, te lo regalo!" Il bambino rimase molto male e guardando l'uomo
diritto negli occhi gli disse: "Non voglio che lei me lo regali: vale
tanto come gli altri cagnolini e io le pagherò il prezzo intero. Se è
d'accordo, le darò subito i miei 2,37 Euro e un po' ogni mese fino a quando lo
avrò pagato completamente."
L'uomo rispose: "Non
vorrai davvero comprare questo cagnolino, ragazzo. Non sarà mai in grado di
correre, di saltare e di giocare come gli altri cagnolini!"
Allora il bambino si piegò
ed estrasse dai pantaloncini la sua gamba sinistra, malformata e imprigionata
in un pesante apparecchio metallico. Guardò di nuovo l'uomo e gli disse:
"Questo non importa: anch'io non posso correre e il cagnolino avrà bisogno
di qualcuno che lo capisca."
L'uomo si stava mordendo
le labbra e i suoi occhi si riempivano di lacrime... sorrise e disse:
"Ragazzo, io mi auguro e lo spero davvero che ciascuno di questi cuccioli
trovi un padrone come te."
Dio ti ama. Gli interessi
personalmente, continuamente, appassionatamente, prova la tua gioia in te. Gli
sei necessario, il tuo cuore lo rallegra, la tua indifferenza lo stupisce, la
tua amarezza lo strazia. Vuole con te una relazione continua. Se non credi a
questo, se non ti senti sollevato da questa certezza significa che non hai
capito che Dio è Padre.
(Louis Evely)
"Duc in
altum"="prendi il largo".
L'uso migliore della vita
è di spenderla per qualcosa che duri più della vita stessa.
(William James)
ACCOGLIENZA: del Signore
nell’altro.
Lc 14,12 - “Quando offri
un pranzo o una cena ....invita poveri, storpi....”
Insegnami, Signore, la
virtù, anzi l’atteggiamento interiore e costante dell’accoglienza: se io che
sono come sono come potrò non accogliere gli altri che sono come sono?
Tu presenti la parabola
dell’invito a pranzo per svelarci i tesori dell’accoglienza. L’accoglienza a
tutti, soprattutto ai non accolti.
in ginocchio
La prima cosa che posso
fare per l’Altro non è quella di aiutarlo, e neppure quella di ascoltarlo, e
neppure quella di accoglierlo, e neppure quella di volergli bene: il primo
atteggiamento di fede davanti all’altro e quello di inginocchiarsi davanti a
lui, riconoscendolo immagine di Dio, abitato Dalla Sua presenza! Il primo gesto
davanti all’Altro è quello di mettermi in ginocchio. E perfino davanti a me
stesso.
Mi sento abituato a
venerare l’Altro? E a venerare me stesso?
il primo pensiero
Per l’Altro posso fare
sempre, assolutamente sempre qualcosa. Posso infatti sempre pregare per lui.
Non è una fuga. E’ una certezza! La possibilità di pregare per l’Altro è il
primo pensiero che mi viene in cuore quando decido di rapportami con lui,
quando mi rendo disponibile ad aiutarlo?
“simpatia” non perché
Ogni Altro domanda di
essere incontrato con “simpatia” non perché è così o così, ma perché appunto è
un Altro, è una Persona, è un Fratello/ Sorella, è un Figlio di Dio. E’ troppo
importante decidere che le nostre simpatie non sono “di pelle” ma “di cuore”
cioè “di fede”. Allora verifico nel mio cuore: ho deciso di voler provare una
istantanea simpatia per ogni altro nel momento di ogni incontro con lui? Poi se
dovrò soffrirne, vedremo. Ma di primo acchito, decido per la simpatia, cioè per
l’Amore, per l’accoglienza.
Come giudicano gli altri
vicino a me la mia capacità di “simpatia a prima vista?” Sono uno che è facile,
piacevole incontrarlo/la perché si intuisce un rapporto di voluta simpatia
immediata oppure mi si evita volentieri?
non potrete mai
l’altro non è mai un
NEMICO. Ogni incontro è fatto per incontrare un fratello anche nel cuore della
persona che viene per aggredirmi. L’Altro è una persona. Lui potrà sentirsi
nemico ma io lo incontrerò sempre come Persona. L’Altro può farmi di tutto ma
mai potrà costringermi a considerarlo un nemico anche quando lui si sentisse
tale. Ricordiamo la famosa sfida di Martin Luther King: “potrete
perseguitarci.... potrete segregarci.... potrete violentare le nostre spose
sotto i nostri occhi.... ma non potrete mai costringerci ad odiarvi!”.
mi incuriosisce
L’Altro mi incuriosisce
sempre. E’ sempre un mondo nuovo l’Altro. Anche quando lo conosco benissimo io
posso vederlo sempre con occhi nuovi. E quando non lo conosco, lui non è una
insidia alle mie sicurezze ma sempre un mondo da scoprire. L’Altro è del colore
dei miei occhi.
E se l’Altro non mi
incuriosisce allora io sono vecchio, anzi, finito!
responsabile
L’Altro è qualcuno di cui
io mi sento responsabile. Lui non lo sa ma il Signore, facendomelo incontrare,
in qualche modo, in qualche misura, me lo affida. “Dov’è Caino, tuo fratello?”
L’Altro è uno del quale anche io sono in qualche modo, in qualche misura, sotto
qualche profilo responsabile. Sono soprattutto responsabile della sua salvezza
eterna. Mi lascio affascinare e sgomentare da questa prospettiva?
ACCOGLIENZA: dell’altro
mandato da Dio.
At 18,27 - “I fratelli
scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza”.
postino di Dio
L’Altro è fonte di gioia,
non per quello che mi porta, ma perché me lo manda il Signore! Quand’anche mi
portasse una croce, è comunque un dono del Signore. Ecco perché ogni Altro,
ogni Prossimo diventa fonte di gioia:
perché lo accolgo come
“postino di Dio”! Sto attento a non lasciar cadere per terra il telegramma che
lui, magari inconsapevole, porta in mano.
discepolato
L’Altro è sempre Maestro
della mia vita: infatti attraverso di lui il Signore mi dice sempre qualcosa di
nuovo e di utile per la mia vita. Vorrei poter fare la storia di quello che ho
imparato da ciascuna delle persone che ho incontrato. Chi non impara niente è
peggio di un alunno che non vuole studiare. L’alunno non impara la matematica,
chi non impara dall’altro non impara a vivere vivo! Mi rendo sempre e sùbito
attento al discepolato dell’altro? Quali sono le persone dalle quali ho
imparato di più nella vita? Come ho manifestato ad esse la mia riconoscenza?
Come ringrazio chi mi
“scortica” la pelle dell’anima per rinnovarla ed abbellirla sempre di più? Come
posso rendere sicuro l’Altro che il suo incontro mi trova sempre disposto a
“imparare”, a raccogliere i segnali che lui mi può mandare per aiutarmi a
crescere?
mai di sua iniziativa
L’Altro non viene mai di
sua iniziativa. Anche se lui pensa di aver pensato di incontrarmi è da più
lontano che viene l’iniziativa di questo incontro. E’ il Signore che me lo
manda. E allora lo accolgo ricordando chi me lo ha mandato anche se lui non sa
Chi lo ha mandato!
di chi riceve
Perciò l’Altro mi
arricchisce sempre. Credo per fede che l’Altro mi viene incontro e il Signore
sta per servirsi di lui per cambiare e maturare la mia vita. Mi rapporto con
l’Altro in atteggiamento di chi riceve anche da colui che viene per domandarmi?
Come alimento nel mio
cuore e sulle mie labbra il sentimento di riconoscenza, sempre per chi
incontro?
rivelazione!
L’Altro mi rivela a me
stesso. Se so guardare con occhi limpidi l’Altro diventa uno specchio per la
mia coscienza: è proprio nel suo incontro che io mi rendo conto di chi sono.
Dal come lo accolgo io mi rendo conto di chi sono. Proprio accogliendo un
Altro, proprio confrontandomi con lui ecco che prendo coscienza di chi sono.
Poverino chi pensa di conoscere già abbastanza se stesso. Poverino il
tranquillo di se stesso. Poverino chi appositamente non vuol imparare più nulla
di sé. Cosi l’Altro mi diventa RIVELAZIONE!
frustrato.
L’Altro può crescere se io
l’aiuto a crescere. Se lui cresce io stesso ne resto cresciuto, maturato,
cambiato. Anche dalla sua crescita dipende la mia crescita. Un po' come la
crescita di un genitore dipende dalla “riuscita” del figlio. E se l’Altro non
vuol crescere il mio desiderio e il mio impegno mi fa crescere ugualmente,
davanti agli occhi del Signore! Lui potrà scrivere diritto anche sulle righe
storte della mia vita. Non ho mai ragioni per sentirmi frustrato.
ACCOGLIENZA: l’accolto
salva chi l’accoglie
Eb 13,2 - “Hanno accolto
degli angeli senza saperlo!”
adesso o un giorno
L’Altro è uno con il quale
sono chiamato a desiderare sempre di poter adesso o un giorno pregare insieme
perché proprio nel momento della preghiera comune sperimento una comunione e
una intimità che non proverei altrimenti. Talvolta risulta impossibile, magari
per anni, o per sempre: anche allora non spegnerò quel desiderio che diventa sofferenza
feconda per l’Altro che amo, e per me che lo amo!
mi discute
L’Altro mi discute. Il suo
comportamento e la sua stessa persona mi mettono in crisi di conversione, mi
verificano, rivelano le mie debolezze, smuovono le acque stagnanti della mia
vita, delle mie pigrizie, mi scampano dalla mia “santa” cioè diabolica pace!
L’Altro è fonte di insicurezza. L’Altro mi cambia le carte in tavola. L’Altro
scombina gli equilibri e le paralisi della mia vita. Ecco perché tante famiglie
sono chiuse come gabbie dorate: per paura di accorgersi della differenza fra
tranquillità e felicità! Così l’Altro mi converte! L’Altro diventa il
provvidenziale cilicio della mia povera vita!
discernimento
L’Altro è un progetto, un
sogno del Signore. Ma lui spesso non lo conosce. Anzi, spesso neppure lo cerca.
Allora l’Altro è uno per il quale devo domandare io quale sia il sogno di Dio
per lui, per potermi muovere non secondo la mia testa ma secondo il cuore di
Gesù. Così l’Altro diventa domanda di discernimento per me! E domandando luce
per l’Altro imparo a domandare luce per me stesso. Direttamente al Signore, e
ai fratelli che stimo. Il numero dei fratelli/ sorelle ai quali posso domandare
luce per la vita di un Altro e per la mia vita sono la misura della mia
compagnia o della mia solitudine nella mia vita!
da liberare
L’Altro è un po' sempre
Uno da liberare. Ciascuno di noi vive le sue paralisi, i suoi blocchi, le sue
paure. Ma la vicinanza di una persona accogliente, la presenza di un cuore
caldo e sereno, ecco che scioglie come ghiaccio al sole le nostre chiusure, i
suoi strangolamenti, le sue paralisi. Io voglio essere per chi incontro sempre
meno uno che blocca, uno davanti al quale devo assumere una maschera per essere
accettato. Voglio diventare uno la cui presenza libera nell’Altro tutte le
potenzialità di bene e di bellezza che teneva racchiuse in cuore. Voglio che la
mia accoglienza gli faccia trovare il coraggio di liberare e fiorire tutti i
semi buoni che il Signore ha seminato nella terra buona del suo cuore!
novità: controllo e misura
L’Altro è sempre nuovo,
anche se la sua vita è sempre uguale, perché il Signore gli rivolge sempre
parole nuove alla sua vita, anche se lui è sordo. Così io pure avrò verso di
lui occhi sempre nuovi al punto che io saprò leggere in lui quelle novità che
neppure lui stesso scopre. La scoperta delle novità nell’altro diventa così
allora controllo e misura della vivezza del mio sguardo spirituale. L’altro è
perenne meraviglia! Anche e soprattutto in famiglia! Che incanto vivere accanto
a chi ogni mattina si stupisce di incontrarmi!
insofferenza,insofferenza
L’Altro chiude spesso il
suo cuore al Signore e forse anche a me. Allora io trasformo l’in-sofferenza
spontanea per le sue chiusure in sofferenza perché lui chiude il cuore al
Signore, al suo prossimo, alla sua crescita. Se l’Altro mi desse uno schiaffo
io non saprò soffrire perché mi ha dato uno schiaffo ma soffrirò perché lui a
dato uno schiaffo a qualcuno, e perciò al Signore. L’Altro diventa allora
sofferenza per me. La misura della mia sofferenza per lui diventa la misura
della mia passione apostolica. La misura invece della mia non sofferenza al
male che uno mi fa a me, unita alla sofferenza per il fatto che lui faccia del
male a qualcuno io o altri non importa, diventa la misura di quanto per me Dio
sta prima dell’io!
l’accoglienza via alla
gioia!
Ogni Altro accolto nel mio
cuore, nel mio orologio, nel mio portafoglio, nella mia casa, alla mia mensa,
dilata il mio cuore. Più il cuore è grande, più è ricco, più c’è posto per la
gioia e la fantasia!
Così anche per noi, come
per Maria l’accoglienza diventa la via alla gioia!
AMORE: accorgersi
dell'altro.
Lc 10,33: Un Samaritano,
che era in viaggio lo vide e gli si fece vicino.
Grazie Signore, per questo
scomunicato, che si accorge di chi incontra e gli regala la sua attenzione.
Insegna anche a me, in questo mondo frettoloso, distratto, fuggiasco dai
bisogni del prossimo, a cercare la mia gioia proprio nell'accorgermi dell'altro
in difficoltà, a regalargli la mia attenzione.
Ma perché dovrei farmi
attento in questo mondo di distratti e fuggiaschi!
Perché dovrei farmi
attento agli altri quando ho l'impressione che gli altri si facciano così
raramente davvero attenti a me, alle mie ferite più profonde e perciò più
nascoste?
Forse potrei partire dalla
domanda egoistica: "E se un giorno dovesse capitare a me di trovarmi a
terra, come questa vittima dei briganti, non aspetterei forse con ansia chi
osasse fermarsi?" E allora perché non farlo io quando mi trovo dall'altra
parte della barricata che divide i distratti dai colpiti?
Forse sento dentro che io
stesso non sarei capace di ridere ricordandomi che tu piangi. Per questo la
gente cosiddetta normale vive dietro a 1000 paraventi!
E mi hai messo in petto un
cuore che non sa darsi pace se si ricorda di essersi girato dall'altra parte,
se ha spento la TV davanti a quel servizio così diverso dalle ballerine di
sempre, esclamando: "ma intanto io non ci posso fare niente. Così va il
mondo! Lascialo andare!". Per questo tanta gente cosiddetta comune trapianta
un sasso al posto del cuore!
Forse mi sento davvero più
vivo quando mi lascio trafiggere e coinvolgere dai guai dell'altro. Mi si
complica la vita. Ma vivo anziché sonnecchiante come tanta gente cosiddetta
comune.
Forse sento che la
riconoscenza del malcapitato vale più del tempo che perdo accorgendomi di lui.
Ma se anche lui non mi ringraziasse il Tuo grazie, Signore, riscalda il mio
cuore infreddolito!
Ma quando "non ci
posso fare niente" mi ricordo che qualcuno che non poteva fare niente per
me mi ha regalato qualcosa che valeva più della soluzione dei miei problemi: mi
aveva regalato la sua attenzione, la sua vicinanza. E allora è un'altro vivere
quando vivi la stessa croce, ma sei liberato dal peso della solitudine!
E se il mondo gira sempre
allo stesso modo, nonostante il mio scendere a cavallo per accorgermi di te, io
sento che la mia giornata valeva la pena di essere vissuta perché ho tentato
quella sera, di lasciare il mondo un po' più bello di come era al mattino.
Era soltanto una goccia
dell'oceano quel mio gesto di attenzione ma era almeno quella goccia che
innaffiava il fiore della gioia nel mio cuore!
E mi sono accorto che il
mio cuore diventava sempre più grande ogni volta che lo aprivo sul fratello
ferito! Ero contento ogni volta che mi fermavo scendendo da cavallo più di
quando gli affondavo gli speroni nella pancia per farlo passare avanti,
girandomi dall'altra parte.
Dammi, Signore, luce e
forza per fermarmi accanto allo sfortunato ricordandomi che Tu mi hai detto di
farlo. E allora di Te mi fido. Ricordandomi altresì che tu mi hai detto che in
lui trovo Te. E' lì che tu mi dai appuntamento. Non vorrei mancare mai!
AMORE: a fondo perso.
Rom. 8,36: per causa tua
siamo messi a morte tutto il giorno.
Fin da piccoli ci hanno
sempre impressionato i racconti dei Missionari che descrivevano la partenza dei
primi loro compagni per l'Africa, ai tempi in cui le difficoltà e le malattie
li candidavano a vita breve e morte certa.
Sono queste le
"cose" che convincono di te Signore, più di tanti discorsi. E
convincono ancora di più a confronto, purtroppo, dei "martiri"
dell'Islam che si immolano per distruggere anziché per costruire.
Incantami, Signore,
davanti a questi giovani che non temevano di varcare i mari ed esporre la vita
per conquistarti le anime: metti anche nel mio cuore il desiderio di rimetterci
con gioia un po' di tempo e un po' di denaro per annunziare il tuo Vangelo a
chi pensa che la poltrona davanti alla TV sia il momento più felice della
giornata.
Incantami, Signore,
davanti a questi giovani che, in un mondo di passioni grette, piccine,
individuali, sanno albergare in cuore passioni universali: non lasciarmi mai
andare ad esclamazioni di sterile sdegno davanti ai disastri comodamente
contemplati al telegiornale, tormentandomi invece il cervello per capire cosa
posso fare stasera per la vecchietta di sopra o per la mia parrocchia, visto
che non sono stato privilegiato con una vocazione "speciale" come
questi ragazzi, "bruciati" per l'Africa.
Incantami, Signore,
davanti a questi giovani che sono partiti senza la certezza di "mettere le
braghe al mondo", non solo, ma senza neppure la sicura speranza di
arrivare a battezzare un Africano: si sono immolati solo per rendere gloria al
tuo Nome!
Dona anche a me, Signore,
la gioia di lasciarmi consumare per un sia pur piccolo ma vero ideale, anche
quando non intravedo la possibilità di raccogliere un pur piccolo ma reale
risultato: dammi la gioia di consumarmi per amore, anche per la sola gioia di
consumarmi "inutilmente" per amore.
Incantami, Signore, di
questi ragazzi che hanno scelto l'Amicizia solidale di altri ragazzi come loro,
e del loro fondatore, per trovare la forza di consegnarsi per Amore. Insegna
anche a me a scegliere i miei Amici tra coloro che sanno incoraggiare la mia
generosità più "insensata".
Voglio vivere da
forestiero e sovversivo in questo mondo.
Incantami delle persone
che fioriscono gesti di bontà come la pianta fiorisce i suoi fiori senza
attenderne quei frutti che poi arrivano, proprio per questo, più abbondanti.
Insegnami a nulla esigere
per la mia obbedienza alla tua Parola, neppure la stima della gente, neppure la
mia stessa gratificazione personale nascosta.
Sia tu benedetto per
avermi inventato chiamandomi a costruire nella giustizia un mondo più umano,
per infondere coraggio ai disperati, per intessere comunione fra la gente, per
suggerire la tua Parola ai cuori di quanti cercano un senso ai propri giorni.
Grazie, e basta!
Donaci, Signore, un
impegno disinteressato, gratuito! Liberaci dal desiderio morboso di veder conosciuto
e riconosciuto il nostro impegno. Liberaci dal compiacimento di noi stessi
quando ci sentiamo non solo utili ma indispensabili. Scampaci dalla sventura di
gioire per il limite degli altri che rende necessaria la nostra persona.
Scampaci dall'antipatia e
dalla solitudine che circondano chi è convinto di essere, nel suo piccolo,
veramente qualcuno e passa la vita ad attendere sofferente di vederselo
riconosciuto.
Il topogogno è una rara
specie animale che vive e si sviluppa a Pavia e a Piacenza.
A Pavia, in particolare,
tali simpatici animaletti si annidano nei dintorni di via ferrini, e nelle
viuzze che la incrociano.
Il topogogno è un
mammifero raro e particolare, infatti esiste solo nel genere femminile; rimane
tuttora ignoto agli studiosi come possa perciò sopravvivere.
nonostante tale mistero,
esso prospera felice nelle sue tane stranamente somiglianti alle abitazioni
umane, ingerendo i più svariati e curiosi cibi dolci, salati e di ogni tipo
mischiati insieme.
il topogogno, infine, e'
un animale semisociale a tratti, avendo le sue particolari preferenze in
termini di amicizie e rapporti, tra i quali predilige gli esseri umani, specie
di sesso maschile.
una specie nuova, insomma,
che necessiterà ancora anni e anni di studio. gli scienziati non demordono!
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Someday we'll die. Someday we couldn't fight, and someday we won't win.
But it's not today. Today we'll fight as good as it's possible. And today we'll
win.
(Aragorn, The
Lord of the Rings)
Vedo nei vostri occhi la
stessa paura che potrebbe afferare il mio cuore, magari un giorno il coraggio
degli uomini cederà, e abbandoneremo i nostri amaci e spezzeremo ogni legame di
fratellanza... ma non sarà oggi… OGGI NOI COMBATTIAMO!!!
(Aragorn, davanti ai Neri Cancelli di Mordor)
Verra' un giorno in cui
tutto questo verra' meno
ma quel giorno non e' oggi
oggi noi COMBATTIAMO!
(apocrifo)
PERCHÉ MAI NON SI AMA LA
SOLITUDINE?
LETTERA:
Ho 18 anni e amo la
solitudine. Per me, star solo non è un problema. Tutt'altro. Il mio problema,
invece, è la gente che mi dice che ho un problema perché non esco come gli
altri tutti i fine settimana, preferendo passare lunghi periodi in silenzio a
leggere o meditare. Un giorno è venuto a trovarmi un amico e si è meravigliato
di non sentire la musica; preoccupato, ha voluto prestarmi una pila di CD.
Aveva compassione di me e del silenzio in cui ero immerso. È davvero comico!
Anche i miei genitori si sono allarmati: temevano che coltivassi idee
tenebrose, o diventassi un egoista chiuso e solitario. Ma credo che ora abbiano
capito. Ho degli ottimi amici in compagnia dei quali non mi annoio mai. A
volte, restiamo molto tempo senza vederci, ma quando ci si ritrova è una gran
festa, come se ci si vedesse per la prima volta. Inoltre, pratico il basket per
mio piacere, non per gareggiare. Insomma, non credo di essere un egoista: amo
la compagnia, rendo dei servizi e non mi piace vivere da eremita, come fanno
alcuni. Prendo atto che c'è della gente che ha sempre una gran voglia di
parlare, che non si ferma mai, che è sempre in agitazione. Costoro mi
compatiscono. Ma in realtà sono io a compatirli. Mi domando: perché mai hanno
paura della solitudine, perché temono il silenzio? Io non ho bisogno di una
quota elevata di "comunicazione", lo riconosco, ma voglio che i miei
incontri siano intensi e costruttivi.
RISPOSTA
In effetti, la nostra
società fa di tutto per impedire all'essere umano di ritrovarsi da solo con se
stesso. E' raro, rarissimo che si insegni ai ragazzetti e ai giovani ad
apprezzare la solitudine e provare a star soli. Al contrario, si ha
l'impressione che tutta l'educazione, in famiglia o a scuola, miri a non
lasciar mai spazio al silenzio: si insegna anzi si obbliga a comunicare, a
integrarsi. due parole d'ordine un po' tiranniche della società contemporanea.
Genitori e insegnanti si allarmano se il fanciullo sta da solo, se preferisce
la compagnia dei libri, degli alberi o degli animali a quella degli uomini. Il
tempo dedicato alla solitudine, tempo benedetto dove si può esplorare il
proprio giardino interiore, non ha l'approvazione degli adulti, i quali si
sentono più tranquilli se il fanciullo fa parte di un gruppo o di una banda.
Eppure, senza questo
apprendistato della solitudine, un individuo rischia di essere disarcionato
come il cavaliere dal suo cavallo, e di perdere la capacità di sopportazione
e/o reazione di fronte a certi avvenimenti della vita come rotture
sentimentali, lutti, perdita del lavoro o, più prosaicamente, l'abbandono
dell'attività a causa della messa in pensione. Gli si è fatto credere che senza
gli altri è nessuno, che da solo non combina niente. Non ha mai imparato a
contare su se stesso, a conoscersi, ad aver fiducia delle proprie possibilità.
La solitudine è il prezzo
da pagare per essere liberi, ed è anche la ricompensa della libertà. Dissuadere
dalla solitudine è in pratica impedire di prendere coscienza di se stessi,
ostacolare la crescita, intralciare attività geniali. Il segno della libertà e
della maturità èquando un individuo si sente attore e responsabile della
propria esistenza, quando non chiede agli altri di renderlo felice, quando non
accusa sistematicamente gli altri delle proprie debolezze e insufficienze, cosa
che si constata, ahimè, troppo sovente. Certamente, ci sono forme di solitudine
dolorosa, soprattutto quando la solitudine non è voluta, scelta, ma imposta,
subita e quando non ci si sente compresi, accettati, amati, o ci si sente
inutili. E' anche vero che ci si può ritrovare soli per timidezza, per
ripiegamento, per rassegnazione. Ed è vero che gli amici non cadono dal cielo,
occorre trovarseli, conquistarseli. Ma non è l'amore per la solitudine che
allontana e cancella gli altri, è l'egocentrismo acuto.
Io dunque parlo della
solitudine che insegna ad amare, che permette lo sbocciare e il durare
dell'amore. Chi ama la solitudine non è necessariamente un individuo privo di
tenerezza, di calore, di passione. Anche nella coppia bisogna lasciare un po'
di spazio al silenzio, un posto intimo riservato solo a sé, una zona/solitudine.
Essa è come un respiro. Ed è feconda. Tutte le correnti di pensiero valorizzano
il silenzio e la solitudine come fonti di ispirazione, sorgenti di idee,
strumenti di creatività, condizioni indispensabili per la creazione artistica.
Se l'incontro con gli altri è indispensabile, l'incontro con se stessi è
altrettanto necessario. Il tempo della solitudine è un'occasione per riflettere
sul modo di vivere le nostre relazioni umane e di vegliare sulla loro qualità.
Colui che vive l'inevitabile solitudine con serenità scopre nel medesimo tempo
la sua capacità di andare serenamente verso gli altri.
Un giorno un discepolo si
macchiò di una grave colpa.
Tutti s’aspettavano che il
maestro lo punisse in modo esemplare.
Ma passò un anno e il
maestro non diede segno di reazione.
Allora, un altro discepolo
protestò: “Non si può ignorare ciò che è accaduto: dopo tutto Dio ci ha dato
gli occhi!”.
Il maestro gli replicò: “È
vero, ma ci ha dato anche le palpebre”.
(Apologo indiano)
Chiesi a quegli uomini:
"Che cosa portate avvolto in quel lenzuolo, fratelli?"
E loro risposero:
"Portiamo un cadavere, fratello".
Chiesi ancora: "Lo
uccisero o morì di morte naturale?"
"Ciò che chiedi è di
difficile risposta, fratello. Tuttavia, sembra essere un assassinio".
Chiesi: "E come fu
assassinato, di spada o d'arma da fuoco, fratelli?".
"Non fu coltello, né
arma da fuoco; è stato un crimine molto più perfetto.
Un crimine che non lascia
nessuna traccia".
"Allora, come l'hanno
ucciso?", insistei.
E loro risposero con
calma: "Quest'uomo, lo ha ucciso la fame, fratello".
Una persona umile
possiede, necessariamente, il senso dell'umorismo.
Chi non sa sorridere è
troppo ingombrato dal proprio io.
(Alessandro Pronzato)
Non vi turbate al pensiero
di come farete. E' sufficiente che l'abbiate detto al buon Dio.
Egli ha buona memoria.
(Beata Jeanne Jugan,
fondatrice della congregazione delle Piccole Sorelle dei Poveri)
Ci sono quelli che danno
poco del molto che hanno e lo danno per ottenere riconoscenza, ma questo
segreto desiderio guasta i loro doni.
Ci sono quelli che hanno
poco e danno molto e sono proprio quelli che credono nella vita e nella
generosità della vita. E il loro scrigno non è mai vuoto.
Ci sono quelli che danno
con gioia. E questa gioia è la loro ricompensa.
i sono quelli che danno
con dolore. E questo dolore è il loro battesimo.
È bene dare quando si è
richiesti, ma è meglio dare quando, pur non essendo richiesti,si comprendono i
bisogni degli altri. Tutto quello che hai, un giorno sarà dato via; perciò, dà
adesso, così la stagione del dare sia la tua, non quella dei tuoi eredi.
(G. Kablil Gibran)
Di solito coloro che
perdonano troppo a se stessi sono più rigorosi con gli altri.
(San Francesco di Sales)
Consolare un amico
precipitato nella sventura e nell'insuccesso è facile, ma godere appieno del
suo successo e della sua fortuna è difficile, perché il tarlo dell'invidia e
dell'egoismo è più forte di ogni altra energia spirituale.
(Oscar Wilde)
Il Creatore, che è libero,
potrebbe vedere se stesso solo in ciò che è libero.
Se il creatore vuole
creare la propria immagine, deve crearla nella libertà.
Che Dio crei nell'uomo la
propria immagine sulla terra, significa che l'uomo somiglia al Creatore
nell'essere libero.
(D. Bonhoeffer)
Persino la più piccola
pozza riflette il cielo.
Da tutti i tatticismi, dai
compromessi, dalle eccessive distinzioni che rischiano di spazzare via la
verità, liberaci, o Signore!
Gesù redentore dell'uomo,
ferma la mano di chi
lancia sassate
verso il prossimo più
vicino
per estorcere consensi
e false sicurezze.
Spesso ci facciamo giudici
degli altri
per un inconscio desiderio
di
perbenismo,
così i fardelli,
appioppati agli altri,
ci esonerano dal toccarli
con un dito.
Possa la tua infinita
grazia,
o Signore, farsi
redenzione
dello squallido
fariseismo,
affinché tu possa scrivere
nelle nostre coscienze
tutta la verità e la
carità
che ci porta
ad amare in ogni luogo,
tutta la gente.
Amen.
(don D. Zanella)
Solo quando avremo taciuto
Solo quando avremo taciuto
noi,Dio potrà parlare.
Comunicherà a noi solo
sulle sabbie del deserto.
Nel silenzio maturano le
grandi cose della vita:
la conversione, l'amore,
il sacrificio.
Quando il sole si eclissa
pure per noi, e il Cielo non risponde al nostro
grido, e la terra rimbomba
cava sotto i passi,
e la paura dell'abbandono
rischia di farci disperare, rimanici accanto.
In quel momento, rompi
pure il silenzio: per dirci parole d'amore!
E sentiremo i brividi
della Pasqua
(don Tonino Bello)
Se Gesù risorge nel tuo
cuore,
non hai più nulla da
temere.
Sarà Lui la tua forza
e la tua difesa.
Sarà Lui il tuo sostegno
e la roccia di salvezza.
Fidati di Lui e non temere
alcun male.
Egli, il Buon Pastore
ti porterà tra le sue
braccia.
Se dovessi scegliere una
reliquia della tua Passione
prenderei proprio quel catino colmo d'acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente
e ad ogni piede cingermi dell'asciugatoio
e curvarmi giù in basso,
non alzando mai la testa oltre il polpaccio
per non distinguere i nemici dagli amici
e lavare i piedi del vagabondo, dell'ateo, del drogato,
del carcerato, dell'omicida, di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui non prego mai,
in silenzio,
finché tutti abbiano capito nel mio
il tuo Amore.
(Madeleine Delbrel)
Coraggio, gente!
La Pasqua ci dice
che la nostra storia ha un senso,
e non è un mazzo di inutili sussulti.
Che quelli che stiamo percorrendo
non sono sentieri ininterrotti.
Che la nostra esistenza personale
non è sospesa nel vuoto
né consiste in uno spettacolo senza rete.
Precipitiamo in Dio.
In lui viviamo,
ci muoviamo ed esistiamo.
Coraggio, gente!
La Pasqua vi prosciughi
i ristagni di disperazione
sedimentati nel cuore.
E, insieme al coraggio di esistere,
vi ridia la voglia di camminare
(Don Tonino Bello)
Andate presto, andate a
dire.
Voi che l'avete intuito per grazia
correte su tutte le piazze
a svelare il grande segreto di Dio.
Andate a dire che la notte è passata.
Andate a dire che per tutto c'è un senso.
Andate a dire che l'inverno è fecondo.
Andate a dire che il sangue è un lavacro.
Andate a dire che il pianto è rugiada.
Andate a dire che ogni stilla è una stella.
Andate a dire: le piaghe risanano.
Andate a dire: per aspera ad astra.
Andate a dire: per crucem ad lucem.
Voi, che lo avete intuito per grazia,
correte di porta in porta
a svelare il grande segreto di Dio.
Andate a dire che il deserto fiorisce.
Andate a dire che l'Amore ha ormai vinto.
Andate a dire che la gioia non è sogno.
Andate a dire che la festa è già pronta.
Andate a dire che il bello è anche vero.
Andate a dire che è a portata di mano.
Andate a dire che è qui, Pasqua nostra.
Andate a dire che la storia ha uno sbocco.
Andate a dire: liberate, lottate.
Andate a dire che ogni impegno è un culto.
Voi, che lo avete intuito per grazia,
correte, correte per tutta la terra
a svelare il grande segreto di Dio.
Andate a dire che ogni croce è un trono.
Andate a dire che ogni tomba è una culla.
Andate a dire che il dolore è salvezza.
Andate a dire che il povero è in testa.
Andate a dire che il mondo ha un futuro.
Andate a dire che il cosmo è un tempio.
Andate a dire che ogni bimbo sorride.
Andate a dire che è possibile l'uomo.
Andate a dire, voi tribolati.
Andate a dire, voi torturati.
Andate a dire, voi ammalati.
Andate a dire, voi perseguitati.
Andate a dire, voi prostrati.
Andate a dire, voi disperati.
Andate a dire, comunque sofferenti.
Andate a dire, offerenti-sorridenti.
Andate a dire su tutte le piazze.
Andate a dire di porta in porta.
Andate a dire in fondo alle strade.
Andate a dire per tutta la terra.
Andate a dire gridandolo agli astri.
Andate a dire che la gioia ha un volto.
Proprio quello sfigurato dalla morte.
Proprio quello trasfigurato nella Pasqua.
Oggi, proprio ora, qui andate a dire.
Andate a dire.
Ed è subito pace.
Perché è subito Pasqua.
(Don Bosco)
Credere è un atto d'amore
e non una semplice affermazione intellettuale.
(Abbé Pierre)
Vivi come desidererai di
aver vissuto quando sarai sul letto di morte.
(Christian Farchtegott
Gellert)
A Te, Signore, con fiducia
ci rivolgiamo! (preghiera per le vocazioni)
Figlio di Dio,
mandato dal Padre agli
uomini di tutti i tempi
e di ogni parte della
terra!
Ti invochiamo per mezzo di
Maria,
Madre tua e Madre nostra:
fa' che nella Chiesa non
manchino le vocazioni,
in particolare quelle di
speciale dedizione al tuo Regno.
Gesù, unico Salvatore
dell'uomo!
Ti preghiamo per i nostri
fratelli e sorelle
che hanno risposto
"sì" alla tua chiamata
al sacerdozio, alla vita
consacrata e alla missione.
Fa' che le loro esistenze
si rinnovino di giorno in giorno,
e diventino Vangelo
vivente.
Signore misericordioso e
santo,
continua ad inviare nuovi
operai
nella messe del tuo Regno!
Aiuta coloro che chiami a
seguirti
in questo nostro tempo:
fa' che, contemplando il
tuo volto,
rispondano con gioia alla
stupenda missione
che affidi loro per il
bene del tuo Popolo e di tutti gli uomini.
Tu che sei Dio e vivi e
regni
con il Padre e lo Spirito
Santo
nei secoli dei secoli.
Amen.
Nessuno merita le tue
lacrime, e chi le merita non ti farà mai piangere
(Gabriel García Márquez)
L'ESPERIENZA DI DIO
Sovente l'esperienza mi ha
fatto pensare che se Dio non fosse esistito saremmo stati costretti a
inventarlo perché senza di Lui e di ciò che Lui rappresenta non riusciamo a
vivere e siamo già in difficoltà ai primi vagiti o ai primi passi. Senza la
fede in Dio è come se abitassimo in una casa senza tetto o volessimo leggere di
notte senza lampada. Ma Dio non occorre inventarlo perché è già inventato ed è
così vicino che ne possiamo sentire il respiro quando tacciamo o preghiamo.
Certo esistono problemi di
visibilità, ma questi non dipendono da lui, ma dalle nostre complicazioni
infinite. Dio è semplice e noi lo abbiamo complicato. E' vicino e noi lo
pensiamo lontano.
E' nel reale e negli avvenimenti e noi lo cerchiamo nei sogni e
nelle utopie impossibili.
Il vero segreto per
entrare in rapporto con Dio è la piccolezza, la semplicità del cuore, la
povertà di spirito: tutte cose che vengono frustrate in noi dall'orgoglio,
dalla ricchezza e dalla furbizia.
Gesù lo aveva detto:
"Se non sarete come
bambini... non entrerete" (Mt 18, 3)
e non aveva certo voglia
di scherzare o di prenderci in giro.
Il vedere o il non vedere
Dio dipende dal nostro occhio: se è un occhio semplice lo vede,
se è un occhio maligno non
lo vede. La mia fortuna fu di nascere in un popolo povero e tra quella meravigliosa
gente di campagna impastata di semplicità e piccolezza. Mio padre e mia madre
erano piccoli piccoli ed erano fatti apposta per credere e sperare. Io mi sono trovato con la mia mano nelle
loro mani. E tutto fu più facile. Quanto mi sono sentito in pace con loro e
come stata serena la mia infanzia! Ero come entrato dentro una grande parabola
dove Dio era di casa e io ero con Lui sempre.
Se per distrazione o superficialità mi dimenticavo qualche volta
di Lui, ci pensava il dolore o il mistero a richiamarmene la presenza. Ma
soprattutto erano gli avvenimenti a unificare adagio adagio il tutto. Certo che
il mistero continuava a circondarmi,
anzi si infittiva sempre
più man mano che crescevo e cercavo di capire.
Il mistero!
Quello, il mistero, era
come il ventre della mamma che mi conteneva e che mi generava alla vita,
in quella penombra così
discreta e dolce delle sue viscere.
Cosa c'è di più vero e di
più semplice di un ventre di donna che contiene un figlio?
Ma cosa c'è di più
misterioso e incomprensibile se ti metti a ragionare sul come, sul perché, sul quando?
Sì, il segreto è essere
bambini! In lui, nel bambino, c'è una intuizione di base data da Dio stesso.
Dio dà la vita all'uomo,
gli dà il pane per sostenerlo e gli dà questa intuizione che è la fede per
guidarlo e illuminargli Il cammino.
E la dà a tutti. Tutti!
La dà non soltanto agli
ebrei e ai cristiani, ma a tutti, tutti, tutti.
L'ha data a Paolo quando
diceva
"In Dio viviamo, ci
muoviamo e siamo" (At 17, 28),
l'ha data a me, duemila anni dopo Paolo, la dà agli uomini che
vivono sotto le tende dell'Islam, la dà agli induisti che nascono sulle rive
del Gange, o ai buddisti del Nepal e della Cina.
E' Dio il catechista del
mondo e il Suo spirito che è l'Amore scavalca ogni frontiera e raggiunge i
figli che ha creato e che sono suoi e che non può dimenticare.
Da quando conosco Dio so
che Lui non può dimenticarsi di noi e ci fa il catechismo anche se viviamo in
una terra lontana dove nessun missionario giungerà mai a parlarci di Lui.
Certo che il catechismo di
Dio è semplice, semplice come è Lui ed è fondamentale per vivere da uomini e
per realizzarci nella felicità.
Ed è in tutti.
Voi lo conoscete:
- Dio è il vivente ed è
buono.
- Dio è il principio e la
fine.
- Tutto il creato è segno
di Lui creatore, è il Trascendente.
- Le cose reali sono il
suo volto e la testimonianza della sua presenza.
- Dio ci parla attraverso
gli avvenimenti, e la storia è la risposta alla Sua parola.
- Dio è eterno e noi siamo
eterni con Lui.
- L'amore è la pienezza
della sua legge.
- La vita va verso la
resurrezione, e gli stati di morte sono i passaggi,
i salti di qualità, la "pressura" per capire la vita.
Più moriamo a noi stessi e
più ci liberiamo della morte.
Ma allora dove sta la
difficoltà?
Com'è possibile non credere?
Com'è possibile non accogliere il dono fatto dal padre che è Dio al suo bambino
che è l'uomo? Giovanni stesso dice che ciò è possibile:
"Venne tra i suoi e i
suoi non l'hanno accolto" (Gv 1, 11).
Sì, è possibile, è
possibile non accogliere Dio ma questo non dipende da Dio, dipende da noi. Per
accoglierlo, e non lo ripeteremo mai a sufficienza, bisogna essere bambini e in
più poveri.
Difatti Gesù dirà che la
buona novella è annunciata ai poveri. Ma qui occorre intenderci: cosa significa
essere bambini, essere piccoli? Significa forse essere piagnucolosi e immaturi?
E cosa significa essere poveri? Avere i pantaloni stracciati o la casa brutta?
Certo che no. E la Bibbia si impegna in
tutto il suo lungo cammino a farci capire il significato di queste due parole
così importanti nel rapporto con Dio. Piccolo è l'uomo che non ha sicurezze
definitive e cerca nella realtà che lo circonda la sua continua realizzazione.
Povero è colui che non trasforma in idoli le cose che possiede e sente nel
profondo che nulla riuscirà a saziarlo se non l'Assoluto. Non c'è via di scampo
perché il contrario di piccolezza è potere, e il contrario di povertà è
ricchezza. Israele non riuscì a capire il Cristo perché era impegolato nel
potere e il ricco non seguì Gesù perché idolatrava le sue ricchezze. Qualcuno
potrà sorridere davanti a tanta semplificazione esposta sul tremendo problema
della fede oggi, circondati come siamo da un'ondata di ateismo che sembra
coprire la terra stessa; e d'altra parte qualcuno può rimanere stupito della
mia affermazione che la fede in Dio è data a tutti come dono iniziale, come la
vita, il pane, il respiro. Non pretendo di convincere: cerco di esporre con
semplicità la mia esperienza di Dio.
Ognuno ha il suo cammino.
C'è chi vede Dio come il
Creatore. C'è chi lo intuisce come l'Essere.
C'è chi lo definisce
l'Architetto del mondo, il Motore Immobile.
C'è chi è arrivato a Lui
attraverso la Bellezza, l'Estetica, il Numero, la Logica, l'Eterno, l'Infinito
e chi l'ha sentito come l'Altro, il Trascendente. Se io dovessi dirvi come sono
giunto a Dio, al termine della mia esistenza terrena, vi direi: per me tutte
queste strade elencate mi hanno aiutato e le ho battute ora in un senso, ora in
un altro. Ma ciò che più mi ha aiutato, facendomi uscire dal dubbio sistematico,
è stata l'Esperienza di
Dio.
Quando qualcuno, specie
dopo il mio ritorno dal deserto, mi chiede:
«Fratel Carlo, tu credi in Dio?»,
io gli rispondo:
«Sì, te lo dico nello Spirito Santo, credo».
E se, incuriosito,
continua a chiedermi:
«Quali sono i documenti
che porti per affermare una così grande verità?»,
io conchiudo:
«Te ne porto uno solo:
credo in Dio perché lo conosco».
Sperimento la sua presenza
in me ventiquattro ore su ventiquattro; conosco e amo la sua Parola senza mai
metterla in dubbio. Avverto i suoi gusti, il suo modo di parlare, soprattutto
la sua volontà. Ma è proprio qui, nel conoscere la sua volontà, che tutto torna
difficile. Quando io penso che la sua volontà è il Cristo stesso e il suo modo
di vivere è morire d'amore, lo vedo allontanarsi all'infinito da me.
Dio torna lontano,
lontano, lontano come inaccessibile. Come faccio a vivere come è vissuto Gesù?
Come faccio ad avere il coraggio di soffrire e morire d'amore come il Cristo
stesso?
Io così falso, così
ingiusto, così avaro, così pauroso, così egoista, così orgoglioso?
Sono chiacchiere le nostre
di credere o non credere in Dio!
E' pura speculazione, il
più delle volte inutile.
Ciò che conta è amare e
noi non sappiamo o non vogliamo amare.
Ora capisco perché Paolo ebbe
tanta forza di espressione quando giunse al punto esatto del problema
spiegandosi con i Corinzi:
"Se anche parlassi le
lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità sono come un bronzo che risuona o un
cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della
profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la
pienezza della fede così da trasportare le montagne,
ma non avessi la carità, sono un nulla" (1 Cor, 13, 1-2).
Ecco dove sta il vero
problema: io corro il pericolo di essere un nulla perché non so amare. Non
chiedetevi più se credete o non credete in Dio, chiedetevi se amate o non
amate.
E se amate, non pensate ad
altro, amate. E amate sempre di più fino alla follia, quella vera e che porta
alla beatitudine: la follia della Croce, che è cosciente dono di sé e che
possiede la più esplosiva forza di liberazione per l'uomo. Che questa follia.
d'amore passi attraverso la scoperta della propria povertà, quella vera, quella
di non saper amare, è un fatto. Ma è anche un fatto che quando giungiamo a
questo limite invalicabile dell'uomo, interviene tutta la potenza creativa di
Dio che non solo ci dice:
"Io faccio nuove
tutte le cose" (Ap 21, 5),
ma aggiunge:
"Toglierò da voi il
cuore di pietra e vi darò un cuore di carne" (Ez: 36, 26).
Ed è per questo che quando
amiamo sperimentiamo Dio,
conosciamo Dio e il dubbio
sparisce come nebbia al sole.
(...) Il nostro camminare
sulla terra è già un camminare verso il Cielo.
Guardare un'alba o un
fiore è già un guardare Dio. Scoprire una galassia con il telescopio è come
avvicinare la tua piccolezza alla Sua grandezza, e il lambire la luce in un
prato fiorito è già intravedere il vestito dell'Eterno. Quando mi innamoro di
qualcosa o di qualcuno sento il Suo richiamo, e quando sono divorato
dall'insaziabilità che mi regala una creatura avverto che solo Dio è
l'Assoluto.
No, non è più un segreto
voler conoscere Dio nell'esperienza,
perché tutto il conoscere è esperienza di Lui. Ora ho capito che
non esiste altra via, anche se misteriosa, e sovente dolorosa, e tutti la percorriamo, anche senza volerlo.
E' Lui stesso che l'ha tracciata.
Persino il peccato mi
conduce sulla Sua strada e forse mi conduce più di ogni altra cosa.
Difatti fuggendo da Lui ho sentito dolorosamente la Sua mancanza e
nel ritorno ho conosciuto meglio il Suo
cuore. E' talmente vera la cosa, da far dire a Santa Teresa:
"Oh potessi peccare
senza offendere nessuno,
peccherei perché imparerei
meglio a capire il mio Dio".
Ma questa è una delle tante follie che sa pensare l'Amore quando è
autentico. Però è certa una cosa: quando giungi lì non ti fa più paura nemmeno
il male. Hai vinto e sai che Dio vince.
Peccato però che la
vittoria non sia ancora definitiva. Ed
è ancora la ragione che torna all'attacco e ti indebolisce nella posizione
raggiunta. Sì, lo confesso: ciò che mi ha reso più difficile l'accettazione di
Dio come esperienza, come incontro, è
stata proprio la ragione, meglio, la ragione che non ama,
la ragione di chi ragiona
troppo, la ragione che non sa accettare il suo limite e che, pur non avendo
ancora tutti i dati del conoscere, si permette di dire a ogni nuova
scoperta: ma questa è cosa impossibile!
(...) Stanco di ragionare
ho cercato di amare.
Mi sono pensato come bimbo
in braccio a Dio come a mia madre. Mi sono addormentato così. Allora mi è
venuta incontro la contemplazione. E la
contemplazione è amorosa. E' al di là della meditazione, anche la più alta e la
più profonda. E nella contemplazione che ho avuto l'esperienza di Dio. Se nella
ragione covava il dubbio, nella contemplazione il dubbio scompariva. Ho
sperimentato che Dio si dà a chi si abbandona totalmente. E nel suo darsi e nel
tuo darti tu non ragioni più.
L'amore vero è pazzia, pazzia di Dio, pazzia della creatura.
(...) Fratello, vuoi un consiglio?
Non perdere più tempo nel
chiederti se Dio esiste.
Ci pensa il Reale a
dirtelo in tutti i modi. Tutto l'esistere te lo ripete.
E se tu non lo vedi, vuoi
proprio dire che sei cieco,
e se non lo senti,
significa che sei sordo.
Non sforzarti più, e un
lavoro inutile. Cerca di toccarlo e tu lo puoi toccare nell'amore.
Ama e tutto diventa
logico, facile, vero. Lo puoi toccare direttamente nella notte della
contemplazione, quando Lui si svela nella tua passività amorosa.
Lo puoi toccare
indirettamente servendo le creature in un servizio autentico e gratuito.
Ma ama.
Il problema di Dio è un
problema di comunicazione. E la comunicazione si chiama Spirito Santo.
Dio lo scopriamo come incontro ma dentro, non fuori di noi.
Dentro, non fuori di Lui.
(...) Nella presa di Lui,
come comunicazione vitale, avvertivo la relatività di tutte le cose e
l'assoluto della nostra partecipazione alla vita divina che è l'eterno amore di
Dio. E la ragione, dove si era ficcata?
Lei sempre pronta a far
domande indiscrete, dove si era nascosta mentre io contemplavo?
Era in ginocchio, vicino,
nella sabbia arida, ridotta finalmente al silenzio;
anch'essa folgorata come
lo ero io. Come una bambina.
Piccola come vuole
l'amore. E io dicevo estasiato: grazie mio Dio! Grazie.
(...) Sì, fratelli, e
concludo.
L'intimità divina è il
massimo dell'esperienza che ho potuto fare di Dio.
L'intimità divina è sempre
stata la risposta più chiara sulla sua esistenza e sulla sua presenza nella mia
vita.
(Carlo Carretto, estratto
da "Ho cercato e ho trovato")
Il Signore ha sempre una
buona ragione.
(R. Cantalamessa)
A vivere senza che nessuno
ti voglia bene, si diventa cattivi.
(T. Gautier)
Un uomo è tanto più
rispettabile quanto più sono le cose di cui si vergogna.
(George Bernard Shaw)
Un uomo decise di
addomesticare due piccioni. Insegnò loro a ritornare, dopo ogni volo,
al luogo di partenza. I
due piccioni impararono a ritornare, ma uno dei due arrivava sempre prima
dell'altro. L'uomo pensava: «Come mai non tornano insieme? Forse perché uno dei
due fa fatica a ritrovare la via di casa...». Pensò di legare i due piccioni
insieme dicendosi: «Così riusciranno ad orientarsi, a ritrovare entrambi il
cammino più breve e ad arrivare a destinazione contemporaneamente». E così unì
la zampina dell'uno a quella dell'altro con una catenella e li fece volare.
Siccome però i due piccioni non volavano alla stessa velocità e non mantenevano
la stessa distanza; più volavano e più si ostacolavano a vicenda. Ad un certo
punto, stremati, caddero dal cielo. Non riuscendo più a volare, ostacolati dal
peso e dagli strattoni dell'altro, piombarono a terra e morirono. Se fossero
stati liberi di volare, ciascuno secondo la propria inclinazione, avrebbero
continuato, chi prima chi poi, a ritrovare la via di casa.
(Racconto cinese)
Ti amo, mio Dio,
e il mio unico desiderio è
di amarti
fino all'ultimo respiro
della mia vita.
Ti amo, o Dio,
infinitamente amabile,
e preferisco morire
amandoti,
piuttosto che vivere un
solo istante senza amarti.
Ti amo, Signore, e l'unica
grazia
che ti chiedo, è di amarti
eternamente.
Ti amo, mio Dio, e
desidero il cielo,
soltanto per avere la
felicità
di amarti perfettamente.
Mio Dio, se la mia lingua
non può dire ad ogni
istante: ti amo,
voglio che il mio cuore
te lo ripeta ogni volta
che respiro.
Ti amo, o mio divino
Salvatore,
perché sei stato
crocifisso per me,
e mi tieni quaggiù
crocifisso con te.
Mio Dio, fammi la grazia
di morire amandoti e
sapendo che ti amo.
(Santo Curato d’Ars –
1786-1859)
Nella rilettura della
legge data dal Signore al suo popolo, il cosiddetto discorso della montagna in
Matteo, Gesù riporta all'essenziale la vita della fede, evita ogni scoglio
moralista, fugge il rischio dell'esteriorità religiosa. Oggi affronta un tema
impegnativo, quello della non-violenza, del paradosso del dono di sé, del gesto
eclatante che suscita conversione. Anzitutto una precisazione: quel famoso
"porgi l'altra guancia" è stato troppo spesso interpretato come una
specie di rassegnazione di fronte alla violenza, come se i cristiani debbano lasciarsi
spazzare via dall'iniquità del mondo. Leggete la passione secondo Giovanni,
amici: Gesù durante il processo viene schiaffeggiato da una guardia e non solo
non porge l'altra guancia ma chiede ragione di quel gesto ingiusto e gratuito.
Sì, il credente è chiamato ad essere mite come una colomba ma astuto come un
serpente, sa cioè difendere le proprie ragioni, rispetta la propria dignità,
offre comprensione e ascolto e le chiede. In certi momenti, però, è la logica
del paradosso, dell'eccesso, a rappresentare l'ultima possibilità di intesa e
di conversione. Non è forse ciò che farà Gesù stesso accettando di finire in
croce? Non affrontiamo la vita con una mentalità mondana, sappiamo leggere
dietro le situazioni le ragioni profonde, gli aspetti che altri non vedono.
Dietro una vita bruciata c'è sempre la possibilità di un riscatto, dietro un
nemico violento c'è sempre un uomo da incontrare. Amiamo i nostri nemici, per
essere figli del Dio che fa piovere sopra i giusti e i malvagi!
(don Paolo Curtaz)
Logica stringente e
scomoda, verità ineccepibile e che pure dimentichiamo: Gesù ci chiede in cosa
si distingue la nostra vita da quella degli altri, dai fratelli che non
credono. Amare coloro che ci amano, ascoltare i simpatici o chi ci fa i
complimenti è la cosa più semplice e istintiva che possiamo fare. Ma
l'atteggiamento del discepolo va oltre: cerca ragioni e dialogo, non mette se
al centro, ma l'altro, compatisce le proprie e le altrui debolezze e fragilità;
difficile, improponibile se ciò viene vissuto come una specie di eroico
sacrificio. Possibile se questo diventa estensione dello stile di vita di Dio
in noi. Perciò Gesù ci chiede di imitare il Padre nel suo amare chiunque,
nell'aspettare pazientemente che anche il figlio più lontano e ostinato alla fine
si converta. Apriamo il cuore alla nuova logica di Dio, oggi, con le persone
antipatiche, con chi ci vuole fare le scarpe in ufficio, con dignità e verità
sappiamo andare oltre l'istinto, il moto di stizza o di nervosismo; con
semplicità e verità vogliamo bene, cioè auguriamo il bene a tutti coloro che
incontriamo sul nostro cammino. Un ultimo appunto: per evitare eccessi o che un
cristiano si senta in dovere di essere diverso, migliore, perfetto, san Luca
riporta le stesse ammonizioni, e corregge Matteo dicendo: "Siate
misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro che è nei cieli". La
perfezione di Dio non consiste in una specie di asettica e benevola
superiorità, ma in un incontro tra la nostra miseria e il suo cuore, la
misericordia, appunto, di chi sa guardare alla povertà con comprensione e
cordialità.
(don Paolo Curtaz)
Signore, insegnaci parole
e comportamenti che mai siano motivo dello scandalo in ostacolo all’efficacia
delle beatitudini evangeliche. Signore, rendici docili in questo mondo
violento, veri testimoni di novità di vita e rendici anche credibili e pieni di
dignità nel professare con forza evangelica la verità del mondo e della vita!
L'esperienza se non è
illuminata dalla riflessione serve solo a contare quante volte commettiamo lo
stesso errore.
(G. Vicarelli)
Signore, grazie per la tua
misericordia che è benefica con me quando mi vedi buono e quando mi vedi
malvagio. Rendici misericordiosi, oggi: che la tua perfezione di amore si
rifletta, un poco almeno, nell'accoglienza che sapremo dare a tutti i fratelli
che oggi incontreremo, Dio benedetto nei secoli!
Quando avrai Dio nel
cuore, possederai l'Ospite che non ti darà più riposo.
Signore, insegnaci a
pregare
come pregavi tu.
Tu hai detto:
quando preghi, chiudi la
porta,
prega il Padre tuo nel
segreto
e non sprecare inutili
parole.
Signore, insegnaci a
pregare
come pregavi tu.
Molte volte, di notte,
lasciavi tutti,
ti appartavi in luoghi
solitari,
rimanevi a lungo, solo con
tuo Padre,
e a lui parlavi dei tuoi
amici.
Signore, insegnaci a
pregare
come pregavi tu.
Tu hai detto:
non chiunque mi dice:
“Signore, Signore”
entrerà nel Regno dei
cieli,
ma chi fa la volontà del
Padre mio.
Signore, insegnaci a
pregare
come pregavi tu.
Nella notte del Getzemani,
in quel gran momento della
tua offerta
hai chiesto ai tuoi amici
di rimanere svegli,
di sostare in preghiera,
per non cedere alla
tentazione.
Signore, insegnaci a
pregare
come pregavi tu.
Signore, tu hai pregato
per tutti noi,
perché ascoltiamo la tua
parola,
siamo fedeli ai tuoi insegnamenti,
rimaniamo uniti nel tuo
amore.
Signore, insegnaci a
pregare
come pregavi tu.
Lascia te stesso e
troverai me. Non preferire nulla, non attaccarti a nulla e ci guadagnerai
sempre.
(Imitazione di Cristo)
L'AMORE CRISTIANO NON È
SIMPATIA NÉ ATTRAZIONE
Gesù ci ha comandato di
amarci scambievolmente. Non ci ha comandato di "piacersi" l'un
l'altro. L'amore governa la volontà; il "piacersi" è soltanto
questione di sensi e di sensibilità. Se aspettiamo che certe persone ci
diventano gradite o attraenti prima di cominciare ad amarle, non cominceremo
mai.
(T. Merton)
L'albero degli amici
Una bambina era molto
affezionata al nonno. Spesso andava a trovarlo e ascoltava la sua voce. Un
giorno, sentendosi più sola del solito, gli chiese: «L'amicizia esiste
davvero?».
Il vecchio rispose: «Nelle
nostre vite esistono persone che ci rendono felici, per il semplice fatto di
avere incrociato il nostro cammino. Alcuni percorrono il cammino al nostro
fianco, vedendo molte lune passare, gli altri li vediamo appena tra un passo e
l'altro. Tutti li chiamiamo amici e ce ne sono di molti tipi. Gli amici
assomigliano alle foglie di un albero.
Le prime foglie sono i
nostri genitori, che ci mostrano cos'è la vita.
Poi ci sono i fratelli e
le sorelle, con i quali dividiamo il nostro spazio affinché possano fiorire
come noi. Il destino, presto, ci porta nuovi amici, che non sapevamo avrebbero
incrociato il nostro cammino.
Alcuni di loro li
chiamiamo amici del cuore: sono sinceri, sono veri, sanno quando non stiamo
bene, sanno cosa ci fa felici. Alle volte uno di questi si installa nella
nostra anima e allora lo chiamiamo innamorato. Ci sono anche gli amici di
passaggio, talvolta di un giorno o di un'ora: essi collocano un sorriso sul
nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro.
Esistono poi gli amici
distanti, quelli che stanno sulle punte dei rami e che quando il vento soffia
appaiono sempre tra una foglia e l'altra. Poi il tempo passa, l'autunno si
avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, altre nasceranno in primavera,
altre ancora permangono per molte stagioni.
Ma quello che ci lascia
felici è che le foglie che sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando
sempre le nostre radici: sono i ricordi dei momenti meravigliosi di quando
incrociarono il nostro cammino. Ogni persona che passa nella nostra vita è
unica, sempre lascia un poco di sé e prende un poco di noi. Questa è la prova
evidente che due anime non si incontrano per caso».
Agnostico è colui che non
crede a niente e pretende che gli altri credano a lui.
(Smiles)
Chi è sospettoso non avrà
mai amici.
C'è una verità elementare,
la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui
uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove.
Infinite cose accadono per
aiutarlo, cose che altrimenti mai sarebbero avvenute...
Qualunque cosa tu possa
fare, o sognare di poter fare, incominciala.
L'audacia ha in sé genio,
potere, magia. Incomincia adesso.
(Johann Wolfgang Goethe)
La speranza non è
fantasticare.
La speranza è conoscere la
realtà: è sapere che esistono i ladri, che molti sono disonesti;
è sapere che non sempre i
buoni sono buoni e i cattivi cattivi.
Ma la speranza è sapere
che se si allarga il bene, tutto questo si annullerà;
e la speranza prevarrà se
ognuno smetterà di pensare soltanto al proprio interesse...
(Ernesto Olivero)
Sia fatta la tua volontà
Signore. Perchè tu conosci la debolezza dl cuore dei tuoi figli
e a ciascuno concedi solo
il fardello che puo' sopportare. Che tu comprenda il mio amore,
perchè è l'unica cosa che
possiedo realmente, l'unica cosa che potrò portare con me nell'altra vita.
Fa che esso si mantenga
coraggioso, puro e sempre vivo,
malgrado gli abissi e le
trappole del mondo.
(Paulo Coelho)
Abbiamo dimenticato cosa
sia guardarsi l'un l'altro, toccarsi, avere una vera vita di relazione, curarsi
l'uno dell'altro. Non sorprende se stiamo morendo tutti di solitudine.
(Leo Buscaglia)
L'uomo è irragionevole,
illogico, egocentrico
NON IMPORTA, AMALO
Se fai il bene, ti
attribuiranno secondi fini egoistici
NON IMPORTA, FA' IL BENE
Se realizzi i tuoi
obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici
NON IMPORTA, REALIZZALI
Il bene che fai verrà
domani dimenticato
NON IMPORTA, FA' IL BENE
L'onestà e la sincerità ti
rendono vulnerabile
NON IMPORTA, SII FRANCO E
ONESTO
Quello che per anni hai
costruito può essere distrutto in un attimo
NON IMPORTA, COSTRUISCI
Se aiuti la gente, se ne
risentirà
NON IMPORTA, AIUTALA
Da' al mondo il meglio di
te, e ti prenderanno a calci
NON IMPORTA, DA' IL MEGLIO
DI TE
(Madre Teresa di Calcutta)
Lavoriamo come se
dovessimo vivere sempre,
e viviamo come se
dovessimo morire in questo giorno.
(Giovanni Bosco)
Trascorriamo la vita sperando in un domani diverso che non verrà mai.
Accumuliamo denaro e case
nella speranza che un giorno queste ricchezze ci serviranno per vivere meglio,
lasciamo passare il tempo con la convinzione che tutto ciò diventi verità.
Ma la verità è nel nostro
presente e non ci accorgiamo degli attimi che da soli
valgono un'intera
esistenza per il loro significato.
(Romano Battaglia - da Il
fiume della vita)
Nella solitudine, nella
malattia, nella confusione, la semplici conoscenza dell’amicizia rende
possibile resistere, anche se l’amico non ha il potere di aiutarci. Basta che
esista.
L’amicizia non è sminuita
dalla distanza o dal tempo, dalla prigionia o dalla guerra,
dalla sofferenza o dal
silenzio. E’ in queste cose che essa mette le radici più profonde,
ed è da queste cose che
l’amicizia fiorisce.
(Pam Brown)
Dinanzi al mio amico non
devo scusarmi, non devo difendermi,
non devo dimostrare
nulla; vicino a lui trovo la pace.
(Antoine de Saint-Exupèry)
- Ti ho disegnato sul
palmo delle mie mani – ( Is 49,16 ).
Ogni volta che Dio guarda
il palmo della sua mano, io sono là.
In momenti di sofferenza,
di solitudine, di umiliazione, di fallimento,
ricorda che sei nelle mani
di Dio.
(Madre Teresa di Calcutta)
Le esperienze più grandi
della mia vita le ho avute quando due vite si intersecavano e
due esseri umani
riuscivano a comunicare.
(Leo Buscaglia)
Non ti cercheremo nelle
altezze, o Signore,
ma in questa crocefissa
storia dell'uomo,
dove Tu sei entrato
conficcandovi l'albero
della Croce,
per lievitarla verso la
terra promessa
con la forza contagiosa
della tua Resurrezione.
Donaci di vivere in
solidarietà profonda
col nostro popolo per
crescere,
e patire e lottare con
esso,
e rendere presente,
dove Tu ci hai posto,
la tua Parola di giudizio
e di salvezza.
Liberaci da ogni forma di
amore
universale e astratto,
per credere all'umile
e crocifisso amore,
a questa terra,
a questa gente.
(Bruno Forte)
Il rimedio migliore per
quando si è tristi - replicò Merlino, cominciando ad aspirare e mandar fuori
boccate di fumo, - è imparare qualcosa.
E' l'unico che sia sempre
efficace. Invecchi e ti tremolano mani e gambe, non dormi alla notte per
ascoltare il subbuglio che hai nelle vene, hai nostalgia del tuo unico amore,
vedi il mondo che ti circonda devastato da pazzi malvagi, oppure sai che nelle
chiaviche mentali di gente ignobile il tuo onore viene calpestato. In tutti
questi casi vi è una sola cosa da fare: imparare. Imparare perché la gente
parla tanto e che cosa la fa parlare. E' l'unica cosa che la mente non riesca
mai ad esaurire, mai ad alienare, mai ad esserne torturata, mai a temere o a
diffidare, mai a sognarsi di esserne pentita. Imparare è il rimedio per te.
(Terence H. White, The Once and Future King, C.P.)
Il Fuoco
Sei persone, colte dal
caso nel buio di una gelida nottata, su un'isola deserta, si ritrovarono
ciascuna con un pezzo di legno in mano. Non c'era altra legna nell'isola persa
nelle brume del mare del Nord.
Al centro un piccolo fuoco
moriva lentamente per mancanza di combustibile. Il freddo si faceva sempre più
insopportabile.
La prima persona era una
donna, ma un guizzo della fiamma illuminò il volto di un immigrato dalla pelle
scura. La donna se ne accorse. Strinse il pugno intorno al suo pezzo di legno.
Perché consumare il suo legno per scaldare uno scansafatiche venuto a rubare
pane e lavoro? L'uomo che stava al suo
fianco vide uno che non era del suo partito. Mai e poi mai avrebbe sprecato il
suo bel pezzo di legno per un avversario politico.
La terza persona era
vestita malamente e si avvolse ancora di più nel giaccone bisunto, nascondendo
il suo pezzo di legno. Il suo vicino era certamente ricco. Perché doveva usare
il suo ramo per un ozioso riccone?
Il ricco sedeva pensando
ai suoi beni, alle due ville, alle quattro automobili e al sostanzioso conto in
banca. Le batterie del suo telefonino erano scariche, doveva conservare il suo
pezzo di legno a tutti i costi e non consumarlo per quei pigri e inetti.
Il volto scuro
dell'immigrato era una smorfia di vendetta nella fievole luce del fuoco ormai
spento. Stringeva forte il pugno intorno al suo pezzo di legno. Sapeva bene che
tutti quei bianchi lo disprezzavano. Non avrebbe mai messo il suo pezzo di
legno nelle braci del fuoco. Era arrivato il momento della vendetta. L'ultimo membro di quel mesto gruppetto era
un tipo gretto e diffidente. Non faceva nulla se non per profitto. Dare soltanto
a chi dà, era il suo motto preferito. Me lo devono pagare caro questo pezzo di
legno, pensava. Li trovarono così, con i pezzi di legno stretti nei pugni,
immobili nella morte per assideramento. Non erano morti per il freddo di fuori,
erano morti per il freddo di dentro.
(Bruno Ferrero)
Insegnami, Signore, a
sentire il bisogno di essere perdonato da chi ferisco, in serena umiltà. E
perdonato da chi mi ama, senza paura di perdere la sua stima davanti al mio
errore.
Perdonato da me stesso
quando mi deludo penosamente ai miei stessi occhi. Perdonato dalla mia
famiglia, senza dubitare del suo amore quando scopre le mie infedeltà.
Perdonato da chi ho
tradito nelle speranze, desideroso di raccogliere il peso della condanna come
giusta conseguenza della delusione inflitta.
Perdonato da quelli che
non sanno neppure di dovermi perdonare, perché la mia pigrizia, le mie
omissioni, li hanno colpiti alle spalle senza che se ne accorgessero.
Insegnami, Signore, a
scoprire in ogni incontro un motivo nuovo per sentirmi bisognoso di perdono
senza lasciarmi schiacciare dai sensi di colpa.
Perdonami non per il male
commesso soltanto, ma soprattutto per quella mia iniziativa mancata, per quella
pigrizia, per quel fascino accondisceso delle mie comodità.
Ma insegnami soprattutto a
sentirmi sempre bisognoso di venire perdonato da Te: voglio vederti inesorabile
nello sguardo e sorridenti le tue labbra.
Tu hai ogni mattina un
sogno luminoso di bellezza sulla mia giornata e mi ritrovo ogni sera con una
manciata di nebbia, di mediocrità, fra le dita.
Insegnami ad attingere
dall’esperienza del tuo perdono quotidiano, dopo la revisione di vita serale,
l’entusiasmo per svegliarmi domattina seriamente intenzionato a vivere vivo,
intensamente, ogni attimo della giornata.
Insegnami a credere che il
tuo perdono non volta semplicemente pagina, dimenticando, ricostruendo la
stima, ma ricostruendo invece dal di dentro la persona stessa: davvero, come
dice la tua Parola, tu “fai nuove” tutte le cose!
Davvero tu fai nuovo tutto
l’uomo, come questo paralitico, ri- creato di dentro, ricostruito e guizzante
di fuori. Tu ci salvi interi, corpo e anima, già qui un poco e poi per sempre e
del tutto “di là”!
E Tu doni alla tua Chiesa
il servizio del perdono, affinché, anche quando io non fossi più capace di
credere in me dal di dentro di me, proprio allora io potrei ascoltarti nel
sacramento mentre ripeti a me, dal di fuori, nelle labbra della tua Chiesa:
“alzati e cammina!”
Insegnami una familiarità
fedele, raffinata e periodica, con il sacramento del perdono, ricercato
personalmente, ogni volta che scopro il tuo sguardo su di me più deluso e più
trepidante del solito!
Insegnami a diventare più
amabile, lasciandomi perdonare, dai fratelli e da Te!
Grazie perché del mio
peccato hai fatto luogo d’appuntamento per un Amore più grande!
Signore! Siamo davvero
stanchi! Siamo stanchi, Signore, di questo mondo di cartapesta dove la beffa è
nascosta dal sorriso e il Mercato strangolatore finge l’abbraccio del
filantropo.
Siamo stanchi di un futuro
senza spiraglio di Speranza, né per noi, adulti, sazi e disperati, né per i più
tanti degli uomini, giovani e affamati, insidiati dalla nefasta tentazione di
diventare come noi!
Siamo stanchi di un mondo
dove il crollo dei miti delle speranze collettive sembra lasciare posto solo
per l’eterno “dio quattrino” sul “libero mercato” che vende sulle bancarelle la
sorte dei popoli al miglior offerente.
Siamo stanchi e delusi
perfino delle conquiste della giustizia contro Tangentopoli e “Cosa nostra”:
spruzzano il veleno dai foruncoli dei processi ma non sanno come svelenire il
sangue della nostra anima!
Siamo stanchi di
combattere contro i mulini a vento! Ma siamo stanchi soprattutto di combattere
contro noi stessi!
“Figliolo mio” - ti dice
il Signore - “non temere: io ho vinto il mondo. E sarò con voi fino alla fine
del mondo”! Non ti impongo il giogo di un codice, ma làsciati spuntare le ali
dell’Amore: vola senza paura!
Non fare la faccia
dell’impegnato: disegnati il volto dell’innamorato! L’Amore vincerà. Anzi, sta
già vincendo!"
Grazie, Signore Gesù, per
il “ristoro” che già fin d’oggi l’avventura di questa vita evangelica mi
regala.
Grazie per la tenerezza
vissuta nell’incontro con chi ti cerca insieme con me!
Grazie per la scoperta del
Tuo palpito nel cuore di chi amo!
Grazie per il bacio con
cui mi sfiori la fronte dell’anima quando prolungo nella preghiera l’attesa di
fronte all’invisibile Tuo volto.
Grazie per l’esultanza
nell’incontro con lo sguardo luminoso di chi mi guarda dopo averti guardato!
Grazie per l’esaltante
promessa di un universale svelamento del mistero del dolore oltre la soglia
della tomba!
Grazie perché sperimento
fin d’oggi il Tuo “riposo” promesso, perché il Cielo è già fiorito su questa
terra, nel cuore di quelli che credono all’Amore!
I veri amici amano
condividere i momenti preziosi che la vita riserva loro,
come le piccole cose
dell'esistenza per cui vale la pena di vivere ogni giorno.
Va' dovunque tu debba
andare, e passa parola!
(Sergio Bambarén)
Un pensiero per riflettere
C'è sempre la possibilità
di vivere in modo diverso.
E' la paura del giudizio
degli altri che impedisce di decidere
con la propria testa.
(Sergio Bambarén)
Padre, mi abbandono a Te,
fa' di me ciò che ti piace. Qualsiasi cosa tu faccia di me, ti ringrazio.
Sono pronto a tutto,
accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me, e in tutte le tue
creature:
non desidero nient'altro,
mio Dio. Rimetto l'anima mia nelle tua mani, te la dono, mio Dio,
con tutto l'amore del mio
cuore, perché ti amo. E per me un'esigenza di amore, il donarmi a Te,
l'affidarmi alle tue mani,
senza misura, con infinita fiducia: perché Tu sei mio Padre.
(Charles de Foucauld)
Amatevi l'un l'altro, ma
non fate dell'amore un'alleanza che vi incateni.
Riempite ciascuno la coppa
dell'altro, ma non bevete solo da una stessa coppa.
Mettetevi fianco a fianco,
ma non troppo vicini.
Perche' la quercia non si
rialza all'ombra del cipresso.
(K. Gibran)
Siate realisti: chiedete
l'impossibile!
(Camus)
Troppo tardi ti ho amata,
bellezza sempre antica e sempre nuova, troppo tardi ti ho amata. Eri dentro di
me, ma io ero fuori e senza bellezza e mi precipitavo verso quelle bellezze che
tu hai fatto e che, senza di te, non potrebbero esistere. Tu sei sempre con me,
ma io non ero con te.
(Sant'Agostino)
Quando avrai detto si a
Dio e lo avrai nel cuore, possederai l'ospite che non ti darà più riposo.
(Paul Claudel)
Sono sempre rimasto
stupito della grande libertà interiore di Gesù, del suo modo di vedere e
giudicare nel profondo le persone. Ma, come educatore, ancora più sono
esterefatto della capacità del Maestro di insegnare le cose senza offendere. Se
Gesù avesse indovinato il pensiero di Simone dicendogli: "Che brutta
linguaccia che sei, Simone!" probabilmente lo avrebbe perso, lo avrebbe
costretto a rifugiarsi nell'amor proprio, svergognandolo davanti ai commensali.
Macché: Gesù gli pone un caso, chiede a lui di giudicare, lo invita a capire. E
Simone capisce. Capisce senza offendersi, si mette dal punto di vista del
Maestro, anche Simone ora guarda il cuore e non la regola, vede l'amore e non
la peccatrice. Quanto ci insegna questa pagina! Ad essere rispettosi degli
altri, a condurli per mano, con delicatezza, a capire le misteriose e liberanti
logiche di Dio.
(don Paolo Curtaz)
Il legno buono non cresce
negli agi. Più il vento è forte più gli alberi sono forti.
Conosco la tua miseria, le
lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze del tuo corpo;
so la tua viltà, i tuoi
peccati e ti dico lo stesso: Dammi il tuo cuore, amami come sei...
Se aspetti di essere un
angelo per abbandonarti all'amore, non amerai mai.
Anche se sei vile nella
pratica del dovere e della virtù, se ricadi spesso in quelle colpe che vorresti
non commettere più, non ti permetto di non amarmi. Amami come sei.
In ogni istante ed in
qualunque situazione tu sia, nel fervore o nell'aridità,
nella fedeltà o
nell'infedeltà, amami come sei...voglio l'amore del tuo povero cuore;
se aspetti di essere
perfetto, non mi amerai mai. Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia
un serafino radioso di purezza, di nobiltà e di amore? Non sono io
l'Onnipotente?
E se mi piace lasciare nel
nulla quegli esseri meravigliosi e preferire il povero amore del tuo cuore, non
sono io padrone del mio amore? Figlio mio, lascia che ti ami, voglio il tuo cuore.
Certo voglio col tempo
trasformarti, ma per ora ti amo come sei...e desidero che tu faccia lo stesso;
io voglio vedere dai bassifondi della miseria salire l'amore. Amo in te anche
la tua debolezza,
amo l'amore dei poveri e
dei miserabili; voglio che dai cenci salga continuamente un gran grido: Gesù ti amo. Voglio unicamente il canto del
tuo cuore, non ho bisogno né della tua scienza,
né del tuo talento. Una
cosa sola m'importa, di vederti lavorare con amore.
Non sono le tue virtù che
desidero; se te ne dessi, sei così debole che alimenterebbero il tuo amor
proprio; non ti preoccupare di questo. Avrei potuto destinarti a grandi cose;
no, sarai il servo
inutile; ti prenderò persino il poco che hai...perchè ti ho creato soltanto per amore. Oggi sto alla porta del tuo
cuore come un mendicante, io il Re dei Re!
Busso e aspetto;
affrettati ad aprirmi. Non allargare la tua miseria; se tu conoscessi
perfettamente la tua indigenza, moriresti di dolore. Ciò che mi ferirebbe il
cuore sarebbe di vederti dubitare di me e mancare di fiducia. Voglio che tu
pensi a me ogni ora del giorno e della notte;
voglio che tu faccia anche
l'azione più insignificante solo per amore.
Conto su di te per darmi
gioia...Non ti preoccupare di non possedere virtù; ti darò le mie.
Quando dovrai soffrire ti
darò la forza. Mi hai dato l'amore, ti darò di saper amare al di là di quanto
puoi sognare. Ma ricordati, amami come sei...
Ti ho dato mia madre: fa
passare tutto dal suo cuore così puro.
Qualunque cosa accada, non
aspettare di essere santo per abbandonarti all'amore, non mi ameresti
mai..Và...
(Mons.Lebrun)
Quando qualcuno mi offende
sono il primo ad accorgersi che egli è vittima di uno spirito malvagio.
Sono il primo a dover
pregare per lui e donargli l'amore del Padre perché sia salvato.
Un maestro viaggiava con
un discepolo incaricato di occuparsi del cammello, erano nel deserto. Una sera
arrivati ad una locanda il discepolo era talmente stanco che non legò il
cammello. "Mio Dio", pregò coricandosi, "prenditi cura del cammello,
te lo affido".
Il mattino dopo il
cammello era sparito. "Dov'è il cammello?", chiese il maestro.
"Non lo so", rispose il discepolo, "Devi chiederlo a Dio! Ieri
sera ero così sfinito che gli ho affidato il nostro cammello, non è certo colpa
mia se è scappato o se è stato rubato, ho esplicitamente domandato a Dio di
sorvegliarlo, è Lui il responsabile!
Tu mi esorti sempre ad
avere la massima fiducia in Dio, no!".
"Abbi sempre la più
grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello" rispose il maestro,
"perché Dio non ha altre mani che le tue".
(Bruno Ferrero - Le mani
di Dio)
Dio solo può dare la fede,
tu, però, puoi dare la tua
testimonianza.
Dio solo può dare la
speranza,
tu, però, puoi infondere
fiducia nei tuoi fratelli.
Dio solo può dare l'amore,
tu, però, puoi insegnare
all'altro ad amare.
Dio solo può dare la pace,
tu, però, puoi seminare
l'unione.
Dio solo può dare la
forza,
tu, però, puoi dare
sostegno a uno scoraggiato.
Dio solo è la via,
tu, però, puoi indicarla
agli altri.
Dio solo è la luce,
tu, però, puoi farla
brillare agli occhi di tutti.
Dio solo è la vita,
tu, però, puoi far
rinascere negli altri
il desiderio di vivere.
Dio solo può fare ciò che
appare impossibile,
tu, però, potrai fare il
possibile.
Dio solo basta a se
stesso,
egli, però, preferisce
contare su di te.
(Canto brasiliano)
Non permettere mai che
qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore e più contento.
Sii l’espressione della
bontà di Dio. Bontà sul tuo volto e nei tuoi occhi, bontà nel tuo sorriso
e nel tuo saluto. Ai
bambini, ai poveri e a tutti coloro che soffrono nella carne e nello spirito,
offri sempre un sorriso
gioioso. Dai a loro non solo le tue cure ma anche il tuo cuore.
(Madre Teresa di Calcutta)
Anche un uovo perfetto
deve rompersi, perché nasca una nuova vita.
(Edward Gloegger)
Una parabola quella dei
talenti che ci svela come il Vangelo abbia talmente inciso il pensiero
occidentale da modificarne il linguaggio.
Quando
una persona è capace, ha delle risorse, diciamo che ha "talento",
senza sapere che il talento è la famosa moneta affidata ai servi della
parabola. Abbiamo dei talenti, dunque, e questa è una bellissima notizia: chi
più, chi meno, ad ognuno è affidato un capitale da far fruttare, una risorsa da
mettere a disposizione.
Tutti,
senza eccezioni, anche quelle persone che non riescono ad accorgersene e che -
peggio - passano il tempo ad invidiare i talenti degli altri nascondendo il
proprio sottoterra. E' difficile accorgersi dei propri talenti: con i giovani
propongo sempre una veglia di preghiera: ognuno ha un foglio bianco. Su di una
facciata chiedo loro di scrivere le cose da eliminare dal loro carattere i loro
difetti... musica di sottofondo, tutti si impegnano a scrivere... poi chiedo
loro di scrivere sul retro del foglio i loro pregi, i loro talenti... dovreste
vedere gli sguardi smarriti! Tutti indugiano, scuotono la testa e, quando
proprio va bene, tirano fuori un piccolo aspetto positivo.
No,
amici, il Signore ci chiede di prendere coscienza delle nostre qualità, per
metterle a servizio degli altri. Esiste una malsana interpretazione dell'umiltà
che vedo molto diffusa tra i discepoli: quella di dire "non valgo a
nulla". Non è umiltà, è depressione! Immaginatevi la faccia di Dio che
vuol fare di noi dei capolavori, che ci ha creato con misteriosa provvidenza e
arte e che si sente dire "Faccio schifo"!
Amici,
mettete a frutto i vostri talenti, individuateli, anzitutto e poi donateli ai
fratelli. Senza bisogno di essere premi Nobel della medicina, per carità!
Magari riconosco come un dono la capacità di pazientare, o di ascoltare, o di
perdonare, il mio buonumore, la mia sincerità, la mia capacità di accorgermi
degli altri, e, con semplicità, ne faccio dono agli altri. Buona settimana
intenti a far fruttare i nostri talenti, amici!
(don
Paolo Curtaz)
O Padre, ti ringraziamo
per averci chiamato a edificare il tuo Regno: a ciascuno di noi hai affidato un
compito, secondo le sue capacità. Ci chiedi solo una cosa, di non rimanere
inerti, di non lasciarci vincere dallo scoraggiamento e dalla sfiducia.
«...Tanto, non serve a niente!», sembrano dire molti cristiani di oggi, confusi
nella massa di quelli che si lasciano vivere, che demandano ad altri il compito
di edificare la società. Tu invece, Signore, ci vuoi attivi, disponibili a
rischiare in prima persona al posto tuo, per te, come i servi della parabola
che hanno ricevuto dal padrone il mandato. Sì, perché tu hai saputo, hai voluto
rischiare; ti sei messo in gioco quando hai deciso di nascere dal grembo di una
donna, non ti sei tirato indietro di fronte al disprezzo e alla morte: tu hai
fatto la tua parte da uomo. Su questa terra, nel tuo tempo. Adesso tocca a noi!
Perché il tuo nome venga glorificato per sempre tra gli uomini.
Ama finché non ti fa male,
e se ti fa male, proprio per questo sarà meglio.
Perché lamentarsi?
Se accetti la
sofferenza e la offri a Dio, ti darà
gioia.
La sofferenza è un grande
dono di Dio: chi l’accoglie, chi ama con tutto il cuore,
chi offre se stesso ne conosce il valore.
(Madre Teresa di Calcutta)
L'uomo
che pregava in silenzio (Fonte non specificata)
Una
volta un sacerdote stava camminando in chiesa, verso mezzogiorno, passando
dall'altare decise di fermarsi lì vicino per vedere chi era venuto a pregare.
In quel momento si aprì la porta, il sacerdote inarcò il sopracciglio vedendo
un uomo che si avvicinava; l'uomo aveva la barba lunga di parecchi giorni,
indossava una camicia consunta, aveva una giacca vecchia i cui bordi avevano
iniziato a disfarsi. L'uomo si inginocchiò, abbassò la testa, quindi si alzò e
uscì. Nei giorni seguenti lo stesso uomo, sempre a mezzogiorno, tornava in
chiesa con una valigia... si inginocchiava brevemente e quindi usciva.
Il
sacerdote, un po' spaventato, iniziò a sospettare che si trattasse di un ladro,
quindi un giorno si mise davanti alla porta della chiesa e quando l'uomo stava
per uscire dalla chiesa gli chiese: "Che fai qui?". L'uomo gli
rispose che lavorava nella zona e aveva mezz'ora libera per il pranzo e
approfittava di questo momento per pregare, "Rimango solo un momento, sai,
perché la fabbrica è un po' lontana, quindi mi inginocchio e dico:
"Signore, sono venuto nuovamente per dirTi quanto mi hai reso felice
quando mi hai liberato dai miei peccati... non so pregare molto bene, però Ti
penso tutti i giorni... Beh Gesù... qui c'è Jim a rapporto".
Il
padre si sentì uno stupido, disse a Jim che andava bene, che era il benvenuto
in chiesa quando voleva. Il sacerdote si inginocchiò davanti all'altare, si
sentì riempire il cuore dal grande calore dell'amore e incontrò Gesù. Mentre le
lacrime scendevano sulle sue guance, nel suo cuore ripeteva la preghiera di
Jim: "Sono venuto solo per dirti, Signore, quanto sono felice da quando ti
ho incontrato attraverso i miei simili e mi hai liberato dai miei peccati...
non so molto bene come pregare, però penso a te tutti i giorni... beh, Gesù...
eccomi a rapporto!".
Un
dato giorno il sacerdote notò che il vecchio Jim non era venuto. I giorni
passavano e Jim non tornava a pregare. Il padre iniziò a preoccuparsi e un
giorno andò alla fabbrica a chiedere di lui; lì gli dissero che Jim era malato
e che i medici erano molto preoccupati per il suo stato di salute, ma che
tuttavia credevano che avrebbe potuto farcela. Nella settimana in cui rimase in
ospedale Jim portò molti cambiamenti, egli sorrideva sempre e la sua allegria
era contagiosa. La caposala non poteva capire perché Jim fosse tanto felice
dato che non aveva mai ricevuto né fiori, né biglietti augurali, né visite. Il
sacerdote si avvicinò al letto di Jim con l'infermiera e questa gli disse,
mentre Jim ascoltava: "Nessun amico è venuto a trovarlo, non ha
nessuno". Sorpreso il vecchio Jim disse sorridendo: "L'infermiera si
sbaglia, però lei non può sapere che tutti i giorni, da quando sono arrivato
qui, a mezzogiorno, un mio amato amico viene, si siede sul letto, mi prende le
mani, si inclina su di me e mi dice: «Sono venuto solo per dirti, Jim , quanto
sono stato felice da quando ho trovato la tua amicizia e ti ho liberato dai
tuoi peccati. Mi è sempre piaciuto ascoltare le tue preghiera, ti penso ogni
giorno... beh, Jim... qui c'è Gesù a rapporto!»".
Davvero,
Signore, non c’è peggior cieco di chi non voleva vedere: e quello sono io!
Purtroppo troppo spesso vedo troppo tardi!
Quella
volta che dopo l’incidente mi sono dovuto fermare a casa, e il mondo ha
continuato a girare lo stesso: non ho voluto capire che avrei potuto fermarmi a
riflettere un giorno anche senza finire all’ospedale!
Quella
volta che mi è venuta a parlare una persona che non mi parlava mai. Ma io non
ho capito che la volta seguente avrei potuto essere io a fare il primo passo.
Quella
volta che la nuova legislazione fiscale mi ha improvvisamente aumentato
l’imponibile. Ma io non ho capito che mia moglie mi diceva da tempo che avremmo
potuto fissare una percentuale mensile per i missionari senza andare in
fallimento.
Quella
volta che mi sono arrivati in casa quei parenti lontani ed è stata tanta festa
anche se quasi non ci conoscevamo. Ma io non ho voluto capire che mio figlio
aveva ragione nel dire che potevamo prendere in affidamento un bambino
sconosciuto, che il posto in casa c’era.
Quella
volta che mi sono lasciato trascinare a quel “deserto”, tutto il giorno davanti
alla Bibbia e all’Eucarestia, e poi mi sono accorto che alla sera mia moglie
era diventata proprio più bella! Ma io non ho voluto capire che più bello lo
ero diventato anzitutto io, capace di guardarla con quei miei occhi ripuliti!
Quella
volta che ho assistito mia madre, con il cuore in subbuglio sul letto
d’ospedale, prima di ricevere da lei quel bacio che sarebbe stato l’ultimo. E
ho sentito il rimpianto di non averla abbracciata più spesso prima. Ma io non
volevo capire che questi miei 100 anni passano veloci e non tornano mai più!
Il
cristiano non sogna, agisce.
E
mentre contempla un ideale che sa irrealizzabile nel presente,
si
adopera non di meno perché la realtà somigli sempre più a quell'ideale.
(CEI,
il giorno del Signore)
Un
giorno, una giovane donna ricevette una dozzina di rose con un biglietto che
diceva: "Una persona che ti vuole bene". Senza però la firma. Non
essendo sposata, il suo pensiero andò agli uomini della sua vita: vecchie
fiamme, nuove conoscenze. Oppure erano stati la mamma e il papà? Qualche
collega di lavoro? Fece un rapido elenco mentale. Infine telefonò ad un'amica
perché l'aiutasse a scoprire il mistero. Una frase dell'amica le fece
all'improvviso balenare un'idea. "Dì: sei stata tu a mandarmi i
fiori?". "Sì". "Perché?" "Perché l'ultima volta
che ci siamo parlate eri di umore nero. Volevo che trascorressi un giorno
pensando a tutte le persone che ti vogliono bene".
Non
importa quanto vai piano, l'importante è che non ti fermi.
(Confucio)
Se
mi ami non piangere!
Se
tu conoscessi
il
mistero immenso del cielo dove ora vivo;
se
tu potessi vedere e sentire
quello che io vedo e sento
In
questi orizzonti senza fine,
in
questa luce che tutto investe e penetra ,
tu
non piangeresti se mi ami .
Qui
si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,
dalle
sue espressioni di infinita bontà
e
dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le
cose di un tempo
sono
così piccole e fuggevoli al confronto .
Mi
è rimasto l’affetto per te:
una
tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono
felice di averti incontrato nel tempo,
anche
se tutto era allora così fugace e limitato .
Ora
l’amore che mi stringe profondamente a
te,
è
gioia pura e senza tramonto .
Mentre
io vivo
nella
serena ed esaltante attesa
del
tuo arrivo tra noi,
tu
pensami così.
Nelle
tue battaglie,
nei
tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa
a questa meravigliosa casa,
dove
non esiste la morte,
e
dove ci disseteremo insieme,
nel
trasporto più intenso,
alla
fonte inesauribile dell’amore
e
della felicità.
Non
piangere più se veramente mi ami.
(G.
Perico)
Paolo,
con la faccia triste e abbattuta, si ritrovò con la sua amica Carla in un bar
per prendere un caffè. Depresso, scaricò su di lei tutte le sue
preoccupazioni... e il lavoro... e i soldi... e i rapporti con la sua
ragazza...e la sua vocazione!... Tutto sembrava andar male nella sua vita.
Carla
introdusse la mano nella borsa, prese un biglietto da 50 EURO e gli disse:
“Vuoi questo biglietto?” Paolo, un po' confuso, all'inizio le rispose: “Certo
Carla... sono 50 EURO, chi non li vorrebbe?”
Allora Carla prese il biglietto in una mano, lo strinse forte fino a
farlo diventare una piccola pallina. Mostrando la pallina accartocciata a
Paolo, gli chiese un'altra volta: “E adesso, lo vuoi ancora?”
“Carla,
non so cosa intendi con questo, però continuano ad essere 50 EURO. Certo che lo
prenderò anche così, se me lo dai.” Carla spiegò il biglietto, lo gettò al
suolo e lo stropicciò ulteriormente con
il piede, riprendendolo quindi sporco e segnato. “Continui a volerlo?” “Ascolta
Carla, continuo a non capire dove vuoi arrivare, rimane comunque un biglietto
da 50 EURO, e finché non lo rompi,conserva il suo valore....”
”Paolo,
devi sapere che anche se a volte qualcosa non esce come vuoi, anche se la vita ti piega o accartoccia,
continui a essere tanto importante come lo sei stato sempre... Quello che devi
chiederti è quanto vali in realtà, e non quanto puoi essere abbattuto in un
particolare momento.”
Paolo
si paralizzò guardando Carla senza dire una parola, mentre l'impatto del
messaggio entrava profondamente nella sua testa. Carla mise il biglietto spiegazzato
di fianco a lui, sul tavolo, e con un sorriso complice disse: “Prendilo,
ritiralo perché ti ricordi di questo momento quando ti senti male... però mi
devi un biglietto nuovo da 50 EURO per poterlo usare con il prossimo amico che
ne abbia bisogno.” Gli diede un bacio sulla guancia e si allontanò verso la
porta. Paolo tornò a guardare il biglietto, sorrise, lo guardò e con una nuova
energia chiamò il cameriere per pagare il conto...
Va
bene seguire la propria inclinazione, purché sia in salita
(A.
Gide)
Posso
io recitare il Padre nostro?
Posso
dire PADRE, se vivo nell'isolamento egoistico,
se
non manifesto sentimenti filiali nella vita di ogni giorno?
Posso
dire NOSTRO, se vivo nell'individualismo
e non ho il senso della fratellanza umana e
della comunità?
Posso
dire CHE SEI NEI CIELI, se penso soltanto alle cose terrene e non innalzo lo
sguardo al mondo
delle
realtà divine per le quali sono stato creato?
Posso
dire SIA SANTIFICATO IL TUO NOME, se non mi occupo della gloria di Dio, io che
fatto a Sua
immagine
sono destinato a vivere la sua vita divina, a proclamare la sua santità?
Posso
dire VENGA IL TUO REGNO, se non faccio tutto ciò che posso per affrettare
l'avvento del regno di Dio, e se lo confondo
con i benesseri del mondo?
Posso
dire SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ, se non cerco di scoprire il piano di Dio a
proposito di
tutto,
e in particolare della mia vita, se non faccio il possibile per unirmi alle
divine intenzioni?
Posso
dire DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO, se non penso che tutto ciò che
conserva
la
mia vita mi viene dalla mano di Dio, e se non mi occupo dei miei fratelli
affamati?
Posso
dire RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI, se custodisco in me rancori e risentimento
verso qualcuno,
se
non coltivo in me la comprensione e il perdono?
La
luce guardò in basso e vide le tenebre;
"Là
voglio andare" disse la luce.
La
pace guardò in basso e vide la guerra;
"Là
voglio andare " disse la pace.
L'amore
guardò in basso e vide l'odio;
"Là
voglio andare" disse l'amore.
Così
apparve la luce e risplendette;
così
apparve la pace e offrì riposo;
così
apparve l'amore e portò vita.
E
il Verbo si fece carne e dimorò tra noi.
(L.
Housman)
Attendere
è pregare
Dio,
tu
hai scelto di farti attendere
tutto
il tempo di un Avvento.
Io
non amo attendere.
Non
amo attendere nelle file.
Non
amo attendere il mio turno.
Non
amo attendere il treno.
Non
amo attendere.
Non
amo attendere nelle file.
Non
amo attendere il mio turno.
Non
amo attendere il treno.
Non
amo attendere prima di giudicare.
Non
amo attendere il momento opportuno.
Non
amo attendere un giorno ancora.
Non
amo attendere perché non ho tempo
e
non vivo che nell'istante.
D'altronde
tu lo sai bene,
tutto
è fatto per evitarmi l'attesa:
gli
abbonamenti ai mezzi di trasporto
e
i self-service,
le
vendite a credito
e
i distributori automatici,
le
foto a sviluppo istantaneo,
i
telex e i terminali dei computer,
la
televisione e i radiogiornali...
Non
ho bisogno di attendere le notizie:
sono
loro a precedermi.
Ma
tu Dio
tu
hai scelto di farti attendere
il
tempo di tutto un Avvento.
Perché
tu hai fatto dell'attesa
lo
spazio della conversione,
il
faccia a faccia con ciò che è nascosto,
l'usura
che non si usura.
L'attesa,
soltanto l'attesa,
l'attesa
dell'attesa,
l'intimità
con l'attesa che è in noi
perché
solo l'attesa
desta
l'attenzione
e
solo l'attenzione
è
capace di amare.
Tu
sei già dato nell'attesa,
e
per te, Dio,
attendere,
si
coniuga come pregare.
(Jean
Debruynne)
Spirito
di Dio,
che
agli inizi della creazione ti libravi sugli abissi del mondo,
e
trasformavi in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose,
scendi
ancora sulla terra, questo mondo che invecchia
sfioralo
con l'ala della tua gloria.
Spirito
Santo,
che
hai invaso l'anima di Maria,
donaci
il gusto di sentirci "estroversi", rivolti, cioè, verso il mondo.
Mettici
le ali ai piedi
perché,
come Maria, raggiungiamo in fretta la città,
la
città terrena che tu ami appassionatamente.
Spirito
del Signore,
dono
del Risorto agli apostoli del Cenacolo,
gonfia
di passione la vita dei tuoi preti.
Rendili
innamorati della terra,
capaci
di misericordia per tutte le sue debolezze.
Confortali
con la gratitudine della gente
e
con l'olio della comunione fraterna.
Ristora
la loro stanchezza,
perché
non trovino appoggio più dolce per il loro riposo
se
non sulla spalla del Maestro.
(TONINO
BELLO)
Signore,
non
ti cercheremo in esperienze limite,
ma
nel limite di ogni esperienza:
lì
dove la febbrilità della vita
avverte
la nostalgia dell'amore e del gioco;
lì
dove la verificabilità della scienza
si
apre alla sete
di
una Bellezza più grande;
lì
dove l'ideologia del regno dell'uomo
ceca
una Parola,
che
rompa il silenzio della morte
e
dia senso alla vita.
Lì
umilmente la nostra fede
intonerà
il tuo canto:
il
canto del Signore in terra straniera,
canto
di amore e di pace,
canto
di bellezza
e
di non consumata speranza.
Vieni,
Signore Gesù!
PORTA
LA TUA FIAMMA
Porta
la tua fiamma
a
chi è senza fuoco.
Accendi
la lampada
a
chi è senza luce.
Accendi
la fiamma,
dell'amore
dell'anima.
Accenditi
come lampada
nel
tuo cammino,
dovrai
essere luce.
(Tagore)
E'
giunta l'ora di prendere il largo, di sciogliere gli ormeggi della nostra
piccola barca e andare.
La
luce della stella cometa da est ci chiede di uscire dalla torre d'avorio del
nostro quieto vivere.
Il
suono delle campane che si fa sempre più forte ci chiama a non scappare di
fronte ad una realtà con sempre meno speranza.
Il
sapore dei bambini che ha portato il vento ci invita a non farci trascinare
dalla corrente o sospingere dalla marea.
Il
profumo dei pini che arriva da nord ci dice di non partire a capofitto solo
perché dobbiamo far qualcosa.
Il
freddo della neve che inizia a cadere ci esorta a prendere il largo con
coscienza, studiando bene la rotta, portando con se nella propria piccola barca
solo quelle poche cose veramente necessarie per non appesantirla inutilmente.
La
rotta è quella verso il paese dove la pace è possibile, dove giustizia e
libertà si baceranno, il paese dove il tempo non ha fine, verso il paese del
Natale.
E
questa è una cosa che ti riguarda, che riguarda anche te.
Molto
tempo fa c'era un uomo che aveva tre figli ai quali voleva molto bene. Non era
nato ricco, ma con la sua saggezza e il duro lavoro era riuscito a risparmiare
un bel po' di soldi e a comperare un fertile podere.
Divenuto
vecchio cominciò a pensare a come dividere tra i suoi figli ciò che possedeva.
Un giorno decise di fare una prova per capire quale dei tre figli fosse il più
saggio.
Li
chiamò al capezzale e diede a ciascuno cinque soldi e chiese loro di comperare
qualcosa che riempisse la sua stanza che era vuota e spoglia. Ciascuno dei
figli prese il denaro e uscì per esaudire i desideri del padre.
Il
figlio più grande pensò che era un lavoro facile. Andò al mercato e comperò la
prima cosa che gli capitò sotto gli occhi: un fascio di paglia.
Il
secondo figlio pensò per qualche minuto, poi girò per tutte le bancarelle dei
mercato e alla fine comperò delle bellissime piume.
Il
figlio più piccolo rifletté a lungo sul problema e si chiedeva: «Che cosa c'è
che costa solo cinque soldi e che può riempire una stanza?». Solo dopo aver
pensato per un bel po' di tempo trovò quel che faceva al suo caso e il suo
volto si illuminò.
Andò
in un piccolo negozio e comperò con i suoi cinque soldi una candela e dei
fiammiferi. Tornando a casa era felice e si domandava cosa avessero comperato i
suoi due fratelli.
Il
giorno seguente, i tre figli si presentarono al padre. Ognuno portò il suo
regalo. Il più grande sparse la paglia sul pavimento, ma era così poca che fu
appena sufficiente per coprire un angolo. Il secondo mostrò le sue piume, ma
riempirono appena due angoli. Il padre era molto deluso dei suoi due figli
maggiori.
Allora
si rivolse al più piccolo: « E tu che cosa hai comprato? ».
Il
ragazzo accese la candela con un fiammifero e la luce di quell'unica fiamma si
diffuse per la stanza e la riempì.
Tutti
sorrisero.
Il
vecchio padre fu felice del regalo del figlio più piccolo. Gli diede tutti i
suoi averi, perché aveva capito che quel ragazzo era abbastanza intelligente
per farne buon uso ed avere cura dei suoi fratelli.
Traguardo.
Al
termine della scalata,
non
c'è la scalata ma la sommità.
Al
termine della notte,
non
c'è la notte ma l'aurora.
Al
termine dell'inverno,
non
c'è l'inverno ma la primavera.
Al
termine della disperazione,
non
c'è la disperazione ma la speranza.
Al
termine della morte,
non
c'è la morte ma la vita.
Al
termine dell'umanità,
non
c'è l'uomo ma l'Uomo-Dio.
(Joseph
Folliet)
Possa
oggi esserci la pace.
Possa
tu avere fiducia nelle tue possibilità
che
tu sia esattamente dove avresti voluto essere.
Possa
tu non dimenticare le infinite possibilità che nascono dalla fede.
Possa
tu usare questi doni che hai ricevuto e trasmettere l'amore che ti
è
stato donato.... Sii contento di sapere di essere figlio di Dio....
Sia
questa presenza fissata nelle tue ossa, e permetti alla tua anima di
essere
libera di cantare, ballare, glorificare e amare. Sia così per
ognuno
di voi.
"Esistono
molte cose nella vita che catturano lo sguardo ma solo poche
catturano
il tuo cuore: segui quelle"
(Winston
Churcill)
Vedo
in te due uomini, quello che sei e quello che potesti essere.
Un
giorno quei due si incontreranno e allora sarai un grande [adattare].
VI
DO UN NUOVO COMANDAMENTO
"Che
vi amiate l'un l'altro come io ho amato voi".
Mi
chiamate il REDENTORE e non vi fate redimere.
Mi
chiamate la LUCE e non mi vedete.
Mi
chiamate la VIA e non mi seguite.
Mi
chiamate la VITA e non mi desiderate.
Mi
chiamate il SIGNORE e non mi servite.
Mi
chiamate la SAPIENZA e non mi interrogate.
Mi
chiamate il MAESTRO e non mi credete.
Mi
chiamate ONNIPOTENTE e non vi fidate di ME.
Se
un dì non vi riconoscerò, non meravigliatevi!
(Iscrizione
nel Duomo di Lubecca)
Non
senti mai il triste imbarazzo di vivere questo carnevale tutto l’anno dove
ciascuno, per la paura di scoprire l’invisibile che porta dentro, mette la
maschera della normalità fuori, vivendo in una folla di solitari?
IN
SILENZIO SORRIDEVI.
Quante
volte vorremmo urlare
ma
crediamo che nessuno ci ascolti
che
a nessuno interessi
che
nessuno trovi il tempo di capire...
con
quegli occhi grandi tu
non
parlavi e sorridevi.
Ora,
nel gelo di questa notte,
una
delle più rigide di questo lungo inverno
ci
hai lasciato da soli a gridare
al
nostro cieco e sordo individualismo
a
tutte le cose che avremmo voluto dirci ma che,
per
stupide convenzioni, non ci siamo mai dette,
lo
sai, con te mi sono sempre sentita a casa
ma
nel freddo che c'è fuori ci siamo trovate e ci siamo perse
in
questo mondo frenetico che ci allontana da tutto
e
ci lascia soli, fragili e affranti!
la
tua lezione è troppo cara, troppo.
Ma
tu ci hai voluto insegnare a vedere
al
di là del nostro piccolo, della nostro guscio, del nostro egoismo
proveremo
ad imparare a aiutarci, a capirci ad amarci
ad
essere più umili e più aperti, ad accettarci
proveremo
a guardare gli altri con occhi diversi
vedrai
la tua lezione non andrà persa, CREDICI!
Proveremo
ad essere UMANI, come te dolce e silenziosa Amica mia.
Ma
non sarà mai più come prima.
MAI
più come prima!
Buona
notte CERBIATTO!
Grazie
per quello che sei e per quello che ci hai dato.
Sarai
insieme a noi per sempre, non dimenticarci.
I
TUOI AMICI.
La
pianura è il quotidiano, dove i giorni sembrano tutti uguali, dove tutto è
faticoso, dove tutto va combattuto e sudato, dove tutto si ripete sempre…
E
dove tutto è sempre provvisorio, perché da un momento all’altro tutto può
esserti portato via, non solo le cose che ami, ma anche le persone più care,
perfino quelle con le quali avresti voluto vivere per sempre...
Lo
studio, il lavoro, la costruzione e la coltivazioni dei sentimenti e degli
affetti, la necessità di dover
continuamente scegliere… Che fatica la pianura!
Sì,
c’e proprio da averne paura. Verrebbe quasi quasi la voglia di fuggire.
Verrebbe?
Viene. Irrompe. E si scappa via.
Oooh!
Pianura, addio, ti saluto! Adesso sì!
Il bowling e il bigliardo al posto della scuola, ore pigre davanti alla tivù o
dentro le cuffie, navigate infinite nel cyberspazio, toccate e fughe invece di
sentimenti duraturi, decisioni e scelte continuamente rimandate… Poi il sabato
sera rafforzato da pasticche e tiri, e la domenica passata a ronfare fino al
pomeriggio…
E
passa la paura.
Passa?
Viene imbavagliata fino al lunedì. Perché la paura non si lascia vincere da chi
vuol salire e rimanere su un Tabor che non è Tabor, ma uno scendere più in
basso della pianura, un metterci la testa dentro, sotto.
Il
Tabor è salire in Alto, da dove è possibile vedere, capire e decidere che ogni
piega del quotidiano è sempre nuova, unica, importante, vera, sicura… se la si
vive guardandola dall’Alto.
Signore,
è bello per noi stare qui. Qui, nella pianura guardata dal Tabor!
(Don
Tonino Masconi)
Una
bambina torna dalla casa di una vicina alla quale era appena morta, in modo
tragico la figlioletta di otto anni.
"Perché
sei andata?", le domanda il padre.
"Per
consolare la mamma".
"E
che potevi fare, tu così piccola, per consolarla?".
"Le
sono salita in grembo e ho pianto con lei".
L'Angelo della Morte bussò un giorno alla casa di
un uomo.
"Accomodati pure" disse l'uomo."Ti
aspettavo".
"Non sono venuto per fare due
chiacchiere"disse l'Angelo, "ma per prenderti la vita".
"E che altro potresti prendermi?"
"Non so. Ma tutti, quando giungo io,
vorrebbero che io prendessi qualsiasi cosa, ma non la vita. Sapessi quali
offerte mi fanno!".
"Non io. Non ho nulla da darti. Le gioie che
mi sono state donate le ho godute. Mi sono divertito, ma senza fare del
divertimento lo scopo della mia vita. Gli affanni, li ho affidati al vento. I
problemi, i dubbi, le inquietudini li ho affidati alla provvidenza. Ho
utilizzato i beni terreni solo per quanto mi erano necessari, rinunciando al
superfluo. Il sorriso, l'ho regalato a quanti me lo chiedevano. Il mio cuore a
quanti ho amato e mi hanno amato. La mia anima l'ho affidata a Dio. Prenditi
dunque la mia vita, perché non ho altro da offrirti".
L'Angelo della Morte sollevò l'uomo fra le sue
braccia e lo trovò leggero come una piuma. All'uomo la stretta dell'Angelo
parve tenerissima. E il Signore spalancò le porte del Paradiso perché stava per
entrarvi un santo...
Un
uomo aveva sempre il cielo dell'anima coperto di nere nubi. Era incapace di
credere alla bontà. Soprattutto non credeva alla bontà e all'amore di Dio. Un
giorno mentre errava sulle colline che attorniavano il suo villaggio, sempre
tormentato dai suoi scuri dubbi, incontrò un pastore. Il pastore era un
brav'uomo dagli occhi limpidi. Si accorse che lo sconosciuto aveva l'aria
particolarmente disperata e gli chiese:
"Che
cosa ti turba tanto, amico?'".
"Mi
sento immensamente solo".
"Anch'io
sono solo, eppure non sono triste".
"Forse
perché Dio ti fa compagnia..."
"Hai
indovinato".
"Io
invece non ho la compagnia di Dio. Non riesco a credere al suo amore. Com'è
possibile che ami gli uomini uno per uno? Com'è possibile che ami me?".
"Vedi
laggiù quel villaggio?", gli chiese il pastore, "Vedi le finestre di
ogni casa?"
"Vedo
tutto questo".
"Allora
non devi disperare. Il sole è uno solo, ma ogni finestra della città, anche la
più piccola e la più nascosta, ogni giorno viene baciata dal sole, nell'arco
della giornata. Forse tu disperi perché tieni chiusa la tua finestra".
«Amico, perché sei il
legame che unisce, ma non imprigiona.
Amico, perché sei la brezza che placa, ma non addormenta.
Amico, perché sei il fratello che corregge, ma non umilia.
Amico, perché sei lo sguardo che scruta, ma non giudica.
Amico, perché sei la mano che accompagna, ma non forza.
Amico, perché sei l'oasi che ristora, ma non trattiene.
Amico, perché sei il cuore che ama, ma non esige.
Amico, perché sei la tenerezza che protegge, ma non assoggetta.
Amico, perché sei immagine di Dio, appunto per questo»
(Elena Oshiro)
La
vera amicizia è come la fosforescenza: brilla di più quando tutt’intorno è
buio.
Turista:
«Buongiorno, buon uomo, posso chiederle cosa sta facendo?»
I°
scalpellino: «Eh, signor mio, una vita grama sto facendo. Tutto il santo giorno
a menar martellate a questi sassi, solo perché qualche uomo potente lo
pretende!»
Turista:
«Mi dispiace tanto. La saluto... (si rivolge ad un altro scalpellino)
Buongiorno, buon uomo, posso chiedere anche a lei cosa sta facendo?»
II°
scalpellino: «Certo, signore. Vede? Io devo trasformare questi massi informi in
pietre perfettamente squadrate e della giusta misura. Non è facile, sa? Ma è
una bella soddisfazione riuscire a fare un lavoro senza troppe imperfezioni
come quella pietra lì.»
Turista: «Interessante,
grazie. (si rivolge ad un terzo scalpellino) Buongiorno, buon uomo, e lei, cosa
sta facendo?»
III° scalpellino: «Io,
signore? Io sto costruendo una grande cattedrale!»
NATALE
I
Sibila il vento tra i comignoli scuri
E le stelle brillano sul vellutato parquet blu.
Solo una breve sosta, appoggiati ai muri,
Il naso rivolto all'equazione stellata.
La via è ben segnata, il risultato ora certo.
- Avete mai temuto di fallire?
- Può forse l'uomo dirsi sicuro di qualcosa?
- Non ha più importanza, ormai.
Prosciughiamo insieme
Le fiasche già magre.
Uno sguardo d'intesa, intesa profonda
E un sospiro, prima di ripartire.
Gli ultimi passi, trepidanti.
II
- Seguite la cometa!
Un sussurro lontano
Perduto nelle strade,
Inghiottito dalle metropolitane,
Dai centri commerciali,
Dai bus. Eppure percettibile.
La voce giovane di un vecchio,
Bianchi i capelli e angelico il cipiglio.
Ah, e se i tre non fossero stati
Troppo saggi per non esser folli
E avessero ignorato quel richiamo?
III
Quanto tempo ormai è passato,
Misurato, scandito da innumerevoli passi.
Eccolo lì, il luogo tanto cercato
Visto sfumato, appena accennato
Nelle divinazioni, tratteggiato nelle profezie.
- Avete mai temuto di fallire?
- Può forse l'uomo dirsi sicuro di qualcosa?
- Non ha più importanza, ormai.
Due più due fa quattro,
I calcoli astrali
Non ci hanno ingannato.
Una lacrima felice sembra sfiorare
La lunga barba dei tre pellegrini.
Ora che il sogno è realtà
Posson continuare a sognare.
IV
Invisibili scivolano tra le vie
Come la pioggia tra le tegole.
- Che luogo strano!
- E che tempo!
- Strani entrambi,
Ma non malvagi.
Quanti ne abbiamo visti così?
Ecco, la stella ammiccando si adagia
E attende come un gatto pigro.
Bussano. Bussano…
V
Bussano alla porta.
- Chi siete?
- E' qui
- Quel bambino, da poco nato,
- Salvatore del mondo?
- Dall'Oriente
- Ci ha guidato la stella
- La Sua stella
- Che pazzia è mai la vostra?
- Due più due fa quattro
- Una matematica
- Una metafisica
- Avicenna, Averroè, Zarathustra
- Qui v'è una giovine
- Vergine partoriente
- Giuro che nessuna donna è stata qui.
- Ricordati.
- Essa era ammantata
Di celeste serenità
- Il Salvatore del mondo
- Pazzi! Calcoli folli
E inutili speculazioni
Sono le vostre!
Tornate donde siete venuti,
Tornate al fango delle strade!
VI
L'uscio sbatte.
- Ricordo, ora ricordo!
La ragazza spossata!
L'uomo troppo giovane
Per sembrare così vecchio!
- Avete un posto per me e mia moglie,
Straziata dalle doglie e ormai prossima a partorire?
- No vecchio. Sparisci!
Poco più che bambina!
Non ti avvicinare!
Via! Via!
La porta si apre.
Buio e freddo, ora, nel vicolo.
EXITUS IN FORMA DI CANZONE
Canzone,
Viaggia per terra e per mare
Veloce, più dei tre pellegrini d'Oriente.
Cercano una piccola rosa
Pura e bella,
Come bagnata dalla rugiada.
E quando quell'antitetica coppia,
Lui giovane invecchiato
Lei vergine gravida,
Busserà alla porta della vostra quotidianità
Siate buoni,
Offritegli ristoro, tepore
Un po' di calda umanità.
(Alessandro Basilico,
dicembre 2002)