La vita di ognuno è un'attesa. Il presente non basta a nessuno:

l'occhio e il cuore sono sempre avanti, oltre la breve gioia, oltre i

limiti del nostro possesso, oltre le mete raggiunte con aspra fatica.

In un primo momento della nostra esperienza pare che ci manchi

qualcosa; più tardi ci si accorge che ci manca "qualcuno", e lo

attendiamo...

                                               (Don Primo Mazzolari)

 

L'impegno ci spinge più in là: verso qualcuno che resti anche quando

noi passiamo; verso qualcuno che ci prende in mano il cuore, se il

cuore non regge al salire.

                                               (Don Primo Mazzolari)

 

L'uomo non è un valido appoggio per l'uomo: nessun uomo, neanche

quelli che si offrono come maestri e guide. Non è piacevole perdere

la firma di un garante, ma sulla cambiale della nostra vita non

conviene farci scrivere nomi che, alla scadenza, non possono far

fronte all'impegno.

                                               (Don Primo Mazzolari)

 

Se c'è una situazione che va mutata nella cristianità di oggi è quel

rimanere senza convinzione e senza amore nella casa del Padre.

Piuttosto di rimanere alla finestra come tanti cristiani ci

rimangono, e vedere la vita di là come desiderabile, e avere

l'impressione che questa casa del padre sia una prigione, e non avere

la gioia e la passione di questa casa: questo non è uno stare nella

casa, questo è occupare la casa con qualcosa che non gli conviene.

                                               (Don Primo Mazzolari)

 

I discepoli chiusi nel cenacolo per paura,

cosa aspettavano?

Niente Aspettavano!!!

E il Signore è tornato!!!

E' questa divina ostinazione d'amore

ch'io sento come il dono più grande

Io non lo attendo e Lui viene.

Io non lo amo e Lui viene lo stesso

Forse anche voi siete nella mia stessa condizione.

Non  lo aspettate, né gli volete bene, né lo volete.

Ed Egli rimane con me e con voi!

Non abbiate paura di Lui!

                                               (Don Primo Mazzolari)

 

Chiedeteci: Che cosa voi proponete di essere per Cristo? E vi risponderemo: "Vogliamo essere qualcuno per lui, come Egli più che qualcuno per noi. Come e quando si arrivi a sentire questa scelta di Gesù nessuno può saperlo o imporlo. Ci possiamo arrivare come Nicodemo, come Zaccheo, come Pietro o Paolo o il Buon ladrone. Egli ci attende e ci raggiunge, ci rampogna e ci consola, sta all'avanguardia e alla retroguardia, a seconda del nostro camminare a ritroso in armonia con noi stessi. Prendere impegno con Lui è la sua amicizia non vuol dire affatto metterLo dalla nostra parte, adattarlo al nostro passo, misurarlo con il nostro metro, obbligarlo alle nostre strade.
Egli cammina con ciascuno su tutte le nostre strade, ma non per questo sono sue le nostre strade. Egli cammina sui campi di battaglia, ma nessuno oserà dire che Egli li ha voluti. Ci impegniamo a seguirLo, non a farci seguire...Questa è amicizia.
Non è necessario chiederGli che Lui ci conosca fino in fondo, come facciamo o pretendiamo tra di noi nelle nostre, a volte, futili amicizie: una conoscenza che tante volte si rivela un vuoto d'anima. Lui ci conosce e come...ma con amore, mai con giudizio. Siamo noi che dobbiamo chiederGLi di farci conoscere le immense profondità del cuore del Padre, che è un vero abisso di amore. Se ci tiene dietro, è con il cuore del Buon Pastore che ci tiene dietro: e quando siamo degli smarriti egli nel suo amore viene sulle nostre tracce ("Impegno con Cristo").
Non resta che rispondere a questo punto alla offerta di Cristo "Vi chiamo miei amici", se siamo entrati nel cuore di questa rivelazione o no. È questione non solo di amore, ma di felicità. Abbiamo bisogno della sua amicizia.

                                               (Don Primo Mazzolari)

 

PER USCIRE DAL TUO TEMPIO MIGLIORE DI COME CI SEI ENTRATO.
Ci impegniamo noi e non gli altri,
unicamente noi e non gli altri:
né chi sta in alto né chi sta in basso,
né chi crede né chi non crede.
Ci impegniamo senza giudicare
Chi non si impegna,
senza condannare chi non si impegna,
senza disimpegnarci perché altri
non si impegnano.
Sappiamo di non potere nulla su alcuno
Né vogliamo forzare la mano ad alcuno,
siamo ed intendiamo rimanere devoti
al libero movimento di ogni spirito
più che al successo di noi stessi
e dei nostri convincimenti.
Ci impegniamo per trovare un senso alla vita,
a questa vita, alla nostra vita;
una ragione che non sia una
delle tante ragioni che ben conosciamo,
un utile che non sia una delle solite trappole
generosamente offerte ai giovani
dalla gente pratica.
Si vive una volta sola
E non vogliamo essere giocati
In nome di nessun piccolo interesse.
Non ci interessa la carriera,
non ci interessa il denaro,
non ci interessa il successo di noi stessi,
né delle nostre idee,
non ci interessa passare alla storia.
Abbiamo un cuore giovane e ci fa paura
Il freddo della carta e dei marmi.
Ci impegniamo
non per riordinare il mondo,
ma per amarlo,
per amare anche quello che non possiamo
accettare,
anche quello che non è amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all'amore,
poiché dietro ogni volto e sotto ogni errore
c'è insieme una grande sete d'amore:
il volto ed il cuore dell'amore.

(don Primo Mazzolari)

 

Signore, sei la vita.
O Signore, ti scopro ovunque; la tua presenza brilla
come la trasparenza di un mattino di primavera.
Ha la forza e l'evidenza di una roccia che si slancia verso il cielo.
Il. mondo, segno della tua presenza,
è sicuro perchè Tu lo sostieni con la tua forza, da sempre.
Però, o Signore, vedo attorno a me anche il male...
il mio male che mi travolge, mi impaurisce, mi scoraggia.
Quello degli altri, che cancella e copre ogni traccia della tua bontà,
e così sono incapace di riconoscerti negli uomini.
Ho scoperto anche un male grande come il dolore del mondo
che non finisce mai di far sentire la sua voce,
e così sono incapace di riconoscerti nel mondo.
Ma ho scoperto anche che il male non ce la fa a coprire la tua voce,
a raggiungerti e a distruggere la tua presenza.
Rimane sempre qualcosa di Te in me, negli uomini,
nel mondo pronto a rinascere.
Sei la Vita!
Amen!

 

Dio ci ha creati originali, il mondo vuole renderci copie.

 

Chi non vede la meta del suo cammino, si attacchi alla croce ed essa lo porterà.

                                               (S. Agostino)

 

Tu ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te.

                                               (S. Agostino)

 

Di fronte alle bellezze del creato ti viene spontaneo pensare che il suo Creatore sarà senz'altro "più" meraviglioso, o non sai andare oltre?

 

Nel mistero della vita, della Parola, e nell'Eucaristia stessa, forse ti verrà da gridare: "Signore, non ti vedo". Ma ti sentirai rispondere: "Non importa! Buttati! Ti vedo io. Ci sono io!"

 

Sono inevitabili le sconfitte, e i sogni non tutti si realizzano.

L'importante è progettare e lottare con Cristo senza scoraggiarsi,

perché un giorno "non ci sarà richiesto di aver abbattuto l'albero,

ma di essere stati trovati con la scure in mano".

 

Il vento non è mai favorevole per chi non sa dove andare.

 

Non val la pena vivere se non si ha un motivo per cui morire.

                                                       (M. L. King)

 

RICOMINCIARE

Ricominciare è come dire

ancora si alla vita,

per poi liberarsi e volare

verso orizzonti senza confini

dove il pensiero non ha paura

e vedere la tua casa

diventare grande come il mondo.

Ricominciare è credere all'amore

e sentire che anche nel dolore

l'anima può cantare

e non fermarsi mai.

 

MESSAGGIO DI TENEREZZA

Ho sognato che camminavo in riva al mare con il Signore

e rivedevo sullo schermo del cielo

tutti i giorni della mia vita passata.

E per ogni giorno trascorso

apparivano sulla sabbia due orme:

le mie e quelle del Signore.

Ma in alcuni tratti ho visto una sola orma,

proprio nei giorni più difficili della mia vita

Allora ho detto: "Signore

io ho scelto di vivere con te

e tu mi avevi promesso

che saresti stato sempre con me.

Perché mi hai lasciato solo

proprio nei momenti più difficili?"

E Lui mi ha risposto:

"Figlio tu lo sai che io ti amo

e non ti ho abbandonato mai:

i giorni nei quali

c'è soltanto un'orma sulla sabbia

sono proprio quelli

in cui ti ho portato in braccio"

                                     (Anonimo brasiliano)

 

La speranza e il coraggio di pochi lasciano tracce indelebili.

                                                       (G. Vico)

 

E' l'animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi.

                                                        (Seneca)

 

Non basta essere sulla buona strada; se infatti ve ne starete seduti

ai margini non vi porterà mai alla meta.

                                               (Proverbio russo)

 

La cosa migliore è dialogare,

che ognuno porti la testimonianza

del suo cammino verso la verità,

poiché è possibile abbracciare e trasmettere

questa pluralità di cammini.

                                                       (L. Polo)

 

Chiesi a Dio di essere forte per eseguire progetti grandiosi

ed egli mi rese debole per conservarmi nella mia umiltà.

Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese

ed egli mi ha dato il dolore per comprenderle meglio.

Gli domandai la ricchezza per possedere tutto

e mi ha lasciato povero per non essere egoista.

Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me

ed egli mi ha dato l'umiliazione perché io avessi bisogno di loro.

Domandai a Dio tutto per godere la vita

e mi ha lasciato la vita perché io potessi essere contento di tutto.

Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,

ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno

e quasi contro la mia volontà.

Le preghiere che feci furono esaudite.

Sii lodato, o mio Signore:

fra tutti gli uomini nessuno possiede più di quello che ho io!

                                                    (Kirk Kilgour)

 

Domandai a Dio tutto

per godere la vita

e mi hai lasciato la vita

perché io potessi essere

contento di tutto.

Signore, non ho ricevuto niente

di quello che chiedevo,

ma mi hai dato tutto quello

di cui avevo bisogno

e quasi contro la mia volontà.

Le preghiere che non feci

furono esaudite.

Sii lodato o mio Signore:

fra tutti gli uomini

nessuno possiede più

di quello che ho io.

(Kirk Kilgour)

 

Io non sono mia

perché mi sono data a Cristo

e alla volontà degli altri.

                        (beata Giuliana)

 

Signore,

fammi strumento della tua pace:

dov'è odio, ch'io porti amore,

dov'è offesa, ch'io porti il perdono,

dov'è discordia, ch'io porti l'unione,

dov'è dubbio, ch'io porti la fede,

dov'è errore, ch'io porti la verità,

dov'è disperazione, ch'io porti la speranza,

dove sono le tenebre, ch'io porti la luce.

Signore,

fa che io cerchi

di consolare più che di essere consolato,

di comprendere più che di essere compreso,

di amare più che di essere amato,

poiché dando si riceve,

perdonando si è perdonati,

morendo si resuscita a vita nuova.

                                         (S. Francesco)

 

Se qualcuno ti dice che per vivere devi strisciare, alzati e muori correndo.

 

METE A.C.R.

Educare il ragazzo a:

- dono di sé‚

- responsabilità

- rapporto personale con Gesù

- vivere la Chiesa

 

Non accontentarti dell'orizzonte ma cerca l'infinito.

 

Ciò che uno diventa,

lo diventa per mezzo di se stesso.

Ciò che uno è,

lo è indipendentemente da se stesso.

                                      (Berlinger)

 

 

IL MIO SI

Io sono creato per agire

e per essere qualcuno

per cui nessun altro è creato.

Io occupo un posto mio

nei consigli di Dio, nel mondo di Dio:

un posto da nessun altro occupato.

Poco importa che io sia ricco, povero,

disprezzato o stimato dagli uomini:

Dio mi conosce e mi chiama per nome.

Egli mi ha affidato un lavoro

che non ha affidato a nessun altro.

Io ho la mia missione.

In qualche modo sono necessario

ai suoi intenti,

tanto necessario al posto mio

quanto un arcangelo al suo.

Egli non ha creato me inutilmente.

Io farò del bene, farò il suo lavoro.

Sarò un angelo di pace,

un predicatore della verità

nel posto che Egli mi ha assegnato

anche senza che io lo sappia

pur ch'io segua i suoi comandamenti

e lo serva nella mia vocazione.

                               (John Henry Newman)

 

Vi sono benedizioni di Dio che entrano rompendo i vetri...

 

La storia di un'amicizia comincia sempre da un incontro. Un gesto di attenzione, un impegno affrontato insieme, possono essere il primo passo di un lungo cammino da percorrere uniti.

 

L'uomo si realizza nella misura in cui sa imporsi delle esigenze; e le esigenze del Signore sono il mio bene.

 

Prima di fare una cosa mi chiederò: "Cosa mi direbbe Gesù Cristo se fosse qui al mio posto?"

 

La calma è la misura dell'uomo

 

"I mulini di Dio macinano lentamente"

                                                   (Gandhi)

 

Solo chi spera prova e chi crede tenta.

 

Il pessimismo è un freno, un'evasione, quando non è un alibi della pigrizia.

 

UN'ALA DI RISERVA

Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita.

Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un'ala

soltanto, possono volare solo rimanendo abbracciati.

A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche

tu abbia un'ala soltanto. L'altra, la tieni nascosta: forse per farmi

capire che anche tu non vuoi volare senza di me.

Per questo mi hai dato la vita: perché io fossi tuo compagno di volo.

Insegnami, allora a librarmi con te.

Perché vivere non è "trascinare la vita", non è "strappare la vita",

non è "rosicchiare la vita".

Vivere è abbandonarsi, come un gabbiano, all'ebbrezza del vento.

Vivere è assaporare l'avventura della libertà.

Vivere è stendere l'ala, l'unica ala, con la fiducia di chi sa di

avere nel volo un partner grande come te!

                                                 (Don A. Bello)

 

PREGHIERA DELL'EDUCATORE

Padre,

davanti a Te che mi senti e mi conosci,

io prego.

Ho scelto di seguirTi

nel servizio educativo per i ragazzi,

che mi porta, ogni giorno, a camminare con loro

in una compagnia discreta e attenta.

Di questi ragazzi conosco resistenze e dubbi,

la loro voglia di vivere, di sognare,

di correre su strade aperte e sicure.

Padre, sostienili, quando incontrano la fatica,

quando noi adulti spegniamo i loro sogni.

Fa che sappiano riconoscere la Tua voce, tra mille voci,

e dà a loro il coraggio di seguirla

con stupore e gioia.

Gesù, fratello e maestro,

che hai voluto che i fanciulli venissero a Te,

sostieni la mia fede,

aumenta la mia speranza,

e quando la mia povertà diventa pigrizia, ripetimi,

come un giorno sulle strade della Palestina:

"Alzati e cammina!"

E io ti seguirò

nella certezza di saperti incontrare

nella vita dei miei ragazzi.

Amen.

                                   (M. P.)

 

Giovani, pensateci!

Voi siete destinati, che lo vogliate o no,

ad essere la più infelice di tutte le generazioni umane,

o la più felice di tutte.

Sarete i più infelici se, stupidi come in così larga misura

siamo stati noi prima di voi,

contribuirete a lasciarvi trascinare nell'insulsaggine

e nella vergogna dell'idolatria di voi stessi,

a credere che la gioia di vivere sia: Io, Io, Io,

la Mia camera, la Mia fortuna, i Miei soldi...

Guai a voi se vi trovaste ancora

in questo accecamento, in questo abominio!

Guai a voi, perché se fino a ieri

qualcuno ha potuto credere di poter conservare

il proprio benessere materiale pensando solo a sé,

per voi - ed è la vostra fortuna - questo è finito.

Ma voi potrete essere i più felici

tra i figli dell'uomo, tra i figli di Dio,

se finalmente capirete che la felicità di vivere

sta nel cercare la propria gioia

mettendosi al servizio della gioia di tutti.

Se finalmente capirete che il modo di impegnare la vita

è AMARE il prossimo come se stessi,

vale a dire servirlo prima di me,

se è meno felice di me.

                                       (Abbè Pierre)

 

Se

Se sai mantenere la calma

quando tutti attorno a te la stanno perdendo...

Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te

tenendo, però, nel giusto conto i loro dubbi...

Se sai aspettare senza stancarti di aspettare

o essendo calunniato non rispondere con calunnie

o essendo odiato non dare spazio all’odio

senza tuttavia sembrare troppo buono

né parlare troppo da saggio...

Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni...

Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine...

Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta

e trattare questi due impostori proprio allo stesso modo ...

Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto

distorta da imbroglioni

che ne fanno una trappola per ingenui;

guardare le cose - per le quali hai dato la vita -

distrutte e umiliarti a ricostruirle...

Se sai fare un’unica pila delle tue vittorie

e rischiarla in un solo colpo a testa e croce

e perdere, e ricominciare di nuovo senza mai lasciarti sfuggire

una parola su quello che hai perso...

Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi

a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più

e così resistere quando in te non c’è più nulla

tranne la volontà che dice loro: “Resistete!”...

Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà

passeggiare con i re senza perdere il comportamento normale...

Se non possono ferirti né i nemici né gli amici troppo premurosi...

Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo...

Se riesci a riempire l’inesorabile minuto

dando valore ad ogni istante che passa...

tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa

e - quel che più conta - tu sarai un Uomo, figlio mio!

                                                              Rudyard Kipling (1865-1936)

 

E finché la Terra vivrà, e anche oltre, quel messaggio non morirà mai.

Anche se il vento freddo della vita può portare il gelo nel cuore degli uomini, quel messaggio, da solo, proteggerà il cuore dalle tempeste della vita.

                                                               Richard Paul Evans

 

 

Prega per penetrare le nubi e correre dietro al sole; prega per dire che tu sei vivo e nulla potrà chiuderti la bocca.

Prega per gridare che sei libero di inventare il corso della tua vita, ma tu sei solo e hai bisogno che qualcuno cammini al tuo fianco.

Prega per piangere e cantare, per lamentarti e danzare; prega per mormorare e urlare, ma prega.

Prega per risvegliare il Potente e obbligarlo a calpestare il fango dei tuoi sentieri.

Prega per chiamare Dio come si fanno segni per attirare l’attenzione.

Prega poiché Egli ti ha gettato nell’esistenza e accolto nella sua famiglia.

Prega per essere l’uguale di Dio, poiché a Lui tu parli come ad un amico e l’amico è uguale all’amico. Un amico nulla rifiuta a colui che ama, e Lui, Dio, sa ciò che è necessario alla tua felicità.

Prega per dire: io e Lui ci si capisce a parole sussurrate o nei silenzi.

Prega per ricordare al Padre che tu esisti e che lui è responsabile di te.

Prega per riunirti ai tuoi fratelli e a loro legarti.

Dio, i tuoi fratelli, tu: voi insieme rinnoverete la faccia della terra.

                                                                                                         Charles Singer

 

Signore Gesù,

ti affido i miei amici:

fa che la loro vita, come pure la mia,

non scorra superficialmente;

dona a tutti noi il coraggio di fermarci,

il coraggio del silenzio,

il coraggio di meditare nel nostro cuore

la tua parola che salva, che nutre, che consola.

Ti affido anche tutti coloro

con i quali il dialogo e la comunione

si fanno più difficili;

ti affido tutti coloro che facilmente giudico,

solo perché la pensano diversamente da me.

Tu insegnami a guardare oltre,

a riconoscere la ricchezza nella differenza

e a scoprire ciò che unisce

più che a cercare ciò che separa.

Amen.

 

CON TUTTO IL CUORE

Se ami Dio senza amare il prossimo,

ami soltanto un’immagine e di un amore immaginario.

L’amore di Dio che non sia nel contempo servizio del prossimo,

è un’immensa menzogna che uno racconta a se stesso...

Se ami il prossimo senza amare Dio,

che amore è questo?

E’ l’istinto del gregge e gusto del calore

e del tanfo della moltitudine,

è la paura di stare da soli, è il piacere di strofinarsi agli altri

oppure odio in comune di qualche altro gregge.

Se ami te stesso senza amare né Dio né il prossimo

questo amore è il contrario dell’amore.

Ma se ami Dio e il prossimo senza amare te stesso,

l’amor tuo non è un dono,

poiché non si può far dono di ciò che non si ama;

è il contrario di un dono: è un oblio;

è il contrario di un sacrificio: è un suicidio.

E’ perdita, non amore, poiché in te non vi è nessuno

che possa amare.

Ordunque

ama Dio per amore del prossimo e di te stesso

ama il prossimo per amore di Dio e di te stesso

ama te stesso per amore del prossimo e di Dio.

Non opporre gli opposti, anzi congiungili nell’amore.

                                                                        Lanza del Vasto

 

ECCOMI

Eccomi! risponde Abramo alla chiamata del Signore.

Eccomi! è la pronta risposta di Giuseppe a suo padre.

Eccomi! sussurra Mosè al Signore del roveto ardente.

Eccomi! grida il piccolo Samuele balzando sul letto.

Eccomi, manda me! dice la generosa disponibilità di Isaia.

Eccomi, sono la serva del Signore riconosce l’umile Maria nel segreto di Nazaret.

Eccomi, vengo a fare la tua volontà! esclama Gesù davanti al Padre.

Eccomi! dice Dio a gente che non invoca il suo nome.

Eccomi! assicura di rispondere a chi lo invoca.

Eccomi! e sei presenza, disponibilità, docilità, entusiasmo, solidarietà.

Eccomi! il senso della tua vita, in una parola.

 

 

da "LA FORZA DI AMARE"

Ai nostri più accaniti oppositori noi diciamo: "Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenza con la nostra capacità di sopportare le sofferenze; andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza d'animo. Fateci quello che volete, e noi continueremo ad amarvi. Noi non possiamo, in buona coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché‚ la non-cooperazione col male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene. Metteteci in prigione, e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case, nell'ora di mezzanotte, batteteci e lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo ancora. Ma siate sicuri che vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo

talmente appello al vostro cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo anche voi, e la nostra vittoria sarà una duplice vittoria".

 

Alzo gli occhi.

Alzo gli occhi al cielo,
Dio creatore,
e vedo un magnifico cielo azzurro.
Che bello il cielo limpido!
Mi fa venire voglia di cantare,
di gridare che tu sei lassù,
Dio creatore.

Alzo gli occhi un poco,
Dio creatore,
e penso che ogni albero,
ogni fiore, ogni filo d'erba,
ogni uccello che è sui monti
è stato voluto da te,
Dio creatore.

Signore,
è facile alzare gli occhi
dove tutto mi parla di te.
Più difficile è in città,
nella confusione e nel rumore.

Signore,
donami occhi attenti
a scorgere ovunque
la tua presenza e il tuo amore,
Dio creatore.

Come sarebbe bello.

Signore Gesù,
come è bello stare insieme,
giocare, divertirsi.

Signore Gesù,
come è bello il mondo:
prati, fiumi, monti, boschi,
tutto sembra fatto apposta
per lodarti e ringraziarti.

Ma, Signore Gesù,
come sarebbe bello il mondo
se tutti dicessero la verità!

Signore Gesù,
se io non mi vergognassi mai di te,
e non negassi di conoscerti,
come sarebbe bello il mondo!

Signore Gesù,
se io dicessi sempre la verità,
se non imbrogliassi mai nel gioco,
se non mentissi mai con i miei fratelli,
come sarebbe bello il mondo!

Signore Gesù,
prometto di impegnarmi
a fare tutto ciò.

E qualora non ci riuscissi,
non negarmi mai il tuo sguardo
che vuole il pentimento
e che dona il perdono,
Signore Gesù.

 

È sera.

Gesù, è arrivata la sera.
Tu, alla sera, spesso salutavi gli amici
ma non andavi subito a dormire.
Andavi in un posto tranquillo
e pregavi Dio, tuo e nostro Padre.

Io tante volte mi dimentico persino
di dirti “ciao e grazie”.

Perdonami Gesù,
se oggi non mi sono ricordato di te,
se non ti ho voluto bene
come un amico,
e non ho voluto bene ai miei fratelli.

Dammi un buon riposo.
Tu e tua madre
vegliate su tutti noi.

Grazie Gesù, per questi amici.
Grazie perché mi vuoi bene.

Mi addormento tranquillo.
Buonanotte!

 

Giocare, con te affianco

Signore,
a chi non piace giocare?

Anche tu avrai giocato,
a Nazareth, con gli amici,
e poi la mamma ti chiamava
per dirti che la cena era pronta.

E tu andavi, felice.

Felice, perché avevi giocato.

Felice, perché Dio era sempre con te,
anche durante il gioco.
Ed eri sempre corretto,
gentile, simpatico con tutti.
E tutti volevano giocare con te
per divertirsi senza litigare.

Grazie, Signore
perché sei con me quando prego,
quando dormo, quando soffro,
ma anche quando gioco,
perché dove qualcuno sorride
tu sei sempre lì a sorridere con lui.

Aiutami a divertirmi
senza prendere in giro gli altri,
facendoli partecipi della mia gioia,
senza escludere nessuno.

Come facevi tu,
perché anche tu giocavi.

Aiutami a vincere...
Anzi, no!

Aiutami a fare sempre del mio meglio
e poi, vinca il migliore!

Con te tutto è più bello, anche il gioco!
Grazie, Signore!

 

Momenti difficili.

Signore,
dicono che un bambino
non può avere momenti difficili.
I grandi, loro, invece sì.

Tu lo sai, Signore,
anch'io posso essere in difficoltà:
la scuola va male,
un compagno prepotente,
un amico che non ti vuol più vedere...

Signore, non ho paura.
Penso ai miei genitori,
che mi abbracciano,
mi consolano, mi vogliono bene.

Signore,
tu che vesti i gigli del campo,
non lasciarmi mai solo.

Sì, tu sei mio Papà,
tu mi sei sempre vicino,
non mi lasci mai solo, mai,
per questo, Signore,
non ho mai paura.

 

Nessun uomo è un'isola

Grazie, Signore,
perché nessun uomo è un'isola!

Signore, a volte noi siamo tentati
di essere delle isole!

Preferiamo stare da soli,
preferiamo giocare da soli,
preferiamo studiare da soli.

Pensiamo: Tanto nessuno
la pensa come me,
nessuno è bravo come me,
nessuno è intelligente come me.

Grazie, Signore,
perché mi hai dato degli amici
che hanno i miei stessi ideali,
che gioiscono per le mie gioie,
che soffrono per i miei problemi.

Signore,
fammi sempre meritare
gli amici che mi doni.

E quando mi sentirò un'isola,
dammi la forza di cercare altre isole,
perché nessuno
debba mai sentirsi un'isola.

 

Grazie Signore, di averci regalato la tua Chiesa,

mistero di comunione missionaria

e di averci chiamato a servirla insieme.

Aiutaci ad essere tuoi collaboratori

perché diventi una Chiesa sempre più

“solidale con il genere umano e la sua storia”.

Donaci il coraggio e la gioia

per essere fedeli ogni giorno

all’opera che ci hai affidato

e di procedere nella via della fede e della santità.

 

Ecco l’ultima tappa per il Giubileo: “La casa dov’è”

Dopo aver seguito Gesù Cristo come strada e lo Spirito Santo come allegria, quest’anno incontreremo Dio Padre.

“Si è a casa ogni volta che ci si sente amati e accolti”: è un contenuto semplice ma prezioso, che ci dà la gioia di affidarci al Padre e di vedere un fratello in ogni persona che ci circonda.

Allora partiamo con entusiasmo, fidandoci di Dio, che con i suoi doni di Padre ci dà la possibilità di accogliere e di aiutare gli altri. Coinvolgiamo i nostri fratelli, perché Dio ci vuole tutti nella sua casa, ci vuole uniti in un unico mondo.

 

"I want to know God's thoughts....

....the rest are details"

 

il regolamento e' reale fino al punto in cui decidi di crederci.

 

Legge di Murphy applicata all'informatica:

"Per quanto ci si sforzi a cercare un errore in un programma, ce ne sicuramente un altro che si

nasconde ancora meglio"

 

Piove sul giusto e piove anche sull'ingiusto:

ma sul giusto piove di più, perché l'ingiusto gli ruba l'ombrello.

 

If debugging is the process of removing bugs,

then programming must be the process of putting them in.

(Dijkstra)

 

God is Real, unless declared Integer.

 

Se riuscirò ad aprire un angolo nuovo nel cuore di un uomo, anche se solo per lui, io non sarò vissuto invano

Gibran K. Gibran

 

PREGHIERA DI SPERANZA

Padre nostro che sei nei cieli

e che continui a camminare con noi,

con la nostra storia e i nostri problemi,

facci sentire sempre la tua presenza

che ci hai rivelato in Cristo.

Non permettere mai che venga meno

la nostra confidenza in te

soprattutto quando la tristezza

ci opprime e ci sgomenta.

Facci dono di scegliere sempre

la via della vita.

Fa' che amiamo questo nostro tempo

e vi leggiamo sempre i segni del tuo amore.

Dacci la forza per vivere la vita

come un dono ricevuto dalla tua bontà

e da spendere a servizio degli esseri umani

tuoi figli e nostri fratelli e sorelle.

Giuseppe Taliercio

 

CRISTO È TUTTO PER NOI

In Cristo abbiamo tutto.

Siamo tutti del Signore

e Cristo è tutto per noi:

se desideri risanare le tue ferite,

egli è medico;

se sei angustiato dall'arsura della febbre,

egli è fonte;

se ti trovi oppresso dalla colpa,

egli è giustizia;

se hai bisogno di aiuto,

egli è potenza;

se hai paura della morte,

egli è vita;

se desideri il paradiso,

egli è via;

se rifuggi le tenebre,

egli è luce;

se sei in cerca di cibo,

egli è nutrimento.

 

LA PAROLA SI FA PREGHIERA

Rendimi capace di comprendere e dammi la fede che muove le montagne, ma con l'amore.  Insegnami quell'amore che è sempre paziente e sempre gentile; mai geloso, presuntuoso, egoista e permaloso, l’amore che prova gioia nella verità,

Signore, insegnami a non parlare come bronzo risonante o un cembalo squillante, ma con amore,

sempre pronto a perdonare, a credere, a sperare.

 

PREGHIERA

Mio Dio, ti ringrazio di tutti i doni che mi fai. Concedimi di usarne sempre per la tua gloria, per la mia santificazione, per il bene degli altri.

Dammi un cuore lieto, benedici la mia famiglia, proteggi i miei studi, illumina i miei insegnanti, assisti i miei compagni.

Per i meriti e l'intercessione di S. Giuseppe da Copertino, che pur provando la fatica dello studio e l'ansia degli esami, ebbe la gioia della promozione invocando la materna assistenza della Madonna, guida la mia mente, rendi tenace la mia volontà e generoso il mio impegno perché adempia il mio dovere e meriti la promozione.

 

Signore, manda il tuo Spirito

per aiutarmi a scoprire ogni giorno

i doni di cui mi hai arricchito.

Non voglio che rimangano sepolti dentro di me,

sconosciuti e inutilizzati.

Manda il tuo Spirito, Signore,

perché sappia organizzare questi doni

in una scelta complessiva di vita

che realizzi la mia originale personalità

a servizio della felicità mia e di quanti, mi sono vicini.

Manda il tuo Spirito, Signore,

perché mi crei un modo di vivere

che mi permetta di affrontare

le varie svolte della vita,

rimanendo fedele ai tuoi doni

e allo stesso tempo modificando me stesso

per rispondere con coraggio alle nuove sfide.

 

ORAZIONE

Ti lodiamo, Signore Gesù Cristo, Dio salvatore degli uomini, stupendamente potente presso il Padre; ti lodiamo, t'invochiamo, ti preghiamo; assistici con il perdono, con la clemenza facci grazia.

Suscita nei cuori desideri meritevoli di essere soddisfatti; suggerisci parole degne di essere ascoltate; facci compiere azioni degne di benedizione.

 

Signore misericordioso,

Tu mi hai dato il coraggio di sentire

che hai bisogno di me,

dammi ancora la forza di amare gli esclusi

tanto quanto Tu mi ami

e hai bisogno di me.

Signore,

Tu sai che essere escluso

significa essere il più povero tra i poveri.

Un uomo ricco o una donna benestante

possono essere esclusi,

come possono esserlo i poveri

di questa piccola terra che Tu ci hai dato.

Fa' che siamo tutti ricchi

nel tuo Regno sulla terra,

sapendo che Tu hai bisogno di noi,

e che noi abbiamo bisogno

l'uno dell'altro.

Il tuo amore, la tua misericordia

e la tua presenza

sono i tesori più grandi

nella mia vita.

Amen.

                     (Madre Teresa)

 

Tu non sei un Dio

separato da noi

né noi potremmo esistere

separati da Te.

Tu sei il Dio vivente:

il rapporto con Te ci dà la vita,

l'accoglienza di Te

ci fa veramente viventi.

Senza di te

la vita è morte,

uniti a Te

la morte è vita.

Donaci perciò,

Dio della vita,

di essere aperti verso di te

a testa alta nel rischio della fede,

umili e coraggiosi nella speranza,

vivi ed operosi dell'amore

Amen.  Alleluia!

 

Un sorriso non costa nulla ma vale molto.

Arricchisce chi lo riceve e chi lo dona.

Non dura che un istante,

ma il suo ricordo è talora eterno.

Nessuno è così ricco da poterne far a meno.

Nessuno è così povero da non poterlo dare.

In casa porta felicità, nella fatica infonde coraggio.

Un sorriso è segno di amicizia.

Un bene che non si può comperare, ma solo donare.

Se voi incontrerete chi un sorriso non vi sa dare,

donatelo voi.

Perché nessuno ha tanto bisogno di sorriso,

come colui che ad altri darlo non sa.

                                                        (P. Faber)

 

La vita tu la prenderai sul serio
come fa uno scoiattolo, per esempio,
senza aspettarsi niente di fuori e d'aldilà.
Non dovrai fare nient'altro che vivere.
La vita non è uno scherzo,
la prenderai sul serio, ma sul serio a tal punto,
che addossato al muro, per esempio,
con le mani legate, o in un laboratorio,
con grandi occhiali,
tu morirai perché vivano gli uomini,
gli uomini di cui non avrai neppure visto il viso
e morirai, pur sapendo
che niente è più bello, niente è più vero che la vita.
Tu la prenderai sul serio, ma sul serio a tal punto
che a settanta anni, per esempio,
pianterai degli ulivi, non perché restino ai tuoi figli,
ma perché non crederai alla morte, pur temendola,
ma perché la vita peserà più forte sulla bilancia.

                        (N. Hikmet)

 

C'era una volta un vecchio che non era mai stato giovane.In tutta la sua vita, in realtà, non aveva mai imparato a vivere. E non avendo imparato a vivere non riusciva neppure a morire.Non aveva speranze né turbamenti; non sapeva né piangere né sorridere.Tutto ciò che succedeva nel mondo non lo addolorava e neppure lo stupiva.Passava le sue giornate oziando sulla soglia della sua capanna, senza degnare di uno sguardo il cielo l'immenso cristallo azzurro che, anche per lui, il Signore ogni giorno puliva con la soffice bambagia delle nuvole.Qualche viandante lo interrogava. Era così carico d'anni che la gente lo credeva molto saggio e cercava di far tesoro della sua secolare esperienza."Che cosa dobbiamo fare per raggiungere la felicità?" chiedevano i giovani."La felicità è un'invenzione degli stupidi" rispondeva il vecchio.Passavano uomini dall'animo nobile, desiderosi di rendersi utili al prossimo."In che modo possiamo sacrificarci per aiutare i nostri fratelli?" chiedevano."Chi si sacrifica per l'umanità è un pazzo" rispondeva il vecchio, con un ghigno sinistro."Come possiamo indirizzare i nostri figli sulla via del bene?" gli domandavano i genitori. "I figli sono serpenti" rispondeva il vecchio. "Da essi ci si possono aspettare solo morsi velenosi".Anche gli artisti e i poeti si recavano a consultare il vecchio che tutti credevano saggio. "Insegnaci ad esprimere i sentimenti che abbiamo nell'anima" gli dicevano."Fareste meglio a tacere" brontolava il vecchio.Poco alla volta, le sue idee maligne e tristi influenzarono il mondo. Dal suo angolo squallido, dove non crescevano fiori e non cantavano uccelli, Pessimismo (perché questo era il nome del vecchio malvagio) faceva giungere un vento gelido sulla bontà, l'amore, la generosità che, investite da quel soffio mortifero, appassivano e seccavano.Tutto questo dispiacque molto al Signore, che decise di rimediare. Chiamò un bambino e gli disse: "Va' a dare un bacio a quel povero vecchio".Il bambino obbedì. Circondò con le sue braccia tenere e paffute il collo del vecchio e gli stampò un bacio umido e rumoroso sulla faccia rugosa.Per la prima volta il vecchio si stupì. I suoi occhi torbidi divennero di colpo limpidi. Perché nessuno lo aveva mai baciato. Così aprì gli occhi alla vita e poi morì, sorridendo.

A volte, davvero, basta un bacio. Un "Ti voglio bene", anche solo sussurrato. Un timido "Grazie". Un apprezzamento sincero. È così facile far felice un altro. Allora, perché non lo facciamo?

 

Signore, tu mi chiami ed io ho paura a dirti di sì.
Tu mi vuoi ed io cerco di sfuggirti.
Tu mi chiedi di entrare nella mia vita, ed io mi rifiuto.
Così non capisco tutto quello che vuoi da me.
Tu ti aspetti il dono completo: questo è certo.
E io talvolta sono pronto a farlo,
nei limiti delle mie possibilità.
Quando la tua grazia mi spinge di dentro,
allora tutto mi pare facile.
Ma appena mi accorgo di quello che devo abbandonare
come è doloroso decidermi!
Allora mi fermo, esito.
O Signore, dammi la forza di non tirarmi indietro.
Aiutami a scegliere quello che vuoi tu.
Io sono pronto.
(
Lebret)

 

Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà,
la memoria, l'intelligenza, la volontà.
Prendi, Signore,
e ricevi tutto quello che ho e possiedo.
Tu me lo hai donato, Signore,
a te io lo rendo, a te lo affido.
Tutto è tuo, Dio mio:
di tutto disponi secondo il tuo volere.
Dammi il tuo amor e la tua grazia:
questo mi basta.
Non ti chiedo altro, Signore, Dio mio.
(
Ignazio di Loyola)

 

Il nostro errore più grave è quello di pretendere da uno proprio le qualità che non ha, trascurando di valorizzare quelle che ha.
(
M. Yourcenar)

 

Quelli che non sono mai contenti di nessuno sono gli stessi di cui nessuno è contento.
(J. de la Bruyèr)

 

Se Dio manda la lepre, manda anche l'erba.
(
proverbio tedesco)

 

L'uomo è probabilmente l'unica creatura della terra che desidera scrutare dentro qualcun altro.
(
H. Carossa)

 

Il mondo appare troppo vuoto se lo si vede formato solo da monti, fiumi e città.
Sapere però che da qualche parte c'è qualcuno
con cui restare in contatto anche nel silenzio...
proprio questo rende il nostro pianeta un giardino abitabile.
(J. W. von Goethe)

 

A voi giovani
Carissimi giovani,
da tempo nutrivo il desiderio di scrivervi per continuare il dialogo franco e diretto che ho con voi attraverso gli incontri promossi nelle comunità parrocchiali o nelle scuole.
Di fronte al ripetersi quasi quotidiano di eventi di morte, prevalentemente conseguenza dell'uso di droghe, di sostanze da «sballo», o dello «scriteriato» correre in moto o in auto, alla ricerca di «eccitazione», che non hanno nulla del valore della libertà e della sapienza, come padre e maestro di questa diocesi, affidata da Dio alle mie cure pastorali, devo dirvi con amore «vivete con saggezza e non rattristate l'amore delle vostre famiglie».
- Conosco e apprezzo la vostra generosità, ammiro l'immediatezza dei comportamenti con cui cercate di smascherare le paure e le falsità di noi adulti.
- Godo nel sapervi impegnati in gesti di solidale compagnia con chi è più debole.
- Sono lieto per la vostra fede che avete il coraggio di testimoniare con vivacità e franchezza.
- Prego per il vostro impegno orientato a definire la vostra identità dentro una storia che si rivela non affatto autentica rispetto ai valori umani.
- Lotto con voi affinché abbiate una scuola maestra di formazione e poi un lavoro che dia dignità alla vostra vocazione di uomini e donne.
- Condivido con voi l'indignazione (non assenteismo), verso una politica che non conosce nessun vostro volto e non progetta con voi il futuro.
- So anche del vostro imbarazzo per una Chiesa che non sempre vi offre l' abbraccio e la consolazione di madre.
- Guardo i vostri cuori spezzati quando siete costretti a dividervi l'amore dei vostri genitori che, per ragioni che solo Dio può conoscere, hanno abbandonato la casa dove siete nati.
So tutto questo!
Per questo vi chiedo saggezza, sorgente di bene e di gioia.
Per questo vi ricordo: amate la vita, dono prezioso e inviolabile di Dio.
Vivete in un periodo storico stupendo: un tempo di abbondanza, di libertà, di ampia conoscenza. Potete celebrare la vita decorandola con tante possibilità di rapporti interpersonali, di mezzi e di scoperte.
Vi scongiuro: amate la vita, non sciupatela; vivete la vita, non uccidetela; godete della bellezza della vita, non mortificatela.
Fate della vita una sorgente di gioia per voi, per le vostre famiglie, per i tanti fratelli e sorelle che condividono con voi il pellegrinaggio terreno.
Custodite la bellezza del vostro cuore, la gioiosità del vostro amore e anche la vivacità dei vostri sogni: tutto ciò è arte difficile e paziente.
Tutto questo ha bisogno di voi, soprattutto che voi non vi prestiate a che altri giochino su di voi e vi facciano diventare piccoli o grandi «robot», iniettandovi «moduli» che alimentano la vita con tecniche da illusionisti.
Vi do qualche suggerimento su alcuni percorsi o atteggiamenti di vita più sperimentati.
Amate divertirvi: bene! Ma ciò non sia mai libertà dalla responsabilità e, soprattutto, non vi manchi mai la capacità sapienziale delle priorità. La vita non è e non sarà mai un gioco!
Vi piace la discoteca: bene! Ma perché non pensate che la discoteca non è il luogo della «pazzia svitata»? Perché non pensate che anche il corpo ha la sua dignità e non può essere ridotto a un oggetto da usare pur con il «consenso felice» dell'altro? Perché non pensate di tornare a casa presto, senza «rovesciare» i ritmi naturali: la notte è fatta per recuperare le energie fisiche con il riposo e il sonno.
Non aspettate che sia una delle tante leggi a dirvi l'ora di apertura o di chiusura di un locale: siate voi capaci di «libertà vera» e di decidere per le ore della saggezza, coniugando divertimento sereno e lecito con la premura delle famiglie e il rispetto della vita.
Vi piace il sogno: bene! Sappiate godere del sogno della fantasia e dell' amore, rifiutare il sogno proibito e mortale della droga. Ogni droga è preavviso di morte e di logorio devastante della vita. La droga è un'edera asfissiante! Liberatevi da questo abbraccio mortale e allontanate i «venditori di morte» che con suadenti parole vi suggeriscono di «provare...», di «sballare»: lo sballo è stupidità mortale.
Vi piace andare a correre, vi piace esser liberi: bene! Sappiate con sapienza «usare» la moto o la macchina. Guidate con prudenza, non fate gare da irrequieti. Rispettate le tante regole che, si dice, vi fanno studiare a scuola.
Tu guidi: non farti guidare dalla macchina.
Tu pensi: non far pensare la macchina.
Tu usi: non farti usare dalla macchina.
Vi piace «bello»: bene! Ma cercate di non coltivare solo il modello «body-building», l'estetica «curvata», fatua produzione dei mass media ed eterea impalcatura patinata. Coltivate, piuttosto, la vostra persona affinché sia bella: corpo e anima; estetica e bontà; bellezza e sapienza;se volete muscoli e intelligenza.
Vi piace pensare «immenso»: bene! Abbiate il coraggio di entrare e di vivere nell'immensità dell'amore di Dio. Dio vi ama: per amore vi ha creato; per amore vi ha perdonato; per amore vi offre moltitudine di doni; per amore vi dona se stesso in Gesù morto e risorto per amore.
Non abbiate paura di Dio. Non abbiate paura del crocifisso e della sua logica d'amore. Abbiate, invece, paura di chi lo ha messo in croce e di chi condanna ancora a morte tanti fratelli.
Vi ho scritto per amore vostro e delle vostre famiglie.
Vi ho scritto con amore di padre.
Vi ho scritto pensando e amando ogni vostra vita che è un bene personale e una ricchezza comune.
Vi ho scritto perché ho fiducia in voi.
Vi ho scritto con affetto
.

(Mons. Edoardo Menichelli,arcivescovo di Chieti-Vasto)

 

Se tu credi che un sorriso è più forte di una lacrima,
se tu credi che alla potenza di una mano offerta,
se tu credi che quello che unisce gli uomini
è più forte di quello che divide,
se tu credi che l'essere diversi
costituisce una ricchezza e non un pericolo,
se tu preferisci la speranza al sospetto,
se credi che devi fare il primo passo anziché gli altri,
allora la pace verrà.
Se lo sguardo di un bambino riesce ancora
a disarmare il tuo cuore,
se l'ingiustizia fatta agli altri ti suscita ribellione
come se l'avessi subita tu stesso,
se per te l'estraneo è un fratello che ti viene presentato,
se sai donare gratuitamente un po' del tuo tempo per amore,
se sai accettare che un altro ti renda un servizio,
se dividi il tuo pane e sai aggiungere un po' del tuo cuore,
se credi che il perdono va più lontano della vendetta,
allora la pace verrà
Se puoi ascoltare gli infelici che ti fanno perdere tempo
e conservare il sorriso,
se sai accettare la critica ed approfittarne
senza respingerla e difenderti,
se sai accogliere un consiglio diverso dal tuo e adottarlo,
se ti rifiuti di versare sul petto altrui la tua colpa,
se per te la collera è una debolezza e non una prova di forza,
se tu preferisci essere abbandonato
anziché fare torto a qualcuno,
se tu rifiuti che dopo di te venga il diluvio,
se ti schieri dalla parte del povero e dell'oppresso
senza pretendere di essere un eroe,
se tu credi che l'amore è la sola forza della discussione,
se tu credi che la pace sia possibile,
allora la pace verrà.
(
P. Gilbert)

 

La giovinezza non è un periodo della vita. E' uno stato d'animo che consiste in una certa forma della volontà, in una disposizione dell'immaginazione, in una forza emotiva, nel prevalere dell'audacia sulla timidezza e della sete dell'avventura sull'amore per le comodità.
Non si invecchia per il semplice fatto di aver vissuto un certo numero di anni, ma solo quando si abbandona il proprio ideale.
Se gli anni tracciano i loro solchi sul corpo, la rinuncia all'entusiasmo li traccia sull'anima. La noia, il dubbio, la mancanza di sicurezza, il timore e la sfiducia sono lunghi lunghi anni che fanno chinare il capo e conducono lo Spirito alla morte.
Essere giovani significa conservare a sessanta o settant'anni l'amore del meraviglioso, lo stupore per le cose sfavillanti e per i pensieri luminosi, la sfida intrepida lanciata agli avvenimenti, il desiderio insaziabile del fanciullo per tutto ciò che è nuovo, il senso del lato piacevole e lieto dell'esistenza.
Resterete giovani finché il vostro cuore saprà ricevere i messaggi di bellezza, di audacia, di coraggio, di grandezza e di forza che vi giungono dalla terra, da un uomo o dall'infinito.
E quando tutte le fibre del vostro cuore saranno spezzate e su di esse si saranno accumulati le nevi del pessimismo e il ghiaccio del cinismo,
è solo allora che diverrete vecchi e possa Iddio aver pietà della vostra anima.

 

Sono nato nudo, dice Dio
perché tu sappia spogliarti di te stesso.
Sono nato povero,
perché tu possa considerarmi l'unica ricchezza.
Sono nato in una stalla,
perché tu impari a santificare ogni ambiente.
Sono nato debole, dice Dio,
perché tu non abbia mai paura di me.
Sono nato per amore,
perché tu non dubiti mai del mio amore.
Sono nato di notte,
perché tu creda che posso illuminare qualsiasi realtà.
Sono nato persona, dice Dio,
perché tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso.
Sono nato uomo,
perché tu possa essere dio.
Sono nato perseguitato,
perché tu sappia accettare le difficoltà.
Sono nato nella semplicità
perché tu smetta di essere complicato.
Sono nato nella tua vita, dice Dio,
per portare tutti alla casa del Padre.
(Lambert Noben)

 

Dammi solo poco,
perché non dimentichi mai
di chiamarti il mio tutto.
Lasciami solo poco,
perché in ogni luogo
senta bisogno di te,
perché senza ritegni
possa tornare da te,
perché in ogni momento
possa offrirti il mio cuore.
Lasciami solo poco,
perché i tuoi doni
non ti nascondano mai;
dammi una sola catena
con cui possa legarmi
al tuo viso per sempre;
lascia che il tuo desiderio
inanelli la mia vita
e diventi catena per te.
(Rabindranath Tagore)

 

Padre nostro che stai in mezzo a milioni di affamati,
che stai nella vita di tutti gli uomini assetati di giustizia,
sia santificato il tuo nome nei poveri e negli umili.
Venga il tuo regno che è libertà, verità e fraternità nell'amore.
Si compia la tua volontà che è liberazione
e Vangelo da proclamare agli afflitti.
Dona a tutti il pane di ogni giorno:
il pane della casa, della salute, dell'istruzione, della terra.
Perdonaci, o Signore, quando dimentichiamo i nostri fratelli,
liberaci dalla costante tentazione di servire al denaro, a noi stessi,
invece che a te e ai nostri fratelli
e allontana da noi ogni male.

 

"Qui molta gente aveva terra, è stata venduta. Aveva casa è stata distrutta. Aveva figli, sono stati uccisi. Aveva aperto strade, sono state chiuse. A queste persone io ho già dato la mia risposta: un abbraccio".

(EZECHIELE RAMIN)

"Ho la passione di chi segue un sogno. Questa parola ha un tale accoramento che se la raccolgo nel mio animo, sento che c'è una liberazione che mi sanguina dentro...".

(EZECHIELE RAMIN)

"Dopo che Cristo è morto vittima di ingiustizia, ogni ingiustizia sfida il cristiano".
(EZECHIELE RAMIN)

"La vita è bella e sono contento di donarla".
(EZECHIELE RAMIN)

"Amo molto tutti voi e amo la giustizia. Non approviamo la violenza, malgrado riceviamo violenza. Il padre che vi sta parlando ha ricevuto minacce di morte. Caro fratello, se la mia vita ti appartiene, ti apparterrà pure la mia morte".

(EZECHIELE RAMIN)

O mio divino Re,

che nelle piaghe della sofferenza ti ergi

dal più grande trono regale,

donami la gioia di saperti amare.

Fa che sempre mi disseti alla sorgente della tua grazia,

fa che in ogni volto sofferente

incontri la tua presenza di amico,

fa che in ogni uomo

possa ritrovare la ricchezza del tuo dono,

fa che in ogni attimo della mia vita senta la tua gioia.

Tanta luce ci sia nella mia vita

per essere faro di speranza,

un raggio di amore

di quanti si avvicinano a me.

Oggi sarai con me - mi dici,

ma tu Signore già da ora

mi fai vivere con te.

Per ogni sorriso ricevuto,

per ogni stretta di mano donata,

per ogni abbraccio sentito

Grazie mio Dio.

Fa che ogni secondo della mia giornata

sia una lode a te,

un dirti grazie.

A te che da quella croce mi ami

e mi sostieni

Sì, Signore, non sono che un moscerino

ma per tua grazia, mio Dio sono tuo Figlio. Amen

 

Fu creata una sola persona umana per insegnarti che se qualcuno fa morire anche una sola persona, la Sacra Scrittura ne tiene conto come se avesse messo a morte tutta l'umanità; e se qualcuno salva la vita di una sola persona, la Sacra Scrittura ne tiene conto come se avesse salvato tutta l'umanità. Questo è avvenuto anche per amore della pace fra gli uomini. Nessun uomo può infatti dire ad un altro: mio padre era più grande del tuo.
(dalla Mishnà ebraica)

 

Buon anno a te, che stai inchiodato su un letto e non riesci a smettere di maledire la vita che ti ha riservato tale trattamento, il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia pace.
Buon anno a Te, che vedi il sole a scacchi, che pensi a tutte le cose che potrai fare quando "sarai fuori", evadendo sulle ali della libertà verso mondi sereni e felici: il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia pace.
Buon anno a te, che ti risvegli sulla solita panchina del giardino pubblico, magari più infreddolito del solito, bestemmiando perché un altro anno comincia ma per te nulla è cambiato: il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia pace.
Buon anno a te, che forse in questa ultima notte, più di altre, hai dovuto soddisfare clienti ubriachi che tiravano il prezzo, chiedendo uno sconto per il capodanno: il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia pace.
Buon anno a te, nonno e nonna, lasciato ad ammuffire triste e solitario in uno stanzone maleodorante, in mezzo a tanti tristi simili, a te che sconti il peso della tua vecchiaia solo, senza più amici: il Signore rivolga su di te il suo volto e ti dia pace.
Buon anno a te. mamma in difficoltà, famiglia separata, giovane che cerchi la felicità nella droga, bambino abbandonato, fratello immigrato, papà disoccupato... il Signore rivolga su di voi il suo volto e vi dia pace.
Infine, buon anno anche a noi tutti, discepoli del Signore Gesù: il Signore rivolga su di noi il suo volto e non ci dia pace fino a che non capiremo che noi, oggi, siamo la sua mano misericordiosa che si prende cura delle membra ferite della nostra umanità. 

 

Mi abbandono, o Dio, nelle tue mani.
Gira e rigira quest'argilla,
come creta nelle mani del vasaio.
Dalle una forma e poi spezzala, se vuoi. 
Domanda, ordina, cosa vuoi che io faccia? 
Innalzato, umiliato, perseguitato,
incompreso, calunniato, sconsolato,
sofferente, inutile a tutto,
non mi resta che dire,
sull'esempio della tua Madre:
«Sia fatto di me secondo la tua parola». 
Dammi l'amore per eccellenza,
l'amore della croce,
ma non delle croci eroiche
che potrebbero nutrire l'amor proprio,
ma di quelle croci volgari,
che purtroppo porto con ripugnanza...
Di quelle croci che si incontrano
ogni giorno nella contraddizione,
nell'insuccesso, nei falsi giudizi,
nella freddezza, nel rifiuto
e nel disprezzo degli altri,
nel malessere e nei difetti del corpo,
nelle tenebre della mente
e nel silenzio e aridità del cuore.
Allora solamente tu saprai che ti amo,
anche se non lo saprò io,
ma questo mi basta.

JOHN KENNEDY

 

E LO VESTIRONO DA PAZZO

Tempo fa mi è arrivata una telefonata strana, molto strana, dal diret­tore dell’ospedale psichiatrico.

“C’è da noi ricoverato uno che dice di essere suo amico. Si chiama Gildo..... Ogni giorno, più volte al giorno, ci parla del suo amico Andrea. Ci ha fornito lui stesso il suo numero telefonico. Se vuole, può venire a trovarlo.” “La ringrazio, direttore, gli dica che in giornata sono da lui.” E intanto frugavo nella mente in cerca di qualche segno di squi­librio notato eventualmente in Gildo: nessuno.

Arrivo alla “Casa dei fiori.” Mi presento al direttore e gli manifesto le mie perplessità sul ricovero del mio amico, una persona sempre tan­to serena, equilibrata. Il direttore, quasi a rincuorarmi, mi ripeteva: “succede, succede..... Ma, come vedrà, non è stato messo tra i furiosi. È nel padiglione dei malati tranquilli, perché, nonostante indubitabili segni di squilibrio mentale, non è pericoloso, anzi è tra i più calmi”.

Mando un’occhiata, attraverso lo spioncino, nel salone dove trascorro­no il periodo della ricreazione: vedo Gildo che gioca tranquillo a car­te con altri tre.

Mi rivolgo al direttore: “prima di incontrarlo, vorrei sentir da lei quali siano i segni di pazzia che Gildo quotidianamente manifesta.”

“Gildo ‑ mi risponde ‑ è venuto a visitare un amico..... ma un nostro pa­ziente, che tutti chiamano Furia, l’ha pestato a sangue. Non sappiamo perché, né riusciamo a capire di chi sia la colpa. Qui non si sa mai a chi dare ragione. Ma ciò che mi ha lasciato perplesso sulla sua sa­lute mentale, è che Gildo si è messo a sorridergli, reazione ‑ lo am­metterà ‑ non affatto normale. E ancor più mi preoccupa il fatto che, incontrando Furia, non solo torna a sorridergli, ma, parlando con lui o con noi, sembra non ricordare per nulla l’episodio increscioso. Pra­ticamente ha perso la memoria.

Vede quelli con cui gioca a carte? Ce n’è uno, ghiotto di caramelle, che lo insulta in continuazione: ebbene, Gildo lo sceglie come compagno di giuoco e gli offre caramelle. Al mat­tino dice a tutti buon giorno col sorriso di chi sembra felice di stare qui. Di tanto in tanto lo chiamo per chiedere referenze sui compagni, ma parla sempre bene di tutti. Come avrà capito da questi episodi e da altri simili ‑ mi disse ‑ siamo di fronte a un comportamento del tutto fuori del normale.”

Alla mia richiesta di lasciarlo uscire con me che mi sarei preso la responsabilità, rispose che un malato con tali segni di squilibrio do­veva essere tenuto sotto controllo.

“Direttore, io conosco bene Gildo: da tanti anni, da sempre, direi, è come lei lo ha descritto. Questa è la sua normalità, e non ne guarirà mai, lo spero. Questa è la sua vita, la sua scelta: vuol vivere la vi­ta di un altro pazzo, che 2000 anni fa ha portato tra gli uomini que­sto stile di vita originale, che rivoluziona la normalità degli uomini, un pazzo che si chiama Gesù. Anche lui dai suoi parenti era ritenuto fuori di sé; ha detto suo il comandamento dell’amore reciproco; ha comandato di amare i nemici, di pregare per coloro che ti maltrattano, di perdonare settanta volte sette, cioè sempre. Ha detto che l’amore più grande è dare la vita per gli altri; a chi ti toglie il mantello ti invita a dare anche la tunica, perché chi dona la vita la trova; chi dona tutto riceve il centuplo. Ha persino coman­dato di porgere l’altra guancia a chi ti dà uno schiaffo, definendo beati i poveri, i perseguitati, i sofferenti..... Gildo ha fatto sua la vita di Gesù.”

“Roba da pazzi!” - esclama il direttore.

“Ha proprio ragione! Di fatto, prima di crocifiggerlo, Gesù, lo hanno trattato da pazzo, vestendolo da pazzo. Anche i santi dicono che l’a­more vero porta ad amare fino alla follia.”

Il direttore, più che mai allarmato, mi apostrofa:  “allora lei condi­vide la pazzia di Gildo?”

“Sì ‑ risposi ‑ perché la pazzia dell’amore è l’unica che fa rinsavire il mondo.” 

 

Tutto è tuo dono

Ma tutte le cose sono doni del mio Dio,

non me le sono date da me stesso:

sono beni e, tutte insieme, costituiscono il mio io.

Dunque è buono colui che mi ha fatto,

anzi è il mio stesso bene, e io gioisco di tutti i suoi beni,

dei quali anche da fanciullo era fatta la mia esistenza.

In questo io peccavo, nel fatto di cercare non in lui,

ma nelle sue creature:

e così incappavo in sofferenze, umiliazioni, errori.

Ti ringrazio, mia dolcezza, mio vanto, mia fiducia,

ti ringrazio, Dio mio, per i tuoi doni;

ma tu conservameli.

Così conserverai anche me,

e le cose che mi hai donato

cresceranno e si perfezioneranno,

e io stesso vivrò, perché è tuo dono anche

la possibilità di esistere.

 

Il muro

In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti. Avevano trovato due grotte che si spalancavano vicine, una di fronte all’altra.

Dopo anni di preghiere e feroci mortificazioni, uno dei due eremiti era convinto di essere arrivato alla perfezione.

L’altro era un uomo altrettanto pio, ma anche buono e indulgente. Si fermava a conversare con i rari pellegrini, confortava e ospitava coloro che si erano persi e coloro che fuggivano. “Tutto tempo sottratto alla meditazione e alla preghiera” pensava il primo eremita che disapprovava le frequenti, anche se minuscole, mancanze dell’altro.

Per fargli capire in modo visibile quanto fosse lontano dalla santità, decise di posare una pietra all’imboccatura della propria grotta ogni volta che l’altro commetteva una colpa.

Dopo qualche mese davanti alla grotta c’era un muro di pietre grigio e soffocante. E lui era murato dentro.

TALVOLTA intorno al cuore costruiamo dei muri, con le piccole pietre quotidiane dei risentimenti, le ripicche, i silenzi, le questioni irrisolte, le imbronciature.

Il nostro compito più importante è impedire che si formino muri intorno al nostro cuore. E soprattutto cercare di non diventare” una pietra in più nei muri degli altri.  

 

LA CONQUISTA DELLA PENNA D’AQUILA

In un villaggio indiano, il consiglio dei saggi ha deciso che la "prova di forza e coraggio" che i giovani indiani dovranno superare l'indomani, consiste nel raggiungere in canoa la riva opposta del lago dove, in un posto segreto, e' nascosta una penna d'aquila dorata: chi la troverà, avrà vinto .

Il mattino dopo, tutti sono indaffarati nei preparativi. Quand'ecco arrivare  Falco Stanco, un vecchio indiano che abita dall'altra parte del lago. Egli si avvicina ai ragazzi e dice loro:"Devo tornare dalla mia tribù. Se dovessi fare il giro del lago a piedi non arriverei che a notte inoltrata. Qualcuno di voi mi potrebbe portare sulla sua canoa?".

Tutti, chi prima, chi poi, si scusano dicendo che per via della gara, hanno fretta di arrivare per primi.

Ma uno di loro, Penna Bianca, non sa dirgli di no.

Viene dato il segnale di partenza e tutti balzano sulle loro canoe.  E' iniziata la grande prova.

Un po' più di fatica fa Penna Bianca che deve remare per due; la sua canoa e' più pesante, ora che con lui c'e' anche Falco Stanco.

Gli altri commentano la sua poca furbizia. Proprio lui che e' tra i ragazzi più abili e coraggiosi.

Anche Penna Bianca, vedendosi indietro, teme che arriverà troppo tardi. Ma poi guarda Falco Stanco che sorride felice e sente interiormente una voce che lo rassicura:"Hai fatto bene, Penna Bianca, hai fatto bene!".

Uno dopo l'altro tutti arrivano e corrono a cercare nei posti più impensati la "penna d'aquila dorata".

Arriva anche Penna Bianca. Teme che ormai i suoi compagni abbiano scovato il prezioso trofeo. Ma nessuno ancora l'ha trovato.

Saluta Falco Stanco e  corre anche lui alla caccia.

Ma il vecchio indiano lo trattiene:" Ieri sera, Bisonte Nero, il grande capo, mi ha detto:"A quello dei piccoli indiani che ti porterà sull'altra sponda, consegnerai questa!"

E tira fuori, da sotto il suo poncho, fra lo stupore di tutti, una...meravigliosa penna d'aquila; la penna d'aquila dorata!"

"Sì- continua Falco Stanco, mettendo una mano sulla spalla di Penna Bianca- hai vinto la prova perché cio' che più vale nella vita e' la forza dell'amore e tu hai dimostrato di averla quando mi hai  preso sulla tua canoa".

Se fai attenzione, t'accorgerai che chi ti sta accanto ha per te la "chiave di casa"; non puoi ignorarlo.

 

LA CROCE...un'opera d'arte su misura

Se tutti gli angeli e tutti i geni del mondo

avessero studiato

ciò che veramente ti è utile in questa o quella situazione,

in questo o quel dolore,

in questa tentazione o quella perdita dolorosa,

essi non avrebbero trovato

ciò che sarebbe stato più adatto per te

di ciò che ti ha colpito.

Così la Divina Provvidenza di Dio

ha pensato fin dall'inizio

di darti questa croce

quale prezioso regalo proveniente dal suo cuore.
Prima di darla a te,

Egli l'ha meditata con il suo occhio onnisciente,

l'ha pensata con la sua divina intelligenza,

l'ha esaminata con la sua saggia giustizia ,

l'ha riscaldata con la sua misericordia amorosa.

Egli l'ha pesata con le sue 2 mani,

affinché non sia

troppo grande di un millimetro

né troppo pesante di un milligrammo.

Poi l'ha benedetta

col suo santo nome,

unta con la sua grazia,

riempita con la sua consolazione

e ancora una volta ha guardato te e il tuo coraggio.

Essa viene a te addirittura dal cielo

come un richiamo di Dio

e come regalo del suo amore misericordioso,

affinché tu diventi completamente te stesso

e trovi in Dio la sua pienezza.

                                                S.Francesco di Sales

 

Tu mi hai chiamato Signore,
e il tuo grido ha vinto
la mia sordità;
hai brillato
e la tua luce ha vinto la mia cecità;
hai diffuso il tuo profumo
e io l'ho respirato,
ed ora anelo a te;
ti ho gustato
ed ora ho fame e sete di te;
mi hai toccato,
ed ora ardo dal desiderio
della tua pace.

                S. Agostino

 

LA PRIORITÀ DELLE COSE

Un giorno un anziano professore fu contattato per tenere una lezione sulla gestione efficace del tempo ad un gruppo di manager di alcune società degli Usa nell'ambito di uno stage di aggiornamento. Aveva a disposizione solo un'ora per svolgere il suo argomento.

Quando entrò nell'aula si fece immediatamente silenzio e dopo un cenno di saluto ai presenti l'anziano docente si avvicinò lentamente alla cattedra e guardò ad uno ad uno i partecipanti pronti a non perdere una parola di quello che si sarebbe  detto. Disse poi loro: "Faremo un esperimento."

Prese da sotto il tavolo un grosso vaso di vetro con un'ampia imboccatura, forse di 25 litri di capacità e una quindicina di sassi delle dimensioni di una palla da tennis. Ad uno ad uno infilò i sassi dentro il vaso e quando questi raggiunsero l'imboccatura chiese: "E' pieno il vaso?" Tutti risposero di si.

Aspettò qualche secondo e disse: "Davvero?!"

Chinandosi prese una grossa ciotola piena di ghiaia e lentamente la versò nel vaso in modo che tutti gli spazi tra i sassi furono riempiti fino all'imboccatura.

Chiese nuovamente: "E adesso il vaso e' pieno?" Ci fu qualche commento e borbottio e qualcuno intuendo qualcosa disse che probabilmente non lo era.

"Bene!", disse l'anziano docente.

Si chinò ancora e prese un secchio contenente sabbia molto fine e ne riempì il vaso nuovamente fino all'imboccatura di modo che non vi era alcun spazio ormai visibile tra i sassi e la ghiaia. Di nuovo domandò: " E ora e' pieno il vaso?"

"No!", fu la risposta comune. Infatti il professore prese una brocca e lentamente versò acqua che riempì tutti gli spazi rimasti tra i granelli di sabbia, fino all'orlo.

"Quale grande verità ci mostra questo esperimento?" Uno dei più audaci disse: "Se guardiamo bene la nostra agenda possiamo sempre trovare spazi di tempo da riempire con impegni che altrimenti dovremmo rimandare!"

"No!", fu la secca risposta del professore che disse: "Se non mettete nel vaso prima i sassi grossi dopo non potrete più metterli se avrete riempito il vaso con cose meno importanti come la ghiaia e la sabbia. Così quali sono le cose veramente importanti nella vostra vita? Se non le metterete al primo posto, il senso della vita, la bellezza del creato, il tempo che vivete ora, le persone che vi sono care o quello a cui tenete veramente, non avrete dopo più la possibilità di occuparvene, se avrete riempito la vostra vita di cose trascurabili....."

Nel silenzio generale il docente uscì lentamente dall'aula.

 

Un professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vasetto di marmellata vuoto e comincia a riempirlo con dei sassi, di circa 3 cm. di diametro. Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno ed essi risposero di sì. Allora il Professore tira fuori una scatola piena di piselli, li versa dentro il vasetto e lo scosse delicatamente. Ovviamente i piselli si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi. Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno ed essi, ancora una volta, dissero di sì .Allora il Professore tira fuori una scatola piena di sabbia e la versa dentro il vasetto. Ovviamente la sabbia riempì ogni altro spazio vuoto lasciato e coprì tutto. Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno e questa volta essi risposero di sì, senza dubbio alcuno. Allora il Professore tira fuori, da sotto la scrivania, 2 lattine di birra e le versa completamente dentro il vasetto, inzuppando la sabbia. Gli studenti risero.

"Ora," disse il Professore non appena svanirono le risate, "voglio che voi capiate che questo vasetto rappresenta la vostra vita. I sassi sono le cose importanti - la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra salute, i vostri figli - le cose per le quali se tutto il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora piena. I piselli sono le altre cose per voi importanti: come il vostro lavoro, la vostra casa, la vostra auto. La sabbia è tutto il resto......le piccole cose."

"Se mettete dentro il vasetto per prima la sabbia," continua il Professore "non ci sarebbe spazio per i piselli e per i sassi. Lo stesso vale per la vostra vita . Se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti. Dedicatevi alle cose che vi rendono felici: giocate con i vostri figli, portate il vostro partner al cinema, uscite con gli amici. Ci sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l'auto. Prendetevi cura dei sassi per prima - le cose che veramente contano. Fissate le vostre priorità ...il resto è¨ solo sabbia." Una studentessa allora alza la mano e chiese al Professore cosa rappresentasse la birra. Il Professore sorrise. "Sono contento che me l'abbia chiesto. Era giusto per dimostrarvi che non importa quanto piena possa essere la vostra vita, perché c'è sempre spazio per un paio di birre."

 

Il sassolino 

Il potente re Milinda disse al vecchio sacerdote: “Tu dici che l’uomo che ha compiuto tutto il male possibile per cent’anni e prima di morire chiede perdono a Dio, otterrà di rinascere in cielo. Se invece uno compie un solo delitto e non si pente, finirà all’inferno. E’ giusto questo? Cento delitti sono più leggeri di uno?”

Il vecchio sacerdote rispose al re:

“Se prendo un sassolino grosso così, e lo depongo sulla superficie del lago, andrà a fondo o galleggerà?”

“Andrà a fondo”, rispose il re.

“E se prendo cento grosse pietre, le metto in una barca e spingo la barca in mezzo al lago, andranno a fondo o galleggeranno?”

“Galleggeranno”.

“Allora cento pietre e una barca sono più leggere di un sassolino?”

Il re non sapeva che cosa rispondere. E il vecchio spiegò:

“Così, o re, avviene agli uomini. Un uomo anche se ha molto peccato ma si appoggia a Dio, non cadrà nell’inferno. Invece l’uomo che fa il male anche una volta sola, e non ricorre alla misericordia di Dio, andrà perduto”. 

 

InterCedere
Cammino
tra vetri sparsi
di crocci che scriccriano
Scavalco corpi
a terra
fiati si alzano
urli bestemmiano
al Cielo
Mi chino leggera
su chi
giace
e raccolgo pensieri
i lamenti
i dolori
li prendo
con un bacio
dolce
si appoggiano alle labbra
Poi
quando arriva
la Notte
mi alzo
e riporto
a Lui
ogni dolore

 

COSA VUOLE IL SIGNORE DA NOI 

Udii un anziano ragionevole e buono, perfetto e santo, dire:

Se sentirai la chiamata dello Spirito, ascoltala
e cerca di essere santo con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.
Se però, per umana debolezza non riuscirai ad essere santo,
cerca allora di essere perfetto con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.
Se tuttavia, non riuscirai ad essere perfetto

a causa della vanità della tua vita,
cerca allora di essere buono con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.
Se, ancora, non riuscirai ad essere buono

a causa delle insidie del Maligno,

cerca allora di essere ragionevole con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze.
Se, infine, non riuscirai ad essere santo, né perfetto, né buono,
né ragionevole a causa del peso dei tuoi peccati,
allora cerca di portare questo peso di fronte a Dio
e affida la tua vita alla divina Misericordia.
Se farai questo, senza amarezza, con tutta umiltà
e con giovialità di spirito a causa della tenerezza di Dio
che ama gli ingrati e i cattivi, allora comincerai a capire
cosa sia ragionevole, imparerai ciò che é buono, lentamente aspirerai
ad essere perfetto, e infine, anelerai ad essere santo.
Se farai tutto questo ogni giorno, con tutta la tua anima,
con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze,
allora io ti garantisco, fratello e sorella:
non sarai lontano dal Regno di Dio!

 

Preghiera di IGNAZIO IV HAZIM (Siria, XX secolo)
Senza lo Spirito
Dio è lontano,
Cristo resta nel passato,
l'evangelo è lettera morta,
la chiesa una semplice organizzazione,
l'autorità dominio,
la missione propaganda,
il culto un'evocazione
e l'agire cristiano una morale da schiavi.
Ma in lui
Il cosmo si solleva
E geme nelle doglie del regno,
Cristo risorto è presente,
l'evangelo è potenza di vita,
la chiesa significa comunione trinitaria,
l'autorità è servizio liberante,
la missione è Pentecoste,
la liturgia è memoria e anticipazione,
l'agire umano è deificato.

 


PREGHIERA: DAMMI CORAGGIO
Ti prego:
non togliermi i pericoli,
ma aiutami ad affrontarli.
Non calmare le mie pene,
ma aiutami a superarle.
Non darmi alleati nella lotta della vita...
eccetto la forza che mi proviene da te.
Non donarmi salvezza nella paura,
ma pazienza per conquistare la mia libertà.
Concedimi di non essere un vigliacco
usurpando la tua grazia nel successo;
ma non mi manchi la stretta della tua mano
nel mio fallimento.
(Robindronath Tagore)

 

Il terrorismo minaccia tutte le società. Mentre il mondo si prepara ad agire contro di esso, a tutti noi è stata ricordata la necessità di capovolgere le situazioni che consentono la crescita di un simile odio e di simili azioni malvagie. Dobbiamo affrontare la violenza, il fanatismo e l'odio con una risolutezza ancora maggiore. Il lavoro delle Nazioni Unite deve continuare, e nello stesso tempo dobbiamo impegnarci a favore delle tragiche conseguenze dei conflitti, dell'ignoranza, della povertà e della malattia. Farlo non rimuoverà ogni fonte di odio, non servirà di prevenzione ad altri atti di violenza. Ci saranno sempre coloro che odiano e uccidono, anche se si fosse messa la parola fine ad ogni ingiustizia sulla terra. Ma se il mondo sarà in grado di provare che intende proseguire, che persevererà nella creazione di una comunità internazionale più giusta, più generosa, più genuina attraverso tutte le frontiere religiose e razziali, allora il terrorismo sarà sconfitto.

(Kofi Annan, segretario generale delle Nazioni Unite)

 

SCOPRI L'AMORE
Prendi un sorriso
regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente
fa' bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima
posala sul volto di chi non ha mai pianto.
Prendi il coraggio
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà
e donala a chi non sa donare.
Scopri l'amore
e fallo conoscere al mondo.

(Gandhi)

 

PREGARE E AGIRE
Bisogna sempre pregare
come se l'azione fosse inutile
e agire come se la preghiera
fosse insufficiente.

(Santa Teresa di Lisieux)

 

Se sei arrabbiato con qualcuno, e nessuno dei due fa nulla per sistemare le cose... fallo tu.
Può darsi che oggi questa persona voglia ancora essere tua amica,
e se non fai qualcosa, forse domani potrebbe essere troppo tardi.
Se sei innamorato di qualcuno, però questa persona non lo sa....diglielo.
Magari oggi anche questa persona è innamorata di te,
se non glielo dici oggi, può darsi che domani sia troppo tardi.
Se muori dalla voglia di dare un bacio a qualcuno... daglielo.
Forse anche questa persona vorrebbe avere un tuo bacio,
e se non glielo dai oggi, può darsi che domani sia troppo tardi.
Se ami ancora una persona che credi ti abbia dimenticato... diglielo.
Forse questa persona ha sempre continuato ad amarti,
e se non glielo dici oggi, forse domani sarà troppo tardi.
Se hai bisogno dell'abbraccio di un amico... chiediglielo.
Magari lui ne ha bisogno ancora più di te,
e se non glielo chiedi oggi, forse domani sarà troppo tardi.
Se hai degli amici che apprezzi veramente... diglielo.
Forse anche loro ti apprezzano,
e se lasci che se ne vadano, o che si allontanino da te,
forse domani sarà troppo tardi.
Se vuoi bene ai tuoi, e non hai mai avuto l'opportunità di dimostrarglielo...fallo.
Oggi sono lì con te, e puoi ancora dimostrarglielo,
ma se se ne andassero... domani potrebbe essere troppo tardi.

 

Quando la vita spesa in Cristo per gli altri ci porta al calvario e alla croce, spesso la luce della risurrezione è talmente lontana da perdere ogni significato. La sofferenza può essere così amara e così totalizzante da spingerci in una situazione di disperata solitudine, di fallimento senza rimedio: la forza del Vangelo per il quale abbiamo tentato di vivere ci si vanifica in mano.

Anche i discepoli di Gesù hanno vissuto questa esperienza: Cristo che muore è ai loro occhi il segno della fine di tutto, di una speranza delusa, di uno scacco totale. Singolare è allora la figura delle donne sotto la croce.

Non è pensabile che a i loro occhi potessero esserci prospettive diverse.

Anche per loro Gesù muore, anche per loro il domani è nelle tenebre. Ma c'è un amore più forte che, nel buio, le tiene ai piedi della croce: ed è a questo amore semplice ma pieno, piccolo ma autentico, che per primo si rivela la resurrezione di Gesù.

L'amore delle donne è una strada anche per noi: tante volte ci troviamo nel buio, nella solitudine, nello sradicamento totale, nell'assurdo, nel silenzio di Dio. Ma come le donne sono rimaste ai piedi di un Dio che muore, così la nostra preghiera insistente e il nostro silenzio fedele di fronte a un Dio che sembra non rispondere, ha in sé il germe della speranza: anche a noi, come alle donne, si manifesterà la gloria di Gesù che risorge, l'amore di un Dio che non delude. L'amore di Dio è per sempre.

 

Il maestro sentenziò: 

Se la pietra dicesse: "Una pietra non può costruire una casa", non si avrebbero case.

E se la goccia dicesse: "Una goccia non può formare un fiume", non si avrebbero fiumi.

E se il chicco di grano dicesse: "Una spiga non può fare un campo", non si avrebbe raccolto.

E se l'essere umano dicesse: "Un gesto d'amore non può salvare l'umanità", non si avrebbero mai né giustizia, né pace, né dignità, né felicità sulla terra.

 

Ci sono uomini che lottano tutta la vita. E' di loro che non possiamo fare a meno

(B. Brecht)

 

Chi vuol fare qualcosa sul serio trova una strada.... gli altri una scusa

 

Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare.

Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare.

 

"La verità dell'altro non è in ciò che ti rivela, ma in ciò che non sa rivelarti. perciò se vuoi capirlo, non ascoltare ciò che dice, ma ciò che non dice"

(K. Gibran)

 

Vivere la vita è il compito più difficile; è troppo facile lasciarla scivolare sulle nostre coscienze

 

I giovani non sono vasi da riempire, ma lampade da accendere

(K.Gibran)

 

O Padre,

il fremito di violenza della terra,

gli orrori continui della storia,

le lacrime che rigano il volto dell'uomo

ci strappano il grido e la domanda:

perché? perché, Padre mio?

La Tua Parola vera e sicura

ci racconta che il mondo è ferito

perché l'uomo è scappato dal Cuore

e ha respinto l'abbraccio di Dio,

inventando il peccato

che è terra feconda di pianto e di morte.

Ma Tu, o Padre, non puoi vivere

senza abbracciare i tuoi figli.

Per questo hai inviato il Figlio dell'eternità

per cercare i figli del tempo:

Egli ha portato il Tuo Fuoco divino

nel freddo della nostra voluta distanza.

Padre, aiutaci a piangere il peccato

per sentire le tue mani che cercano,

accarezzano, perdonano e trasmettono la vita

che non avrà mai fine.

Amen!

 

Quando la fame e la sete ti cacciano dalla tua casa,

quando le bombe cadono sui tetti delle tue speranze,

quando i segni della Croce continuano a sanguinare sul tuo corpo,

quando tu, Abele, sei ucciso da tuo fratello,

quando tu, Caino, continui a scappare e non conosci il perdono dell'Amore,

che fare? Quale è l'Alternativa?

Il dolore del Mondo

è il pianto di un bambino

che nessuno consola più.

Chinati in basso

asciuga le lacrime

di questi Figli di Dio

e inschallah sarà Shalom

e inschallah, se Dio vuole sarà Shalom, Pace

 

Non per ragione,

nè per lingua,

nè per costumi

noi siamo diversi dagli altri uomini...

Viviamo in Oriente e in Occidente...

Siamo uguali nel vestito, nel cibo e nel resto,

ma testimoniamo una vita diversa.

Viviamo nella nostra patria come stranieri

partecipiamo a tutto,

da tutto siamo distaccati...

                    Anonimo Cristiano del II sec.

 

Fammi parlare sempre come fosse l’ultima parola che dico.

Fammi agire sempre come fosse l’ultima azione che faccio.

Fammi soffrire sempre come fosse l’ultima sofferenza che ho da offrirTi.

Fammi pregare sempre come fosse l’ultima possibilità che ho qui in terra di parlare con Te.

(GenVerde)

 

L'aragosta 

Tanto tempo fa, quando il mondo era nuovo, una certa aragosta decise che il Creatore aveva fatto un errore.

Così fissò un appuntamento per discutere con Lui la questione.

“Con tutto il dovuto rispetto” disse l’aragosta, “Vorrei protestare per il modo in cui ha disegnato il mio guscio. Vedi, appena mi abituo al mio rivestimento esterno, ecco che devo abbandonarlo per un altro molto scomodo. Oltretutto è una perdita di tempo!”

Il Creatore replicò: “Capisco, ma ti rendi conto che è proprio il lasciare un guscio che ti permette di andare a crescere dentro un altro?”

“Ma io mi piaccio così come sono”, disse l’aragosta.

“Hai proprio deciso così?” chiese il Creatore. “Certo!” rispose l’aragosta.

“Molto bene” sorrise il Creatore “D’ora in poi il tuo guscio non cambierà e tu continuerai ad essere così come sei ora”. “Molto gentile da parte tua” disse l’aragosta, e se ne andò.

L’aragosta era molto contenta di poter indossare lo stesso vecchio guscio, ma giorno dopo giorno quel che era prima una leggera e confortevole protezione cominciò a diventare ingombrante e scomodo. Alla fine l’animale non riusciva più a respirare. Con grosso sforzo tornò a parlare con il Creatore.

“Con tutto il rispetto” sospirò l’aragosta, “contrariamente a quello che mi avevi promesso, il mio guscio non è rimasto lo stesso. Continua a restringersi sempre di più!”

“No di certo” sorrise il Creatore. “Il tuo guscio è rimasto della stessa misura. Quello che è successo è che TU sei cambiata all’interno del guscio!”

Il Creatore continuò: “Vedi, tutto cambia, continuamente. Nessuno resta lo stesso. E’ così che ho creato le cose. La possibilità più interessante che tu hai è quella di poter lasciare il tuo vecchio guscio, quando cresci.”

“Aaah, capisco!” disse l’aragosta. “Ma devi ammettere che ciò è abbastanza scomodo!”

“Si” rispose il Creatore. “Ma ricorda: ogni crescita porta con sé la possibilità di un disagio, insieme alla grande gioia di scoprire nuovi aspetti di sé stesso. Dopo tutto, non si può avere l’uno senza l’altro!”

“Tutto ciò è molto saggio!” rispose l’aragosta.

 “Ogni volta che lascerai il tuo vecchio guscio” continuò il Creatore “e sceglierai di crescere, costruirai una forza nuova in te. E in questa forza troverai nuove capacità di amare te stessa e di amare coloro che ti sono accanto…di amare la vita stessa! E’ questo il mio progetto per ognuno di voi.”

 

Realizza i tuoi sogni

C'era una volta una corsa...  

...di rospini !

L'obiettivo era arrivare in cima ad una grande torre.

C'era anche una moltitudine di persone che assisteva,

tutta gente che vibrava e tifava per loro.

Cominciò la competizione.

Ma la moltitudine non credeva che i rospini potessero arrivare in cima a quella torre,

e quello che si udiva di più era:

"Che peccato !!! Questi rospini non ce la faranno...non ce la faranno..."

E i rospini cominciarono a desistere.

Ma uno di loro persisteva e continuava la salita verso la cima...

"La moltitudine continuava gridando: Non ce la farete, non ce la farete ! ..."

E i rospini continuavano a desistere, uno dopo l'altro...

eccetto quel rospino che continuava tranquillo...

nonostante fosse sempre più affannato.

Alla fine della competizione, tutti avevano desistito, eccetto lui...

che aveva conquistato la cima.

La curiosità prese allora tutti i presenti che volevano sapere

come era potuto accadere...

E così, quando andarono a domandare al rospino

come aveva fatto a concludere la prova, scoprirono che...    

... lui era sordo !

Non permettere che le persone cattive consigliere,

abbattano le migliori e più sapienti speranze del tuo cuore !

Ricordati sempre: l'unico tuo consigliere sia Dio, che non inganna mai...

 

Un po' d'argento
"Rabbì, che cosa pensi del denaro?" chiese un giovane al maestro.
"Guarda dalla finestra", disse il maestro, "cosa vedi?"
"Vedo una donna con un bambino, una carrozza trainata da due cavalli e un contadino che va al mercato".
"Bene. Adesso guarda nello specchio. Che cosa vedi?"
"Che cosa vuoi che veda rabbì? Me stesso, naturalmente".
"Ora pensa: la finestra è fatta di vetro e anche lo specchio è fatto di vetro. Basta un sottilissimo strato d'argento sul vetro e l'uomo vede solo se stesso".

Ascoltami, o Dio!

M'avevano detto che Tu non esistevi

ed io, come un idiota, ci avevo creduto.

Ma l'altra sera, dal fondo della buca di una bomba,

ho veduto il Tuo cielo.

All'improvviso mi sono reso conto

che m'avevano detto una menzogna.

Se mi fossi preso la briga di guardare bene

le cose che hai fatto Tu,

avrei capito subito che quei tali

si rifiutavano di chiamare gatto un gatto.

Strano che sia stato necessario

ch'io venissi in questo inferno

per avere il tempo di vedere il Tuo volto!

Io ti amo terribilmente...........

ecco quello che voglio che Tu sappia.

Ci sarà tra poco una battaglia spaventosa.

Chissà?

Può darsi che io arrivi da te questa sera stessa.

Non siamo stati buoni compagni fino ad ora

e io mi domando,mio Dio,

se Tu mi aspetterai sulla porta.

Guarda: ecco come piango!

Proprio io, mettermi a frignare!

Ah, se ti avessi conosciuto prima.........

Andiamo! Bisogna che io parta.

Che cosa buffa:

dopo che ti ho incontrato non ho più paura di morire.

Arrivederci!

(Questa preghiera è stata trovata nello zaino di un soldato morto nel 1944 durante la battaglia di Montecassino)

 

La Predica di S. Francesco

Un giorno, uscendo dal convento, san Francesco incontrò frate Ginepro. Era un frate semplice e buono e san Francesco gli voleva molto bene.

Incontrandolo gli disse: «Frate Ginepro, vieni, andiamo a predicare».

«Padre mio» rispose, «sai che ho poca istruzione. Come potrei parlare alla gente?».

Ma poiché san Francesco insisteva, frate Ginepro acconsentì. Girarono per tutta la città, pregando in silenzio per tutti coloro che lavoravano nelle botteghe e negli orti. Sorrisero ai bambini, specialmente a quelli più poveri. Scambiarono qualche parola con i più anziani. Accarezzarono i malati. Aiutarono una donna a portare un pesante recipiente pieno d’acqua.

Dopo aver attraversato più volte tutta la città, san Francesco disse: «Frate Ginepro, è ora di tornare al convento».

«E la nostra predica?».

«L’abbiamo fatta… L’abbiamo fatta» rispose sorridendo il santo.

 

PREGHIERA DI UN SENATORE

Tempo fa fu chiesto ad un importante Ministro di aprire una nuova sessione del Senato.

Tutti si aspettavano le solite dichiarazioni, ma questo é ciò che sentirono:

Padre Celeste, veniamo davanti a Te, quest'oggi,

per chiedere il Tuo perdono e cercare la Tua guida.

Sappiamo che la Tua Parola dice:

"Guai a chi chiama il bene, male e il male, bene";

ma questo é esattamente ciò che abbiamo fatto.

Abbiamo perso il nostro equilibrio spirituale e invertito i nostri valori.

Ti confessiamo che:

Abbiamo ridicolizzato la Verità Assoluta della tua Parola,

chiamando ciò "pluralismo";

abbiamo adorato altri dèi,

chiamando ciò "multi-cultura";

abbiamo approvato la perversione,

chiamando ciò "stile di vita alternativa";

abbiamo ucciso i nostri nascituri,

chiamando ciò "scelta";

abbiamo sparato contro gli anti-abortisti,

chiamando ciò "legittimo";

abbiamo trascurato la disciplina dei nostri figli,

chiamando ciò "formazione della stima di sé";

Abbiamo abusato del potere,

chiamando ciò "politica";

abbiamo desiderato la roba degli altri,

chiamando ciò "ambizione";

abbiamo contaminato l'ambiente con profanità e pornografia,

chiamando ciò "libertà di espressione";

abbiamo ridicolarizzato i venerandi valori dei nostri antenati,

chiamando ciò "illuminismo".

Oh Dio,

cerca e sonda i nostri cuori, quest'oggi.

Purificaci da ogni peccato e rendici liberi.

Guida e benedici

quegli uomini e quelle donne che sono stati mandati

per indirizzarci al compimento della Tua Volontà.

Te lo chiediamo nel Nome del Tuo Figlio,

il Salvatore Vivente, Gesù Cristo.

 

E LE CAMPANE SUONARONO A FESTA

C'era una volta in una grande città una chiesa davvero bella. Dall'ingresso principale si vedeva a mala pena l'altare che si trovava sul versante opposto. Accanto alla chiesa si ergeva un'imponente torre campanaria così alta che la sua guglia si confondeva con le nubi dei cielo e si poteva vedere soltanto quando il cielo era sereno. Lassù nella torre vi era uno splendido concerto di campane, si diceva fossero le più belle del mondo, ma mai nessuno le aveva sentite suonare. Erano campane speciali. Potevano suonare solo la vigilia di Natale e soltanto quando fosse stato deposto sull'altare il più bel dono al bambino Gesù.

Purtroppo da molti anni non si era avuta un'offerta così preziosa da meritare i rintocchi delle campane. Tuttavia, ogni Natale, la gente si affollava davanti all'altare portando doni preziosi, ma senza ottenere quello che tutti speravano.

In un villaggio abbastanza distante dalla città viveva un ragazzo chiamato Pedro, insieme con il suo fratellino. Avevano sentito parlare delle straordinarie campane e delle offerte che venivano fatte. Per quel Natale avevano deciso di recarsi nella splendida chiesa e di adorare il bambino Gesù.

Al mattino della vigilia, all'alba, mentre cadevano i primi fiocchi di neve Pedro e il fratellino si misero in cammino. Al calar della notte avevano raggiunto la porta della città quando, davanti a loro, scorsero una povera donna che era caduta nella neve, troppo stanca e malata per chiedere aiuto e cercare asilo da qualche parte. Pedro si inginocchiò accanto e cercò di alzarla, ma non vi riuscì. «Non ce la faccio, fratellino», disse Pedro, «è troppo pesante. Devi andare in chiesa da solo!». «lo da solo?» esclamò. «Ma allora tu non ci sarai alla funzione di Natale». «Non posso fare altrimenti. Guarda il viso di questa povera donna. E' simile a quello della Madonna nella finestra della nostra cappella. Se non l'aiuto io morirà di freddo. Tutti sono andati in chiesa, alla fine della messa porterai qui qualcuno che l'aiuti. Ah, prendi questa monetina è la mia offerta per Gesù bambino. Ora corri!». Mentre il fratellino correva in chiesa Pedro sbatté gli occhi per trattenere le lacrime di delusione.

Nella grande chiesa la funzione di mezzanotte era già iniziata. L'organo suonava e i fedeli cantavano i bellissimi canti natalizi. Ricchi e poveri avanzavano insieme e deponevano la loro offerta sull'altare. Il re percorse la navata e depose tra i doni la sua corona regale. Tutti si eccitavano e pensavano: «Questa volta le campane suoneranno per davvero». Ma dall'alto dei campanile echeggiò soltanto il vento carico di neve. La processione era terminata e il coro stava per intonare l'inno di chiusura, quando all'improvviso l'organista smise di suonare paralizzato: d'un tratto dalla cima dei campanile era cominciato a diffondersi il dolce suono delle campane.

La folla sedeva nella chiesa meravigliata e silenziosa. Poi tutti insieme guardarono verso l'altare per vedere quale bellissimo dono aveva risvegliato finalmente le campane.

Ma non videro altro che il fratellino di Pedro che silenziosamente era scivolato lungo la navata per deporre la monetina di Pedro ai piedi del bambino Gesù.



PREGHIERA
Squarcia il cielo e scendi.
Tu sei il Signore,
il benvenuto nel mio cuore.
Anche se sei coperto di sudiciume.
Anche se vieni da un paese straniero.
Anche se sei solo.
Anche se piangi, io ti riconoscerò.
Io ti prenderò per mano
come un amico aspettato per tanto tempo.
Tu mi dirai le parole
che io saprò comprendere, le ascolterò
e il mio cuore sarà nella gioia.
Io ti seguirò e assieme entreremo
nella casa dei miei amici e io dirà loro:
Guardate!
E' tornato colui che il nostro cuore attendeva.

 

Il Padre Nostro è uno stile di vita:

Non posso dire PADRE, se non mi comporto da figlio.
Non posso dire NOSTRO, se vivo chiuso nel mio egoismo.
Non posso dire CHE SEI NEI CIELI, se mi preoccupo solo delle cose della terra.
Non posso dire SIA SANTIFICATO IL TUO NOME, se non ti onoro e non ti amo.
Non posso dire VENGA IL TUO REGNO, se penso solo ai miei interessi.
Non posso dire SIA FATTA LA TUA VOLONTA', se non l'accetto quando non combacia con la mia.
Non posso dire DACCI OGGI IL NOSTRO PANE, se non mi importa di chi ha fame.
Non posso dire RIMETTI I NOSTRI DEBITI, se continuo a conservare rancore.
Non posso dire NON CI INDURRE IN TENTAZIONE, se ho intenzione di continuare a peccare.
Non posso dire LIBERACI DAL MALE, se non combatto ciò che non è buono.
Non posso dire AMEN, se non prendo sul serio le parole del Padre Nostro.

 

Una luce nel cuore dell'inverno

Molto tempo fa c'era un uomo che aveva tre figli ai quali voleva molto bene. Non era nato ricco, ma con la sua saggezza e il duro lavoro era riuscito a risparmiare un bel po' di soldi e a comperare un fertile podere.

Divenuto vecchio cominciò a pensare a come dividere tra i suoi figli ciò che possedeva. Un giorno decise di fare una prova per capire quale dei tre figli fosse il più saggio.

Li chiamò al capezzale e diede a ciascuno cinque soldi e chiese loro di comperare qualcosa che riempisse la sua stanza che era vuota e spoglia. Ciascuno dei figli prese il denaro e uscì per esaudire i desideri del padre.

Il figlio più grande pensò che era un lavoro facile. Andò al mercato e comperò la prima cosa che gli capitò sotto gli occhi: un fascio di paglia.

Il secondo figlio pensò per qualche minuto, poi girò per tutte le bancarelle dei mercato e alla fine comperò delle bellissime piume.

Il figlio più piccolo rifletté a lungo sul problema e si chiedeva: «Che cosa c'è che costa solo cinque soldi e che può riempire una stanza?». Solo dopo aver pensato per un bel po' di tempo trovò quel che faceva al suo caso e il suo volto si illuminò.

Andò in un piccolo negozio e comperò con i suoi cinque soldi una candela e dei fiammiferi. Tornando a casa era felice e si domandava cosa avessero comperato i suoi due fratelli.
Il giorno seguente, i tre figli si presentarono al padre. Ognuno portò il suo regalo. Il più grande sparse la paglia sul pavimento, ma era così poca che fu appena sufficiente per coprire un angolo. Il secondo mostrò le sue piume, ma riempirono appena due angoli. Il padre era molto deluso dei suoi due figli maggiori. Allora si rivolse al più piccolo: «E tu che cosa hai comprato?». Il ragazzo accese la candela con un fiammifero e la luce di quell'unica fiamma si diffuse per la stanza e la riempì. Tutti sorrisero.

Il vecchio padre fu felice dei regalo dei figlio più piccolo. Gli diede tutti i suoi averi, perché aveva capito che quel ragazzo era abbastanza intelligente per farne buon uso ed avere cura dei suoi fratelli.

 

CANTO BRASILIANO

Dio solo può dare la fede;
    tu, però, puoi dare la tua testimonianza.

Dio solo può dare la speranza;
    tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli.

Dio solo può dare l’amore;
    tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare.

Dio solo può dare la pace;
    tu, però, puoi seminare l’unione.

Dio solo può dare la forza;
    tu, però, puoi dare sostegno ad uno scoraggiato.

Dio solo è la via;
    tu, però, puoi indicarla agli altri.

Dio solo è la luce;
tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti.

Dio solo è la vita;
    tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di vivere.

Dio solo può fare ciò che appare impossibile;
    tu, però, potrai fare il possibile.

Dio solo basta a se stesso;

    egli, però, preferisce contare su di te.

 

Un giorno, quando ero una matricola al liceo, vidi un ragazzino della mia classe che tornava a casa da scuola. Il suo nome era Kyle. Mi pareva portasse a casa tutti i suoi libri. Pensai tra me e me: "Perché mai porta casa tutti suoi libri il venerdì? Deve essere veramente un secchione!". Io avevo il fine-settimana già organizzato (feste ed una partita di calcio con i miei amici l'indomani) e così alzai le spalle e continuai per la mia strada.

Mentre camminavo, vidi un gruppo di ragazzi dirigersi verso di lui. Gli buttarono tutti i libri per terra e lo fecero inciampare così da farlo cadere nel fango. I suoi occhiali volarono sull'erba del prato, lontani da lui. Lo guardai e vidi una terribile tristezza nei suoi occhi.

Mi commossi, e così andai verso di lui mentre strisciava per cercare i suoi occhiali. Vidi una lacrima nei suoi occhi. Mentre gli porgevo i suoi occhiali, gli dissi: "Quei ragazzi sono degli imbecilli!" Mi guardò e rispose sottovoce: "Grazie". Il suo viso si illuminò di un sorriso che mostrava vera gratitudine.

L'aiutai a raccogliere i suoi libri, e gli chiesi dove viveva. Seppi così che viveva vicino a me, ed allora gli chiesi perché non ci fossimo mai visti prima. Rispose che era andato in una scuola privata prima di allora.

Parlammo per tutto il viaggio di ritorno a casa, ed io portai i suoi libri. Scoprii così che era un ragazzo scherzoso e simpatico. Gli chiesi se voleva venire alla partita di calcio sabato con me ed i miei amici. Rispose di sì. Così trascorremmo insieme il fine-settimana, e più conoscevo Kyle, più piaceva a me ed ai miei amici.

La mattina del lunedì seguente rincontrai Kyle con l'enorme pila di libri, lo fermai e gli dissi: "Ragazzo, ti farai davvero dei muscoli se vai avanti di questo passo!"

Lui rise e gli presi dalle mani la metà dei libri.

Nei quattro anni, successivi io e Kyle diventammo grandi amici.

Quando iniziammo a pensare all'università sapevamo che le nostre strade si sarebbero divise, ma la lontananza non ci avrebbe mai separato.
Kyle era il migliore della classe ed io l'ho sempre stuzzicato dicendogli che era un secchione.

Doveva preparare il discorso per il diploma. Ero contento di non dover essere io ad alzarmi e a parlare davanti a tutti. Il giorno del diploma, vidi Kyle.

Era un ragazzo alto e ben messo, e stava davvero bene con i suoi occhiali. Lui aveva più appuntamenti di me con le ragazze, e questo qualche volta mi rendeva geloso. In questa occasione molte ragazze lo corteggiavano. Si notava che era nervoso, e così gli diedi una pacca sulla schiena e gli dissi "Ehi, sei grande". Mi guardò con uno di quei suoi sguardi pieni di gratitudine e sorrise dicendomi: "Grazie".

Alla fine si schiarì la voce, e cominciando il suo discorso, disse: "Il diploma è un momento per ringraziare quelli che ti hanno aiutato negli anni difficili. I tuoi genitori, i tuoi insegnanti, i tuoi fratelli, forse un allenatore, ma soprattutto i tuoi amici. Sono qui per dire che dare la propria amicizia a qualcuno è il dono più grande che si possa donare. Voglio raccontarvi una storia".

Io guardavo il mio amico incredulo mentre raccontava la storia del nostro primo incontro. Aveva progettato di uccidersi quel fine-settimana.

Raccontò di come aveva pulito il suo armadietto in modo di evitare questo a sua madre, e così si portò tutta la sua roba a casa. Mi guardava intensamente e mi fece un sorriso.

"Sono stata salvato. Il mio amico mi ha salvato da una tragedia."

Sentii la folla sorpresa: davanti a loro c'era un ragazzo bello e popolare che diceva a tutti del suo momento di più grande debolezza.

Ho visto sua madre e suo padre guardarmi e sorridermi dello quello stesso sorriso carico di gratitudine.

Solo in quel momento ne compresi la profondità .

Non sottovalutare mai l'importanza delle tue azioni. Con un piccolo gesto puoi cambiare la vita di una persona in meglio o in peggio. Dio ci mette tutti nella vita di tutti per dare un impatto e portare un cambiamento. 

 

Tacere

Tacere nell’offesa
è saper conservare le proprie forze.

Tacere nella preghiera
è l’estasi della preghiera:
quando si ama molto
non lo si sa esprimere.

Tacere nella sofferenza
è adorazione,
abbandono cieco di se stessi all’Amore.

Tacere nel lavoro
è abitare anticipatamente nei cieli,
perché l’unica occupazione dei beati
è di amare in silenzio.

Tacere di se stessi
è sapersi dimenticare.

Tacere nelle contraddizioni
è umiltà.

Tacere con se stessi
è vivere in Dio,
nella solitudine infinita in cui egli abita.

 

I DUE BOSCAIOLI 

Due boscaioli lavoravano nella stessa foresta ad abbattere alberi. I tronchi erano imponenti, solidi e tenaci. I due boscaioli usavano le loro asce con identica bravura, ma con una diversa tecnica: il primo colpiva il suo albero con incredibile costanza, un colpo dietro l’altro, senza fermarsi se non per riprendere fiato e per rari secondi.

Il secondo boscaiolo faceva una discreta sosta ogni ora di lavoro.

Al tramonto, il primo boscaiolo era a metà del suo albero. Aveva sudato sangue e lacrime e non avrebbe resistito cinque minuti di più. Il secondo era incredibilmente al termine del suo tronco. Avevano cominciato insieme e i due alberi erano uguali!

Il primo boscaiolo non credeva a i suoi occhi: «Non ci capisco niente! Come hai fatto ad andare così veloce se ti fermavi tutte le ore?». L’altro sorrise: «Hai visto che mi fermavo ogni ora, ma quello che non hai visto è che approfittavo della sosta per affilare la mia ascia».

 

Il pacco di dolci

Lasciatemi raccontare una storia vissuta da una amica in un aeroporto, che mi fu raccontata da una missionaria.

Aveva preso con sé nella borsa per il viaggio un pacco di dolci. Seduta nella sala d’attesa, aveva cominciato a leggere il giornale, quando d’un tratto l’uomo seduto di fronte, cominciò a prendere un dolce dalla scatola sul tavolo. La signora, contrariata, pensò che quell’uomo non aveva alcun pudore. Interiormente era furiosa, ma si rimise a leggere il giornale e prese un dolce. L’uomo tornò all’attacco prendendo un secondo dolce e poi un terzo… “Avrebbe potuto almeno chiedermi il permesso!” pensò tra sé e si sbrigò a prendere un altro dolce. Alla fine non rimaneva che un solo dolce. Osservò con un occhio discreto da sopra il giornale, per vedere che cosa avrebbe fatto l’uomo. Lui prese il dolce, lo spezzò in due e ne mangiò una metà, rimettendo l’altra nella scatola e spingendola in direzione della signora.

Era veramente troppo! La signora si alzò dal tavolo arrabbiata e disillusa. Nell’aereo continuò a pensare a quella scena che aveva vissuto, scotendo la testa, quando improvvisamente, aprendo la borsa, si accorse che c’era il “suo” pacco di dolci…

L’uomo di fronte a lei, aveva condiviso gentilmente con lei un pacco di dolci che apparteneva a lui!

 

IL TEMPO 

Per scoprire il valore di un anno,

chiedilo a uno studente che e' stato bocciato all'esame finale.

Per scoprire il valore di un mese,

chiedilo a una madre che ha messo al mondo un bambino troppo presto.

Per scoprire il valore di una settimana,

chiedilo all'editore di una rivista settimanale.

Per scoprire il valore di un'ora,

chiedila agli innamorati che stanno aspettando di vedersi.

Per scoprire il valore di un minuto,

chiedilo a qualcuno che ha appena perso il treno, il bus o l'aereo.

Per scoprire il valore di un secondo,

chiedilo a qualcuno che è sopravvissuto a un incidente.

Per scoprire il valore di un millisecondo,

chiedilo ad un atleta che alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d'argento.

Il tempo non aspetta nessuno.

Raccogli ogni momento che ti rimane, perchè ha un grande valore.

Condividilo con una persona speciale, e diventerà ancora più importante.

 

Nel Giorno della Memoria dell'Olocausto:

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetelele ai vostri figli.
(Primo Levi "Se questo è un uomo")

 

Una piccola preghiera per XXXXXXXX:
O Dio dei vivi e dei viventi,
è in Te la sorgente della vita,
e solo alla tua luce vediamo la luce.
In questa luce e in quella vita
hai chiamato XXXXXXXX,
perché viva nella tua pace e nella tua serenità.
Noi siamo felici per lei,
un po' meno per noi.
Ci è rimasto un vuoto, un'assenza
che è impossibile da colmare,
se tu non vieni in nostro aiuto.
Quella luce che ora investe XXXXXXXX,
sia la luce che ci guidi ogni giorno perché
anche se abbattuti possiamo rialzarci.
Quella vita a cui hai chiamato XXXXXXXX
sia la forza e la speranza che ci sostengano in ogni momento
di questo cammino della vita
fino a quando non arriveremo a Te
e ci riabbracceremo
e tutti insieme potremo giocare.

 

LA VITA PER EREDITA'
Non piangete per me, perché io ho dato,
le mie mani hanno stretto mani amiche
per lasciare una terra migliore di quella che ho trovato.
Non piangete per me, non piangete per me,
perché ho amato e sono stata amata
da genitori, da sorelle e fratelli
e da tutti gli altri che ho amato;
perché non ho mai conosciuto estranei, solo amici.
Perciò non piangete per me.
Quando sentirai l'aria del mare sul tuo volto
io sarò lì;
quando il tuo cuore correrà più veloce di un aggraziato delfino
io sarò lì;
quando riuscirai a sfiorare il cuore di chi ti è vicino
come io adesso sfioro il volto di Dio
io sarò lì.
Non dovete piangere per me,
non me ne sono andata.

 

Tormentando il manico della borsetta, una donna diceva: "So che mio marito sa essere tenero e affettuoso. Con il cane si comporta così".

 

Signore, fa di me una lampada. Brucerò me stesso, ma darò luce agli altri.

 

Settembre, tempo di osare
Ultimi scampoli d'estate. Si ammainano gli ombrelloni sulle spiagge, mentre in montagna si vanno diradando gli escursionisti sui sentieri. Settembre, andiamo: è tempo di rientrare. Per milioni di italiani le ferie 2002 entrano nell'album dei ricordi. Si torna ai ritmi consueti, i più con la pelle abbronzata e il fisico ritemprato. Con quali sentimenti nel cuore?
C'è chi - orfano di giornate in cui ha dato sfogo a sogni e passioni con l'unico obiettivo di trasgredire le regole della "vita normale" - vive il controesodo come l'inabissarsi in un tunnel grigio dal quale riemergerà solo tra una dozzina di mesi, quando di nuovo prenderà il volo per evadere dal "logorio della vita moderna". Ci sono coloro i quali considerano il lavoro la vita: per costoro la vacanza non è altro che una parentesi nel ritmo ordinario, necessaria per ricaricare il turbo e rituffarsi nell'arena di tutti i giorni.
Preferiamo pensare che i nostri lettori siano tra quanti durante le ferie hanno sperimentato la dolcezza dell'ozio consapevole, la gioia del tempo vissuto come regalo, un'occasione propizia per godersi, in pace, senza l'assedio dell'orologio, tante cose che durante l'anno abitualmente ci sono negate: siano esse la passeggiata romantica lungo il mare, la partita a pallone con gli amici, un'allegra tavolata o una silenziosa contemplazione delle stelle nella notte d'agosto. Ebbene: per quanti hanno assaporato di nuovo la bellezza e l'autenticità delle relazioni (con se stessi, con Dio, con la fidanzata, il marito, gli amici, la natura.), la sfida sta nel non archiviare tutto come se fosse un'eccezione alla regola. Le cose che contano non sono optional di cui ci si possa privare a cuor leggero. E se in vacanza ci siamo accorti di quanti momenti belli, di quante cose nobili abitualmente ci priviamo sapendo che sono tali, beh. forse è tempo di far marcia indietro.
Ha scritto Abraham Joshua Heschel in un libro ("Il sabato") che è un classico sul tempo: "La gente conosce il tempo dal punto di vista professionale, ma non lo conosce intimamente. Dobbiamo decidere se accogliere un giorno come una sposa o come un servo; come una regina o come una strega".
Sappiamo tutti che quando l'orologio sociale ricomincia a scandire i suoi colpi il pericolo è di trattare il tempo come "servo", in chiave esclusivamente utilitaristica. Così come siamo perfettamente consci che quando l'agenda torna a riempirsi di appuntamenti, gli spazi del gratuito tendono a restringersi, lo stress rifà irrimediabilmente capolino e tutto diventa più complicato.
Maestro in umanità, Giovanni Paolo II, domenica scorsa all'Angelus ha mostrato di ben conoscere le insidie del momento: "Il ritorno alla vita ordinaria non è sempre facile, anzi, può talvolta comportare alcune difficoltà di riadattamento agli impegni quotidiani. È però nella "ferialità" che siamo chiamati a conseguire la maturità della vita spirituale che consiste proprio "nel vivere in modo straordinario le cose ordinarie".
L'invito è a osare: se in vacanza ci è stata data la possibilità - almeno per qualche ora - di assaporare la "dimensione contemplativa della vita", è questo il momento di provare a travasarla nel quotidiano. Operazione ardua, inutile nasconderlo. Ma guai a non provarci.

                                                                                (di Gerolamo Fazzini)

Le decisioni impetuose e audaci in un primo momento riempiono di entusiasmo, ma sono poi difficili da eseguire e disastrose nei risultati.

(Livio)

 

La castità sembra essere uno dei problemi che assillano maggiormente i giovani.

L’ho detto in più occasioni e lo ribadisco: ma perché non parliamo con la stessa enfasi e con lo stesso interesse di come ci riesce difficile “amare il nostro nemico” o “perdonare”?

È incredibile, dovunque... all'università, dove lavoro, tra i miei amici, tutti appena sanno che sono credente mi chiedono se ho fatto o meno l'amore prima del matrimonio... CHE PALLE!!!

Certo che leggendo anche il vostro interesse per l'argomento, mi sembra di essere un marziano...
sembra che l'elemento più importante, il fondamento della nostra fede sia la morale sessuale. sembra che il problema più grande nelle coppie di credenti sia fare o meno l'amore prima del matrimonio con la mia ragazza, sinceramente, ho problemi molto più grandi e la sessualità è solo un fiocchetto di neve sulla punta di un iceberg.

Personalmente la vedo come la chiesa, ma basta parlarne... è come essere davanti ad un tramonto, il più  bello della storia e non riuscire a goderselo perchè c'è una zanzara che ronza... e, quando ci chiedono di raccontare quello che abbiamo visto raccontiamo della zanzara dimenticandoci del sole...

 

La provvidenza 

Ricordati, o Padre, che sono tua creatura,

ricordati che tu mi hai suscitato alla vita.

Io non ero

e tu mi hai pensato;

e tu mi hai chiamato dal nulla

e mi hai fatto questo dono di rispondere:

io sono.

Tu hai guidato con segreta provvidenza

la via della mia esistenza.

Tu hai disposto le tappe del mio cammino.

Da lontano mi hai chiamato

perché io ti rispondessi vicino.

Ed ecco sono, creatura delle tue mani,

argilla deforme e immagine del tuo volto.

Ricomponi in me le tue sembianze,

o Signore,

non giudicarmi se io le ho obliate.

Io sono fragile nelle tue mani potenti,

la mia infermità è indice del tuo dominio,

ma le tue mani sono pietose,

sono pietose anche quando ci opprimono,

le tue mani sorreggono e sostengono,

le tue mani puniscono e vivificano.

Io abbandonerò ad esse la mia vita,

il dono che tu mi hai fatto, io ti confiderò;

dove niente si perde, perderò l’essere mio,

in te, o Padre, mio principio e mia fine.

                                                    (Paolo VI)

 

Se piace a te, sia come a te piace.

Signore,
dà quello che vuoi
e quanto vuoi e quando vuoi:
tu sai quello che è meglio.

Agisci con me come tu sai:
ponimi dove tu vuoi
e trattami in tutta libertà.

Eccomi pronto a tutto, tuo servo.
Desidero vivere non per me, ma per te.
Dammi, sopra ogni cosa desiderata,
di pacificare in te il mio cuore.

Tu, pace del cuore:
fuori di te ogni cosa è dura e inquieta.
In Te e in questa pace riposerò.
Amen.

(da: Imitazione di Cristo)

 

Restare con te.

Signore Gesù,
sul far della sera ti preghiamo di restare.
Ti rivolgeremo questa preghiera,
spontanea ed appassionata,
infinite altre volte nella sera del nostro smarrimento,
del nostro dolore e del nostro immenso desiderio di te.
Tu sei sempre con noi.
Siamo noi, invece, che non sempre sappiamo diventare
la tua presenza accanto ai nostri fratelli.
Per questo, Signore Gesù, ora ti chiediamo di aiutarci
a restare sempre con te,
ad aderire alla tua persona
con tutto l'ardore del nostro cuore,
ad assumerci con gioia la missione che tu ci affidi:
continuare la tua presenza,
essere Vangelo della tua risurrezione.

(Carlo Maria card. Martini)

 

La malattia più grave

Un giorno, a un luminare della medicina venne chiesto quale fosse la più grave malattia del secolo.
I presenti si aspettavano che dicesse il cancro o l'infarto.
Grande fu lo stupore generale quando lo scienziato rispose: "L'indifferenza!"
Tutti allora si guardarono negli occhi e ognuno si accorse di essere gravemente ammalato.
Infine gli domandarono quale ne fosse la cura.
E lo scienziato disse: "Accorgersene! "

 

L'amore può guarire

Ho letto sul giornale che un bambino, a Brasilia, è stato brutalmente picchiato dai genitori. Per questo motivo ha perso la capacità di muoversi e di parlare.
Ricoverato in ospedale, è stato curato da una infermiera che ogni giorno gli diceva: "Io ti amo". Anche se i medici garantivano che non poteva udirla e che i suoi sforzi erano inutili, l'infermiera continuava a ripetergli: "Io ti amo, non dimenticarlo". Tre settimane dopo, il bambino aveva riacquistato la capacità motoria. Quattro settimane dopo, tornava a parlare e a sorridere.
L'infermiera non ha mai rilasciato interviste e il giornale non pubblicava il suo nome, ma qui ne rimane l'annotazione, affinché non dimentichiamo mai che l'amore guarisce.

                                                                                (Paulo Coelho)

 

Dammi la mano 

Guidami, luce amabile,

tra l’oscurità che mi avvolge.

Guidami innanzi, oscura è la notte,

lontano sono da casa.

Dove mi condurrai?

Non te lo chiedo, o Signore!

So che la tua potenza

m’ha conservato al sicuro

da tanto tempo,

e so che ora mi condurrai ancora,

sia pure attraverso rocce e precipizi,

sia pure attraverso montagne e deserti

sino a quando sarà finita la notte.

Non è sempre stato così:

non ho sempre pregato

perché tu mi guidassi!

Ho amato scegliere da me il sentiero,

ma ora tu guidami!

                                                     (John Henry Newman)

 

CHI IMPARA A PREGARE IMPARA A VIVERE
Credo che la preghiera non è tutto,
ma che tutto deve cominciare dalla preghiera:
perchè l'intelligenza umana è troppo corta
e la volontà dell'uomo è troppo debole;
perchè l'uomo senza Dio
non dà mai il meglio di se stesso
Credo che Gesù Cristo dandoci il Padre Nostro,
ci ha voluto insegnare che la preghiera è amore.
Credo che la preghiera non ha bisogno di parole,
perchè l'amore non ha bisogno di parole.
Credo che si può pregare
tacendo, soffrendo, lavorando,
ma il silenzio è preghiera solo se si ama,
la sofferenza è preghiera solo se si ama,
il lavoro è preghiera solo se si ama.
Credo che non sapremo mai
se la nostra è preghiera o non lo è.
Ma esiste un criterio infallibile per capire se è preghiera:
se cresciamo nell'amore
se cresciamo nel distacco del male,
se cresciamo nella fedeltà alla volontà di Dio.
Credo che impara a pregare
solo chi impara a tacere davanti a Dio.
Credo che impara a pregare
solo chi resiste al silenzio di Dio.
Credo che tutti i giorni dobbiamo chiedere al Signore
il dono della preghiera: perchè chi impara a pregare, impara a vivere.

 

APRI SIGNORE I NOSTRI OCCHI

Apri i nostri occhi, Signore,
perché possiamo vedere te nei nostri fratelli e sorelle.
Apri le nostre orecchie, Signore,
perché possiamo udire le invocazioni
di chi ha fame, freddo, paura, e di chi è oppresso.
Apri il nostro cuore, Signore,
perché impariamo ad amarci gli uni gli altri come tu ci ami.
Donaci di nuovo il tuo Spirito, Signore,
perché diventiamo un cuor solo ed un'anima sola,
nel tuo nome. Amen.

(Madre Teresa)

 

Rimpiangevo il passato
e temevo il futuro.
Ad un tratto il Signore ha parlato:
Il mio nome è "Io sono".
Si è fermato. Io ho atteso. Lui ha continuato:
"E' duro vivere nel passato,
con le sue colpe e i suoi rimpianti.
Io non sono lì. Il mio nome non è: Io ero.
E' duro vivere nel futuro,
con i suoi problemi e le sue paure.
Io non sono lì. Il mio nome non è: Io sarò.
E' facile, invece, vivere nel presente.
Io sono lì. Il mio nome è: Io sono

 

LE QUATTRO CANDELE
Le quattro candele, bruciano, si consumano lentamente.
Il luogo era talmente silenzioso, che si poteva ascoltare la loro
conversazione...
La prima diceva:
"Io sono la pace,
ma gli uomini non riescono a mantenermi: penso proprio che non mi resti
altro da fare che spegnermi!"
Così fu, e a poco a poco, la candela si lasciò spegnere completamente.
La seconda diceva:
"Io sono la fede,
purtroppo non servo a nulla. Gli uomini non ne vogliono sapere di me, e per
questo motivo non ha senso che io resti accesa."
Appena ebbe terminato di parlare, una leggera brezza soffiò su di lei e la
spense.
Triste triste, la terza candela, a sua volt disse:
"Io sono l'amore,
non ho la forza per continuare a rimanere accesa. Gli uomini non mi
considerano e non comprendono la mia importanza.
Essi odiano perfino coloro che più li amano, i loro familiari."
E senza attendere oltre, la candela si lasciò spegnere.
Inaspettatamente...
un bimbo in quel momento entrò nella stanza e vide le tre candele spente.
Impaurito per la semioscurità disse:
"Ma cosa fate! Voi dovete rimanere accese, io ho paura del buio!".
E così dicendo scoppiò in lacrime. Allora la quarta candela impietositasi
disse:
"Non temere,
non piangere:
finché io sarò accesa,
potremo sempre riaccendere
le altre tre candele:
io sono la speranza".
Con gli occhi lucidi e gonfi di lacrime, il bimbo prese la candela della
speranza e riaccese tutte le altre.
Che non si spenga mai la speranza dentro il nostro cuore...
...e che ciascuno di noi possa essere lo strumento, come quel bimbo, capace
in ogni momento di riaccendere con la sua Speranza la Fede, la Pace e
l'Amore!!!

 

La preghiera del pagliaccio
Signore, sono un fallito, però ti amo,
ti amo terribilmente, pazzamente,
che è poi l'unica maniera che ho di amare
perché sono solo un pagliaccio.
Sono tanti anni che sto nelle tue mani,
presto verrà il giorno in cui volerò da Te.
La mia bisaccia è vuota,
i miei fiori appassiti e scoloriti,
solo il mio cuore intatto.
Mi spaventa la mia povertà
però mi consola la tua tenerezza.
Sono davanti a Te come una brocca rotta,
però con la mia stessa creta
puoi farne un'altra come ti piace.
Signore, cosa ti dirò
quando mi chiederai il conto?
Ti dirò che la mia vita umanamente
è stata un fallimento,
che ho volato molto in basso.
Signore,
accetta l'offerta di questa sera!
La mia vita, come un flauto,
è piena di buchi;
ma prendila nelle tue mani divine.
Che la tua musica passi attraverso di me
e sollevi i miei fratelli, gli uomini,
che sia per loro ritmo e melodia,
che accompagni il loro camminare,
allegria semplice
dei loro passi stanchi.

 

 

Ho pensato a te, Maria  

Ho pensato a te, Maria,

e la mia solitudine si è fatta meno pesante.

Ho pensato alla tua vita in quegli anni,

quando sembrava che tutti

ti avessero dimenticata.Anche tuo Figlio.

Sembrava che lui il mondo

lo stesse salvando da solo.

Invece tu eri presente ad ogni istante.

Eri presente nel suo cuore

quando parlava e quando taceva.

Quando pregava e quando agiva.

Quando ammaestrava e quando guariva...

Ho pensato a te, Maria.

E ho scoperto che una madre

non è mai tanto «sulla breccia»,

come quando si crede inutile.

Perché la sua missione esteriore finisce.

E comincia quella della presenza

silenziosa, discreta.

Che sa sparire per anni.

E ricomparire al momento in cui

tutti gli altri abbandonano... tradiscono.

Una presenza tanto più viva,

in quanto non chiede nulla per sé.

Né tempo, né attenzioni.

E neppure il ricordo.

Oggi ho pensato a te, Maria.

E ho capito il valore

di questa mia vita,

fatta di attese, di discrezione,

di apparente dimenticanza.

Una vita fatta solo d’amore.

                (Annie Cagiati)

 

IL RICCO E IL POVERO

Tempo fa, in un villaggio, scoppiò un incendio. Un ricco e un povero, fino a quel giorno buoni vicini di casa, persero tutti loro averi.

Il povero rimase nella pace, il ricco invece cadde in una cupa disperazione.

"Moishele", disse allora il ricco, "come è possibile che tu sia così tranquillo quando tutto ciò che avevamo è bruciato nell'incendio?"

"A me è rimasto il mio Dio", rispose il povero, "il tuo è bruciato con la casa".

(Storielle di rabbini mendicanti e malandrini) (Daniel Lifschitz)

 

Invito alla Santità

L’uomo è irragionevole, egocentrico:
non importa, amalo!
Se fai il bene ti attribuiranno secondi fini egoistici:
non importa, fa’ il bene!
Se realizzi i tuoi obiettivi troverai falsi amici e veri nemici:
non importa, realizzali!
Il bene che fai verrà domani dimenticato:
non importa, fa’ il bene!
L’onestà e la sincerità ti rendono in qualche modo vulnerabile:
non importa, sii sempre e comunque franco e onesto!
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo:
non importa, costruisci!
Se aiuti la gente, se ne risentirà:
non importa, aiutala!
Dai al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci:
non importa, continua!

(Madre Teresa di Calcutta)

 

Servo dei servi

Se dovessi scegliere

una reliquia della tua Passione,

prenderei proprio quel catino

colmo d'acqua sporca.

Girare il mondo con quel recipiente

e ad ogni piede

cingermi dell'asciugatoio

e curvarmi giù in basso,

non alzando mai la testa oltre il polpaccio

per non distinguere

i nemici dagli amici,

e lavare i piedi del vagabondo,

dell'ateo, del drogato,

del carcerato, dell'omicida,

di chi non mi saluta più,

di quel compagno per cui non prego mai,

in silenzio

finche tutti abbiano capito nel mio

il tuo amore.

(Madeleine Delbrel)

 

DUE GOCCE INSIEME

Attraverso la finestra della mia camera osservavo ammirato la violenza del temporale. Le gocce della pioggia battevano sui vetri. Ciascuna per proprio conto, pur vicinissima all’altra, accennava a correre scivolando sul vetro; ma, dopo pochi centimetri, assottigliata, esausta, si arrestava.

Cercavo fra di me un accorgimento che le aiutasse a proseguire la cor­sa, e continuavo a guardare, partecipando, per così dire, alla fatica delle loro corse separate. Mi ritrovai a tenerne d’occhio una singo­la per vedere come se la sarebbe cavata. Dopo un attimo, sul vetro, un’altra goccia si accompagnò alla prima, ed insieme completarono, veloci, la corsa.

Anche il cristiano nel suo cammino può avanzare solamente in comunione con gli altri, secondo la promessa di Gesù di esser là dove due o tre sono uniti nel suo nome. E dove è Lui, tutto, anche ciò che a noi appare impossibile, diventa possibile e agevole.

 

Donami, Signore, la pazienza

Signore,

per la centesima volta, vengo a chiederti

la grazia della pazienza.

Ma anche per questa, dovrò aspettare...

Sarei così contento che la pazienza,

come tutto il resto,

venisse dall’oggi al domani...

Signore, vorrei ritrovare un po’

il senso della natura e il senso dei suoi ritmi.

Accettare che le messi abbiano bisogno del sole.

Accettare che gli uomini abbiano bisogno di sonno.

Accettare che le risposte abbiano bisogno di riflessione

e di quiete.

.....Accettare, senza recriminare

i ritardi voluti dalla natura delle cose.

Accettare infine, Signore,

di vivere secondo la tua volontà,

e non secondo la mia.

Signore,

fa’ che ami questo scorrere noioso e fecondo

dei giorni e delle stagioni,

questo maturare continuo dei frutti e delle parole...

Concedimi di saper attendere

che venga la pazienza.

(Lucien Jerphagnon)

 

IL DENARO

può comprare una casa ma non un focolare;

può comprare un letto ma non il sonno;

può comprare un orologio ma non il tempo;

può comprare un libro ma non la conoscenza;

può comprare una posizione ma non il rispetto;

può pagare il dottore ma non la salute;

può comprare l'anima ma non la vita;

può comprare il sesso ma non l'amore.

 

MAESTRO DI SPERANZA

Signore, abbiamo allenato i nostri occhi
a leggere i segnali che indicano ciò che accadrà,
come il contadino che vedendo, il germoglio del fico,
sa dell'imminente primavera;
abbiamo affinato i nostri strumenti per prevedere e programmare;
ma ogni giorno ci ritroviamo stupiti di fronte al male e al dolore:
non lo avevamo previsto, né programmato,
ci sentiamo sconfitti.
Ci siamo dimenticati che il tuo annuncio di libertà
risuona per chi sperimenta l'amaro sapore della schiavitù.
Gesù, maestro di speranza,
insegnaci a ritrovare nella negatività dell'esperienza quotidiana
i segni del compimento della salvezza che tu ci hai donato.

 

RAGGI DELL'AMORE DI DIO

Aiutami a diffondere dovunque il tuo profumo, o Gesù.
Dovunque io vada.
Inonda la mia anima del tuo Spirito e della tua vita.
Diventa padrone del mio essere in modo così completo
che tutta la mia vita sia una irradiazione della tua.
Perché ogni anima che avvicino,
possa sentire la tua presenza dentro di me.
Perché guardandomi non veda me, ma te in me.
Resta con me.
Così splenderò del tuo stesso splendore
e potrò essere luce per gli altri.
(Madre Teresa)

 

Sovrabbondò...

Non guardare il tuo negativo,

se non credendo all'amore misericordioso.

Non vedere la tua debolezza,

se non come dimora della potenza di Dio.

Non avvertire l'altezza dell'ostacolo,

se non come segnale dell'altezza del volo.

Non sottolineare la rovinosa caduta,

se non per intensificare l'esercizio dei muscoli predisposti per rialzarti.

Non rammaricarti dell'abisso della tua caduta,

se non per gioire della profondità abissale del cielo spalancato per te.

Non guardare la gravità della tua colpa,

se non per ringraziare del dono dell'innocenza.

Non esaminare la tua miseria,

se non per esaltare la Misericordia.

Non ricordare l'abbiezione sofferta,

se non per godere degli onori che Dio-Padre ti fa al tuo ritorno a casa.

Non ricordare il senso dello sconforto,

se non per aumentare la gioia di figlio di Dio.

Non dolerti della sconfitta,

se non per gioire della fortuna di poter sempre ricominciare.

Non osservare l'abisso della valle di lacrime,

se non per bearti della vetta che la sovrasta.

Non fermarti al vuoto in cui ti senti smarrire,

se non per stupirti della pienezza del mare.

Non sottolineare la tua nuvola nera,

se non per rallegrarti dei giochi di luce che essa ti offre.

Non guardare dove abbondò il peccato,

se non per cantare che proprio là sovrabbondò la grazia.

 

A mani vuote

Ai tempi di re Erode, la notte in cui nacque Gesù, gli angeli portarono la buona notizia ai pastori.

C’era un pastore poverissimo, tanto povero che non aveva nulla.

Quando i suoi amici decisero di andare alla grotta portando qualche dono, invitarono anche lui.

Ma lui disse:<< Io non posso venire: sono a mani vuote, che posso dare?>>

Ma gli altri tanto dissero e fecero, che lo convinsero.

Così arrivarono dove era il bambino, con sua madre e Giuseppe.

Maria aveva tra le braccia il bambino e sorrideva

vedendo la generosità di chi offriva cacio, lana o qualche frutto.

Scorse il pastore che non aveva nulla e gli fece cenno di avvicinarsi.

Lui si fece avanti imbarazzato.

Maria, per avere libere le mani e ricevere i doni dei pastori,

depose dolcemente il bambino tra le braccia del pastore che era a mani vuote.

Il Signore che nasce possa colmare tutta la nostra vita

per farci portatori di un Dono sempre nuovo,

il più bello di tutti.

 

Sii come la fonte che trabocca,

e non come la cisterna che racchiude

sempre la stessa acqua

 

Caro Bambino Gesù,

ora che di nuovo nasci bambino sulla terra, ti voglio avvisare:

non nascere nella cristiana Europa: potresti finire solo solo davanti alla Tv, a mangiare pop corn e merendine e saresti educato ad essere competitivo, un uomo di potere e di successo;

tu che sei l'Agnello mite del servizio, non nascere nel cristiano Nord America: si sta così bene che ti verrebbe spontaneo credere di essere superiore agli altri bambini, e poi impareresti che il tempo è denaro, che tutto può essere ridotto a business, anche la natura, che ogni uomo “ha un prezzo” e che tutti possono essere comprati e corrotti;

tu che sei il Principe della Pace, evita l’Africa: ti capiterebbe di nascere con l'aids e di morire di diarrea, ancora neonato, oppure di finire profugo in un Paese non tuo, per scappare a delle nuove stragi degli innocenti;

tu che sei il Signore della Vita, evita l’America Latina: finiresti bambino di strada oppure potresti essere sfruttato per tagliar canna da zucchero o raccogliere caffè e cacao, senza mai poter mangiare una sola tavoletta di cioccolato;

tu che sei il Signore del creato, evita anche l’Asia: potresti essere messo a lavorare per quattordici ore al giorno, a confezionare tappeti o scarpe, palloni e giocattoli, e tu andresti scalzo e giocheresti a calcio con palloni di carta o pezza;

tu che sei il Re delle genti...  soprattutto non nascere ... di nuovo in Palestina: là non si capiscono più: dovresti prendere un fucile, oppure una pietra in mano e saresti anche tu portato ad odiare i tuoi fratelli ... di stesso Padre: gli ebrei, i musulmani e i cristiani, tu che sei stato inviato dal Padre per darci il suo Amore Misericordioso.

Caro Bambino, a pensarci bene, devi proprio rinascere in tutti questi posti, ma non nei cuori dei bambini, dei piccoli e deboli, là ci sei già, ma nel cuore dei grandi, dei grandi e dei potenti, perché come hai fatto tu stesso, rinascano anch’essi: piccoli, innocenti e finalmente ... deboli e...bisognosi di te.

 

Il padre guardava il suo bambino che cercava di spostare un vaso di fiori molto pesante. Il piccolino si sforzava, sbuffava, brontolava, ma non riusciva a smuovere il vaso di un millimetro.

"Hai usato proprio tutte le tue forze?", gli chiese il padre.

"Sì", rispose il bambino.

"No", ribatté il padre, "perché non mi hai chiesto di aiutarti".

 

Qualche tempo fa quando un gelato costava molto meno di oggi, un bambino di dieci anni entrò in un bar e si sedette al tavolino. Una cameriera gli portò un bicchiere d'acqua.

"Quanto costa un cono super?" chiese il bambino. "Mille e duecento lire" rispose la cameriera. Il bambino prese delle monete dalla tasca e cominciò a contarle.

"Bene, quanto costa un cono semplice?" In quel momento c'erano altre persone che aspettavano e la ragazza cominciava un po' a perdere la pazienza. "Mille lire!" gli rispose la ragazza in maniera brusca.

Il bambino contò le monete ancora una volta e disse: "Allora mi porti un cono semplice!". La cameriera gli portò il gelato e il conto. Il bambino finì il suo gelato, pagò il conto alla cassa e uscì.

Quando la cameriera tornò al tavolo per pulirlo cominciò a piangere perché lì, ad un angolo del piatto, c'erano duecento lire di mancia per lei.

Il bambino non chiese il cono super per riservare la mancia alla cameriera.

 

Canto brasiliano

Dio solo può dare la fede,

tu, però, puoi dare la tua testimonianza.

Dio solo può dare la speranza,

tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli.

Dio solo può dare l'amore,

tu, però, puoi insegnare all'altro ad amare.

Dio solo può dare la pace,

tu, però, puoi seminare l'unione.

Dio solo può dare la forza,

tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato.

Dio solo è la via,

tu, però, puoi indicarla agli altri.

Dio solo è la luce,

tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti.

Dio solo è la vita,

tu, però, puoi far rinascere negli altri

il desiderio di vivere.

Dio solo può fare ciò che appare impossibile,

tu, però, potrai fare il possibile.

Dio solo basta a se stesso,

egli, però, preferisce contare su di te.

 

La sapienza eterna di Dio ha previsto fin dal principio la croce che Egli ti invia dal profondo del suo cuore come un dono prezioso.Prima di inviartela, egli l'ha contemplata con i suoi occhi onniscienti, l'ha meditata nel suo divino intelletto, l'ha esaminata alla luce della sua sapiente giustizia, e le ha dato calore stringendola tra le sue braccia amorose; poi l'ha soppesata con ambo le mani se mai non fosse d'un millimetro troppo grande o di un milligrammo troppo greve...

Poi l'ha benedetta nel suo nome santissimo, l'ha cosparsa col balsamo della sua grazia e col profumo del suo conforto.. Poi ha guardato ancora a te, al tuo coraggio...

Perciò la croce viene a te dal Cielo, come un saluto del Signore, come un'elemosina del suo misericordioso amore."

(S. Francesco di Sales) 

 

Sono nato nudo, dice Dio, perchè tu

sappia spogliarti di te stesso.

Sono nato povero perchè tu possa

considerarmi l'unica ricchezza.

Sono nato in una stalla perchè tu

impari a santificare ogni ambiente.

Sono nato debole, dice Dio ,perchè

tu non abbia mai paura di me.

Sono nato per amore  perchè tu

non dubiti mai del mio amore.

Sono nato di notte perchè tu creda

che posso illuminare  qualsiasi  realtà.

Sono nato poersona, dice Dio, perchè

tu non abbia mai a vergognarti di essere te stesso.

Sono nato perseguitato perchè tu

sappia accettare tutte le difficoltà.

Sono nato nella semplicità

perchè tu smetta di essere complicato.

Sono nato nella tua vita, dice Dio,

per portare tutti alla casa del Padre.

(Lambert Noben)

 

Guidami, luce amabile,
tra l'oscurità che mi avvolge.
Guidami innanzi,
oscura è la notte,
lontano sono da casa.
Dove mi condurrai?
Non te lo chiedo,
o Signore!
So che la tua potenza
m'ha conservato al sicuro
da tanto tempo,
e so che ora mi condurrai ancora,
sia pure attraverso rocce e precipizi,
sia pure attraverso montagne e deserti
sino a quando sarà finita la notte.
Non è sempre stato così:
non ho sempre pregato
perché tu mi guidassi!
Ho amato scegliere da me il sentiero,
ma ora tu guidami!

(JOHN HENRY NEWMAN)

 

In questo brano del Vangelo di Matteo vediamo l'adempiersi della profezia di Geremia: "Susciterò a Davide un germoglio giusto - dice il Signore". Giuseppe, figlio di Davide, riceve l'annuncio di questa futura nascita, che anche Isaia aveva annunciato proclamando: "Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio".

Insieme però vediamo che l'adempimento di questa realtà, già preparata da lungo tempo, non si attua senza un dramma personale, e molto doloroso.

Giuseppe credette di dover rinunciare a Maria, di dover rinunciare al matrimonio con lei, che era la gioia della sua vita, ed era preparato al sacrificio che gli pareva la volontà del Signore. I grandi doni di Dio sono abitualmente preceduti da grandi pene: Dio deve allargare le nostre anime per poterle riempire del suo dono, che è troppo grande per noi.

E Giuseppe fu preparato così alla grazia che era non soltanto per lui, ma per tutto il mondo, per tutto il popolo: essere chiamato a fare da padre al Salvatore del mondo, a Gesù, che salverà il popolo dai suoi peccati. E anche a vivere nella gioia profonda e nella castità perfetta una unione spirituale, intima, con Maria.

Possiamo ammirare la forza d'animo di Giuseppe. Egli, essendo giusto, decise di rinunciare a Maria ma senza fare uno scandalo e accettò il sacrificio così nel silenzio. Questo è, certo, indice di una grande forza d'animo. Però ciò che è ancora più bello, dopo, è la sua docilità alla parola del Signore.

Quando noi dobbiamo fare un sacrificio, spesso la nostra mente si irrigidisce, il nostro cuore si chiude, ci facciamo duri e non vogliamo più sentire niente. Invece Giuseppe, pronto al sacrificio, deciso a rimanere aperto alla parola di Dio, non era per niente chiuso in se stesso. L'Angelo del Signore, venendo, trova un'anima aperta, alla quale può rivelare le grandi promesse di Dio, dandogli certamente la gioia più grande della sua vita.

Chiediamo al Signore la grazia di essere allo stesso tempo forti nelle prove della vita e aperti ai disegni di Dio, che sono sempre più belli di ciò che noi pensiamo. Siamo certi che quando Dio sembra chiedere una cosa dura, prepara grazie grandi.

(Albert Vanhoye)

 

Noi viviamo di attese, Signore,

attese futili,

attese inutili,

attese illusorie

che si trasformano in delusioni,

delusioni che si trasformano in amarezze,

che ci trasformano in persone acide e vuote.

Vuote,

perché cerchiamo altrove la nostra felicità.

Fuori da noi,

lontano da Te.

Senza di Te

i dubbi sono tanti e le incertezze infinite.

Vieni, Signore Gesù, noi Ti attendiamo.

Vieni e scuotici da questo torpore che ci avvolge.

Vieni e cambia la nostra esistenza, 

trasforma la nostra vita,

muta la nostra pigrizia in entusiasmo di vivere,

la nostra illusione in speranza

in un'umanità migliore e un mondo più giusto,

la nostra rassegnazione

in pazienza attiva e operosa.

Aiutaci a sperare oltre ogni speranza,

donaci la forza di vincere il male con il bene,

confermaci nei propositi buoni

sostienici nelle difficoltà di ogni giorno.

Ti affidiamo le nostre difficoltà,

le nostre responsabità, le nostre ansie,

non per liberarcene, ma per avere la forza da Te,

che sei la risposta alle nostre attese,

l'interrogativo alle nostre false certezze,

l'uomo Dio che ci fa andare sempre oltre,

sempre più lontano, sempre più in alto,

che ci fa essere sempre più.

Per questo vieni Signore Gesù.

Vieni perché quando arrivi,

uomini e donne sono trasformati

in persone nuove,

persone nuove nel guardare,

nel giudicare,

nell'operare.

 

Se non ci fermiamo
a cogliere luce
nel sorriso dei bambini,
se non ci fermiamo
a cogliere il cielo
nelle lacrime di chi non ha voce,
se non ci fermiamo
a cogliere il silenzio
di chi non sa pregare-
non parliamo di Natale.
Se non ci muova pietà
per chi piange solo
per chi muore innocente,
non pensiamo ai regali.
Natale sarebbe uno scherno
se non accendiamo una luce
nel segreto dell'anima
per cercare ancora
un cammino di fede,
dove la purezza dei piccoli
ci colmi di speranza
facendoci nuovi nella mano di Gesù.
(Aminah Corsini)

 

E ancora vieni in mezzo a noi.

Ancora nasci in mezzo all'umanità.

Il tuo Natale è un farci capire

che non sei stanco di questa gente,

di questi uomini, di questo popolo.

Ancora nasci in mezzo all'umanità.

Non sei stanco di noi,

mentre noi già siamo stanchi di tutto.

Non ci abbandoni,

quando noi preferiamo lasciar tutto e fuggire.

Ti fermi a parlare e fai parlare di Te,

quando noi preferiamo l'omertà del silenzio.

Sei presente, per supplire le nostre assenze,

sei disponibile per annullare le nostre scuse,

sei attivo per smascherare le nostre

giustificazioni.

E ancora nasci in questa umanità.

Non possiamo essere Te, piccolo bambino

del presepe,

abbiamo paura della tua nudità, sentiamo freddo,

abbiamo paura del tuo coraggio di nascere sempre,

siamo vigliacchi.

Ma pur non potendo essere Te

vorremmo essere i pastori

che pieni di stupore e senza indugio

vengono a trovarti,

o i magi che mai stanchi e indomiti

Ti cercano, nei buio e nella luce,

ma siamo noi...

stanchi di rinascere, paurosi di essere nudi,

pigri nel correre verso di Te,

incapaci di cercare, superficiali di ogni stupore,

e Tu rinasci in questa umanità.

Donaci il coraggio di accoglierti

bambino, straniero, diverso;

infondici la forza di vedere oltre,

dacci la possibilità di fare del bene.

Liberaci dalle catene dell'egoismo e

dell'indifferenza,

donaci il coraggio dell’essenziale

facci accogliere ogni uomo, come se accogliessimo Te.

Facci credere nell'incredibile,

Vedere l'invisibile,

fare l'impossibile.

(don Francesco De Luca)

 

E scommetto la mia vita,

fino in fondo giocherò,

dono tutti i miei giorni,

con amore li darò,

e il cammino sarà dolce,

anche il peso più leggero,

e dove c'è l'inverno,

scoppierà la primavera...

Se non offro la mia vita al mondo che gioia io avrò;

se non dono la mia vita agli altri, che pace in me verrà?

E tu sai la noia che accompagna una vita buca e amara:

a sé ti attira e ti fa sbandare,

reagisci "TU PUOI" vai via!

Ho in me un dono grande, immenso, che non posso soffocare;

questo solo mi può realizzare: "SONO FATTO PER AMARE"!

 

Non aver paura di amare e di lasciarti amare.

Non avere timore di perderti nell’oceano della felicità.

Non temere le onde del mare della vita.

Non fuggire il vento impetuoso dell’amore.

Non chiedere un amore grande.

Chiedi che tu sia grande nell’amore.

Abbraccia il tuo amore,

chiudi i tuoi occhi,

lanciati verso di lui

e insieme arriverete all’infinito

perché esso esploderà in voi,

in un turbine di passione e furore,

e ti riempirà e vi riempirà

l’uno dell’altro.

C’è nel cuore dell’uomo il desiderio dell’infinito,

una voglia immensa e sconfinata di amore,

un bisogno illimitato di affetto e di dare affetto.

Questo desiderio,

questo bisogno,

questa voglia

sia la tua vita.

Ama e la tua vita avrà un senso,

non aver paura di lui

e sarai radioso.

(padre Francesco De Luca)

 

Fa', o Signore,

che non perda mai il senso del sorprendente.

Concedimi il dono dello stupore!

Donami occhi rispettosi del tuo creato,

occhi attenti, occhi riconoscenti.

Signore, insegnami a fermarmi:

l'anima vive di pause;

insegnami a tacere:

solo nel silenzio si può capire

ciò che è stato concepito in silenzio.

Tutto è tempio!

Tutto è altare!

Rendimi, Signore, disponibile alle sorprese:

comprenderò la liturgia pura del sole,

la liturgia mite del fiore;

sentirò che c'è un filo conduttore

in tutte le cose... e salirà

il voltaggio dell'anima.

Amen

(Michel Quoist)

 

Credo che la preghiera non è tutto,

ma che tutto deve cominciare dalla preghiera:

perché l'intelligenza umana è troppo corta

e la volontà dell'uomo è troppo debole;

perché l'uomo senza Dio

non dà mai il meglio di se stesso.

Credo che la preghiera non ha bisogno di parole,

perché l'amore non ha bisogno di parole.

Credo che si può pregare

tacendo, soffrendo, lavorando,

ma il silenzio è preghiera solo se si ama,

la sofferenza è preghiera solo se si ama,

il lavoro è preghiera solo se si ama.

Credo che non sapremo mai

se la nostra è preghiera o non lo è.

Ma esiste un criterio infallibile per capire se è preghiera:

se cresciamo nell'amore

se cresciamo nel distacco del male,

se cresciamo nella fedeltà alla volontà di Dio.

Credo che impara a pregare

solo chi impara a tacere davanti a Dio.

Credo che impara a pregare

solo chi resiste al silenzio di Dio.

Credo che tutti i giorni dobbiamo chiedere al Signore

il dono della preghiera: perché chi impara a pregare, impara a vivere.

 

O Dio nostro Creatore,

Tu hai cura paterna di tutti

e hai voluto che gli uomini

formassero una sola famiglia,

si trattassero tra loro come fratelli,

e dividessero nella giustizia i beni della terra.

Oggi viviamo in un mondo

dove gli uomini dipendono

sempre più gli uni dagli altri.

Donaci la forza del Tuo Spirito

perché non ci chiudiamo in noi stessi,

ma sentiamo viva la responsabilità sociale

e la esercitiamo attivamente.

Rendici aperti e sensibili alle necessità altrui,

pronti a sacrificare qualcosa di nostro

per collaborare all'edificazione

di una società più giusta

nella quale l'uomo sia sempre più uomo.

L'amore che Cristo Tuo Figlio ha avuto per l'uomo

sia l'esempio e la sorgente del nostro impegno.

 

Un uomo si sentiva perennemente oppresso dalle difficoltà della vita e se ne lamentò con un famoso maestro di spirito. «Non ce la faccio più! Questa vita mi è insopportabile».

Il maestro prese una manciata di cenere e la lasciò cadere in un bicchiere pieno di limpida acqua da bere che aveva sul tavolo, dicendo: «Queste sono le tue sofferenze». Tutta l'acqua del bicchiere s'intorpidì e s'insudiciò. Il maestro la buttò via.

Il maestro prese un'altra manciata di cenere, identica alla precedente, la fece vedere all'uomo, poi si affacciò alla finestra e la buttò nel mare. La cenere si disperse in un attimo e il mare rimase esattamente com'era prima. «Vedi?» spiegò il maestro. «La cenere rappresenta i tuoi problemi, le tue incertezze, le tue paure. Ogni giorno devi decidere se essere un bicchiere d'acqua o il mare».

 

Epifania, manifestazione del Messia

Verso la grotta di Betlemme,

guidati dalla stella cometa apparsa nel lontano cielo,

sono diretti i sapienti del tempo

per incontrare il Messia atteso dalle genti.

Lungo è il cammino che porta a Gesù Bambino,

un cammino che i santi Re Magi

ricoprono in tempi stretti

per non disperdersi in altri pensieri.

Giungono, per vie misteriose, alla Grotta del Signore

e depongono ai piedi del Salvatore,

oro, incenso e mirra, simboli del divino.

E' l'atto di sottomissione della scienza

alla fonte della vera ed unica sapienza.

Ripartono da quel luogo benedetto

carichi di meriti e di propositi di bene,

per ritornare ai paesi di origine

e narrare in termini nuovi

la buona notizia

della nascita del Redentore.

O Gesù, che nella tua manifestazione

ai popoli e alla cultura di altra provenienza

ti sei fatto fratello a tali sapienti d'Oriente

che furono spinti dal profondo desiderio di incontrarti

aiutaci a capire da quale parte è la verità

e dove è la luce che guida i nostri passi

verso nuove ed autentiche conquiste per l'umanità.

Illumina quanti operano nel campo

della ricerca e della sperimentazione

perché alla scuola dei Re Magi

possano anch'essi accostarsi al mistero dell'uomo

con grande rispetto e venerazione.

Tu che sei l'onnisciente e l'onnipotente

fa che questa umanità, pervasa dalla presunzione

di volare sempre più in alto per sentirsi grande,

possa recuperare il valore dell'umiltà,

quello che aiuta a sognare e a costruire il domani

ri-partendo da Te che sei l'unica e certa verità.

Amen

 

NATALE

Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti.
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è ancora chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce tra due ladri?
(Salvatore Quasimodo)

 

Paga il prezzo giusto

Nuxivan aveva riunito i suoi amici per una cena e stavano cucinando un succulento pezzo di carne. Tutt'a un tratto, si accorse che era finito il sale.

Nixivan chiamò suo figlio: "Vai in paese e compra il sale. Ma pagalo un prezzo giusto: né di più né di meno". Il figlio ne fu sorpreso: "Capisco che non devo pagarlo più caro, padre. Ma, se potrò mercanteggiare un po' sul prezzo, perché non risparmiare qualche soldo?". "In una grande città, sarebbe consigliabile. Ma, in un posto piccolo come il nostro, ne patirà tutto il paese".

Quando gli invitati, che avevano assistito alla conversazione, gli domandarono perché non si dovesse comprare il sale a meno prezzo, Nixivan rispose: "Se qualcuno vende il sale a minor prezzo, lo sta certo facendo perché ha bisogno disperatamente di denaro. Se qualcuno approfitta di questa situazione, dimostra mancanza di rispetto per il sudore e per la lotta di un uomo che ha lavorato per produrre qualcosa".

"Ma questo è ben poco perché un paese venga distrutto". "Anche al principio del mondo l'ingiustizia era piccola. Ma ciascuno di coloro che vennero in seguito finì per aggiungervi qualcosa, sempre pensando che non aveva granché importanza, e vedete fin dove siamo arrivati".

(Paulo Coelho)

 

LA STORIA
La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da raccontare.
E poi ti dicono "Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera".
Ma è solo un modo per convincerti
a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto o dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può cambiare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

 

La difficoltà nello spiegare "perché sono cattolico" consiste nel fatto che vi sono diecimila ragioni, tutte riconducibili ad un'unica ragione: che il cattolicesimo è vero

(G.K. Chesterton)

 

La Chiamata

Ascolta! Il Signore ti chiama!

Il tuo cuore sussulta.

Il Signore ti chiama.

Ascolti la Sua voce ma non capisci il senso.

Puoi tu così fragile e debole fare quello che Lui ti dice?

Lui ti chiama.

Vuole usare te per portare la salvezza all'umanità.

Vuole la tua fragilità per manifestare la Sua potenza.

Vuole il tuo cuore per manifestare il Suo amore.

Vuole il tuo "si" per manifestare la Sua presenza.

Ascolta! Lui ti conosce, sa i tuoi limiti,

li conosce più di te e sa che sono più di quanto tu sai.

Ma Lui è Dio e fa cose grandi con mezzi piccoli, insignificanti.

Lui manifesta la Sua onnipotenza nella debolezza.

Se tu sai di essere debole, Lui ti può usare.

Con Dio noi faremo cose grandi.

Ascolta, non dire di no! Lui aspetta il tuo si! Non aspettare

di essere perfetto, non attendere mille certezze, non ragionare a lungo. Fidati di Lui.

Dai la tua vita, la tua debolezza, il tuo cuore, la tua mente, la tua libertà e tutto nella

tua vita sarà benedizione.

Ciò che Dio assume, perché tu gliene dai il permesso,

diventa strumento di salvezza.

Dì sì! Molti fratelli disperati aspettano te,

perché aspettano Lui.

E Lui si vuole servire di te per salvare loro.

Dì sì! Il mondo è troppo buio, senza Dio.

Lui è la luce del mondo e vuole attraverso te

illuminare ogni uomo.

(Don Salvatore Tumino, dal libro Amare è)

 

Credo che gli amici siano angeli silenziosi che ci aiutano a rimetterci in piedi quando le nostre ali non si ricordano più come si fa a volare.

 

Abbiamo partecipato

alla mensa della tua Parola,

abbiamo ascoltato il tuo messaggio.

La tua Parola ci aiuti a proseguire

sulle strade della vita.

Sia realmente luce e lampada ai nostri passi,

perché il nostro cammino sia coerente

e senza fermate o cadute.

Acqua che ci disseta,

per accettare ciò che siamo,

senza desiderare ciò che non abbiamo.

Spada che taglia il bene e il male,

per conservare l'uno e distruggere l'altro.

Grano che porti frutto,

perché ogni nostra azione

sia un gesto d'amore.

 

Signore,

noi siamo i soliti fessi. Quelli che "al dunque" non si tirano mai indietro.

Quelli che non sanno mai trovare la scusa per dire "non sono potuto venire".

Quelli che dicono "ormai ci siamo impegnati, non possiamo più tirarci indietro"

Quelli che si ritrovano "sempre gli stessi" a lavorare, a sgobbare.

Quelli che devono inghiottire bocconi perché gli altri, oltre a non lavorare, ti prendono anche in giro.

Signore…è duro.

Siamo sempre in tanti ad avere idee, a progettare, a programmare. Ma poi, a lavorare, chi scappa di qua, chi fugge di la, chi non può, chi non si ricorda…

E noi siamo i "soliti fessi". Ci arrabbiamo, diciamo che questa è l’ultima volta…che non ci cascheremo più.

Ma sappiamo che non è vero…noi non siamo soli. Ci sei Tu.

Tu non hai mai tagliato la corda. Aiutaci a stare in tua compagnia. Anche Tu ci sei sempre.

(T.Lasconi)

 

Non ho ragioni di sentirmi sola.

In qualunque circostanza

posso fare affidamento sulla vicinanza di Dio.

Tutti dovremmo, gli uni gli altri,

richiamarci a questa sua presenza e alla sua grazia,

darcene vicendevolmente sicurezza.

Forse proprio in questo momento, con giusta ragione,

posso lasciarmi confortare dalle benedizioni di Dio:

egli è accanto a me e mi predispone un buon cammino.

Mi ama senza condizioni, non mi abbandona.

Mi inonda col dono della sua pace.

 

Vieni Spirito Santo,

vieni e dona forza,

contro le avversità della vita

tra il frastuono e il caos di tutti i giorni,

il coraggio di saper rischiare in un mondo

pronto solo a calcolare i guadagni e i profitti;

vieni e illuminaci

perché possiamo vedere meglio la strada da percorrere,

vedere meglio gli altri e vivere nella luce.

Vieni e donaci

l’inquietudine che vince l’agitazione,

la verità che vince l’ipocrisia

e che ci toglie ogni maschera di meschinità

o di comodo compromesso;

vieni e donaci

la semplicità che vince la superficialità,

la libertà che vince ogni condizionamento,

ogni schiavitù, ogni schema, ogni rigidismo;

vieni e donaci

la prudenza che vince la faciloneria,

l’amore che vince l’indifferenza.

Vieni e donaci

il gusto vero della vita

in modo che ci apra agli altri

in un continuo dare senza riserve

perché tutti ti riconoscano

come il Signore della vita.

 

IN UN MOMENTO DI ONESTÁ

Signore,
quando credo che il mio cuore sia straripante di amore
e mi accorgo, in un momento di onestà,
di amare me stesso nella persona amata,
liberami da me stesso.
Signore,
quando credo di aver dato tutto quello che ho da dare
e mi accorgo, in un momento di onestà,
che sono io a ricevere,
liberami da me stesso.
Signore,
quando mi sono convinto di essere povero
e mi accorgo, in un momento di onestà,
di essere ricco di orgoglio e di invidia,
liberami da me stesso.
E, Signore,
quando il regno dei cieli si confonde falsamente
con i regni di questo mondo,
fa' che io trovi felicità e conforto solo in te.
(Madre Teresa)

 

Ti voglio regalare la formula della santità. Eccola: Primo: allegria. Ciò che ti turba e ti toglie la pace non viene da Dio. Secondo: i tuoi doveri di studio e di pietà. Attenzione a scuola, impegno nello studio, impegno nella preghiera. Tutto questo non farlo per ambizione, ma per amore del Signore. Terzo: far del bene agli altri. Aiuta i tuoi compagni sempre, anche se ti costa sacrificio. La santità è tutta qui.

(don Giovanni Bosco)

 

IL VALORE DELLA PERDITA

Vaghiamo nel mondo in cerca dei nostri sogni e dei nostri ideali.

Spesso poniamo in luoghi inaccessibili tutto quello che è a portata di mano.

Quando scopriamo l'errore, sentiamo di aver perduto tempo cercando lontano ciò che avevamo vicino.

Allora ci colpevolizziamo per i passi falsi, per la ricerca inutile, per il dispiacere che abbiamo causato.

Non è proprio così: anche se il tesoro è sepolto nella tua casa, tu lo scoprirai solo quando te ne allontanerai.

Se Pietro non avesse provato il dolore della negazione, non sarebbe stato scelto come capo della Chiesa.

Se il figliol prodigo non avesse abbandonato tutto, non sarebbe mai stato accolto con gioia da suo padre.

Ci sono determinate cose nella nostra vita nelle quali figura un sigillo che dice:

"Capirai il mio valore solo quando mi perderai - e mi recupererai".

Non serve tentare di abbreviare questo cammino.

(Paulo Coelho)

 

La pace.

LA PACE VERRA'
Se tu credi che un sorriso è più forte di un'arma,
Se tu credi alla forza di una mano tesa,
Se tu credi che ciò che riunisce gli uomini è più importante di ciò che li divide,
Se tu credi che essere diversi è una ricchezza e non un pericolo,
Se tu sai scegliere tra la speranza o il timore,
Se tu pensi che sei tu che devi fare il primo passo piuttosto che l'altro, allora...
LA PACE VERRA'
Se lo sguardo di un bambino disarma ancora il tuo cuore,
Se tu sai gioire della gioia del tuo vicino,
Se l'ingiustizia che colpisce gli altri ti rivolta come quella che subisci tu,
Se per te lo straniero che incontri è un fratello,
Se tu sai donare gratuitamente un po' del tuo tempo per amore,
Se tu sai accettare che un altro, ti renda un servizio,
Se tu dividi il tuo pane e sai aggiungere ad esso un pezzo del tuo cuore, allora...
LA PACE VERRA'
Se tu credi che il perdono ha più valore della vendetta,
Se tu sai cantare la gioia degli altri e dividere la loro allegria,
Se tu sai accogliere il misero che ti fa perdere tempo e guardarlo con dolcezza,
Se tu sai accogliere e accettare un fare diverso dal tuo,
Se tu credi che la pace è possibile, allora...
LA PACE VERRA'
(Charles de Foucauld)

 

Né un soldo Né un uomo
La mattina presto abbiamo l'abitudine, qui nell'ospedale di Emergency a Kabul, di dare una occhiata ai titoli dei quotidiani su Internet. Dalla prima riga dell'editoriale del Corriere del 2 febbraio vengo a sapere di essere un Signor Né- Né, neologismo coniato dal Signor Francesco Merlo nel commentare la dichiarazione di Armando Cossutta di non essere «né con Saddam né con la guerra».

Così, additato come Signor Né-Né, ho cercato di capire meglio chi sono e come la penso leggendo il resto dell'articolo. Dopo poche righe ho scoperto - e mi ha sorpreso - di essere una «scoria del pacifismo», una «serpe», anzi un «lupo», di più, una astuta «volpe». Mancavano il dobermann, il grizzly e lo squalo bianco, ma mi sono preoccupato lo stesso, specie dopo aver saputo, qualche riga più sotto, di essere uno che «solletica il "me ne frego" irresponsabile, il qualunquismo».

Perbacco, mi sono detto, o qualcosa di simile. Se ha ragione il Signor Merlo sono davvero in una brutta situazione. Così ho deciso di verificare se la penso davvero come il Signor Né-Né.
«Né con lo Stato né con le Br»: no, qui il signor Merlo si sbaglia. Da sempre odio il terrorismo, sono stato contro le Br e per lo Stato. Lo sarei ancora oggi, in un momento in cui mi sembra che lo Stato italiano e le sue istituzioni siano orientati in direzioni che non apprezzo.
Rincuorato dal non essere almeno quel tipo di Signor Né-Né, ho continuato la lettura.
«Né con la Resistenza né col fascismo»: anche qui - ma come è possibile? - il Signor Merlo si sbaglia. Io sono sempre stato antifascista e ho un grande rispetto, e anche una grande passione, per lo spirito della Resistenza che ha portato, tra l'altro, ad elaborare la Costituzione del mio Paese.

E sono talmente attaccato a quei valori e alla Costituzione, che mi ha indignato il vedere che vari governi italiani – di centrosinistra e di centrodestra - hanno in passato deciso di portare il mio Paese in guerra votando contro la nostra Costituzione, che sento anche mia.
«Né con Hitler né con gli ebrei»: come va giù pesante, Signor Merlo. Io sono nato dopo la Seconda guerra mondiale, non ho ricordi diretti ma ho ascoltato storie, letto libri, visitato luoghi. Mi è capitato di piangere sui luoghi dell'Olocausto - tra le tragedie più grandi nella storia dell'uomo - come mi è successo anni dopo visitando Ground Zero, e in altri luoghi a Lei sconosciuti. Non sono mai stato dalla parte di Hitler - in questo concordo - ma sto, per motivi che le sarebbero incomprensibili, dalla parte delle vittime. Dalla parte degli ebrei e di tutti gli altri massacrati con loro dalla follia nazista. Per le stesse ragioni sto dalla parte delle vittime del terrorismo. E della guerra, Signor Merlo, che è la più diffusa forma moderna di terrorismo.
E' scandalizzato, Signor Merlo, da questa affermazione? Provi lei a trovare parola più adatta che «terrorismo» per descrivere una «attività umana» - quale è la guerra - che uccide e mutila e ferisce e
annichilisce esseri umani, il novanta per cento dei quali civili innocenti.
Guerra a Saddam, l'anno scorso c'erano i Talebani e Osama, qualche altro «mostro» è già in fabbricazione. Avanti, alle armi, bombardiamo tutti, per i prossimi cinquant'anni. Ogni volta, alla fine di una delle guerre contro i «mostri»... il mostro è ancora lì. Mentre almeno il novanta per cento delle vittime delle guerre sono civili. Povera gente, che si vede innaffiata di bombe perché il suo Presidente, di solito, è un dittatore in disgrazia che ha litigato con gli alleati di prima.

«Effetti collaterali» vengono chiamate, non so se anche lei abbia usato quel termine. Spero di no. Perché sono certo, Signor Merlo, che lei si indignerebbe, e soffrirebbe anche molto, nel sentire liquidare la morte di suoi familiari sotto un bombardamento come «effetto collaterale».

Novanta per cento di vittime civili: è un dato statistico, Signor Merlo, come lei ben sa. Di tutte le guerre nell'ultimo mezzo secolo.

Ero quasi sicuro, a questo punto, di non avere alcuna delle caratteristiche del Signor Né-Né, e invece mi è arrivata la mazzata: «Né un soldo né un uomo». Ebbene, lo ammetto pubblicamente, su questo punto sono un Signor Né-Né. Credo infatti che l'Italia non dovrebbe fornire né un soldo né un uomo a nessuna guerra. Anzi credo che il Parlamento italiano dovrebbe condannare la guerra - non dovrebbe essere difficile, la Costituzione la «ripudia» - e starne rigorosamente fuori.
Mi piacerebbe, glielo confesso Signor Merlo, che qualche membro del Parlamento presentasse una mozione proprio come l'ha suggerita lei: «né un soldo né un uomo» per la guerra. Ci aggiungerei solo «e neppure una base aerea né un permesso di sorvolo». Vorrei l'Italia fuori dalla guerra, vorrei vedere etica e umanità, e senso di giustizia, nella classe politica italiana. Vorrei l'Italia fuori dalla barbarie.

Forse vale la pena di parlare della barbarie, Signor Merlo.
Nel 1996 Madeleine Albright, allora Ambasciatore Usa all'Onu prima di diventare Segretario di Stato, fu intervistata dalla televisione americana Cbs sull'embargo all'Iraq. «Abbiamo sentito che mezzo milione di bambini sono morti in conseguenza all'embargo. Ne valeva la pena, era necessario?» chiede l'intervistatore.

Risponde la Albright: «Penso che questa sia una scelta molto dura, ma la posta in gioco... we think the price is worth it ». Pensiamo che per quella posta ne sia valsa la pena.
La barbarie, appunto. Vede, Signor Merlo, io credo che un cervello umano normale, di fronte alla domanda «valeva la pena di ammazzare mezzo milione di bambini?» non possa rispondere «Sì».
Se invece qualcuno lo fa, come ha fatto la Signora Albright, se risponde «Sì, ne è valsa la pena», io le assicuro, Signor Merlo, di non aver più bisogno di inventarmi mostri esotici con i quali guerreggiare: il mostro è già lì davanti ai miei occhi.
E' stato talmente disumano quel progetto di distruzione dell'infanzia irachena che due responsabili dell'Onu si sono dimessi «per non essere complici di un genocidio». Cinquecentomila bambini sono stati uccisi in Iraq tra il 1991 e il 1998 a causa dell'embargo, come confermano rapporti dell'Onu, documenti accessibili a tutti.

A proposito, di questo ha mai scritto nei suoi editoriali, Signor Merlo?
O crede anche lei che ne sia valsa la pena? In ogni caso, avendo confessato di essere un Né-Né, almeno su una questione, mi è venuta anche qualche curiosità. Perché vede, Signor Merlo, i suoi Né-Né sembrano un pugno di fanatici furbastri, che hanno optato per «il modo peggiore, il più ipocrita di stare con Saddam».
Anzitutto mi piacerebbe sapere quanti italiani sono dei Né-Né. Quanti di noi sono contrari alla guerra all'Iraq, a quanti di noi fa schifo la prospettiva di un nuovo massacro per il petrolio, senza perciò essere sostenitori di Saddam Hussein? Perché non ce lo dice, Signor Merlo? Lei ha accesso alle fonti, lei è l'informazione. A me, che sono semplicemente un chirurgo, risulta che ben oltre i due terzi degli italiani sono contrari alla guerra. A lei? Questo almeno potrebbe farcelo sapere, ci sarebbe utile, sapere quanti siamo.

Invece no. Lei preferisce il dileggio, l'insulto; e la retorica: «E' vero infatti che noi occidentali sappiamo che il pacifismo assoluto è un'utopia infantile, perché la storia delle relazioni internazionali è fatta di guerre, e le paci vanno difese con le armi perché rappresentano la guerra in riposo». Ma lei, Signor Merlo, è sicuro di poter spendere concetti di questo calibro a nome di «noi occidentali»? «Liberiamoci, dunque, del signor Né-Né. Per una volta, smascheriamolo "prima"». Ecco: smascheriamolo, andiamo a vedere il pericoloso filoterrorista nemico della sicurezza mondiale che si cela sotto le sembianze di Rosy Bindi.

Il che, nel codice di un certo giornalismo, significa di solito via libera all'insulto, alla menzogna, alla calunnia preventiva: smascheriamolo «prima».
Mi spiace, Signor Merlo, è troppo tardi.
Già dal 15 febbraio, lei si accorgerà - ma in fondo lei lo sa già, è che non le va di scriverlo, o a qualcuno non va che lei lo scriva – di quanti Né-Né ci sono in Italia e in Europa.
Sa, Signor Merlo, ho l'impressione che il partito della guerra del petrolio - quello di Bush junior della Harken e di Bush papà del Carlyle Group (dove stanno anche un po' di parenti stretti di Osama), quello di Dick Cheney della Halliburton, di Condoleezza della Chevron, di Rumsfeld
della Occidental, il vertice della «grande democrazia americana» tanto per capirci - non passi un gran momento. Forse nemmeno gli amici «dell'amico George» sono messi molto meglio. Vorrebbero portare l'Italia in guerra, un'altra volta, e la gente non ne vuol sapere. Imbavagliano l'informazione in modo da renderla indistinguibile dalla propaganda – ne sa qualcosa, Signor Merlo? - oppure la gente non li ascolta. Rendono i telegiornali molto simili al Carosello di buona memoria, eppure le persone continuano a pensare, a riflettere, a porsi domande.
Arrivano al punto di predire la distruzione di Firenze in diretta tv, e un milione di persone sfila pacificamente e solidarizza coi cittadini, tutti insieme contro la guerra.
Che cosa sta succedendo, Signor Merlo, i Né-Né sono sfuggiti di mano, hanno opinioni diverse da quelle degli «opinionisti»? A un attento editorialista come Lei suggerirei di stare a vedere cosa succederà in Italia, Signor Merlo, se il Governo proporrà di entrare in guerra violando la Costituzione e se il Parlamento lo deciderà, votando contro l'opinione dell'ottanta per cento dei cittadini italiani. Ho come la sensazione che non filerà via liscia, che i cittadini si siano stancati di fare da telespettatori, che i padroni delle testate debbano rassegnarsi a non essere anche padroni delle teste...
(Gino Strada)

 

Il significato della vita
Un professore concluse la sua lezione con le parole di rito:
"Ci sono domande?".
Uno studente gli chiese:
"Professore, qual è il significato della vita?".
Qualcuno, tra i presenti che si apprestavano a uscire, rise.
Il professore guardò a lungo lo studente,
chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria.
Comprese che lo era. "Le risponderò" gli disse.
Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni,
ne tirò fuori uno specchietto rotondo,
non più grande di una moneta.
Poi disse: "Ero bambino durante la guerra.
Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi.
Ne conservai il frammento più grande.
Eccolo.
Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità
di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai:
buche profonde, crepacci, ripostigli.
Conservai il piccolo specchio.
Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino,
ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita.
Anch'io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza.
Con quello che ho, però, posso mandare la luce, la verità,
la comprensione, la conoscenza, la bontà, la tenerezza
nei bui recessi del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno.
Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto.
In questo per me sta il significato della vita".
(Bruno Ferrero)

 

O Signore, hai bussato alla porta della mia vita,

visitandomi con la sofferenza.

Mi ha trapiantato in un altro mondo: il mondo dei malati.

Un’esperienza amara, Signore,una realtà dura da accettare.

Eppure ti ringrazio, perché mi hai fatto toccare con mano

la fragilità e la precarietà della mia vita;

hai infranto il cristallo dei miei sogni,e mi hai liberato da tante illusioni…

Ora vedo la vita - così bella e fragile – con occhi diversi:

quello che ho e che sono non mi appartengono.

Tutto dipende da te!

Hai umiliato il mio stupido orgoglio.

Solo ora ho infatti compreso che cosa vuol dire dipendere,

aver bisogno di tutto e di tutti, e non poter fare nulla da solo.

Ho esitato ad accettare ciò che intuivo e temevo.

Ho provato la paura,la solitudine,l’angoscia,la disperazione,

ma anche l’affetto,l’amicizia,la dedizione e l’amore di persone care.

Anche se mi è difficile,Signore, molto difficile,

ti dico: sia fatta la tua volontà!

Non ho nulla da offrirti,

tranne le sofferenze di questa mia carne

che indegnamente unisco a quelle di tuo Figlio Gesù Cristo,

e la tristezza di questi giorni amari.

Benedici coloro che mi curano e mi assistono.

E tutti coloro che dividono con me

questo duro pane della sofferenza.

E se vuoi, dona la guarigione a me e agli altri.

Ti ringrazio, Signore.

 

Nel prato di un giardino pubblico, con il tiepido sole della primavera,

in mezzo all'erba tenera,

erano spuntate le foglie dentellate e robuste dei Denti di Leone.

Uno di questi esibì un magnifico fiore giallo, innocente,

dorato e sereno come un tramonto di Maggio.

Dopo un po' di tempo il fiore divenne un "soffione":

una sfera, leggera, ricamata dalle coroncine di piumette attaccate ai semini

che se ne stavano stretti stretti al centro del soffione.

E quanti progetti facevano i piccoli semi!

"Dove andremo a germogliare?"

"Chissà?".

"Solo il vento lo sa".

Un mattino il soffione fu afferrato dalle dita invisibili e forti del vento.

I semi partirono attaccati al loro piccolo paracadute e volarono via.

"Addio...addio", si salutavano i piccoli semi.

Mentre la maggioranza atterrava nella buona terra degli orti e dei prati,

uno, il più piccolo di tutti,

fece un volo molto breve e finì

in una screpolatura del cemento di un marciapiede.

C'era un pizzico di polvere depositato dal vento e dalla pioggia,

così meschino in confronto alla buona terra grassa del prato!

"Ma è tutta mia!", si disse il semino.

Senza pensarci due volte,

si rannicchiò ben bene e cominciò subito a lavorare di radici.

Davanti alla screpolatura nel cemento

c'era una panchina sbilenca e scarabocchiata.

Proprio su quella panchina si sedeva spesso un giovane.

Era un giovane dall'aria tormentata e lo sguardo inquieto.

Nubi nere gli pesavano sul cuore e le sue mani erano strette a pugno.

Quando vide le due foglioline dentate verde tenero

che si aprivano la strada nel cemento.

Rise amaramente:

"non ce la farai! Sei come me!",

e con un piede le calpestò.

Ma il giorno dopo vide che le foglioline si erano rialzate

ed erano diventate quattro.

Da quel momento non riuscì più a distogliere gli occhi

dalla testarda coraggiosa pianticella.

Dopo qualche giorno spuntò il fiore,

giallo brillante,come un grido di felicità.

Per la prima volta dopo tanto tempo il giovane avvilito

sentì che il risentimento e l'amarezza che gli pesavano sul cuore cominciavano a sciogliersi.

Rialzò la testa e respirò a pieni polmoni.

Diede un gran pugno sullo schienale della panchina e gridò:

"Ma certo! Ce la posso fare!".

Aveva voglia di piangere e di ridere.

Sfiorò con le dita la testolina gialla del fiore.

Le piante sentono l'amore e la bontà degli esseri umani.

Per il piccolo e coraggioso Dente di Leone

la carezza del giovane fu la cosa più bella della sua vita.

Non chiedere al Vento perché ti ha portato dove sei.

Anche se sei soffocato dal cemento, lavora di radici e vivi!

Tu sei un messaggio.

 

Il valore della perdita
Vaghiamo nel mondo in cerca dei nostri sogni e dei nostri ideali.
Spesso poniamo in luoghi inaccessibili tutto quello che è a portata di mano.
Quando scopriamo l'errore, sentiamo di aver perduto tempo cercando lontano ciò che avevamo vicino.
Allora ci colpevolizziamo per i passi falsi, per la ricerca inutile, per il dispiacere che abbiamo causato.
Non è proprio così: anche se il tesoro è sepolto nella tua casa, tu lo scoprirai solo quando te ne allontanerai.
Se Pietro non avesse provato il dolore della negazione, non sarebbe stato scelto come capo della Chiesa.
Se il figliol prodigo non avesse abbandonato tutto, non sarebbe mai stato accolto con gioia da suo padre.
Ci sono determinate cose nella nostra vita nelle quali figura un sigillo che dice:
"Capirai il mio valore solo quando mi perderai - e mi recupererai".
Non serve tentare di abbreviare questo cammino.

(Paulo Coelho)

 

Il medico scosse il capo deluso. Il suo paziente non dava segni di miglioramento. Da dieci giorni ormai, l'anziano non reagiva più alle cure. Si era abbandonato sul letto di ospedale e sembrava non avesse più voglia di lottare per la vita.

Stanco e rassegnato, il giorno dopo, il medico che lo visitava scosse nuovamente il capo...ma per la sorpresa! Tutti i valori dell'anziano erano tornati a posto. Il vecchietto stava seduto, appoggiato ai cuscini e aveva ripreso colore.

“Ma che cosa le è successo? - chiese il medico - solo ieri disperavamo per la sua vita. E adesso tutto funziona a meraviglia! Si può sapere che cosa le è capitato?"

Il vecchietto sorrise. Annuì a lungo e disse: “Hai ragione... qualcosa è capitato, ieri. Ieri è venuto a trovarmi il mio nipotino e mi ha detto: - Nonno, nonno, devi tornare subito a casa: la mia bicicletta si è rotta! -"

 

DIMENTICARMI

Signore,

si, vorrei la gioia,

e la vorrei con tutte le mie forze,

ma per ora non ti so offrire

che lacrime e lacrime.

Tu però, Signore,

che sei nell'anima mia,

sai quel che voglio,

e con quanta intensità lo voglio.

Chiudo gli occhi e il cuore

a tutto ciò che passa e muta.

Aiutami tu a dimenticare.

Dimenticare, dimenticarmi, dimenticata.

Gesù, intendo oggi iniziare

una vita particolarmente nascosta in te,

una vita veramente nuova,

che intendo logorare nella perseveranza

del dovere quotidiano

sino all'eroicità,

malgrado l'oscillare della natura

e delle circostanze.

Signore, se a te piace e se lo vuoi,

dammi la gioia del soffrire per tuo amore;

ma se è nei tuoi disegni questa povertà,

sono felice così.

(SUOR MARIA TERESA DELL'EUCARESTIA)

 

Amate i vostri nemici

Ai nostri più accaniti oppositori, noi diciamo:

Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le sofferenze; andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza d'animo.

Fateci quello che volete, e noi continueremo ad amarvi. Noi non possiamo, in buona coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché la non-cooperazione col male è un obbligo morale non meno della cooperazione col bene.

Metteteci in prigione, e noi vi ameremo ancora. Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo ancora. Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case, nell'ora di mezzanotte, batteteci e lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo ancora.

Ma siate sicuri che vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire. Un giorno, noi conquisteremo la libertà, ma non solo per noi stessi: faremo talmente appello al vostro cuore ed alla vostra coscienza che alla lunga conquisteremo voi, e la nostra vittoria sarà una duplice vittoria.

(Martin Luther King, La forza di amare)

 

Andiamo fino a Betlemme,
come i pastori.
L'importante è muoversi.
E se invece di un Dio glorioso,
ci imbattiamo nella fragilità
di un bambino,
non ci venga il dubbio di aver
sbagliato il percorso.
Il volto spaurito degli oppressi,
la solitudine degli infelici,
l'amarezza di tutti gli
uomini della Terra,
sono il luogo dove Egli continua
a vivere in clandestinità.
A noi il compito di cercarlo.
Mettiamoci in cammino senza paura.
(don Tonino Bello)

 

Quaresima.

Tra le sabbie del mio deserto,

sotto il sole infuocato del mio tempo,

cerco un pozzo che abbia acqua pulita,

capace di togliere la sete d'infinito che è dentro di me.

So che esiste da qualche parte

perchè sono inquietato dal mistero

e devo trovarlo prima che scenda la notte.

Attingo acqua dal pozzo del denaro ed ho sempre più sete;

al pozzo del piacere e sento prosciugarmi la gola.

Attingo acqua al pozzo del successo

e mi sento annebbiare la vista,

al pozzo della pubblicità e mi ritrovo come uno schiavo.

Sono forse condannato a morire di sete,

inappagato cercatore di certezze assolute?

Ma se scavo dentro di me,

sotto la sabbia alta del mio peccato;

se scavo nei segni del tempo,

sotto la sabbia ammucchiata

dal vento arruffato del quotidiano,

trovo la sorgente di un'acqua viva e pura,

che disseta in eterno,

tanto che chi ne beve non ha più sete

perchè è generata e filtrata

dal tuo amore, o Signore, generoso e gratuito,

era già promessa nei tempi antichi

ed ora è sgorgata in abbondanza nel segno della tua Parola.

Mi disseto a questa sorgente,

custodita dalla mia Chiesa,

che per questo si fa ogni giorno fontana del villaggio

per salvare tutti gli assetati del mondo.

Amen.

(A.Dini, La parola pregata)

 

Non bisogna giudicare gli uomini dalle loro amicizie: Giuda frequentava persone irreprensibili!

(E. Hemingway)

 

La libertà non è una cameriera tuttofare che si può sfruttare impunemente. Né un paravento sbalorditivo dietro il quale si gonfiano fetide ambizioni.
(Raoul Follerau)

 

O gli uomini impareranno ad amarsi o, infine, l'uomo vivrà per l'uomo, o gli uomini moriranno.

(Raoul Follerau)

Cristo non ha mani
             ha soltanto le nostre mani
             per fare il suo lavoro oggi.
Cristo non ha piedi
            ha soltanto i nostri piedi
            per guidare gli uomini
            sui suoi sentieri.
Cristo non ha labbra
           ha soltanto le nostre labbra
           per raccontare di sé
           agli uomini d'oggi.
Cristo non ha mezzi
          ha soltanto il nostro aiuto
          per condurre gli uomini a sé.
Noi siamo l'unica Bibbia
         che i popoli leggono ancora.
         Siamo l'ultimo messaggio di Dio
         scritto in opere e parole.
(Raoul Follerau)

 

Io non capisco

come non ti stanchi di me.

Tu sei continuamente alla mia presenza

ed io ti guardo

solo per qualche tratto,

poi scappo

e riprendo la mia libertà,

perchè credo che solo così

sono me stesso.

Io non capisco

perchè tu non ti stanchi di me

e non mi lasci al mio destino,

ma poi so

che solo tu sei il mio destino,

solo in te mi posso rispecchiare,

solo in te sono me stesso.

Solo in te posso riposare,

solo in te posso crescere.

Senza di te posso solo seccare.

(E.Olivero, Preghiere metropolitane)

 

La Felicità

Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di

incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontreremo,

sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.

Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre,

ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa,

che non vediamo quella che è stata aperta per noi.

La miglior specie di amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico

e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via

senti come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.

E' vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo,

ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.

Dare a qualcuno tutto il tuo amore non è un'assicurazione che sarai amato a tua volta!

Non ti aspettare amore indietro, aspetta solo che cresca nei loro cuori,

ma se non succede accontentati che cresca nel tuo.

Ci vuole un minuto per offender qualcuno, un'ora per piacergli,

e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.

Non cercare le apparenze, possono ingannare.

Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.

Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso

per far sembrare brillante una giornataccia.

Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.

Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto

che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!

Sogna ciò che ti va, vai dove vuoi, sii ciò che vuoi essere,

perché hai solo una vita e una possibilità di far le cose che vuoi fare.

Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce,

difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano,

speranza sufficiente a renderti felice.

Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto,

probabilmente anche loro si sentono così.

Le più felici delle persone non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa,

soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.

La felicità è ingannevole per quelli che piangono, quelli che fanno male,

quelli che hanno provato, solo così possono apprezzare l'importanza

delle persone che hanno toccato le loro vite.

Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare

bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.

Quando sei nato stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.

Vivi la tua vita in modo che quando morirai tu sorrida.

Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici,

ma i silenzi dei nostri amici.

(Martin Luther King Jr.)

 

Ai nostri giorni si racconta una storia molto simile a quella del Vangelo: un figlio, fuggito di casa, come il figliuol prodigo, aveva paura di non essere riaccolto e di non ottenere il perdono dai suoi genitori. Allora decise di scrivere una lettera al padre:

<<Vorrei tornare, ma ho paura di non essere più accettato. Se così fosse, preferisco non tornare. Per questo, domenica prossima, passerò davanti a casa tua. Se siete disposti a riprendermi, mettete un fazzoletto bianco su un ramo dell’albero di fronte a casa, in segno che mi perdonate. Se non vedrò il fazzoletto, non cercherò nemmeno di entrare…>>

La domenica dopo, il giovane, nervoso, prese l’autobus che passava davanti a casa sua. Quando stava per arrivare, temendo il peggio, chiuse gli occhi e si chinò, nascondendosi il viso nelle mani. Allora domandò al passeggero seduto vicino alla finestra: "Siamo già arrivati all’angolo?"

"Si."

"Vede una casa verde con una porta di legno?"

"Si."

"Lo vede un grande rovere?"

"Si."

"C’è un fazzoletto bianco su uno dei rami?"

L’altro non gli rispose e il cuore del giovane venne meno. L’autobus procedeva sulla sua strada e il giovane chiese di nuovo con angoscia: "Per favore, guardi bene se c’è un fazzoletto bianco."

"…Mio DIO, ci sono tutti gli alberi coperti di lenzuola bianche! Non ho mai visto tante lenzuola bianche come quelle che ci sono davanti a quella casa!"

 

D'una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda

(Italo Calvino)

 

Ragazzi, ragazze di tutto il mondo, sarete voi a dire NO al suicidio dell'umanità. “Signore, io vorrei tanto aiutare gli alti a vivere. Questa fu la mia preghiera da adolescente. Credo di esserne rimasto, per tutta la mia vita, fedele... Ed eccomi al crepuscolo di una esistenza che ho condotto il meglio possibile, ma che rimane incompiuta”.

Il tesoro che vi lascio, è il bene che io non ho fatto, che avrei voluto fare e che voi farete dopo di me.

 

Un pensatore francese ha scritto: "Qualche cosa mi dice che è la parola più umile e la più difficile, quella parola che tutto l'Occidente non hai mai potuto pronunciare, e che dobbiamo imparare a dire, senza la quale sprofondiamo: la parola perdono." (Lacoue- Labarthe). D'accordo! 'Perdono' è una parola che guarisce e arricchisce. Ne volete le prove? Eccole!

Il perdono porta un'ondata d'aria buona nel mondo dei sentimenti. Disinquina la nostra "pattumiera" emotiva, troppe volte triste, fredda, aggressiva. Il perdono rallegra due persone: chi lo dà e chi lo riceve. Rallegra soprattutto chi lo dà. Il grande oratore Henri Lacordaire era solito dire: "Volete essere felici per un istante? Vendicatevi! Volete essere felici per sempre? Perdonate!".

Il perdono è la strada maestra del disgelo. Guai se nessuno perdonasse! La convivenza umana sarebbe un groviglio di vipere. A cominciare dalla famiglia. Una volta un matrimonialista ha detto: "Prima del matrimonio, aprite bene tutti e due gli occhi; dopo il matrimonio, chiudetene uno!". Sembra una battuta, in realtà è molto di più.

Il perdono è l'ultima parola di chi ama. "Che cosa sarebbe un amore che non giunge al perdono?", si domandava il Papa Giovanni Paolo II in un discorso alle coppie (20 settembre 1996).

Il perdono è saggezza. La legge dell'occhio per occhio non fa che aumentare il paese dei ciechi. Il perdono interrompe la spirale dell'odio.

Ecco alcune meraviglie del perdono. A condizione - è chiaro -che sia perdono. Perdono non è "buonismo": non è accettare il male; non è confondere il lecito e l'illecito. Perdono non è dimenticare (chi dimentica il male, può ripeterlo), ma è mollare la preda.

Il perdono non è debolezza. Gandhi ha ragione: "Solamente chi è forte è capace di perdonare". Il perdono autentico è un capolavoro di umanità. Quando Giovanni Guareschi tornò dai campi di concentramento, la moglie Ennia non mancò di cogliere negli occhi del reduce un inconfondibile lampo di fierezza, per cui gli fece osservare: "Giovannino, sembra che abbia vinto la guerra..." E lui replicò calmo: "Sì, mi sento un vincitore perché in diciannove mesi sono riuscito a non odiare nessuno!".

 

Ho imparato...
che quando sei innamorato... si vede.
Ho imparato...
che basta una persona che mi dice che gli ho migliorato la giornata... per migliorare la mia.
Ho imparato...
che e' piu' importante essere gentili che corretti.
Ho imparato...
che posso sempre pregare per qualcuno quando non ho la forza per aiutarlo in qualche altro modo.
Ho imparato...
che anche se la vita vuole che tu sia serio... tutti hanno bisogno di un amico per divertirsi.
Ho imparato...
che a volte a una persona serve solo una mano da tenere e un cuore che capisce.
Ho imparato...
che i soldi non comprano la classe.
Ho imparato...
che sono le piccole cose nella vita che la rendono cosi'bella.
Ho imparato...
che sotto alla corazza di ognuno c'e' sempre qualcuno che vuole essere amato e apprezzato.
Ho imparato...
che dio non ha fatto tutto in un giorno... cosa mi fa pensare che io ci riesca?
Ho imparato...
che ignorare i fatti... non cambia i fatti...
Ho imparato...
che quando vuoi vendicarti di qualcuno... lasci solo che quel qualcuno continui a farti del male.
Ho imparato...
che l'amore, non il tempo... guarisce le ferite.
Ho imparato...
che il modo piu' facile per crescere come persona, e' circondarmi di persone piu' intelligenti di me.
Ho imparato...
che ogni persona che conosci... merita di essere salutata con un sorriso.
Ho imparato...
che nessuno e' perfetto... finche' non ti innamori
Ho imparato...
che la vita e' dura... ma io di piu'!!!
Ho imparato...
che le opportunita' non vanno mai perse... quelle che lasci andare tu... le prende qualcun altro.
Ho imparato...
che quando serbi rancore e amarezza... la felicita' va da un'altra parte.
Ho imparato...
che bisognerebbe sempre usare parole buone... perche' domani forse si dovranno rimangiare.
Ho imparato...
che un sorriso e' un modo economico per migliorare il tuo aspetto.
Ho imparato...
che non posso scegliere come mi sento... ma posso sempre farci qualcosa.
Ho imparato...
che quando tuo figlio appena nato, tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno... ti ha agganciato per la vita.
Ho imparato...
che tutti vogliono vivere in cima alla montagna... ma tutta la felicita' e la crescita avvengono mentre la scali.
Ho imparato...
che e' meglio dare consigli solo in due circostanze... quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.
Ho imparato...
che meno tempo spreco... piu' cose faccio.

 

Concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare.
Il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare.
E la saggezza di capirne la differenza.

(da una Preghiera Cherokee)

 

Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare,

che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare,

che io possa avere soprattutto l'intelligenza di saperle distinguere.

(Tommaso Moro)

 

Signore, concedimi la serenità
per accettare le cose che non posso cambiare,
il coraggio di cambiare le cose che posso,
e la sapienza per comprendere la preziosità della vita
condotta ogni giorno con serenità,
gustando ogni momento quietamente,
accettando la contrarietà come il sentiero
che conduce alla pace,
accogliendo come tu hai fatto
questo mondo peccatore così quale è,
non come mi piacerebbe che fosse.
Confidando che tu, o Signore, ordinerai tutte le cose
nella misura in cui io mi scommetterò alla tua volontà,
perché possa vivere felici questa vita
e pienamente gioioso con Te per sempre nell'altra.
(
D. Betancourt)

 

Padre, perdona loro... perdona me.

Padre, perdona loro,

che non sanno quello che fanno:

in nome della fedeltà a Dio,

sterminano gli infedeli;

in nome della sicurezza,

seminano paura;

in nome del progresso,

ignorano le persone;

in nome dell'efficienza,

calpestano i deboli;

in nome del diritto,

uccidono la giustizia.

Padre, perdona me

che resto inoperoso a guardare

questo spettacolo disgustoso.

 

Questo Gesù è un provocatore!

Io mi arrabbio, e Lui mi dice: Perdona!

Io ho paura, e Lui mi dice: Coraggio!

Io ho dubbi, e Lui mi dice: Fidati!

Io sono inquieto, e Lui mi dice: Sii tranquillo!

Io voglio star comodo, e Lui  mi dice: Seguimi!

Io faccio progetti e Lui mi dice: Mettili da parte!

Io accumulo, e Lui mi dice: Lascia tutto!

Io voglio sicurezza e Lui mi dice: Dona la tua vita!

Io penso di essere buono e Lui mi dice: Non basta!

Io voglio essere il primo, e Lui mi dice: Cerca di servire!

Io voglio comandare, e Lui mi dice: Ascolta!

Io voglio comprendere, e Lui mi dice: Abbi fede!

Io voglio tranquillità, e Lui mi chiede Disponibilità

Io voglio rivincita, e Lui mi dice: Guadagna tuo fratello!

Io metto mano alla spada, e Lui mi dice: Riconciliati!

Io penso alla vendetta, e Lui mi dice: Porgi anche l’altra guancia!

Io voglio essere Grande, e Lui mi dice: Diventa come un bambino!

Io voglio nascondermi, e Lui mi dice: Mostrami la tua Luce!

Io voglio il primo posto, e Lui  mi dice: Siediti all’ultimo!

Io voglio essere visto, e Lui mi dice: Prega nella tua stanza !

No! Proprio non capisco questo Gesù!

Mi provoca.

Come molti dei suoi discepoli anch’io

avrei voglia di cercarmi un maestro meno esigente.

Però, anche a me succede come a Pietro:

Io non conosco nessuno,

che abbia parole di Vita eterna come Lui.

 

Preghiera per la pace.

Aiutami, o Signore risorto,
a sorridere alla Pasqua che oggi celebriamo,
a non pensare a ciò che ho lasciato,
ad essere felice di ciò che ho trovato.
Aiutami, o Signore risorto,
a non volgermi indietro perché l’ieri non c'è più
se non come briciola di lievito per il pane d'oggi.
Aiutami a sorridere alla vita che avanza,
sempre così ricca di sorprese e di novità.
Aiutami a sorridere alla poesia che canta nel cuore
per spingermi alla ricerca di spazi sconfinati.
Aiutami, o Signore risorto,
a sorridere ai tentativi che compio
per essere e restare creatura nuova.
Aiutami, o Signore,
che sento vivo dentro di me,
a sorridere ad ogni alba che viene,
perché ora so che,
se vengo e sto con te,
ogni giorno è Pasqua,
ogni giorno è "primo mattino del mondo".
Amen.

(A.Dini, La Parola pregata)

 

Ero lungo la strada,
battuta dal vento gelido
e sedevo per terra appesantito dalla noia,
vestito come un misero straccione.
Tu, Signore, sei passato, mi hai guardato
e i nostri occhi si sono incontrati.
I miei erano come spenti,
ma i tuoi erano luminosi come il sole.
Tu mi hai preso per mano e mi hai voluto con te.
Non ti conoscevo e nulla sapevo di te.
Potevi prenderti uno che ti conosceva,
uno meno sporco di me,
uno meno sbagliato di me.
Invece, no: hai voluto proprio me.
Non so proprio cosa hai visto
di interessante in me!
Non te lo chiedo nemmeno
tanto so che non valgo niente.
Eppure hai scelto proprio me,
ultimo fra gli ultimi,
per farmi diventare
un capolavoro del tuo cuore.
Come non ringraziarti, Signore,
ora che, con te, la vita
mi è diventata più preziosa
di mille pezzi d'oro fino?
Ora che i miei stracci sono cambiati
in una veste regale
e da uomo insignificante e inutile
sono diventato cellula viva
del tuo corpo, pieno di affascinante mistero,
come non cantare la tua lode,
come non adorarti presente e operante in me?
Amen.

 

Chi obbedisce...non sbaglia mai!

Un uomo dormiva nella sua capanna quando improvvisamente una luce illuminò la stanza ed apparve Dio. Il Signore gli disse che aveva un lavoro per lui e gli indicò una gran roccia di fronte alla capanna. Gli spiegò che doveva spingere la pietra con tutte le sue forze. 

L'uomo fece quello che il Signore gli chiese, giorno dopo giorno. Per molti anni, da quando usciva il sole fino al tramonto, l'uomo spingeva la fredda pietra con tutte le sue forze... ma questa non si muoveva. Tutte le sere l'uomo ritornava alla sua capanna molto stanco e convinto sempre più che tutti i suoi sforzi erano inutili.

Cominciò così a sentirsi frustrato, e Satana ne approfittò insinuandosi subito nella sua mente e mettendogli forti dubbi: "Stai spingendo quella roccia da molto tempo...e non si è mossa di un millimetro!" L'uomo pian piano cominciava a convincersi che il compito che gli era stato affidato era impossibile da realizzare e che lui era un fallito.

Questi pensieri aumentavano sempre più la sua frustrazione e delusione. Satana infierì ancora: "Perché sforzarti tutto il giorno in questo compito impossibile? Fa' solo un minimo sforzo e sarà sufficiente!" 

L'uomo pensò di mettere in pratica questo consiglio, in fondo fino ad allora con tutti i suoi sforzi non aveva concluso nulla di buono, ma prima decise di elevare una preghiera al Signore e confessargli i suoi sentimenti: "Signore, ho lavorato duramente per molto tempo al tuo servizio. Ho usato tutta la mia forza per ottenere quello che mi hai chiesto, ma non sono riuscito a smuovere la roccia neanche di un millimetro. Ho lavorato per niente, sono un fallito! E' meglio che mi dia da fare dell'altro!"

Il Signore rispose con molta compassione: "Caro figlio, quando ti chiesi di servirmi e tu accettasti, ti dissi che il tuo compito era di spingere la roccia con tutte le tue forze, e l'hai fatto. Mai ti ho chiesto di rimuoverla. Il tuo compito era solo quello di spingerla. Non ti dovevi preoccupare di spostarla....a quello ci penso io! Ora vieni a me senza forze a dirmi che sei fallito, ma ne sei proprio sicuro? Chi ti ha fatto pensare ad una cosa simile? Hai dato ascolto al demonio? E' un bugiardo e menzognero! Ma guardati: le tue braccia sono forti e muscolose, la tua schiena forte ed abbronzata, le tue mani callose per la costante pressione, le tue gambe sono diventate dure. Nonostante le avversità sei cresciuto molto ed ora le tue abilità sono maggiori che quelle che avevi prima di fare la mia volontà. Certo, non hai mosso la roccia, ma la tua missione era di obbedire spingendola, per esercitare la tua fede in me. Io so che tu non sei capace di spostare la roccia....per questo non te l'ho chiesto....Io non do mai pesi superiori alle forze di ognuno. Tu mi hai obbedito! Sei stato fedele....e soprattutto prima di credere al demonio ti sei rivolto a me. Bravo. Ora, caro figlio, io muoverò la roccia".

 

Il grillo e la moneta
Un saggio indiano aveva un caro amico che abitava a Milano.
Si erano conosciuti in India, dove l'italiano era andato con la
famiglia per fare un viaggio turistico.
L'indiano aveva fatto da guida agli italiani, portandoli a esplorare gli angoli più caratteristici della sua patria. Riconoscente, l'amico milanese aveva invitato l'indiano a casa sua.Voleva ricambiare il favore e fargli conoscere la sua città. L'indiano era molto restio a partire, ma poi cedette all'insistenza dell'amico italiano e un bel giorno sbarcò da un aereo alla Malpensa.
Il giorno dopo, il milanese e l'indiano passeggiavano per il centro della città. L'indiano, con il suo viso color cioccolato, la barba nera e il turbante giallo attirava gli sguardi dei passanti e il milanese camminava tutto fiero d'avere un amico cosi esotico. Ad un tratto, in piazza San Babila, l'indiano si fermò e disse: «Senti anche tu quel che sento io?».
Il milanese, un po' sconcertato, tese le orecchie più che poteva, ma ammise di non sentire nient'altro che il gran rumore del traffico
cittadino.
«Qui vicino c'è un grillo che canta», continuò, sicuro di sé, l'indiano.
«Ti sbagli», replicò il milanese. «Io sento solo il chiasso della città.
E poi, figurati se ci sono grilli da queste parti».
«Non mi sbaglio. Sento il canto di un grillo»,
ribattè l'indiano e decisamente si mise a cercare tra le foglie di
alcuni alberelli striminziti. Dopo un po' indicò all'amico che lo osservava scettico un piccolo insetto, uno splendido grillo canterino che si rintanava brontolando contro i disturbatori del suo concerto.
«Hai visto che c'era un grillo?», disse l'indiano.
«È vero», ammise il milanese.
«Voi indiani avete l'udito molto più acuto di noi bianchi...».
«Questa volta ti sbagli tu», sorrise il saggio indiano.
«Stai attento... ». L'indiano tirò fuori dalla tasca una monetina e facendo finta di niente la lasciò cadere sul marciapiede.
Immediatamente quattro o cinque persone si voltarono a guardare.
«Hai visto?», spiegò l'indiano.
«Questa monetina ha fatto un tintinnio più esile e fievole del trillare del grillo. Eppure hai notato quanti bianchi lo hanno udito?»

(dal libro L'importante è la rosa, Bruno Ferrero, Editrice Elle Di Ci)

 

Incapaci di vedere (immagini da una strage).

Guardali Giovanni i lugubri monti
che spezzano giustizia e legalità,
da impedire il costruire di quei ponti
che arrestano chi delinque in libertà.

Già, respiro ancora quell’aria stanca
che si fa tritolo, terra bruciata
dentro il massacro della Croma bianca,
nella nostra coscienza assassinata.

Passando Capaci, ti hanno asciugato
la mafia e la politica in connubio;
io che ero ragazzo non ho scordato,

ma i giovani, oggi sembianti d’assenzio,
non vedono ciò che conta o il suo dubbio:
la Verità, tutto il resto è silenzio.

E io…

che caldo fa quest’oggi a Palermo,
tra queste case tutte appiccicate,
ove tutto pare immobile, fermo,
tanto le ultime mosche son tacciate

in casa: s’ammazzano se si alzano,
come questo Sole che ora si appanna:
le tue ultime ore son li che danzano,
mentre la bomba sempre più s’affanna.

D’improvviso diventasti polvere,
tra la polvere di mille “giustizie”,
dei tuoi casi destinati ad involvere.

Fu subito che ripiombò la calma
tra le auto incenerite, le immondizie
nella strada e la linea della palma.

E tu…

sicuramente ti sei suicidato
con la tua auto a ben oltre centro metri,
pesanti come dei passi, Impastato,
dentro l’ardente sabbia di vetri

di spiagge lottizzate di Sicilia,
dove esplodi se tu osi ribellarti
alla brulla fosca piovra che umilia
che ti sgozza fino  ad incatenarti.

Le indagini “accurate”, d’altro canto,
confermarono la tesi mafiosa
che lo fanno in tanti anche per un vanto,

ma non finisce la lotta, la storia,
di chi combatte con quest’aria afosa:
a chi non si piega la nostra gloria.

E poi…

 («PER NON DIMENTICARE» trovai incisa
su quella labile lapide invisa
e alibizza la nostra indifferenza;
sarà che abbiamo tutti un’essenza,

mastri odianti la comunicazione,
chiusi dentro a un dialogo inesistente:
non c’è quadro che dia una spiegazione
a questa paralisi persistente.

Nessuno protesta più per la strada
per ‘sti morti divenuti inutili,
su questa Terra che è ruvida e brada;

la grande Madre s’è dimenticata
di loro, per delle cose futili,
l’ha rimossi come un’unghia incarnata)

Loro vogliono…

CHE NOI NON PENSIAMO MAI A NIENTE CHE POSSA,
IN QUALCHE MODO, DESTABILIZZARE IL LORO POTERE
CONSOLIDATO… MA NOI ORA ANDIAMO AVANTI INSILENTI,
A FAR NUOVA POLITICA: NON SIAMO ANCORA IN INVERNO!

 

Se potessi essere Dio

(La storia è attribuita al grande rabbino Bal Shen Tov)

Si narra che si trovava in cima a una collina, con alcuni studenti,

quando vide un gruppo di cosacchi attaccare la città e cominciare a massacrare la gente.

Vedendo molti dei suoi amici che, laggiù, morivano e chiedevano misericordia, il rabbino esclamò:

“Ah, se potessi essere Dio!”

Un discepolo, colpito, si rivolse a lui:

“Maestro, come osate proferire una simile blasfemia?

Volete forse dire che, se foste Dio, agireste in maniera diversa?

Volete forse dire che Dio tante volte fa ciò che è sbagliato?”

Il rabbino guardò negli occhi il discepolo e disse:

“Dio è sempre giusto. Ma se io potessi essere Dio, potrei capire ciò che sta accadendo.”

(Paolo Coelho)

 

Ancora è possibile amare...

Finchè ci sarà vita da vivere...

finché ci sarà un uomo da consolare...

finché ci sarà un bimbo da cullare...

finché ci sarà un malato da visitare...

finché la tristezza solcherà un volto...

finché il dolore griderà stanco...

finché l'ingratitudine scaverà trincee...

finché la disperazione genererà odio...

finché la guerra produrrà morte...

...ancora è possibile amare!

Finché avremo un giorno da vivere...

finché il sole spenderà nel cielo...

finché la terra darà il suo frutto...

finché un tramonto attirerà il tuo sguardo...

...è ancora possibile amare!

 

Ci hai amati per primo

Tu ci hai amati per primo, o Dio.

Noi parliamo di te come

se ci avessi amati per primo una volta sola.

Invece continuamente,

di giorno in giorno,

per la vita intera,

tu ci ami per primo.

Quando al mattino mi sveglio,

ed elevo a te il mio spirito,

tu sei il primo,

tu mi ami per primo.

Se mi alzo all’alba,

ed immediatamente

elevo a te il mio spirito e la mia preghiera,

tu  mi precedi,

tu mi hai già amato per primo.

E’ sempre così.

E noi ingrati,

che parliamo di te come se tu

ci avessi amato per primo una volta sola.

(Soren Kierkegaard)

 

Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.

(Paulo Coelho)

 

Cattie-Brie possiede una combinazione d'innocenza e di scherzosa cattiveria e per quanto sia dotata di comprensione, di empatia e di compassione, anche se lo da poco a vedere, in lei c'è un aspetto di pericolosità che intimorisce gli avversari e riempie di aspettative i potenziali amanti.

[...]

Io so cosa provo quando la guardo e credo di comprendere i sentimenti. A quel livello la cosa sembra semplice e ovvia e tuttavia sul piano pratico diventa molto complicata.

(Drizzt Do'Urden, da "La Lama Silente", di R. A. Salvatore)

 

Brutta cosa l'indecisione. Soprattutto se non sei tu a scegliere.

(Gastone, Topolino di settimana scorsa)

 

Sii con Dio come l’uccello che sente tremare il ramo e continua a cantare, perché sa di avere le ali.

(San G.Bosco)

 

Preghiera per la Pace

Signore, noi abbiamo ancora le mani insanguinate dalle ultime guerre mondiali, così che non ancora tutti i popoli hanno potuto stringerle fraternamente fra loro;

Signore, noi siamo oggi tanto armati come non lo siamo mai stati nei secoli prima d'ora, e siamo così carichi di strumenti micidiali da potere, in un istante, incendiare la terra e distruggere forse anche l'umanità;

Signore, noi abbiamo fondato lo sviluppo e la prosperità di molte nostre industrie colossali sulla demoniaca capacità di produrre armi di tutti i calibri e tutte rivolte a uccidere e a sterminare gli uomini nostri fratelli; così abbiamo stabilito l'equilibrio crudele della economia di tante Nazioni potenti sul mercato delle armi alle Nazioni povere, prive di aratri, di scuole e di ospedali;

Signore, noi abbiamo lasciato che rinascessero in noi le ideologie, che rendono nemici gli uomini fra loro: il fanatismo rivoluzionario, l'odio di classe, l'orgoglio nazionalista, l'esclusivismo razziale, le emulazioni tribali, gli egoismi commerciali, gli individualismi gaudenti e indifferenti verso i bisogni altrui;

Signore, noi ogni giorno ascoltiamo angosciati e impotenti le notizie di guerre ancora accese nel mondo;

Signore, è vero! Noi non camminiamo rettamente! Signore, guarda tuttavia ai nostri sforzi, inadeguati, ma sinceri, per la pace nel mondo! Vi sono istituzioni magnifiche e internazionali; vi sono propositi per il disarmo e la trattativa;

Signore, vi sono soprattutto tante tombe che stringono il cuore, famiglie spezzate dalle guerre, dai conflitti, dalle repressioni capitali; donne che piangono, bambini che muoiono; profughi e prigionieri accasciati sotto il peso della solitudine e della sofferenza; e vi sono tanti giovani che insorgono perché la giustizia sia promossa e la concordia sia legge delle nuove generazioni;

Signore, Tu lo sai, vi sono anime buone che operano il bene in silenzio, coraggiosamente, disinteressatamente e che pregano con cuore pentito e con cuore innocente; vi sono cristiani, e quanti, o Signore, nel mondo che vogliono seguire il Tuo Vangelo e professano il sacrificio e l'amore;

Signore, Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace.

 

La guerra vista da un soldato...

In molti articoli, lettere, mails, raccolte di firme, petizioni ecc., man mano che la scadenza dell'ultimatum si avvicina, compare questa parolina: GUERRA. Una parolina malvagia, ma, come sapeva Giovanni quando scrisse l'Apocalisse e come molti di voi sanno, antichissima. Più che di letteratura si tratta della Storia dell'Umanità. Se toglieste le guerre dai libri di storia, finireste col distruggere i libri stessi. Gli

storici non avrebbero di che parlare. L'umanità passa da una guerra all'altra, e le guerre vengono ricordate e

narrate non per rifiutarle, per imparare dagli errori, ma per allevare e crescere assassini, massacri umani e bassezze di ogni genere.

Ma qualcuno conosce la guerra dal di dentro? Dall'interno? So che bisogna stare nel rogo per conoscere il dolore di chi sul rogo viene bruciato. So che è necessario stare in una cella dei sotterranei della DINA, o della GESTAPO o del KGB o di quel che volete per sentire il terrore e la solitudine opprimente del terrore.

Per questo voglio raccontarvi qualcosa che ho vissuto, qualcosa che è mio da quasi trent'anni. Qualcosa che non mi fa né più grande né più forte, ma che, al contrario, mi rimpicciolisce e mi soffoca.

La guerra è il disordine delle cose. Il disordine delle cose è una irresponsabilità. La guerra quindi è una irresponsabilità politica, sociale e criminale. Sono stato soldato per quasi 20 anni, sono passato per tutti i tipi di truppa, come membro del corpo dei paracadutisti. Da recluta a ufficiale. Di tutti questi anni ho ricordi di grida, di pianti, di carni straziate, di corpi fatti a pezzi dalla mitragliatrice, o dai proiettili o dalle

baionette. Carri armati che spappolavano giovani della mia età, davanti allo sguardo impietrito dei carristi, che, lo so bene, se lo sognano ancora di notte.

La guerra è così. Il fumo che soffoca la gola, che fa bruciare gli occhi, la morte sopra di te, al tuo fianco, sotto di te, attorno a te. Questi figli di mamma, che si sbudellano sul campo di battaglia, per l'onore della loro patria, che ha chiesto loro troppo. Ha chiesto la tua gioventù e tu uccidi, sventri, perché hai solo questo. La tua giovinezza, e la vuoi conservare...non importa a che prezzo.

E uccidi, fai a pezzi, bruci, mitragli, bombardi, perché altrimenti fanno la stessa cosa a te. Accoltelli il tuo prossimo, che l'unico male che ha fatto è stato di nascere nell'altro paese, perché lo ha mandato un ufficiale superiore, che a sua volta è stato mandato da un altro ufficiale comandato a sua volta da un politico di quelli che se non fanno una guerra non entrano nella storia.

Quanti uomini politici conosci che hanno evitato una guerra? Che sono entrati nella storia per evitare una guerra? Lasciamo perdere. Non è questo ciò di cui vogliamo parlare perché non c'è tempo. Il caso vuole però che hai la possibilità di rifiutare di combattere. Ma anche questo ha i suoi codici.

Se sei soldato al fronte e ti rifiuti di ammazzare il nemico vieni immediatamente fucilato. Ti uccidono perché TU non vuoi uccidere!  In guerra, se ne esci vivo, intero o meno, perdi l'anima. Perdi sempre. Non ci sono vincitori in guerra: solo quelli che stanno lontano dal fronte, dal suo fango, loro, quelli che comprano sangue e vendono armi, loro sono quelli che vincono. Gli unici trionfatori.

E che non ti ingannino con la bandiera, con la terra o il sacro suolo della nazione: c'è sempre di mezzo il denaro, c'è sempre un interesse monetario, sempre... E a te nel peggiore dei casi è riservato il tuo pezzetto di terra, due metri per uno per due di profondità. E' quello che ti danno e ai tuoi genitori una medaglia e una pergamena.

E tu cos'hai fatto? Nel frattempo hai massacrato, incendiato, distrutto, ucciso. Ho visto uomini, ridotti a una pira umana, correre, amici miei, e soldati dell'altro campo.

Ho visto molti senza braccia tentare di alzarsi.

Ho visto un ufficiale correre sui moncherini dei suoi piedi, perché una granata gli era scoppiata fra i piedi. Che altro? Ho visto civili. Sai chi soffre di più di quella imbecillità umana che chiamiamo guerra? I bambini. Loro soffrono per l'imbecillità dei grandi, di quelli che dovrebbero proteggerli. Li bombardano col napalm, con esplosivi, li mitragliano, e sai... muoiono anche i bambini, e se non muoiono restano con un gravissimo trauma.

Io li ho visti. Io l'ho fatto. Io ero lì. E per più di 20 anni sono stato un assassino al servizio dello Stato. Io che sono stato un operaio agricolo, un professionista del cinema e della televisione e che oggi sono un medico oculista. Io ho ucciso più gente di quella che potrei mettere al mondo in 50 anni. E a vent'anni avevo ucciso più gente di quanti amici avessi. Io che ho visto la guerra dal di dentro, so cos'è. Potrei stare ore a raccontarti cose una più macabra dell'altra. Ma preferisco questi piccoli cenni, altrimenti sarebbe di cattivo gusto.

Avete visto quelle statue ai grandi uomini, al soldato eroico? Nelle piazze? Bene. Questo non ha niente a che vedere con il balbettio del soldato che la battaglia ha sconvolto. Morto di fame, di freddo, di sete, di paura, indolenzito, stanco, appena finisce la battaglia si butta a terra con gli occhi fuori dalle orbite, fra i suoi compagni, amici o nemici, vivi o morti, a riposare. Ma la sua anima non riposa.

Meno male che le madri non vedono i figli sventrati, non vedono com'è ridotta la loro faccia, quando un proiettile gliel'ha spappolata, il suo bel viso di ragazzo o quando ha calpestato una mina o quando una granata lo ha fatto a pezzi, tanto che neppure le scarpe sono rimaste.

Mi fa venire la nausea leggere di persone che invocano la guerra. Mi fa schifo leggere quegli articoli di uomini politici che parlano della guerra come tu ed io parliamo di andare a fare una passeggiata o di fare l'amore con la nostra moglie. Che parlano di come mandare alla morte migliaia di ragazzi, come tu ed io parliamo dell'educazione dei nostri figli. E tutto per qualche pozzo di petrolio. Sempre soldi di mezzo.

Io mi sono guadagnata una medaglia. Lasciammo litri di sangue al fronte. Io personalmente ho assistito a 168 sepolture di ragazzi del mio reggimento. Abbiamo vinto, dissero i giornali. Ci siamo guadagnati un trattamento da eroi. Trattamento psicologico. Ma la faccia sporca della guerra è presente giorno e notte. E' una ferita aperta, sanguinante, purulenta sulla faccia dell'Umanità. Ma sempre, sempre troverai degli idioti che sventoleranno la bandiera della guerra.

Troverai sempre dei giovani, ingannati, che si arruoleranno contro questo o quel sistema e andranno in guerra. Professionisti che vivono della spada. Professionisti che studiano e investono fortune in armi moderne, superbombe, aerei supersonici, invece di investirli nel bene dell'Umanità.

Io sono uno di questi. Né più né meno. Né il migliore né il peggiore. Ho svolto bene il mio incarico. Ho liquidato, assassinato, sabotato, accoltellato centinaia di uomini, qualche volta un vecchio e qualche volta una donna. Non so. Ho la mia colpa, ed è mia. Vivo insieme a lei e mai, mai ho chiesto misericordia.

So cosa vuol dire tornare dal fronte, e già dopo due mesi non sei più l'eroe, sei quello che deve cercare il modo di vivere con se stesso. Non ti riconosci più. Sei un altro. Un assassino. Con le tue medaglie, i tuoi ricordi, e un gran vuoto nel cuore e un nodo allo stomaco. E una gran confusione nel cervello. E migliaia di fantasmi nei tuoi sogni.

Solo a questo serve la guerra. Per uccidere e rendere inumano l'essere umano. Continuo a non capire quelli che appoggiano questa barbarie. Quando vedo i documentari degli anni precedenti alla mia guerra: Vietnam, Indocina, Sinai, Kenya, Algeria, Laos, Nicaragua, Cuba, Europa....e vedo tutta quella gente che va a combattere con aria di trionfo: non li capisco. Non li capivo allora, e adesso ancora meno.

Un vecchio soldato yankee, del Vietnam, mi diceva una notte di ricordi amari, a Madrid, dove eravamo allora, nel '77: "Fratello, sul nostro viso sono segnati 30.000 anni di barbarie. Siamo i migliori, perché siamo rimasti vivi per raccontarlo".

Adesso lo capisco, e lo racconto. Non voglio concludere questo scritto con un NO ALLA GUERRA, perché sarebbe ripetitivo. Neppure con LASCIATECI GODERE IL MONDO, perché suona volgare. Voglio solo dire quello che ho detto. Siamo tutti abbastanza grandi per finire come meglio credete. Io non sono né un giudice né un giurato. Per molti anni sono stato un carnefice e questo mi basta. L'umanità giudicherà.

(lettera di un ex ufficiale di uno Stato in guerra)

 

Preghiera del mattino

Questo nuovo giorno sia veramente tuo,

da te condotto nella mia vita,

secondo la tua volontà.

Che io sia guidato per mano da te.

A te affido quanto ho di più caro:

la famiglia, la vera amicizia,

il lavoro, le mie responsabilità,

i miei problemi, le mie sofferenze.

 Affido a te la mia fede debole,

il mio coraggio incerto,

la mia fiducia spenta,

la mia volontà stanca,

il mio cammino disorientato.

Dammi tu l'energia per vivere con dignità,

per affrontare e superare le difficoltà

con coerenza e con coraggio.

Fammi, Signore,

strumento di pace dovunque sarò,

con chiunque mi incontrerò,

e in qualunque vicenda verrò a trovarmi.

Signore, sento che tu mi stai dicendo:

«Buon giorno!».

Grazie, Signore!

E' questo l'unico augurio

di cui ho veramente bisogno,

non solo perché sincero,

ma perché onnipotente!

 

È più facile dominare chi non crede in niente, e questo è il modo più facile di conquistare il potere.

                (da Never Ending Story)

 

Tu bussi, e io non ci sono

Signore, che stai alla mia porta e bussi,

perdonami se tardo ad alzarmi,

se impreco per il disturbo,

se mi dimentico di rispondere,

se non riconosco il tocco,

se mi lamento per l'orario,

se non trovo le chiavi,

se sono così spesso fuori casa.

Tu bussi, e io non ci sono,

tu bussi, e io ti cerco dove non sei:

nei palazzi scintillanti,

nei discorsi rassicuranti,

tra le persone importanti

 

Alcuni uomini vedono le cose come sono e dicono:"Perchè?"

Io sogno le cose come non sono mai state e dico :"Perchè no?"

                                     (Robert Kennedy)

 

Ti senti vecchio?

Non si diventa vecchi

perché ci sono piovuti addosso

un certo numero di anni:

si diventa vecchi

perché si sono abbandonati i propri ideali.

Gli anni solcano la pelle;

rinunciare al proprio ideale solca l'anima.

Le preoccupazioni, i dolori, i timori e la disperazione

sono nemici che, lentamente, ci piegano verso la terra

e ci fanno diventare polvere prima della morte.

Giovane è colui che è capace di stupore e meraviglia.

Come il bambino insaziabile, egli si domanda: "E poi?"

Egli sfida gli avvenimenti e trova gioia nel gioco della vita.

Voi siete giovani, quanto lo è la vostra fede,

vecchi come il vostro dubbio,

giovani come la vostra fiducia in voi stessi,

giovani come la vostra speranza,

vecchi quanto il vostro abbattimento.

Rimarrete giovani, finché vi conserverete recettivi,

a ciò che è bello, buono e grande.

Recettivi ai messaggi della natura, dell'uomo, dell'infinito.

Essere giovani, non è questione di età,

è questione di apertura del cuore al mistero, a Dio.

(generale Douglas A. MacArthur)

 

Gli stadi dei cambiamenti

Quando piantiamo una rosa, notiamo che rimane assopita per lungo tempo nel seno della terra, ma nessuno osa criticarla, dicendo "non ha radici profonde", "manca di entusiasmo nel suo rapporto con la campagna". Al contrario, la curiamo pazientemente, con acqua e concime.

Quando germoglia la nuova piantina, nessuno pensa di condannarla perché fragile, immatura, incapace di rallegrarci immediatamente con le rose che stiamo aspettando. Al contrario: ci meravigliamo per il processo della nascita delle foglie, seguito dai boccioli e, il giorno in cui spuntano i fiori, il nostro cuore si riempie di gioia.

Eppure, la rosa è rosa dal momento in cui mettiamo la talea nel terreno fino all'istante in cui, trascorso il suo periodo di splendore, finisce per appassire e muore. A ogni stadio che attraversa - talea, germoglio, bocciolo, fiore - esprime il meglio di sé.

Anche noi, nella nostra crescita e nel nostro continuo mutamento, passiamo per vari stadi: dovremmo imparare a riconoscerli, prima di criticare la lentezza dei nostri cambiamenti.

(W. Timothy Gallway)

 

Beato chi decide di perdere:

come il chicco di frumento sotto terra,

darà abbondanti frutti;

beato chi porge l'altra guancia:

spezzerà la catena della violenza;

beato chi non ricorre a metodi sleali

per far carriera:

sarà ricompensato dalla sua virtù;

beato chi non pretende d'avere il monopolio

della verità:

troverà gioia nel mendicare amore e bellezza,

nascosti in ogni essere umano;

beato chi non si scoraggia:

rimarrà giovane come il suo ottimismo;

beato chi sposa la povertà:

genererà figli innamorati della vita;

beato chi per la non violenza muore:

libero come il vento,

competerà in bellezza con le stelle

e creerà sulla terra la civiltà dell'amore.

                        (Don Valentino)

 

Una mamma e un bambino stanno camminando sulla spiaggia.

Ad un certo punto il bambino dice:

"Come si fa a mantenere un amore?"

La mamma guarda il figlio e poi gli risponde:

"Raccogli un po' di sabbia e stringi il pugno...."

Il bambino stringe la mano attorno alla sabbia e vede che più stringe più la sabbia gli esce dalla  mano.

"Mamma, ma la sabbia scappa!!!"

"Lo so, ora tieni la mano completamente aperta..."

Il bambino ubbidisce, ma una folata di vento porta via la sabbia rimanente.

"Anche così non riesco a tenerla!"

La mamma, sempre sorridendo:

"Adesso raccogline un altro po' e tienila

nella mano aperta come se fosse un cucchiaio...

abbastanza chiusa per custodirla e abbastanza aperta per la libertà"

Il bambino riprova e la sabbia non sfugge dalla mano ed e protetta dal vento.

"Ecco come far durare un amore..."

 

Se ti accusassero di essere cristiano, troverebbero delle prove contro di te?

(Dietrich Bonhoeffer)

 

Una volta un giudice giudicò chi faceva la legge.

Prima cambiarono il giudice, poi cambiarono la legge.

(Fabrizio De André)

 

UN AMICO DIVENTATO ATEO

Poi l’altro giorno ho incontrato un vecchio amico al quale volevo molto bene. Quanti anni erano passati! E’ stata la prima cosa che gli ho chiesto: “Non per il mestiere che faccio ma per l’amore che ti voglio, ecco: credi ancora in Dio?” Un lungo, perplesso, imbarazzato, dolente silenzio mi diceva di no. Allora ti ho scritto.

Caro.... mi sento in difficoltà davanti a te come un sano che va a visitare un malato. Ho l’impressione che la mia fede sia la mia salute. Tu invece......

Ma ti sono anche molto vicino, perché nel mio cuore fede e sospetto vogliono convivere. Altrimenti sarebbe una fede superficiale.

E ti sono anche riconoscente per la tua incredulità, in uno speciale come te: mi costringi a stupirmi e a ringraziare sempre per questa stranezza di essere credente!

So che tu hai rispetto per la mia fede, un po' come avresti pudore davanti al mio corpo denudato: è infatti la fede la parte più intima di me stesso.

Ma se mi vuoi bene e vorresti riprendere la nostra conoscenza, perché non tenti, anche solo per curiosità di me, non della fede, di spiare tra le pieghe della mia anima: sapresti meglio chi sono.

Lo sai che io ho paura. Paura della vita prima ancora che paura della morte. Ma non è forse la paura un segno di salute mentale? E tante sicurezze davanti alla vita non sono forse sintomo di malattia?

Vorrei invitarti a condividere con me la rabbia e la ribellione contro il mistero della morte. Posso forse io venire dal nulla e finire nel nulla.

Vorrei invitarti a ricordare la favola del Natale, raccontata dalla Nonna: non c’era forse nel nostro cuore di bimbi la sensazione di essere vivi per un Amore più grande del nostro cuore?

Vorrei provare con te il terrore della solitudine di questo granello di polvere che è la terra, gettata, sembrerebbe a caso, lei spenta, tra miliardi di stelle lucenti.

Vorrei prendere in braccio il tuo bimbo di pochi mesi e domandarti, mentre adori quel mostriciattolo, se l’essenziale non è davvero invisibile agli occhi.

Vorrei domandarti perdono per tutti gli scandali dei credenti, me compreso, e lungo la Storia, che ti fanno sentire così lontana, e forse nemica questa povera Chiesa!

Vorrei fissare con te lo sguardo negli occhi di qualche grande o comunissimo uomo, dono di Dio, da Francesco fino alla Mamma del piano di sopra che adora il suo bimbo cerebroleso, per cogliere se nei loro occhi visibili s’intravede la traccia di un guizzo invisibile.

Vorrei poi lasciarti, senza paura di offenderti, domandandoti il permesso, se credi, come credi, che l’Amore valga più del denaro, della salute, della giovinezza e della carriera, allora permettimi di considerarti a tuo modo, credente anche tu!

 

Spirito di Dio,

fa' della tua Chiesa

un roveto che arde di amore per gli ultimi.

Alimentane il fuoco col tuo olio,

perché l'olio brucia anche.

Da' alla tua Chiesa tenerezza e coraggio,

lacrime e sorrisi.

Rendila spiaggia dolcissima

per chi è solo e triste e povero.

Disperdi la cenere dei suoi peccati.

Fa' un rogo delle sue cupidigie.

E quando, delusa dei suoi amanti,

tornerà stanca e pentita a Te,

coperta di fango e di polvere

dopo tanto camminare,

credile se ti chiede perdono.

Non la rimproverare.

Ma ungi teneramente

le membra di questa sposa di Cristo

con le fragranze del tuo profumo

e con l'olio di letizia.

E poi introducila,

divenuta bellissima senza macchie e senza rughe,

all'incontro con Lui

perché possa guardarlo negli occhi senza arrossire,

e possa dirgli finalmente: "Sposo mio".

(don Tonino Bello, Vescovo)

 

Ero lungo la strada,

battuta dal vento gelido

e sedevo per terra appesantito dalla noia,

vestito come un misero straccione.

Tu, Signore, sei passato, mi hai guardato

e i nostri occhi si sono incontrati.

I miei erano come spenti,

ma i tuoi erano luminosi come il sole.

Tu mi hai preso per mano e mi hai voluto con te.

Non ti conoscevo e nulla sapevo di te.

Potevi prenderti uno che ti conosceva,

uno meno sporco di me,

uno meno sbagliato di me.

Invece, no: hai voluto proprio me.

Non so proprio cosa hai visto

di interessante in me!

Non te lo chiedo nemmeno

tanto so che non valgo niente.

Eppure hai scelto proprio me,

ultimo fra gli ultimi,

per farmi diventare

un capolavoro del tuo cuore.

Come non ringraziarti, Signore,

ora che, con te, la vita

mi è diventata più preziosa

di mille pezzi d'oro fino?

Ora che i miei stracci sono cambiati in una veste regale

e da uomo insignificante e inutile

sono diventato cellula viva

del tuo corpo, pieno di affascinante mistero,

come non cantare la tua lode,

come non adorarti presente e operante in me?

Amen.

 

L'aborto è il più grande distruttore della pace perché, se una madre può uccidere il suo stesso figlio, cosa impedisce che io uccida te e che tu uccida me? Non c'è più nessun ostacolo.

                        (Madre Teresa di Calcutta)

 

Se c'è soluzione perché ti preoccupi?
Se non c'é soluzione perché ti preoccupi?

 

Acqua...o vino?

Il signore di un castello diede una gran festa, a cui invitò tutti gli abitanti del villaggio aggrappato alle mura del maniero. Ma le cantine del nobiluomo, pur essendo generose, non avrebbero potuto soddi­sfare la prevedibile e robusta sete di una schiera così folta di invitati.

Il signore chiese un favore agli abitanti del villag­gio: "Metteremo al centro del cortile, dove si terrà il banchetto, un capiente barile. Ciascuno porti il vino che può e lo versi nel barile. Tutti poi vi potranno attingere e ci sarà da bere per tutti".

Un uomo del villaggio prima di partire per il castello si procurò un orcio e lo riempì d'acqua, pensando: "Un po' d'acqua nel barile passerà inosservata... nessuno se ne accorgerà!".

Arrivato alla festa, versò il contenuto del suo orcio nel barile comune e poi si sedette a tavola.

Quando i primi andarono ad attingere, dallo spinot­to del barile uscì solo acqua. Tutti avevano pensato allo stesso modo, e avevano portato solo acqua.

 

Un bimbo raccontava alla sua nonna che tutto andava male: la scuola, problemi con la famiglia, malattie, ecc. Intanto, la sua nonna preparava un biscotto. Dopo averlo ascoltato, la nonnina gli dice: “Vuoi fare merenda?” il bimbo risponde: “certamente”.

“Prendi, eccoti un poco di olio da cucinare”. “Mmm, ma non è buono da mangiare da solo!” dice il bimbo.

“Cosa diresti di un paio di uova crude?” “Mamma mia, che disgustose saranno, nonna!” "Allora gradisci un po’ di farina di grano, o magari un po’ di lievito?” “Nonna, sei diventata matta, tutto questo è immangiabile”!

Allora la nonna rispose: “Sì, tutte queste cose sembrano ripugnanti, se le consideri separate. Però se le metti tutte insieme in maniera adeguata, formano un meraviglioso e delizioso biscotto!"

 

Non penso mai, Signore,

che la gente, al termine della mia vita,

possa dire la stessa cosa

che ha detto di te, vedendo le tue opere:

"Ha fatto bene ogni cosa".

E nemmeno mi aspetto

che, quando giungerò davanti alla porta del cielo,

tu mi dica: "Vieni, servo fedele".

Sarebbe già tanto che la gente potesse dire:

"Ha sbagliato poche volte",

e che tu mi accogliessi dicendomi:

"Vieni lo stesso, anche se qualche volta

mi hai fatto fare brutta figura!".

Ho tanti difetti, Signore,

e non sono pochi i miei peccati.

Spesso faccio anche il sordo

quando la tua parola mi scomoda troppo.

Tocca anche me, Signore,

con la mano della tua grazia,

affinché mi cada di dosso

lo sporco e il difettoso che c'è

così che sia sempre meno indegno di te

giacché sento dentro di me

la tristezza per non essere giunto alla tua perfezione.

Tocca anche me, Signore, con la tua mano amorosa,

perché possa arrivare almeno ad una sufficienza.

Sarebbe già tanto per me! Amen.

(da A.Dini, La Parola pregata)

 

Vuoi le mie mani, Signore?

Vuoi le mie mani, Signore, vuoi le mie mani

per passare questa giornata aiutando i poveri e i malati che ne hanno bisogno?

Signore, oggi ti do le mie mani.

Signore, vuoi i miei piedi per passare questa giornata

visitando coloro che hanno bisogno di un amico?

Signore, oggi ti do i miei piedi.

Signore, vuoi la mia voce per passare questa giornata

parlando con quelli che hanno bisogno di parole d’amore?

Signore, oggi ti do la mia voce.

Signore, vuoi il mio cuore per passare questa giornata

amando ogni uomo solo...perché è un uomo?

Signore, oggi ti do il mio cuore.

(Madre Teresa di Calcutta)

 

Il bimbo e il vecchio

Eravamo l'unica famiglia nel ristorante con un bambino. Io misi a sedere il nostro piccolo Daniel su un seggiolone per bimbi e mi resi conto che tutti erano tranquilli mentre mangiavano e chiacchieravano.

Improvvisamente Daniel si mise a gridare dicendo: "Ciao amico!" Batteva il tavolo con le sue manone ciccione. I suoi occhi erano spalancati per l'ammirazione e la sua bocca mostrava l'assoluta mancanza di denti.  Con molta gioia egli rideva e si dimenava. Mi guardai attorno e capii che cosa lo stava così tanto attraendo.

Era uno straccione con un cappotto logoro sulle spalle, sporco, unto e rotto. I suoi pantaloni erano larghi e con la chiusura aperta fino alla metà; le dita dei suoi piedi si affacciavano attraverso quelle che furono delle scarpe. La sua camicia era sporca ed i suoi capelli non erano più stati toccati da lungo tempo. Le sue basette erano lunghe e folte ed il suo naso aveva così tante vene che sembrava una mappa.

Non eravamo molto vicini a lui per sentirne l'odore, ma di sicuro puzzava fortemente. Le sue mani cominciarono a muoversi per salutare: "Ciao piccolo; come ti chiami?", disse l'uomo a Daniel. Uno sguardo veloce tra me e mia moglie: "Che facciamo?" Daniel continuava a ridere e a ripetere : "Ciao, ciao amico." Tutti nel ristorante guardavano noi e il mendicante. 

Il vecchio sporco stava scomodando il nostro bel figliolo. Cominciarono a servirci la cena, mentre quell'uomo continuava a parlare e a gesticolare con Daniel. Tutti ci trovavamo a disagio per l'atteggiamento di quell'uomo. In più era anche ubriaco. Mia moglie ed io eravamo chiaramente in imbarazzo e non sapevamo cosa fare. Mangiammo in fretta e in silenzio; Daniel invece, molto inquieto, mostrava tutto il suo repertorio al mendicante che gli rispondeva con gesti infantili imitando quelli dei bambini piccoli. Finalmente, finito di mangiare, ci dirigiamo verso la porta d'uscita. Mia moglie andò a pagare il conto e accordammo di ritrovarci fuori, nel parcheggio.

Il vecchio si trovava molto vicino alla porta di uscita, ed io pregavo sottovoce il Signore che ci facesse uscire prima che quel matto potesse avvicinarsi a Daniel. Passai vicino all'uomo, dandogli la mia schiena e tentando di trattenendo il respiro, per non respirare l'aria che il vecchio aveva respirato.

Mentre io facevo questo, Daniel andò rapidamente in direzione del mendicante e gli alzò le sue braccia per farsi prendere in braccio. Prima che io potessi intervenire, Daniel saltò in braccio al mendicante e lo abbracciò. Poi, in un atto di totale fiducia, amore e sottomissione mise la sua testa sulla spalla del povero.    

Quell'uomo chiuse gli occhi. Due grosse lacrime gli solcarono le guance. Le sue mani vecchie e rugose, piene di cicatrici e dolore, molto soavemente accarezzavano la schiena di Daniel. Non avevo mai visto nella mia vita due esseri volersi bene così profondamente in così poco tempo. Mi trattenei atterrito.

Il vecchio uomo sospirò con Daniel ancora tra le sue braccia e poi, aprendo lentamente gli occhi, mi fissò dicendomi, con voce forte e sicura: "Abbia cura di questo giovanotto!"

In qualche modo gli risposi: "Lo farò", con un immenso nodo alla gola. Egli separò Daniel dal suo petto, lentamente, come se avesse un dolore, e me lo diede in braccio. Presi Daniel mentre il vecchio mi diceva: "Dio la benedica, signore. Lei mi ha fatto un regalo immenso."

Riuscii a malapena a dire un sommesso grazie. Con Daniel in braccio. uscii di corsa verso l'auto. Mia moglie si domandava perché stavo piangendo stringendomi così forte al petto Daniel, e perché continuavo a ripetere:  "Dio mio, Dio mo, perdonami."

Avevo appena assistito all'amore di Cristo attraverso l'innocenza da un piccolo bambino che non si fermò all'apparenza e non fece alcun giudizio; un bambino che vide un'anima ed alcuni genitori che invece videro solo un mucchio di vestiti sporchi. Ero stato un cristiano cieco, rimproverando invece il bimbo che cristiano lo era fino in fondo.

Sentii che Dio mi stava interrogando: "Sei disposto a condividere con me tuo figlio per un momento, quando Io l'ho fatto per tutta l'eternità?" Quel vecchio, inconsciamente, mi riportò alla mente le parole di Gesù: "Io vi assicuro che chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso." (Luca 18,17).

 

Se sapessi...

Se sapessi...

che è l’ultima volta

che ti guardo mentre ti addormenti,

ti rimboccherei meglio le coperte,

e chiederei a Dio di vegliare sulla tua anima.

Se sapessi...

che è l’ultima volta

che ti vedo uscire dalla porta,

ti abbraccerei e ti bacerei

per poi richiamarti per un altro bacio ancora.

Se sapessi...

che è l’ultima volta

che sento la tua voce,

registrerei ogni gesto e ogni parola,

così da poterli rivedere, giorno dopo giorno.

Se sapessi...

che è l’ultima volta

in cui posso fermarmi per un momento per dirti "Ti voglio bene“,

invece di andarmene, dato che lo sai che ti voglio bene,

mi fermerei per dirtelo infinite volte.

Se sapessi...

che è l’ultima volta

che posso essere lì, per passare la giornata con te,

perché sono sicuro, che ci saranno ancora giorni in cui potremo farlo,

non ti lascerei nemmeno per un momento.

Ci sarà sempre una mattina

in cui dopo aver commesso degli errori

avremo bisogno di una seconda possibilità

per mettere a posto le cose...

ci sarà sempre un altro giorno

per dire "Ti voglio bene“

e ci sarà sempre un’altra possibilità

per dire “Posso fare qualcosa per te?”...

ma nel caso mi sbagliassi

e ci fosse rimasto solo oggi,

voglio dirti che ti voglio bene

e che spero che non ci dimenticheremo mai.

Il domani non è stato promesso a nessuno,

né giovane né vecchio,

e oggi potrebbe essere l’ultima possibilità

che abbiamo di tenerci stretta la vita.

Così perché non fai oggi

quello che rimandi a domani?

Domani potrebbe non arrivare mai.

Ti pentirai profondamente,

di non esserti preso del tempo

per un sorriso, un abbraccio o un bacio,

e di essere stato troppo occupato, per offrire a qualcuno

quello che poi avrebbe espresso come ultimo desiderio.

Ricordati dei tuoi cari oggi

e sussurra loro nell’orecchio,

dì loro, quanto li ami,

e quanto li amerai sempre.

Prenditi il tempo per dire "Mi dispiace“,

"Ti prego ascoltami ", "Grazie", "E’ tutto a posto"

e se non ci sarà nessun domani

non ti pentirai di quello che hai fatto oggi.

 

L'AMORE DELLA CROCE

Mi abbandono, o Dio, nelle tue mani.

Gira e rigira quest'argilla,

come creta nelle mani del vasaio.

Dalle una forma e poi spezzala, se vuoi.

Domanda, ordina, cosa vuoi che io faccia?

Innalzato, umiliato, perseguitato,

incompreso, calunniato, sconsolato,

sofferente, inutile a tutto, non mi resta

che dire, sull'esempio di tua Madre:

"Sia fatto di me secondo la tua Parola".

Dammi l'amore per eccellenza, l'amore

della Croce, ma non delle croci eroiche

che potrebbero nutrire l'amor proprio,

ma di quelle croci volgari,

che purtroppo porto con ripugnanza...

di quelle che si incontrano ogni giorno

nella contraddizione, nell'insuccesso,

nei falsi giudizi, nella freddezza,

nel rifiuto e nel disprezzo degli altri,

nel malessere e nei difetti del corpo,

nelle tenebre della mente

e nel silenzio e aridità del cuore.

Allora solamente Tu saprai che Ti amo,

anche se non lo saprò io,

ma questo mi basta.

Amen.

 

Apri i nostri occhi,

Signore,

perché possiamo

vedere te nei nostri

fratelli e sorelle.

Apri le nostre orecchi,

Signore,

perché possiamo udire

le invocazioni di chi ha

fame, freddo paura.

Apri il nostro cuore,

Signore,

perché impariamo

ad amarci gli uni e gli altri

come tu ci ami.

Donaci di nuovo

il tuo Spirito, Signore,

perché diventiamo

un cuor solo

e un'anima sola,

nel tuo nome. Amen.

(Madre Teresa di Calcutta)

 

IL SEGRETO DELLA FELICITA'
Un mercante, una volta, mandò il figlio ad apprendere il segreto della felicità dal più saggio di tutti gli uomini. Il ragazzo vagò per quaranta giorni nel deserto, finché giunse a un meraviglioso castello in cima a una montagna. Là viveva il Saggio che il ragazzo cercava.
Invece di trovare un sant'uomo, però, il nostro eroe entrò in una sala dove regnava un'attività frenetica: mercanti che entravano e uscivano, ovunque gruppetti che parlavano, una orchestrina che suonava dolci melodie. E c'era una tavola imbandita con i più deliziosi piatti di quella regione del mondo. Il Saggio parlava con tutti, e il ragazzo dovette attendere due ore prima che arrivasse il suo turno per essere ricevuto.
Il Saggio ascoltò attentamente il motivo della visita, ma disse al ragazzo che in quel momento non aveva tempo per spiegargli il segreto della felicità. Gli suggerì di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore.
Nel frattempo, voglio chiederti un favore, concluse il Saggio, consegnandogli un cucchiaino da tè su cui versò due gocce d'olio. Mentre cammini, porta questo cucchiaino senza versare l'olio.
Il ragazzo cominciò a salire e scendere le scalinate del palazzo, sempre tenendo gli occhi fissi sul cucchiaino. In capo a due ore, ritornò al cospetto del Saggio.
Allora, gli domandò questi, hai visto gli arazzi della Persia che si trovano nella mia sala da pranzo? Hai visto i giardini che il Maestro dei Giardinieri ha impiegato dieci anni a creare? Hai notato le belle pergamene della mia biblioteca?'
Il ragazzo, vergognandosi, confessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d'olio che il Saggio gli aveva affidato.
Ebbene, allora torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo, disse il Saggio. Non puoi fidarti di un uomo se non conosci la sua casa.
Tranquillizzato, il ragazzo prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare per il palazzo, questa volta osservando tutte le opere d'arte appese al soffitto e alle pareti. Notò i giardini, le montagne circostanti, la delicatezza dei fiori, la raffinatezza con cui ogni opera d'arte disposta al proprio posto. Di ritorno al cospetto del Saggio, riferì particolareggiatamente su tutto quello che aveva visto.
Ma dove sono le due gocce d'olio che ti ho affidato? domandò il Saggio.
Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.
Ebbene, questo è l'unico consiglio che ho da darti, concluse il più Saggio dei saggi.
Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza dimenticare le due gocce d'olio nel cucchiaino.

 

INTRAPRENDERE IL VOLO

C'era un uccello che ogni giorno trovava rifugio tra i rami secchi di un albero isolato in mezzo a un'estesa pianura.

Un giorno un forte vento fece cadere l'albero.

Il povero uccello dovette volare lontano, al di là della pianura per trovare un albero su cui rifugiarsi.

Finalmente raggiunse un bosco pieno di alberi carichi di frutta.

"Se l'albero vecchio fosse rimasto in piedi l'uccello non avrebbe intrapreso il volo".

 

Nasci ancora, Signore Gesù,
tra difficoltà ed affanni, ma nasci,
tra silenzi indifferenti e solitudini inespresse.
Nasci ancora ai senza tetto,
Tu che hai sperimentato il freddo
di un luogo abbandonato.
Nasci ancora ai potenti del mondo,
con la Tua umile presenza
così come facesti con i re del Tuo tempo:
il mondo ha ancora bisogno di pace!
Nasci ancora ai "diversi" della cultura massificante,
Tu che sei stato di scandalo.
Nasci ancora agli esuli
sbattuti dalle onde sulle rive della mancata accoglienza,
Tu che li hai preceduti in terra d'Egitto.
Nasci ancora alle mamme di tanti uccisi,
Tu che hai annusato, fin dalla nascita,
l'odore acre del sangue innocente.
Nasci ancora ai soli delle città affollate,
trasmetti la stessa tenerezza che Tua Madre Ti ha dato.
Nasci ancora ai poveri
e rendici tali,
solo così possiamo ancora ascoltare, vegliando,
note che parlano di pace.

 

Spirito Santo,

che riempivi di luce i Profeti e accendevi parole di fuoco sulla loro bocca,

torna a parlarci con accenti di speranza.

Frantuma la corazza della nostra assuefazione all'esilio.

Ridestaci nel cuore nostalgie di patrie perdute.

Dissipa le nostre paure. Scuotici dall'omertà.

Liberaci dalla tristezza di non saperci più indignare per i soprusi consumati sui poveri.

E preservaci dalla tragedia di dover riconoscere

che le prime officine della violenza e della ingiustizia sono ospitate nei nostri cuori.

Donaci la gioia di capire che tu non parli solo dai microfoni delle nostre Chiese.

Che nessuno può menar vanto di possederti.

E che, se i semi del Verbo sono diffusi in tutte le aiuole,

è anche vero che i tuoi gemiti si esprimono nelle lacrime dei maomettani

e nelle verità dei buddisti,

negli amori degli indù e nel sorriso degli idolatri,

nelle parole buone dei pagani e nella rettitudine degli atei.

(don Tonino Bello, Vescovo)

 

 

L’abate deve ricordare sempre quel che è e come viene chiamato, sapendo che si esige di più da colui al quale si è affidata maggiore responsabilità. Occorre che si renda conto esattamente della difficoltà e delicatezza del compito che si è assunto di guidare le anime e di adattarsi, con spirito di servizio, alle diverse necessità di molti...

Dopo essere stato eletto, l’abate pensi sempre quale peso si è assunto; pensi a chi dovrà rendere conto del suo governo e sappia che «deve» giovare più che dominare. Per questo bisogna che sia dotto nella legge di Dio, per sapere da quale fonte attingere «il nuovo e il vecchio». Integro, sobrio, comprensivo, faccia sempre in modo che la misericordia la vinca sulla giustizia: e allora anche lui otterrà di essere trattato nella stessa maniera.

I vizi li dovrà odiare, ma i fratelli li ami sempre. Anche quando si tratterà di correggere, lo faccia con prudenza e moderazione, perché non succeda che a voler raschiare troppo la ruggine si rompa il vaso. Consideri sempre con diffidenza la sua fragilità e si ricordi che la canna incrinata non bisogna spezzarla. Non diciamo con questo che debba tollerare il rafforzarsi dei vizi, ma che deve eliminarli con prudenza e carità, nel modo che giudicherà utile per ciascuno in particolare. E si sforzi di essere amato piuttosto che temuto.

Starà attento a non diventare causa di agitazione, a non essere inquieto, pignolo, ostinato, geloso e troppo facile al sospetto, perché non avrebbe mai pace. Nei suoi ordini sia previdente e assennato: tanto nelle cose di Dio che negli affari temporali, si comporti con discernimento e moderazione, tenendo presente la discrezione del patriarca Giacobbe che diceva: Se faccio camminare troppo i miei greggi, mi morranno tutti in un giorno (Gen 33,13). In base a questo e ad altri esempi, suggeriti dalla discrezione che è madre delle virtù, disporrà tutto in modo che i forti possano desiderare di più e i deboli non si scoraggino.

(Regola di san Benedetto, 2,1-2; 64,7-19)

 

Che cosa abbiamo davanti agli occhi, contemplando il Crocifisso?

Abbiamo un miracolo nuovo.

Cristo ha fatto tanti miracoli sul mare, sui ciechi, sui lebbrosi.

Ma il miracolo nuovo è che questo Dio non fa un miracolo per sé,

rimane in agonia, con le braccia aperte al Padre e al mondo.

E noi avvertiamo, guardandoti, o Signore, che in questo abbraccio universale,

che raggiunge tutti gli uomini di tutti i tempi, ci siamo anche noi.

E le tue braccia allargate ci dicono:

«Sei anche tu nell' abbraccio dell'alleanza,

Sei anche tu nell'abbraccio della sicurezza dell'amore del Padre per te,

sei anche tu nell'abbraccio della misericordia

che supera il tuo timore, le tue colpevolezze.

Sei anche tu nell'abbraccio di questo amore gratuito, purissimo, totale:

sei anche tu in questo abbraccio sponsale, indissolubile,

che è la tua certezza di vita per sempre».

Contemplando le braccia allargate di Gesù sulla croce,

noi sentiamo che si allargano gli spazi stretti del nostro cuore

gli spazi stretti della nostra casa, della nostra società, della nostra terra.

Spazi che fanno tanta fatica ad accogliere e che devono contemplare te,

con le tue braccia aperte per sentirsi dilatare interiormente.

Tu, Gesù, un giorno avevi detto:

«Viene l'ora in cui il Figlio dell'uomo deve essere glorificato».

Noi siamo soliti intendere questo termine "glorificato"

come un ricevere onore, favori, potere, successo.

Ma guardandoti crocifisso,

noi comprendiamo che la gloria di Dio passa anche attraverso

l'insuccesso, gli insulti, le percosse.

Questa croce è il vero trono tuo e della Chiesa.

Tu avevi detto:

“Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”.

Sulla croce, sei diventato re universale di gloria, re di pace.

(Card. Carlo Maria Martini)

 

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi;

lentamente muore colui che non cambia marcia,

colui che non rischia e cambia il colore dei vestiti,

colui che non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,

chi preferisce il bianco su nero ed i puntini sulle "i"

piuttosto che un insieme di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore

ed ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia l'incertezza per inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita

di fuggire ai consigli insensati.

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in sé stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,

chi non si lascia aiutare,

chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna

o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli chiedono qualche cosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordalo sempre che essere vivo richiede uno sforzo

di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza

porterà al raggiungimento

di una splendida felicità!

(Pablo Neruda)

 

Tu celebri il Natale di Gesù
quando credi nel suo amore,
quando vivi nella sua gloria,
quando ami nel silenzio,
quando servi con umiltà,
quando soffri con gli altri,
quando sei felice con loro,
quando accogli chi ti cerca,
quando vai in cerca di chi è solo:
perché proprio allora Dio nasce
dentro di te... e intorno a te!
(Sabino Palumbieri)

 

FOLLOW THAT DREAM

If your heart is restless and you can't go on

When you're tired and weary, but you can't go on

Well a distant dream is a callin' you

Then there's just one thing that you can do

Yeah, you gotta follow that dream wherever that dream may lead you

You gotta follow that dream wherever that dream may lead

Now if I walk in dreams

And if I talk in dreams

I need someone with a love I can trust

And together we'll search for the things that come to us

Baby in dreams, in dreams

Now every man has the right to live

The right to a chance to give what he has to give

The right to fight for the things he believes

For the things that come to him in dreams

Baby in dreams, I walk in dreams

I talk in dreams

I live in dreams

 

Nella Chiesa che va alla ricerca dei segni ci sono diversi temperamenti, diverse mentalità: c’è l’affetto di Maria, l’intuizione di Giovanni, la massiccia lentezza di Pietro; si tratta di diversi tipi, di diverse famiglie di spiriti che cercano i segni della presenza del Signore. Ma tutti, se sono veramente nella Chiesa, hanno in comune l’ansia della presenza di Gesù tra noi. Esistono dunque nella Chiesa diversi doni spirituali, da cui hanno origine diverse disposizioni: alcuni sono più veloci, altri più lenti; tutti comunque si aiutano a vicenda, rispettandosi reciprocamente, per cercare insieme i segni della presenza di Dio e comunicarceli, nonostante le diversità delle reazioni di fronte al mistero. In questo episodio troviamo l’esempio di una collaborazione nella diversità: ciascuno comunica all’altro quel poco che ha visto, e insieme ricostruiscono l’orientamento dell’esistenza cristiana, laddove i segni della presenza del Signore, di fronte a gravi difficoltà o a situazioni sconvolgenti, sembrano essere scomparsi…Quando manca la presenza dei segni visibili del Signore, bisogna scuotersi, muoversi, correre, cercare comunicazione con gli altri, con la certezza che Dio è presente e ci parla. Se nella Chiesa primitiva Maddalena non avesse agito in tal modo, comunicando ciò che sapeva, e se non ci si fosse aiutati l’un l’altro, il sepolcro sarebbe rimasto là e nessuno vi sarebbe andato; sarebbe rimasta inutile la risurrezione di Gesù. Soltanto la ricerca comune e l’aiuto degli uni agli altri portano finalmente a ritrovarsi insieme, riuniti nel riconoscimento dei segni del Signore.

(C.M.Martini)

 

PREGHIERA PER LA PACE

Signore, noi abbiamo ancora le mani insanguinate dalle ultime guerre mondiali,

così che non ancora tutti i popoli hanno potuto stringerle fraternamente fra loro;

Signore, noi siamo oggi tanto armati come non lo siamo mai stati nei secoli prima d'ora,

e siamo così carichi di strumenti micidiali da potere, in un istante,

incendiare la terra e distruggere forse anche l'umanità;

Signore, noi abbiamo fondato lo sviluppo e la prosperità di molte nostre industrie colossali sulla demoniaca capacità

di produrre armi di tutti i calibri e tutte rivolte a uccidere e a sterminare gli uomini nostri fratelli;

così abbiamo stabilito l'equilibrio crudele della economia di tante Nazioni potenti sul mercato delle armi

alle Nazioni povere, prive di aratri, di scuole e di ospedali;

Signore, noi abbiamo lasciato che rinascessero in noi le ideologie,

che rendono nemici gli uomini fra loro: il fanatismo rivoluzionario, l'odio di classe, l'orgoglio nazionalista,

l'esclusivismo razziale, le emulazioni tribali, gli egoismi commerciali, gli individualismi gaudenti e indifferenti verso i bisogni altrui;

Signore, noi ogni giorno ascoltiamo angosciati e impotenti le notizie di guerre ancora accese nel mondo;

Signore, è vero! Noi non camminiamo rettamente!

Signore, guarda tuttavia ai nostri sforzi, inadeguati, ma sinceri, per la pace nel mondo!

Vi sono istituzioni magnifiche e internazionali; vi sono propositi per il disarmo e la trattativa;

Signore, vi sono soprattutto tante tombe che stringono il cuore, famiglie spezzate dalle guerre, dai conflitti,

dalle repressioni capitali; donne che piangono, bambini che muoiono; profughi e prigionieri accasciati

sotto il peso della solitudine e della sofferenza; e vi sono tanti giovani che insorgono

perché la giustizia sia promossa e la concordia sia legge delle nuove generazioni;

Signore, Tu lo sai, vi sono anime buone che operano il bene in silenzio, coraggiosamente, disinteressatamente

e che pregano con cuore pentito e con cuore innocente; vi sono cristiani, e quanti, o Signore,

nel mondo che vogliono seguire il Tuo Vangelo e professano il sacrificio e l'amore;

Signore, Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace.

(Paolo VI)

 

C'era una volta un uomo che non credeva nel Natale.
Era una persona fedele e generosa con la sua famiglia e corretta
nel rapporto con gli altri, però non credeva che Dio si fosse
fatto uomo come, secondo quanto afferma la Chiesa, è successo a
Natale. Era troppo sincero per far vedere una fede che non
aveva.
"Mi dispiace molto, disse una volta a sua moglie che era una
credente molto fervorosa, però non riesco a capire che Dio si
sia fatto uomo; non ha senso per me."
Una notte di Natale, sua moglie e i figli andarono in chiesa per
la messa di mezzanotte. Lui non volle accompagnarli. "Se andessi
con voi mi sentirei un ipocrita. Preferisco restare a casa. vI
starò aspettando."
Poco dopo la famiglia uscì mentre iniziò a nevicare. Si avvicinò
alla finestra e vide come il vento soffiava sempre più forte.
"Se è Natale, pensò, meglio che sia bianco". Tornò alla sua
poltrona vicino al fuoco e cominciò a leggere un giornale.
Poco dopo venne interrotto da un rumore seguito da un altro e
subito da altri.
Pensò che qualcuno stesse tirando delle palle di neve sulla
finestra della sala da pranzo. Uscì per andare a vedere e vide
alcuni passerotti feriti, buttati sulla neve.
La tormenta li aveva colti di sorpresa e, per la disperazione di
trovare un rifugio, avevano cercato inutilmente di attraversare
i vetri della finestra. "Non posso permettere che queste povere
creature muoiano di freddo... però come posso aiutarle?"
Pensò che la stalla dove si trovava il cavallo dei figli sarebbe
stato un buon rifugio, velocemente si mise la giacca, gli
stivali di gomma e camminò sulla neve fino ad arrivare nella
stalla, spalancò le porte e accese la luce. Però i passerotti
non entrano.
"Forse il cibo li attraerà," pensò. Tornò a casa per prendere
delle bricciole di pane e le disseminò sulla neve facendo un
piccolo cammino fino alla stalla. Si angustió nel vedere che gli
uccelli ignoravano le bricciole e continuavano a muovere le ali
disperatamente sulla neve. Cercò di spingerle in stalla
camminando intorno a loro e agitando le braccia. Si dispersero
nelle diverse parti meno verso il caldo e illuminato rifugio.
"Mi vedono come un estraneo e che fa paura", pensò. "Non mi
viene in mente nulla perché possano fidarsi di me... Se solo
potessi trasformarmi in uccello per pochi minuti, forse
riuscirei a salvarli".
In quel momento le campane della chiesa cominciarono a suonare.
L'uomo restò immobile, in silenzio, ascoltando il suono gioioso
che annunciava il Natale. Allora si inginocchiò sulla neve: "Ora
si, capisco, sussurrò. Ora vedo perché hai dovuto fare tutto
questo!"

 

Nel giorno decisivo del Giudizio la domanda che ci sarà rivolta dal Signore non sarà tanto: "Sei stato credente?", quanto piuttosto: "Sei stato credibile?"

 

Gesù chiama Levi, un peccatore, un pubblicano, un lontano dal regno di Dio. Non ci può essere dimostrazione più evidente che la vocazione è un fatto gratuito, un’azione creatrice. Quando Dio chiama, crea nel chiamato la forza per rispondere: lo fa su misura per la missione a cui lo destina.

Dio non vuole l’emarginazione di nessuno. Ogni peccatore può trovare la via del bene se i buoni sanno convivere e banchettare con lui. La missione di Gesù, e quindi anche della Chiesa, non è quella di alzare barriere di protezione, ma di abbatterle per mescolarsi col mondo. Una società che emargina i traviati, non è una società cristiana.

 

Per me sarebbe un'umiliazione tremenda se qualcuno mi domandasse: "Che stai facendo? Perché lo stai facendo?" e dovessi rimanere a bocca aperta senza rispondere. Ed educo i miei ragazzi così, a saper dire in qualunque momento della loro vita, che cosa fanno e perché lo fanno.

(don Lorenzo Milani)

 

Mi hai chiamato, Dio dei miei padri,

ad uscire dalla palude del peccato

perché volevi che io provassi la gioia luminosa di una prateria

ove è possibile giacere, saltare, correre e cantare.

Mi hai strappato dalla schiavitù antica

per farmi vivere nella libertà.

Ed io, o Signore, sono un uomo inquieto

perché la libertà è una gioia, ma anche un tormento.

Ad ogni passo sono costretto a scegliere fra il bene e il male,

fra il peccato e la grazia, fra la tua parola e quella del maligno,

fra la polvere delle stelle e il fango della terra.

Quanta fatica, o Signore,

hai messo nelle mie mani con la libertà!

Tu intanto stati in silenzio a guardare la mia libertà.

Stai a guardare le scelte che compio e i passi che faccio.

Se cado, per una scelta sbagliata,

con dolcezza mi rialzi e continui a guardarmi.

Se resto in piedi per una scelta giusta

sorridi e continui a guardarmi.

Sei un Dio fuori di ogni immaginazione!

Vuoi che cammini da me

perché non sei un dittatore o un plagiatore

e nemmeno un carceriere che impedisce ogni mio passo,

ma un Dio che ama solo e sempre chi è un uomo libero

e si fa perciò responsabile di sè e degli altri.

In Paradiso ci arriverò perché voglio

e perché faccio quello che è necessario

e non perché ci sono costretto da te.

La mia libertà di scelta

è anche la grazia più bella che mi hai offerto

perché mi fa uguale a te, Dio,

appassionato amante della libertà. Amen

 

DIO NEL POZZO

Una comitiva di zingari si fermò al pozzo di un cascinale. un bambino di cinque anni uscì nel cortile e iniziò ad osservarli.

uno zingaro in particolare lo affascinava, un pezzo d'uomo che aveva attinto un secchio d'acqua e stava lì, a gambe aperte, bevendo.

finito che ebbe, si chinò e scrutò a lungo nel pozzo. Il bambino incuriosito, si alzò in punta di piedi per cercare di vedere oltre l'orlo del pozzo che cosa stesse guardando lo zingaro.

Il gigante si accorse del bambino e sorridendo lo sollevò da terra tra le braccia.

"sai chi ci sta laggiù?". il bambino scosse la  testa.

"ci sta Dio. Guarda!" disse l'omone.

Là, nell'acqua ferma dello specchio, il bambino vide riflessa la propria immagine. "Ma quello sono io!".

"Ah!" esclamò lo zingaro. "Ora sai dove sta Dio."

  

Non sono capace di inventare cose nuove

come aeroplani

che si muovono su ali d'argento.

Ma oggi all'alba

ho avuto un pensiero

un pensiero meraviglioso

e le parti più lise

del mio vestito

divennero a un tratto belle

splendenti per una luce

che cadeva dal cielo.

Il pensiero era questo:

che un piano segreto

è nascosto nella mia mano

e la mia mano è grande

grande a motivo di questo progetto.

Che Dio presente nella mia mano

conosce il mio segreto

il progetto di quanto

egli vuol fare per il mondo

mediante la mia mano.

        (da 40 storie nel deserto di Bruno Ferrero)

 

Io non capisco
come tu non ti stanchi di me.
Tu sei continuamente alla mia presenza
ed io ti guardo
solo per qualche tratto,
poi scappo
e riprendo la mia libertà,
perché credo che solo così
sono me stesso.
Io non capisco perché tu non ti stanchi di me
e non mi lasci solo al mio destino,
ma poi so
che solo tu sei il mio destino,
solo in te mi posso rispecchiare,
solo in te sono me stesso.
Solo in te posso riposare,
solo in te posso crescere.
Senza di te posso solo seccare.
(E. Olivero - Preghiere Metropolitane)

 

Non è indispensabile correre

Il padrone di un negozio stava esponendo sulla porta un cartello con la scritta: "Si vendono cuccioli". Questo genere di annuncio attira sempre i bambini e difatti di lì a poco un ragazzino si presentò nel negozio chiedendo: "Quanto costano i cagnolini?"

Il padrone rispose:"Tra i 30 e i 50 Euro".

Il bambino mise la mano in tasca ed estrasse alcune monete: "Ho solo 2,37 Euro...posso vederli?". L'uomo sorrise e fece un fischio. Dal retrobottega entrò correndo il suo cane seguito da cinque cuccioli. Uno di questi però era rimasto molto indietro rispetto agli altri.

Il ragazzino subito indicò il cagnolino rimasto indietro che stava zoppicando: "Cosa gli è successo?" domandò. L'uomo gli spiegò che quando era nato il veterinario gli aveva detto che quel cucciolo aveva un'anca difettosa e che sarebbe rimasto zoppo per sempre.

Il bambino si commosse a quelle parole ed esclamò: "Questo è il cagnolino che voglio comprare!" Ma l'uomo gli rispose: "No, non comprarlo! Se lo vuoi veramente, te lo regalo!" Il bambino rimase molto male e guardando l'uomo diritto negli occhi gli disse: "Non voglio che lei me lo regali: vale tanto come gli altri cagnolini e io le pagherò il prezzo intero. Se è d'accordo, le darò subito i miei 2,37 Euro e un po' ogni mese fino a quando lo avrò pagato completamente."

L'uomo rispose: "Non vorrai davvero comprare questo cagnolino, ragazzo. Non sarà mai in grado di correre, di saltare e di giocare come gli altri cagnolini!"

Allora il bambino si piegò ed estrasse dai pantaloncini la sua gamba sinistra, malformata e imprigionata in un pesante apparecchio metallico. Guardò di nuovo l'uomo e gli disse: "Questo non importa: anch'io non posso correre e il cagnolino avrà bisogno di qualcuno che lo capisca."

L'uomo si stava mordendo le labbra e i suoi occhi si riempivano di lacrime... sorrise e disse: "Ragazzo, io mi auguro e lo spero davvero che ciascuno di questi cuccioli trovi un padrone come te."

 

Dio ti ama. Gli interessi personalmente, continuamente, appassionatamente, prova la tua gioia in te. Gli sei necessario, il tuo cuore lo rallegra, la tua indifferenza lo stupisce, la tua amarezza lo strazia. Vuole con te una relazione continua. Se non credi a questo, se non ti senti sollevato da questa certezza significa che non hai capito che Dio è Padre.

(Louis Evely)

 

"Duc in altum"="prendi il largo".

 

L'uso migliore della vita è di spenderla per qualcosa che duri più della vita stessa.

(William James)

 

ACCOGLIENZA: del Signore nell’altro.

Lc 14,12 - “Quando offri un pranzo o una cena ....invita poveri, storpi....”

Insegnami, Signore, la virtù, anzi l’atteggiamento interiore e costante dell’accoglienza: se io che sono come sono come potrò non accogliere gli altri che sono come sono?

Tu presenti la parabola dell’invito a pranzo per svelarci i tesori dell’accoglienza. L’accoglienza a tutti, soprattutto ai non accolti.

in ginocchio

La prima cosa che posso fare per l’Altro non è quella di aiutarlo, e neppure quella di ascoltarlo, e neppure quella di accoglierlo, e neppure quella di volergli bene: il primo atteggiamento di fede davanti all’altro e quello di inginocchiarsi davanti a lui, riconoscendolo immagine di Dio, abitato Dalla Sua presenza! Il primo gesto davanti all’Altro è quello di mettermi in ginocchio. E perfino davanti a me stesso.

Mi sento abituato a venerare l’Altro? E a venerare me stesso?

il primo pensiero

Per l’Altro posso fare sempre, assolutamente sempre qualcosa. Posso infatti sempre pregare per lui. Non è una fuga. E’ una certezza! La possibilità di pregare per l’Altro è il primo pensiero che mi viene in cuore quando decido di rapportami con lui, quando mi rendo disponibile ad aiutarlo?

“simpatia” non perché

Ogni Altro domanda di essere incontrato con “simpatia” non perché è così o così, ma perché appunto è un Altro, è una Persona, è un Fratello/ Sorella, è un Figlio di Dio. E’ troppo importante decidere che le nostre simpatie non sono “di pelle” ma “di cuore” cioè “di fede”. Allora verifico nel mio cuore: ho deciso di voler provare una istantanea simpatia per ogni altro nel momento di ogni incontro con lui? Poi se dovrò soffrirne, vedremo. Ma di primo acchito, decido per la simpatia, cioè per l’Amore, per l’accoglienza.

Come giudicano gli altri vicino a me la mia capacità di “simpatia a prima vista?” Sono uno che è facile, piacevole incontrarlo/la perché si intuisce un rapporto di voluta simpatia immediata oppure mi si evita volentieri?

non potrete mai

l’altro non è mai un NEMICO. Ogni incontro è fatto per incontrare un fratello anche nel cuore della persona che viene per aggredirmi. L’Altro è una persona. Lui potrà sentirsi nemico ma io lo incontrerò sempre come Persona. L’Altro può farmi di tutto ma mai potrà costringermi a considerarlo un nemico anche quando lui si sentisse tale. Ricordiamo la famosa sfida di Martin Luther King: “potrete perseguitarci.... potrete segregarci.... potrete violentare le nostre spose sotto i nostri occhi.... ma non potrete mai costringerci ad odiarvi!”.

mi incuriosisce

L’Altro mi incuriosisce sempre. E’ sempre un mondo nuovo l’Altro. Anche quando lo conosco benissimo io posso vederlo sempre con occhi nuovi. E quando non lo conosco, lui non è una insidia alle mie sicurezze ma sempre un mondo da scoprire. L’Altro è del colore dei miei occhi.

E se l’Altro non mi incuriosisce allora io sono vecchio, anzi, finito!

responsabile

L’Altro è qualcuno di cui io mi sento responsabile. Lui non lo sa ma il Signore, facendomelo incontrare, in qualche modo, in qualche misura, me lo affida. “Dov’è Caino, tuo fratello?” L’Altro è uno del quale anche io sono in qualche modo, in qualche misura, sotto qualche profilo responsabile. Sono soprattutto responsabile della sua salvezza eterna. Mi lascio affascinare e sgomentare da questa prospettiva?

 

ACCOGLIENZA: dell’altro mandato da Dio.

At 18,27 - “I fratelli scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza”.

postino di Dio

L’Altro è fonte di gioia, non per quello che mi porta, ma perché me lo manda il Signore! Quand’anche mi portasse una croce, è comunque un dono del Signore. Ecco perché ogni Altro, ogni Prossimo diventa fonte di gioia:

perché lo accolgo come “postino di Dio”! Sto attento a non lasciar cadere per terra il telegramma che lui, magari inconsapevole, porta in mano.

discepolato

L’Altro è sempre Maestro della mia vita: infatti attraverso di lui il Signore mi dice sempre qualcosa di nuovo e di utile per la mia vita. Vorrei poter fare la storia di quello che ho imparato da ciascuna delle persone che ho incontrato. Chi non impara niente è peggio di un alunno che non vuole studiare. L’alunno non impara la matematica, chi non impara dall’altro non impara a vivere vivo! Mi rendo sempre e sùbito attento al discepolato dell’altro? Quali sono le persone dalle quali ho imparato di più nella vita? Come ho manifestato ad esse la mia riconoscenza?

Come ringrazio chi mi “scortica” la pelle dell’anima per rinnovarla ed abbellirla sempre di più? Come posso rendere sicuro l’Altro che il suo incontro mi trova sempre disposto a “imparare”, a raccogliere i segnali che lui mi può mandare per aiutarmi a crescere?

mai di sua iniziativa

L’Altro non viene mai di sua iniziativa. Anche se lui pensa di aver pensato di incontrarmi è da più lontano che viene l’iniziativa di questo incontro. E’ il Signore che me lo manda. E allora lo accolgo ricordando chi me lo ha mandato anche se lui non sa Chi lo ha mandato!

di chi riceve

Perciò l’Altro mi arricchisce sempre. Credo per fede che l’Altro mi viene incontro e il Signore sta per servirsi di lui per cambiare e maturare la mia vita. Mi rapporto con l’Altro in atteggiamento di chi riceve anche da colui che viene per domandarmi?

Come alimento nel mio cuore e sulle mie labbra il sentimento di riconoscenza, sempre per chi incontro?

rivelazione!

L’Altro mi rivela a me stesso. Se so guardare con occhi limpidi l’Altro diventa uno specchio per la mia coscienza: è proprio nel suo incontro che io mi rendo conto di chi sono. Dal come lo accolgo io mi rendo conto di chi sono. Proprio accogliendo un Altro, proprio confrontandomi con lui ecco che prendo coscienza di chi sono. Poverino chi pensa di conoscere già abbastanza se stesso. Poverino il tranquillo di se stesso. Poverino chi appositamente non vuol imparare più nulla di sé. Cosi l’Altro mi diventa RIVELAZIONE!

frustrato.

L’Altro può crescere se io l’aiuto a crescere. Se lui cresce io stesso ne resto cresciuto, maturato, cambiato. Anche dalla sua crescita dipende la mia crescita. Un po' come la crescita di un genitore dipende dalla “riuscita” del figlio. E se l’Altro non vuol crescere il mio desiderio e il mio impegno mi fa crescere ugualmente, davanti agli occhi del Signore! Lui potrà scrivere diritto anche sulle righe storte della mia vita. Non ho mai ragioni per sentirmi frustrato.

 

ACCOGLIENZA: l’accolto salva chi l’accoglie

Eb 13,2 - “Hanno accolto degli angeli senza saperlo!”

adesso o un giorno

L’Altro è uno con il quale sono chiamato a desiderare sempre di poter adesso o un giorno pregare insieme perché proprio nel momento della preghiera comune sperimento una comunione e una intimità che non proverei altrimenti. Talvolta risulta impossibile, magari per anni, o per sempre: anche allora non spegnerò quel desiderio che diventa sofferenza feconda per l’Altro che amo, e per me che lo amo!

mi discute

L’Altro mi discute. Il suo comportamento e la sua stessa persona mi mettono in crisi di conversione, mi verificano, rivelano le mie debolezze, smuovono le acque stagnanti della mia vita, delle mie pigrizie, mi scampano dalla mia “santa” cioè diabolica pace! L’Altro è fonte di insicurezza. L’Altro mi cambia le carte in tavola. L’Altro scombina gli equilibri e le paralisi della mia vita. Ecco perché tante famiglie sono chiuse come gabbie dorate: per paura di accorgersi della differenza fra tranquillità e felicità! Così l’Altro mi converte! L’Altro diventa il provvidenziale cilicio della mia povera vita!

discernimento

L’Altro è un progetto, un sogno del Signore. Ma lui spesso non lo conosce. Anzi, spesso neppure lo cerca. Allora l’Altro è uno per il quale devo domandare io quale sia il sogno di Dio per lui, per potermi muovere non secondo la mia testa ma secondo il cuore di Gesù. Così l’Altro diventa domanda di discernimento per me! E domandando luce per l’Altro imparo a domandare luce per me stesso. Direttamente al Signore, e ai fratelli che stimo. Il numero dei fratelli/ sorelle ai quali posso domandare luce per la vita di un Altro e per la mia vita sono la misura della mia compagnia o della mia solitudine nella mia vita!

da liberare

L’Altro è un po' sempre Uno da liberare. Ciascuno di noi vive le sue paralisi, i suoi blocchi, le sue paure. Ma la vicinanza di una persona accogliente, la presenza di un cuore caldo e sereno, ecco che scioglie come ghiaccio al sole le nostre chiusure, i suoi strangolamenti, le sue paralisi. Io voglio essere per chi incontro sempre meno uno che blocca, uno davanti al quale devo assumere una maschera per essere accettato. Voglio diventare uno la cui presenza libera nell’Altro tutte le potenzialità di bene e di bellezza che teneva racchiuse in cuore. Voglio che la mia accoglienza gli faccia trovare il coraggio di liberare e fiorire tutti i semi buoni che il Signore ha seminato nella terra buona del suo cuore!

novità: controllo e misura

L’Altro è sempre nuovo, anche se la sua vita è sempre uguale, perché il Signore gli rivolge sempre parole nuove alla sua vita, anche se lui è sordo. Così io pure avrò verso di lui occhi sempre nuovi al punto che io saprò leggere in lui quelle novità che neppure lui stesso scopre. La scoperta delle novità nell’altro diventa così allora controllo e misura della vivezza del mio sguardo spirituale. L’altro è perenne meraviglia! Anche e soprattutto in famiglia! Che incanto vivere accanto a chi ogni mattina si stupisce di incontrarmi!

insofferenza,insofferenza

L’Altro chiude spesso il suo cuore al Signore e forse anche a me. Allora io trasformo l’in-sofferenza spontanea per le sue chiusure in sofferenza perché lui chiude il cuore al Signore, al suo prossimo, alla sua crescita. Se l’Altro mi desse uno schiaffo io non saprò soffrire perché mi ha dato uno schiaffo ma soffrirò perché lui a dato uno schiaffo a qualcuno, e perciò al Signore. L’Altro diventa allora sofferenza per me. La misura della mia sofferenza per lui diventa la misura della mia passione apostolica. La misura invece della mia non sofferenza al male che uno mi fa a me, unita alla sofferenza per il fatto che lui faccia del male a qualcuno io o altri non importa, diventa la misura di quanto per me Dio sta prima dell’io!

l’accoglienza via alla gioia!

Ogni Altro accolto nel mio cuore, nel mio orologio, nel mio portafoglio, nella mia casa, alla mia mensa, dilata il mio cuore. Più il cuore è grande, più è ricco, più c’è posto per la gioia e la fantasia!

Così anche per noi, come per Maria l’accoglienza diventa la via alla gioia!

 

AMORE: accorgersi dell'altro.

Lc 10,33: Un Samaritano, che era in viaggio lo vide e gli si fece vicino.

Grazie Signore, per questo scomunicato, che si accorge di chi incontra e gli regala la sua attenzione. Insegna anche a me, in questo mondo frettoloso, distratto, fuggiasco dai bisogni del prossimo, a cercare la mia gioia proprio nell'accorgermi dell'altro in difficoltà, a regalargli la mia attenzione.

Ma perché dovrei farmi attento in questo mondo di distratti e fuggiaschi!

Perché dovrei farmi attento agli altri quando ho l'impressione che gli altri si facciano così raramente davvero attenti a me, alle mie ferite più profonde e perciò più nascoste?

Forse potrei partire dalla domanda egoistica: "E se un giorno dovesse capitare a me di trovarmi a terra, come questa vittima dei briganti, non aspetterei forse con ansia chi osasse fermarsi?" E allora perché non farlo io quando mi trovo dall'altra parte della barricata che divide i distratti dai colpiti?

Forse sento dentro che io stesso non sarei capace di ridere ricordandomi che tu piangi. Per questo la gente cosiddetta normale vive dietro a 1000 paraventi!

E mi hai messo in petto un cuore che non sa darsi pace se si ricorda di essersi girato dall'altra parte, se ha spento la TV davanti a quel servizio così diverso dalle ballerine di sempre, esclamando: "ma intanto io non ci posso fare niente. Così va il mondo! Lascialo andare!". Per questo tanta gente cosiddetta comune trapianta un sasso al posto del cuore!

Forse mi sento davvero più vivo quando mi lascio trafiggere e coinvolgere dai guai dell'altro. Mi si complica la vita. Ma vivo anziché sonnecchiante come tanta gente cosiddetta comune.

Forse sento che la riconoscenza del malcapitato vale più del tempo che perdo accorgendomi di lui. Ma se anche lui non mi ringraziasse il Tuo grazie, Signore, riscalda il mio cuore infreddolito!

Ma quando "non ci posso fare niente" mi ricordo che qualcuno che non poteva fare niente per me mi ha regalato qualcosa che valeva più della soluzione dei miei problemi: mi aveva regalato la sua attenzione, la sua vicinanza. E allora è un'altro vivere quando vivi la stessa croce, ma sei liberato dal peso della solitudine!

E se il mondo gira sempre allo stesso modo, nonostante il mio scendere a cavallo per accorgermi di te, io sento che la mia giornata valeva la pena di essere vissuta perché ho tentato quella sera, di lasciare il mondo un po' più bello di come era al mattino.

Era soltanto una goccia dell'oceano quel mio gesto di attenzione ma era almeno quella goccia che innaffiava il fiore della gioia nel mio cuore!

E mi sono accorto che il mio cuore diventava sempre più grande ogni volta che lo aprivo sul fratello ferito! Ero contento ogni volta che mi fermavo scendendo da cavallo più di quando gli affondavo gli speroni nella pancia per farlo passare avanti, girandomi dall'altra parte.

Dammi, Signore, luce e forza per fermarmi accanto allo sfortunato ricordandomi che Tu mi hai detto di farlo. E allora di Te mi fido. Ricordandomi altresì che tu mi hai detto che in lui trovo Te. E' lì che tu mi dai appuntamento. Non vorrei mancare mai!

 

AMORE: a fondo perso.

Rom. 8,36: per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno.

Fin da piccoli ci hanno sempre impressionato i racconti dei Missionari che descrivevano la partenza dei primi loro compagni per l'Africa, ai tempi in cui le difficoltà e le malattie li candidavano a vita breve e morte certa.

Sono queste le "cose" che convincono di te Signore, più di tanti discorsi. E convincono ancora di più a confronto, purtroppo, dei "martiri" dell'Islam che si immolano per distruggere anziché per costruire.

Incantami, Signore, davanti a questi giovani che non temevano di varcare i mari ed esporre la vita per conquistarti le anime: metti anche nel mio cuore il desiderio di rimetterci con gioia un po' di tempo e un po' di denaro per annunziare il tuo Vangelo a chi pensa che la poltrona davanti alla TV sia il momento più felice della giornata.

Incantami, Signore, davanti a questi giovani che, in un mondo di passioni grette, piccine, individuali, sanno albergare in cuore passioni universali: non lasciarmi mai andare ad esclamazioni di sterile sdegno davanti ai disastri comodamente contemplati al telegiornale, tormentandomi invece il cervello per capire cosa posso fare stasera per la vecchietta di sopra o per la mia parrocchia, visto che non sono stato privilegiato con una vocazione "speciale" come questi ragazzi, "bruciati" per l'Africa.

Incantami, Signore, davanti a questi giovani che sono partiti senza la certezza di "mettere le braghe al mondo", non solo, ma senza neppure la sicura speranza di arrivare a battezzare un Africano: si sono immolati solo per rendere gloria al tuo Nome!

Dona anche a me, Signore, la gioia di lasciarmi consumare per un sia pur piccolo ma vero ideale, anche quando non intravedo la possibilità di raccogliere un pur piccolo ma reale risultato: dammi la gioia di consumarmi per amore, anche per la sola gioia di consumarmi "inutilmente" per amore.

Incantami, Signore, di questi ragazzi che hanno scelto l'Amicizia solidale di altri ragazzi come loro, e del loro fondatore, per trovare la forza di consegnarsi per Amore. Insegna anche a me a scegliere i miei Amici tra coloro che sanno incoraggiare la mia generosità più "insensata".

Voglio vivere da forestiero e sovversivo in questo mondo.

Incantami delle persone che fioriscono gesti di bontà come la pianta fiorisce i suoi fiori senza attenderne quei frutti che poi arrivano, proprio per questo, più abbondanti.

Insegnami a nulla esigere per la mia obbedienza alla tua Parola, neppure la stima della gente, neppure la mia stessa gratificazione personale nascosta.

Sia tu benedetto per avermi inventato chiamandomi a costruire nella giustizia un mondo più umano, per infondere coraggio ai disperati, per intessere comunione fra la gente, per suggerire la tua Parola ai cuori di quanti cercano un senso ai propri giorni. Grazie, e basta!

Donaci, Signore, un impegno disinteressato, gratuito! Liberaci dal desiderio morboso di veder conosciuto e riconosciuto il nostro impegno. Liberaci dal compiacimento di noi stessi quando ci sentiamo non solo utili ma indispensabili. Scampaci dalla sventura di gioire per il limite degli altri che rende necessaria la nostra persona.

Scampaci dall'antipatia e dalla solitudine che circondano chi è convinto di essere, nel suo piccolo, veramente qualcuno e passa la vita ad attendere sofferente di vederselo riconosciuto.

 

Il topogogno è una rara specie animale che vive e si sviluppa a Pavia e a Piacenza.

A Pavia, in particolare, tali simpatici animaletti si annidano nei dintorni di via ferrini, e nelle viuzze che la incrociano.

Il topogogno è un mammifero raro e particolare, infatti esiste solo nel genere femminile; rimane tuttora ignoto agli studiosi come possa perciò sopravvivere.

nonostante tale mistero, esso prospera felice nelle sue tane stranamente somiglianti alle abitazioni umane, ingerendo i più svariati e curiosi cibi dolci, salati e di ogni tipo mischiati insieme.

il topogogno, infine, e' un animale semisociale a tratti, avendo le sue particolari preferenze in termini di amicizie e rapporti, tra i quali predilige gli esseri umani, specie di sesso maschile.

una specie nuova, insomma, che necessiterà ancora anni e anni di studio. gli scienziati non demordono!

 

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Someday we'll die. Someday we couldn't fight, and someday we won't win. But it's not today. Today we'll fight as good as it's possible. And today we'll win.

(Aragorn, The Lord of the Rings)

Vedo nei vostri occhi la stessa paura che potrebbe afferare il mio cuore, magari un giorno il coraggio degli uomini cederà, e abbandoneremo i nostri amaci e spezzeremo ogni legame di fratellanza... ma non sarà oggi… OGGI NOI COMBATTIAMO!!!

(Aragorn, davanti ai Neri Cancelli di Mordor)

Verra' un giorno in cui tutto questo verra' meno

ma quel giorno non e' oggi

oggi noi COMBATTIAMO!

(apocrifo)

 

PERCHÉ MAI NON SI AMA LA SOLITUDINE?

LETTERA:

Ho 18 anni e amo la solitudine. Per me, star solo non è un problema. Tutt'altro. Il mio problema, invece, è la gente che mi dice che ho un problema perché non esco come gli altri tutti i fine settimana, preferendo passare lunghi periodi in silenzio a leggere o meditare. Un giorno è venuto a trovarmi un amico e si è meravigliato di non sentire la musica; preoccupato, ha voluto prestarmi una pila di CD. Aveva compassione di me e del silenzio in cui ero immerso. È davvero comico! Anche i miei genitori si sono allarmati: temevano che coltivassi idee tenebrose, o diventassi un egoista chiuso e solitario. Ma credo che ora abbiano capito. Ho degli ottimi amici in compagnia dei quali non mi annoio mai. A volte, restiamo molto tempo senza vederci, ma quando ci si ritrova è una gran festa, come se ci si vedesse per la prima volta. Inoltre, pratico il basket per mio piacere, non per gareggiare. Insomma, non credo di essere un egoista: amo la compagnia, rendo dei servizi e non mi piace vivere da eremita, come fanno alcuni. Prendo atto che c'è della gente che ha sempre una gran voglia di parlare, che non si ferma mai, che è sempre in agitazione. Costoro mi compatiscono. Ma in realtà sono io a compatirli. Mi domando: perché mai hanno paura della solitudine, perché temono il silenzio? Io non ho bisogno di una quota elevata di "comunicazione", lo riconosco, ma voglio che i miei incontri siano intensi e costruttivi.

RISPOSTA

In effetti, la nostra società fa di tutto per impedire all'essere umano di ritrovarsi da solo con se stesso. E' raro, rarissimo che si insegni ai ragazzetti e ai giovani ad apprezzare la solitudine e provare a star soli. Al contrario, si ha l'impressione che tutta l'educazione, in famiglia o a scuola, miri a non lasciar mai spazio al silenzio: si insegna anzi si obbliga a comunicare, a integrarsi. due parole d'ordine un po' tiranniche della società contemporanea. Genitori e insegnanti si allarmano se il fanciullo sta da solo, se preferisce la compagnia dei libri, degli alberi o degli animali a quella degli uomini. Il tempo dedicato alla solitudine, tempo benedetto dove si può esplorare il proprio giardino interiore, non ha l'approvazione degli adulti, i quali si sentono più tranquilli se il fanciullo fa parte di un gruppo o di una banda.

Eppure, senza questo apprendistato della solitudine, un individuo rischia di essere disarcionato come il cavaliere dal suo cavallo, e di perdere la capacità di sopportazione e/o reazione di fronte a certi avvenimenti della vita come rotture sentimentali, lutti, perdita del lavoro o, più prosaicamente, l'abbandono dell'attività a causa della messa in pensione. Gli si è fatto credere che senza gli altri è nessuno, che da solo non combina niente. Non ha mai imparato a contare su se stesso, a conoscersi, ad aver fiducia delle proprie possibilità.

La solitudine è il prezzo da pagare per essere liberi, ed è anche la ricompensa della libertà. Dissuadere dalla solitudine è in pratica impedire di prendere coscienza di se stessi, ostacolare la crescita, intralciare attività geniali. Il segno della libertà e della maturità èquando un individuo si sente attore e responsabile della propria esistenza, quando non chiede agli altri di renderlo felice, quando non accusa sistematicamente gli altri delle proprie debolezze e insufficienze, cosa che si constata, ahimè, troppo sovente. Certamente, ci sono forme di solitudine dolorosa, soprattutto quando la solitudine non è voluta, scelta, ma imposta, subita e quando non ci si sente compresi, accettati, amati, o ci si sente inutili. E' anche vero che ci si può ritrovare soli per timidezza, per ripiegamento, per rassegnazione. Ed è vero che gli amici non cadono dal cielo, occorre trovarseli, conquistarseli. Ma non è l'amore per la solitudine che allontana e cancella gli altri, è l'egocentrismo acuto.

Io dunque parlo della solitudine che insegna ad amare, che permette lo sbocciare e il durare dell'amore. Chi ama la solitudine non è necessariamente un individuo privo di tenerezza, di calore, di passione. Anche nella coppia bisogna lasciare un po' di spazio al silenzio, un posto intimo riservato solo a sé, una zona/solitudine. Essa è come un respiro. Ed è feconda. Tutte le correnti di pensiero valorizzano il silenzio e la solitudine come fonti di ispirazione, sorgenti di idee, strumenti di creatività, condizioni indispensabili per la creazione artistica. Se l'incontro con gli altri è indispensabile, l'incontro con se stessi è altrettanto necessario. Il tempo della solitudine è un'occasione per riflettere sul modo di vivere le nostre relazioni umane e di vegliare sulla loro qualità. Colui che vive l'inevitabile solitudine con serenità scopre nel medesimo tempo la sua capacità di andare serenamente verso gli altri.

 

Un giorno un discepolo si macchiò di una grave colpa.

Tutti s’aspettavano che il maestro lo punisse in modo esemplare.

Ma passò un anno e il maestro non diede segno di reazione.

Allora, un altro discepolo protestò: “Non si può ignorare ciò che è accaduto: dopo tutto Dio ci ha dato gli occhi!”.

Il maestro gli replicò: “È vero, ma ci ha dato anche le palpebre”.

(Apologo indiano)

 

Chiesi a quegli uomini: "Che cosa portate avvolto in quel lenzuolo, fratelli?"

E loro risposero: "Portiamo un cadavere, fratello".

Chiesi ancora: "Lo uccisero o morì di morte naturale?"

"Ciò che chiedi è di difficile risposta, fratello. Tuttavia, sembra essere un assassinio".

Chiesi: "E come fu assassinato, di spada o d'arma da fuoco, fratelli?".

"Non fu coltello, né arma da fuoco; è stato un crimine molto più perfetto.

Un crimine che non lascia nessuna traccia".

"Allora, come l'hanno ucciso?", insistei.

E loro risposero con calma: "Quest'uomo, lo ha ucciso la fame, fratello".

 

Una persona umile possiede, necessariamente, il senso dell'umorismo.

Chi non sa sorridere è troppo ingombrato dal proprio io.

(Alessandro Pronzato)

 

Non vi turbate al pensiero di come farete. E' sufficiente che l'abbiate detto al buon Dio.

Egli ha buona memoria.

(Beata Jeanne Jugan, fondatrice della congregazione delle Piccole Sorelle dei Poveri)

 

Ci sono quelli che danno poco del molto che hanno e lo danno per ottenere riconoscenza, ma questo segreto desiderio guasta i loro doni.

Ci sono quelli che hanno poco e danno molto e sono proprio quelli che credono nella vita e nella generosità della vita. E il loro scrigno non è mai vuoto.

Ci sono quelli che danno con gioia. E questa gioia è la loro ricompensa.

i sono quelli che danno con dolore. E questo dolore è il loro battesimo.

È bene dare quando si è richiesti, ma è meglio dare quando, pur non essendo richiesti,si comprendono i bisogni degli altri. Tutto quello che hai, un giorno sarà dato via; perciò, dà adesso, così la stagione del dare sia la tua, non quella dei tuoi eredi.

(G. Kablil Gibran)

 

Di solito coloro che perdonano troppo a se stessi sono più rigorosi con gli altri.

(San Francesco di Sales)

 

Consolare un amico precipitato nella sventura e nell'insuccesso è facile, ma godere appieno del suo successo e della sua fortuna è difficile, perché il tarlo dell'invidia e dell'egoismo è più forte di ogni altra energia spirituale.

(Oscar Wilde)

 

Il Creatore, che è libero, potrebbe vedere se stesso solo in ciò che è libero.

Se il creatore vuole creare la propria immagine, deve crearla nella libertà.

Che Dio crei nell'uomo la propria immagine sulla terra, significa che l'uomo somiglia al Creatore nell'essere libero.

(D. Bonhoeffer)

 

Persino la più piccola pozza riflette il cielo.

 

Da tutti i tatticismi, dai compromessi, dalle eccessive distinzioni che rischiano di spazzare via la verità, liberaci, o Signore!

 

Gesù redentore dell'uomo,

ferma la mano di chi lancia sassate

verso il prossimo più vicino

per estorcere consensi

e false sicurezze.

Spesso ci facciamo giudici degli altri

per un inconscio desiderio di

perbenismo,

così i fardelli, appioppati agli altri,

ci esonerano dal toccarli con un dito.

Possa la tua infinita grazia,

o Signore, farsi redenzione

dello squallido fariseismo,

affinché tu possa scrivere

nelle nostre coscienze

tutta la verità e la carità

che ci porta

ad amare in ogni luogo,

tutta la gente.

Amen.

(don D. Zanella)

 

Solo quando avremo taciuto

Solo quando avremo taciuto noi,Dio potrà parlare.

Comunicherà a noi solo sulle sabbie del deserto.

Nel silenzio maturano le grandi cose della vita:

la conversione, l'amore, il sacrificio.

Quando il sole si eclissa pure per noi, e il Cielo non risponde al nostro

grido, e la terra rimbomba cava sotto i passi,

e la paura dell'abbandono rischia di farci disperare, rimanici accanto.

In quel momento, rompi pure il silenzio: per dirci parole d'amore!

E sentiremo i brividi della Pasqua

(don Tonino Bello)

 

Se Gesù risorge nel tuo cuore,

non hai più nulla da temere.

Sarà Lui la tua forza

e la tua difesa.

Sarà Lui il tuo sostegno

e la roccia di salvezza.

Fidati di Lui e non temere

alcun male.

Egli, il Buon Pastore

ti porterà tra le sue braccia.

 

Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione
prenderei proprio quel catino colmo d'acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente
e ad ogni piede cingermi dell'asciugatoio
e curvarmi giù in basso,
non alzando mai la testa oltre il polpaccio
per non distinguere i nemici dagli amici
e lavare i piedi del vagabondo, dell'ateo, del drogato,
del carcerato, dell'omicida, di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui non prego mai,
in silenzio,
finché tutti abbiano capito nel mio
il tuo Amore.

(Madeleine Delbrel)

 

Coraggio, gente!
La Pasqua ci dice
che la nostra storia ha un senso,
e non è un mazzo di inutili sussulti.
Che quelli che stiamo percorrendo
non sono sentieri ininterrotti.
Che la nostra esistenza personale
non è sospesa nel vuoto
né consiste in uno spettacolo senza rete.
Precipitiamo in Dio.
In lui viviamo,
ci muoviamo ed esistiamo.
Coraggio, gente!
La Pasqua vi prosciughi
i ristagni di disperazione
sedimentati nel cuore.
E, insieme al coraggio di esistere,
vi ridia la voglia di camminare
(Don Tonino Bello)

 

Andate presto, andate a dire.
Voi che l'avete intuito per grazia
correte su tutte le piazze
a svelare il grande segreto di Dio.
Andate a dire che la notte è passata.
Andate a dire che per tutto c'è un senso.
Andate a dire che l'inverno è fecondo.
Andate a dire che il sangue è un lavacro.
Andate a dire che il pianto è rugiada.
Andate a dire che ogni stilla è una stella.
Andate a dire: le piaghe risanano.
Andate a dire: per aspera ad astra.
Andate a dire: per crucem ad lucem.
Voi, che lo avete intuito per grazia,
correte di porta in porta
a svelare il grande segreto di Dio.
Andate a dire che il deserto fiorisce.
Andate a dire che l'Amore ha ormai vinto.
Andate a dire che la gioia non è sogno.
Andate a dire che la festa è già pronta.
Andate a dire che il bello è anche vero.
Andate a dire che è a portata di mano.
Andate a dire che è qui, Pasqua nostra.
Andate a dire che la storia ha uno sbocco.
Andate a dire: liberate, lottate.
Andate a dire che ogni impegno è un culto.
Voi, che lo avete intuito per grazia,
correte, correte per tutta la terra
a svelare il grande segreto di Dio.
Andate a dire che ogni croce è un trono.
Andate a dire che ogni tomba è una culla.
Andate a dire che il dolore è salvezza.
Andate a dire che il povero è in testa.
Andate a dire che il mondo ha un futuro.
Andate a dire che il cosmo è un tempio.
Andate a dire che ogni bimbo sorride.
Andate a dire che è possibile l'uomo.
Andate a dire, voi tribolati.
Andate a dire, voi torturati.
Andate a dire, voi ammalati.
Andate a dire, voi perseguitati.
Andate a dire, voi prostrati.
Andate a dire, voi disperati.
Andate a dire, comunque sofferenti.
Andate a dire, offerenti-sorridenti.
Andate a dire su tutte le piazze.
Andate a dire di porta in porta.
Andate a dire in fondo alle strade.
Andate a dire per tutta la terra.
Andate a dire gridandolo agli astri.
Andate a dire che la gioia ha un volto.
Proprio quello sfigurato dalla morte.
Proprio quello trasfigurato nella Pasqua.
Oggi, proprio ora, qui andate a dire.
Andate a dire.
Ed è subito pace.
Perché è subito Pasqua.
(Don Bosco)

 

Credere è un atto d'amore e non una semplice affermazione intellettuale.

(Abbé Pierre)

 

Vivi come desidererai di aver vissuto quando sarai sul letto di morte.

(Christian Farchtegott Gellert)

 

A Te, Signore, con fiducia ci rivolgiamo! (preghiera per le vocazioni)

Figlio di Dio,

mandato dal Padre agli uomini di tutti i tempi

e di ogni parte della terra!

Ti invochiamo per mezzo di Maria,

Madre tua e Madre nostra:

fa' che nella Chiesa non manchino le vocazioni,

in particolare quelle di speciale dedizione al tuo Regno.

Gesù, unico Salvatore dell'uomo!

Ti preghiamo per i nostri fratelli e sorelle

che hanno risposto "sì" alla tua chiamata

al sacerdozio, alla vita consacrata e alla missione.

Fa' che le loro esistenze si rinnovino di giorno in giorno,

e diventino Vangelo vivente.

Signore misericordioso e santo,

continua ad inviare nuovi operai

nella messe del tuo Regno!

Aiuta coloro che chiami a seguirti

in questo nostro tempo:

fa' che, contemplando il tuo volto,

rispondano con gioia alla stupenda missione

che affidi loro per il bene del tuo Popolo e di tutti gli uomini.

Tu che sei Dio e vivi e regni

con il Padre e lo Spirito Santo

nei secoli dei secoli. Amen.

 

Nessuno merita le tue lacrime, e chi le merita non ti farà mai piangere

(Gabriel García Márquez)

 

L'ESPERIENZA DI DIO

Sovente l'esperienza mi ha fatto pensare che se Dio non fosse esistito saremmo stati costretti a inventarlo perché senza di Lui e di ciò che Lui rappresenta non riusciamo a vivere e siamo già in difficoltà ai primi vagiti o ai primi passi. Senza la fede in Dio è come se abitassimo in una casa senza tetto o volessimo leggere di notte senza lampada. Ma Dio non occorre inventarlo perché è già inventato ed è così vicino che ne possiamo sentire il respiro quando tacciamo o preghiamo.

Certo esistono problemi di visibilità, ma questi non dipendono da lui, ma dalle nostre complicazioni infinite. Dio è semplice e noi lo abbiamo complicato. E' vicino e noi lo pensiamo lontano.

 E' nel reale e negli avvenimenti e noi lo cerchiamo nei sogni e nelle utopie impossibili.

Il vero segreto per entrare in rapporto con Dio è la piccolezza, la semplicità del cuore, la povertà di spirito: tutte cose che vengono frustrate in noi dall'orgoglio, dalla ricchezza e dalla furbizia.

Gesù lo aveva detto:

"Se non sarete come bambini... non entrerete" (Mt 18, 3)

e non aveva certo voglia di scherzare o di prenderci in giro.

Il vedere o il non vedere Dio dipende dal nostro occhio: se è un occhio semplice lo vede,

se è un occhio maligno non lo vede. La mia fortuna fu di nascere in un popolo povero e tra quella meravigliosa gente di campagna impastata di semplicità e piccolezza. Mio padre e mia madre erano piccoli piccoli ed erano fatti apposta per credere e sperare.  Io mi sono trovato con la mia mano nelle loro mani. E tutto fu più facile. Quanto mi sono sentito in pace con loro e come stata serena la mia infanzia! Ero come entrato dentro una grande parabola dove Dio era di casa e io ero con Lui sempre.

 Se per distrazione o superficialità mi dimenticavo qualche volta di Lui, ci pensava il dolore o il mistero a richiamarmene la presenza. Ma soprattutto erano gli avvenimenti a unificare adagio adagio il tutto. Certo che il mistero continuava a circondarmi,

anzi si infittiva sempre più man mano che crescevo e cercavo di capire.

Il mistero!

Quello, il mistero, era come il ventre della mamma che mi conteneva e che mi generava alla vita,

in quella penombra così discreta e dolce delle sue viscere.

Cosa c'è di più vero e di più semplice di un ventre di donna che contiene un figlio?

Ma cosa c'è di più misterioso e incomprensibile se ti metti a ragionare sul come,  sul perché, sul quando?

Sì, il segreto è essere bambini! In lui, nel bambino, c'è una intuizione di base data da Dio stesso.

Dio dà la vita all'uomo, gli dà il pane per sostenerlo e gli dà questa intuizione che è la fede per guidarlo e illuminargli Il cammino.

E la dà a tutti. Tutti!

La dà non soltanto agli ebrei e ai cristiani, ma a tutti, tutti, tutti.

L'ha data a Paolo quando diceva

"In Dio viviamo, ci muoviamo e siamo" (At 17, 28),

 l'ha data a me, duemila anni dopo Paolo, la dà agli uomini che vivono sotto le tende dell'Islam, la dà agli induisti che nascono sulle rive del Gange, o ai buddisti del Nepal e della Cina.

E' Dio il catechista del mondo e il Suo spirito che è l'Amore scavalca ogni frontiera e raggiunge i figli che ha creato e che sono suoi e che non può dimenticare.

Da quando conosco Dio so che Lui non può dimenticarsi di noi e ci fa il catechismo anche se viviamo in una terra lontana dove nessun missionario giungerà mai a parlarci di Lui.

Certo che il catechismo di Dio è semplice, semplice come è Lui ed è fondamentale per vivere da uomini e per realizzarci nella felicità.

Ed è in tutti.

Voi lo conoscete:

- Dio è il vivente ed è buono.

- Dio è il principio e la fine.

- Tutto il creato è segno di Lui creatore, è il Trascendente.

- Le cose reali sono il suo volto e la testimonianza della sua presenza.

- Dio ci parla attraverso gli avvenimenti, e la storia è la risposta alla Sua parola.

- Dio è eterno e noi siamo eterni con Lui.

- L'amore è la pienezza della sua legge.

- La vita va verso la resurrezione, e gli stati di morte sono i passaggi,

 i salti di qualità, la "pressura" per capire la vita.

Più moriamo a noi stessi e più ci liberiamo della morte.

Ma allora dove sta la difficoltà?

Com'è possibile non credere? Com'è possibile non accogliere il dono fatto dal padre che è Dio al suo bambino che è l'uomo? Giovanni stesso dice che ciò è possibile:

"Venne tra i suoi e i suoi non l'hanno accolto" (Gv 1, 11).

Sì, è possibile, è possibile non accogliere Dio ma questo non dipende da Dio, dipende da noi. Per accoglierlo, e non lo ripeteremo mai a sufficienza, bisogna essere bambini e in più poveri.

Difatti Gesù dirà che la buona novella è annunciata ai poveri. Ma qui occorre intenderci: cosa significa essere bambini, essere piccoli? Significa forse essere piagnucolosi e immaturi? E cosa significa essere poveri? Avere i pantaloni stracciati o la casa brutta? Certo che no.  E la Bibbia si impegna in tutto il suo lungo cammino a farci capire il significato di queste due parole così importanti nel rapporto con Dio. Piccolo è l'uomo che non ha sicurezze definitive e cerca nella realtà che lo circonda la sua continua realizzazione. Povero è colui che non trasforma in idoli le cose che possiede e sente nel profondo che nulla riuscirà a saziarlo se non l'Assoluto. Non c'è via di scampo perché il contrario di piccolezza è potere, e il contrario di povertà è ricchezza. Israele non riuscì a capire il Cristo perché era impegolato nel potere e il ricco non seguì Gesù perché idolatrava le sue ricchezze. Qualcuno potrà sorridere davanti a tanta semplificazione esposta sul tremendo problema della fede oggi, circondati come siamo da un'ondata di ateismo che sembra coprire la terra stessa; e d'altra parte qualcuno può rimanere stupito della mia affermazione che la fede in Dio è data a tutti come dono iniziale, come la vita, il pane, il respiro. Non pretendo di convincere: cerco di esporre con semplicità la mia esperienza di Dio.

Ognuno ha il suo cammino.

C'è chi vede Dio come il Creatore. C'è chi lo intuisce come l'Essere.

C'è chi lo definisce l'Architetto del mondo, il Motore Immobile.

C'è chi è arrivato a Lui attraverso la Bellezza, l'Estetica, il Numero, la Logica, l'Eterno, l'Infinito e chi l'ha sentito come l'Altro, il Trascendente. Se io dovessi dirvi come sono giunto a Dio, al termine della mia esistenza terrena, vi direi: per me tutte queste strade elencate mi hanno aiutato e le ho battute ora in un senso, ora in un altro. Ma ciò che più mi ha aiutato, facendomi uscire dal dubbio sistematico,

è stata l'Esperienza di Dio.

Quando qualcuno, specie dopo il mio ritorno dal deserto, mi chiede:

 «Fratel Carlo, tu credi in Dio?»,

 io gli rispondo:

 «Sì, te lo dico nello Spirito Santo, credo».

E se, incuriosito, continua a chiedermi:

«Quali sono i documenti che porti per affermare una così grande verità?»,

 io conchiudo:

«Te ne porto uno solo: credo in Dio perché lo conosco».

Sperimento la sua presenza in me ventiquattro ore su ventiquattro; conosco e amo la sua Parola senza mai metterla in dubbio. Avverto i suoi gusti, il suo modo di parlare, soprattutto la sua volontà. Ma è proprio qui, nel conoscere la sua volontà, che tutto torna difficile. Quando io penso che la sua volontà è il Cristo stesso e il suo modo di vivere è morire d'amore, lo vedo allontanarsi all'infinito da me.

Dio torna lontano, lontano, lontano come inaccessibile. Come faccio a vivere come è vissuto Gesù? Come faccio ad avere il coraggio di soffrire e morire d'amore come il Cristo stesso?

Io così falso, così ingiusto, così avaro, così pauroso, così egoista, così orgoglioso?

Sono chiacchiere le nostre di credere o non credere in Dio!

E' pura speculazione, il più delle volte inutile.

Ciò che conta è amare e noi non sappiamo o non vogliamo amare.

Ora capisco perché Paolo ebbe tanta forza di espressione quando giunse al punto esatto del problema spiegandosi con i Corinzi:

"Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,

 ma non avessi la carità sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.

E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne,

 ma non avessi la carità, sono un nulla" (1 Cor, 13, 1-2).

Ecco dove sta il vero problema: io corro il pericolo di essere un nulla perché non so amare. Non chiedetevi più se credete o non credete in Dio, chiedetevi se amate o non amate.

E se amate, non pensate ad altro, amate. E amate sempre di più fino alla follia, quella vera e che porta alla beatitudine: la follia della Croce, che è cosciente dono di sé e che possiede la più esplosiva forza di liberazione per l'uomo. Che questa follia. d'amore passi attraverso la scoperta della propria povertà, quella vera, quella di non saper amare, è un fatto. Ma è anche un fatto che quando giungiamo a questo limite invalicabile dell'uomo, interviene tutta la potenza creativa di Dio che non solo ci dice:

"Io faccio nuove tutte le cose" (Ap 21, 5),

ma aggiunge:

"Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne" (Ez: 36, 26).

Ed è per questo che quando amiamo sperimentiamo Dio,

conosciamo Dio e il dubbio sparisce come nebbia al sole.

(...) Il nostro camminare sulla terra è già un camminare verso il Cielo.

Guardare un'alba o un fiore è già un guardare Dio. Scoprire una galassia con il telescopio è come avvicinare la tua piccolezza alla Sua grandezza, e il lambire la luce in un prato fiorito è già intravedere il vestito dell'Eterno. Quando mi innamoro di qualcosa o di qualcuno sento il Suo richiamo, e quando sono divorato dall'insaziabilità che mi regala una creatura avverto che solo Dio è l'Assoluto.

No, non è più un segreto voler conoscere Dio nell'esperienza,

 perché tutto il conoscere è esperienza di Lui. Ora ho capito che non esiste altra via, anche se misteriosa, e sovente dolorosa,  e tutti la percorriamo, anche senza volerlo. E' Lui stesso che l'ha tracciata.

Persino il peccato mi conduce sulla Sua strada e forse mi conduce più di ogni altra cosa.

 Difatti fuggendo da Lui ho sentito dolorosamente la Sua mancanza e nel ritorno  ho conosciuto meglio il Suo cuore. E' talmente vera la cosa, da far dire a Santa Teresa:

"Oh potessi peccare senza offendere nessuno,

peccherei perché imparerei meglio a capire il mio Dio".

 Ma questa è una delle tante follie che sa pensare l'Amore quando è autentico. Però è certa una cosa: quando giungi lì non ti fa più paura nemmeno il male.  Hai vinto e sai che Dio vince.

Peccato però che la vittoria non sia ancora definitiva.  Ed è ancora la ragione che torna all'attacco e ti indebolisce nella posizione raggiunta. Sì, lo confesso: ciò che mi ha reso più difficile l'accettazione di Dio come esperienza,  come incontro, è stata proprio la ragione, meglio, la ragione che non ama,

la ragione di chi ragiona troppo, la ragione che non sa accettare il suo limite e che, pur non avendo ancora tutti i dati del conoscere, si permette di dire a ogni nuova scoperta:  ma questa è cosa impossibile!

(...) Stanco di ragionare ho cercato di amare.

Mi sono pensato come bimbo in braccio a Dio come a mia madre. Mi sono addormentato così. Allora mi è venuta incontro la contemplazione.  E la contemplazione è amorosa. E' al di là della meditazione, anche la più alta e la più profonda. E nella contemplazione che ho avuto l'esperienza di Dio. Se nella ragione covava il dubbio, nella contemplazione il dubbio scompariva. Ho sperimentato che Dio si dà a chi si abbandona totalmente. E nel suo darsi e nel tuo darti tu non ragioni più.

 L'amore vero è pazzia, pazzia di Dio, pazzia della creatura.

(...) Fratello, vuoi un consiglio?

Non perdere più tempo nel chiederti se Dio esiste.

Ci pensa il Reale a dirtelo in tutti i modi. Tutto l'esistere te lo ripete.

E se tu non lo vedi, vuoi proprio dire che sei cieco,

e se non lo senti, significa che sei sordo.

Non sforzarti più, e un lavoro inutile. Cerca di toccarlo e tu lo puoi toccare nell'amore.

Ama e tutto diventa logico, facile, vero. Lo puoi toccare direttamente nella notte della contemplazione, quando Lui si svela nella tua passività amorosa.

Lo puoi toccare indirettamente servendo le creature in un servizio autentico e gratuito.

Ma ama.

Il problema di Dio è un problema di comunicazione. E la comunicazione si chiama Spirito Santo.

 Dio lo scopriamo come incontro ma dentro, non fuori di noi. Dentro, non fuori di Lui.

(...) Nella presa di Lui, come comunicazione vitale, avvertivo la relatività di tutte le cose e l'assoluto della nostra partecipazione alla vita divina che è l'eterno amore di Dio. E la ragione, dove si era ficcata?

Lei sempre pronta a far domande indiscrete, dove si era nascosta mentre io contemplavo?

Era in ginocchio, vicino, nella sabbia arida, ridotta finalmente al silenzio;

anch'essa folgorata come lo ero io. Come una bambina.

Piccola come vuole l'amore. E io dicevo estasiato: grazie mio Dio! Grazie.

(...) Sì, fratelli, e concludo.

L'intimità divina è il massimo dell'esperienza che ho potuto fare di Dio.

L'intimità divina è sempre stata la risposta più chiara sulla sua esistenza e sulla sua presenza nella mia vita.

(Carlo Carretto, estratto da "Ho cercato e ho trovato")

 

Il Signore ha sempre una buona ragione.

(R. Cantalamessa)

 

A vivere senza che nessuno ti voglia bene, si diventa cattivi.

(T. Gautier)

 

Un uomo è tanto più rispettabile quanto più sono le cose di cui si vergogna.

(George Bernard Shaw)

 

Un uomo decise di addomesticare due piccioni. Insegnò loro a ritornare, dopo ogni volo,

al luogo di partenza. I due piccioni impararono a ritornare, ma uno dei due arrivava sempre prima dell'altro. L'uomo pensava: «Come mai non tornano insieme? Forse perché uno dei due fa fatica a ritrovare la via di casa...». Pensò di legare i due piccioni insieme dicendosi: «Così riusciranno ad orientarsi, a ritrovare entrambi il cammino più breve e ad arrivare a destinazione contemporaneamente». E così unì la zampina dell'uno a quella dell'altro con una catenella e li fece volare. Siccome però i due piccioni non volavano alla stessa velocità e non mantenevano la stessa distanza; più volavano e più si ostacolavano a vicenda. Ad un certo punto, stremati, caddero dal cielo. Non riuscendo più a volare, ostacolati dal peso e dagli strattoni dell'altro, piombarono a terra e morirono. Se fossero stati liberi di volare, ciascuno secondo la propria inclinazione, avrebbero continuato, chi prima chi poi, a ritrovare la via di casa.

(Racconto cinese)

 

Ti amo, mio Dio,

e il mio unico desiderio è di amarti

fino all'ultimo respiro della mia vita.

Ti amo, o Dio, infinitamente amabile,

e preferisco morire amandoti,

piuttosto che vivere un solo istante senza amarti.

Ti amo, Signore, e l'unica grazia

che ti chiedo, è di amarti eternamente.

Ti amo, mio Dio, e desidero il cielo,

soltanto per avere la felicità

di amarti perfettamente.

Mio Dio, se la mia lingua

non può dire ad ogni istante: ti amo,

voglio che il mio cuore

te lo ripeta ogni volta che respiro.

Ti amo, o mio divino Salvatore,

perché sei stato crocifisso per me,

e mi tieni quaggiù crocifisso con te.

Mio Dio, fammi la grazia

di morire amandoti e sapendo che ti amo.

(Santo Curato d’Ars – 1786-1859)

 

Nella rilettura della legge data dal Signore al suo popolo, il cosiddetto discorso della montagna in Matteo, Gesù riporta all'essenziale la vita della fede, evita ogni scoglio moralista, fugge il rischio dell'esteriorità religiosa. Oggi affronta un tema impegnativo, quello della non-violenza, del paradosso del dono di sé, del gesto eclatante che suscita conversione. Anzitutto una precisazione: quel famoso "porgi l'altra guancia" è stato troppo spesso interpretato come una specie di rassegnazione di fronte alla violenza, come se i cristiani debbano lasciarsi spazzare via dall'iniquità del mondo. Leggete la passione secondo Giovanni, amici: Gesù durante il processo viene schiaffeggiato da una guardia e non solo non porge l'altra guancia ma chiede ragione di quel gesto ingiusto e gratuito. Sì, il credente è chiamato ad essere mite come una colomba ma astuto come un serpente, sa cioè difendere le proprie ragioni, rispetta la propria dignità, offre comprensione e ascolto e le chiede. In certi momenti, però, è la logica del paradosso, dell'eccesso, a rappresentare l'ultima possibilità di intesa e di conversione. Non è forse ciò che farà Gesù stesso accettando di finire in croce? Non affrontiamo la vita con una mentalità mondana, sappiamo leggere dietro le situazioni le ragioni profonde, gli aspetti che altri non vedono. Dietro una vita bruciata c'è sempre la possibilità di un riscatto, dietro un nemico violento c'è sempre un uomo da incontrare. Amiamo i nostri nemici, per essere figli del Dio che fa piovere sopra i giusti e i malvagi! 

(don Paolo Curtaz)

 

Logica stringente e scomoda, verità ineccepibile e che pure dimentichiamo: Gesù ci chiede in cosa si distingue la nostra vita da quella degli altri, dai fratelli che non credono. Amare coloro che ci amano, ascoltare i simpatici o chi ci fa i complimenti è la cosa più semplice e istintiva che possiamo fare. Ma l'atteggiamento del discepolo va oltre: cerca ragioni e dialogo, non mette se al centro, ma l'altro, compatisce le proprie e le altrui debolezze e fragilità; difficile, improponibile se ciò viene vissuto come una specie di eroico sacrificio. Possibile se questo diventa estensione dello stile di vita di Dio in noi. Perciò Gesù ci chiede di imitare il Padre nel suo amare chiunque, nell'aspettare pazientemente che anche il figlio più lontano e ostinato alla fine si converta. Apriamo il cuore alla nuova logica di Dio, oggi, con le persone antipatiche, con chi ci vuole fare le scarpe in ufficio, con dignità e verità sappiamo andare oltre l'istinto, il moto di stizza o di nervosismo; con semplicità e verità vogliamo bene, cioè auguriamo il bene a tutti coloro che incontriamo sul nostro cammino. Un ultimo appunto: per evitare eccessi o che un cristiano si senta in dovere di essere diverso, migliore, perfetto, san Luca riporta le stesse ammonizioni, e corregge Matteo dicendo: "Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro che è nei cieli". La perfezione di Dio non consiste in una specie di asettica e benevola superiorità, ma in un incontro tra la nostra miseria e il suo cuore, la misericordia, appunto, di chi sa guardare alla povertà con comprensione e cordialità.

(don Paolo Curtaz)

 

Signore, insegnaci parole e comportamenti che mai siano motivo dello scandalo in ostacolo all’efficacia delle beatitudini evangeliche. Signore, rendici docili in questo mondo violento, veri testimoni di novità di vita e rendici anche credibili e pieni di dignità nel professare con forza evangelica la verità del mondo e della vita!

 

L'esperienza se non è illuminata dalla riflessione serve solo a contare quante volte commettiamo lo stesso errore.

(G. Vicarelli)

 

Signore, grazie per la tua misericordia che è benefica con me quando mi vedi buono e quando mi vedi malvagio. Rendici misericordiosi, oggi: che la tua perfezione di amore si rifletta, un poco almeno, nell'accoglienza che sapremo dare a tutti i fratelli che oggi incontreremo, Dio benedetto nei secoli!

 

Quando avrai Dio nel cuore, possederai l'Ospite che non ti darà più riposo.

 

Signore, insegnaci a pregare

come pregavi tu.

Tu hai detto:

quando preghi, chiudi la porta,

prega il Padre tuo nel segreto

e non sprecare inutili parole.

Signore, insegnaci a pregare

come pregavi tu.

Molte volte, di notte,

lasciavi tutti,

ti appartavi in luoghi solitari,

rimanevi a lungo, solo con tuo Padre,

e a lui parlavi dei tuoi amici.

Signore, insegnaci a pregare

come pregavi tu.

Tu hai detto:

non chiunque mi dice: “Signore, Signore”

entrerà nel Regno dei cieli,

ma chi fa la volontà del Padre mio.

Signore, insegnaci a pregare

come pregavi tu.

Nella notte del Getzemani,

in quel gran momento della tua offerta

hai chiesto ai tuoi amici di rimanere svegli,

di sostare in preghiera,

per non cedere alla tentazione.

Signore, insegnaci a pregare

come pregavi tu.

Signore, tu hai pregato per tutti noi,

perché ascoltiamo la tua parola,

siamo fedeli ai tuoi insegnamenti,

rimaniamo uniti nel tuo amore.

Signore, insegnaci a pregare

come pregavi tu.

 

Lascia te stesso e troverai me. Non preferire nulla, non attaccarti a nulla e ci guadagnerai sempre.

(Imitazione di Cristo)

 

L'AMORE CRISTIANO NON È SIMPATIA NÉ ATTRAZIONE

Gesù ci ha comandato di amarci scambievolmente. Non ci ha comandato di "piacersi" l'un l'altro. L'amore governa la volontà; il "piacersi" è soltanto questione di sensi e di sensibilità. Se aspettiamo che certe persone ci diventano gradite o attraenti prima di cominciare ad amarle, non cominceremo mai.

(T. Merton)

 

L'albero degli amici

Una bambina era molto affezionata al nonno. Spesso andava a trovarlo e ascoltava la sua voce. Un giorno, sentendosi più sola del solito, gli chiese: «L'amicizia esiste davvero?».

Il vecchio rispose: «Nelle nostre vite esistono persone che ci rendono felici, per il semplice fatto di avere incrociato il nostro cammino. Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco, vedendo molte lune passare, gli altri li vediamo appena tra un passo e l'altro. Tutti li chiamiamo amici e ce ne sono di molti tipi. Gli amici assomigliano alle foglie di un albero.

Le prime foglie sono i nostri genitori, che ci mostrano cos'è la vita.

Poi ci sono i fratelli e le sorelle, con i quali dividiamo il nostro spazio affinché possano fiorire come noi. Il destino, presto, ci porta nuovi amici, che non sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino.

Alcuni di loro li chiamiamo amici del cuore: sono sinceri, sono veri, sanno quando non stiamo bene, sanno cosa ci fa felici. Alle volte uno di questi si installa nella nostra anima e allora lo chiamiamo innamorato. Ci sono anche gli amici di passaggio, talvolta di un giorno o di un'ora: essi collocano un sorriso sul nostro viso per tutto il tempo che stiamo con loro.

Esistono poi gli amici distanti, quelli che stanno sulle punte dei rami e che quando il vento soffia appaiono sempre tra una foglia e l'altra. Poi il tempo passa, l'autunno si avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, altre nasceranno in primavera, altre ancora permangono per molte stagioni.

Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando sempre le nostre radici: sono i ricordi dei momenti meravigliosi di quando incrociarono il nostro cammino. Ogni persona che passa nella nostra vita è unica, sempre lascia un poco di sé e prende un poco di noi. Questa è la prova evidente che due anime non si incontrano per caso».

 

Agnostico è colui che non crede a niente e pretende che gli altri credano a lui.

(Smiles)

 

Chi è sospettoso non avrà mai amici.

 

C'è una verità elementare, la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove.

Infinite cose accadono per aiutarlo, cose che altrimenti mai sarebbero avvenute...

Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, incominciala.

L'audacia ha in sé genio, potere, magia. Incomincia adesso.

(Johann Wolfgang Goethe)

 

La speranza non è fantasticare.

La speranza è conoscere la realtà: è sapere che esistono i ladri, che molti sono disonesti;

è sapere che non sempre i buoni sono buoni e i cattivi cattivi.

Ma la speranza è sapere che se si allarga il bene, tutto questo si annullerà;

e la speranza prevarrà se ognuno smetterà di pensare soltanto al proprio interesse...

(Ernesto Olivero)

 

Sia fatta la tua volontà Signore. Perchè tu conosci la debolezza dl cuore dei tuoi figli

e a ciascuno concedi solo il fardello che puo' sopportare. Che tu comprenda il mio amore,

perchè è l'unica cosa che possiedo realmente, l'unica cosa che potrò portare con me nell'altra vita.

Fa che esso si mantenga coraggioso, puro e sempre vivo,

malgrado gli abissi e le trappole del mondo.

(Paulo Coelho)

 

Abbiamo dimenticato cosa sia guardarsi l'un l'altro, toccarsi, avere una vera vita di relazione, curarsi l'uno dell'altro. Non sorprende se stiamo morendo tutti di solitudine.

(Leo Buscaglia)

 

L'uomo è irragionevole, illogico, egocentrico

NON IMPORTA, AMALO

Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici

NON IMPORTA, FA' IL BENE

Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici

NON IMPORTA, REALIZZALI

Il bene che fai verrà domani dimenticato

NON IMPORTA, FA' IL BENE

L'onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile

NON IMPORTA, SII FRANCO E ONESTO

Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo

NON IMPORTA, COSTRUISCI

Se aiuti la gente, se ne risentirà

NON IMPORTA, AIUTALA

Da' al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci

NON IMPORTA, DA' IL MEGLIO DI TE

(Madre Teresa di Calcutta)

 

Lavoriamo come se dovessimo vivere sempre,

e viviamo come se dovessimo morire in questo giorno.

(Giovanni Bosco)

 

Trascorriamo la vita sperando in un domani diverso che non verrà mai.

Accumuliamo denaro e case nella speranza che un giorno queste ricchezze ci serviranno per vivere meglio, lasciamo passare il tempo con la convinzione che tutto ciò diventi verità.

Ma la verità è nel nostro presente e non ci accorgiamo degli attimi che da soli

valgono un'intera esistenza per il loro significato.

(Romano Battaglia - da Il fiume della vita)

 

Nella solitudine, nella malattia, nella confusione, la semplici conoscenza dell’amicizia rende possibile resistere, anche se l’amico non ha il potere di aiutarci. Basta che esista.

L’amicizia non è sminuita dalla distanza o dal tempo, dalla prigionia o dalla guerra,

dalla sofferenza o dal silenzio. E’ in queste cose che essa mette le radici più profonde,

ed è da queste cose che l’amicizia fiorisce. 

(Pam Brown)

 

Dinanzi al mio amico non devo scusarmi, non devo difendermi,

non devo dimostrare nulla;  vicino a lui trovo la pace.

(Antoine de Saint-Exupèry)

 

- Ti ho disegnato sul palmo delle mie mani – ( Is 49,16 ).

Ogni volta che Dio guarda il palmo della sua mano, io sono là.

In momenti di sofferenza, di solitudine, di umiliazione, di fallimento,

ricorda che sei nelle mani di Dio.

(Madre Teresa di Calcutta)

 

Le esperienze più grandi della mia vita le ho avute quando due vite si intersecavano e

due esseri umani riuscivano a comunicare.

(Leo Buscaglia)

 

Non ti cercheremo nelle altezze, o Signore,

ma in questa crocefissa storia dell'uomo,

dove Tu sei entrato

conficcandovi l'albero della Croce,

per lievitarla verso la terra promessa

con la forza contagiosa

della tua Resurrezione.

Donaci di vivere in solidarietà profonda

col nostro popolo per crescere,

e patire e lottare con esso,

e rendere presente,

dove Tu ci hai posto,

la tua Parola di giudizio e di salvezza.

Liberaci da ogni forma di amore

universale e astratto,

per credere all'umile

e crocifisso amore,

a questa terra,

a questa gente.

(Bruno Forte)

 

Il rimedio migliore per quando si è tristi - replicò Merlino, cominciando ad aspirare e mandar fuori boccate di fumo, - è imparare qualcosa.

E' l'unico che sia sempre efficace. Invecchi e ti tremolano mani e gambe, non dormi alla notte per ascoltare il subbuglio che hai nelle vene, hai nostalgia del tuo unico amore, vedi il mondo che ti circonda devastato da pazzi malvagi, oppure sai che nelle chiaviche mentali di gente ignobile il tuo onore viene calpestato. In tutti questi casi vi è una sola cosa da fare: imparare. Imparare perché la gente parla tanto e che cosa la fa parlare. E' l'unica cosa che la mente non riesca mai ad esaurire, mai ad alienare, mai ad esserne torturata, mai a temere o a diffidare, mai a sognarsi di esserne pentita. Imparare è il rimedio per te.

(Terence H. White, The Once and Future King, C.P.)

 

Il Fuoco

Sei persone, colte dal caso nel buio di una gelida nottata, su un'isola deserta, si ritrovarono ciascuna con un pezzo di legno in mano. Non c'era altra legna nell'isola persa nelle brume del mare del Nord.

Al centro un piccolo fuoco moriva lentamente per mancanza di combustibile. Il freddo si faceva sempre più insopportabile. 

La prima persona era una donna, ma un guizzo della fiamma illuminò il volto di un immigrato dalla pelle scura. La donna se ne accorse. Strinse il pugno intorno al suo pezzo di legno. Perché consumare il suo legno per scaldare uno scansafatiche venuto a rubare pane e lavoro?  L'uomo che stava al suo fianco vide uno che non era del suo partito. Mai e poi mai avrebbe sprecato il suo bel pezzo di legno per un avversario politico. 

La terza persona era vestita malamente e si avvolse ancora di più nel giaccone bisunto, nascondendo il suo pezzo di legno. Il suo vicino era certamente ricco. Perché doveva usare il suo ramo per un ozioso riccone?

Il ricco sedeva pensando ai suoi beni, alle due ville, alle quattro automobili e al sostanzioso conto in banca. Le batterie del suo telefonino erano scariche, doveva conservare il suo pezzo di legno a tutti i costi e non consumarlo per quei pigri e inetti. 

Il volto scuro dell'immigrato era una smorfia di vendetta nella fievole luce del fuoco ormai spento. Stringeva forte il pugno intorno al suo pezzo di legno. Sapeva bene che tutti quei bianchi lo disprezzavano. Non avrebbe mai messo il suo pezzo di legno nelle braci del fuoco. Era arrivato il momento della vendetta.  L'ultimo membro di quel mesto gruppetto era un tipo gretto e diffidente. Non faceva nulla se non per profitto. Dare soltanto a chi dà, era il suo motto preferito. Me lo devono pagare caro questo pezzo di legno, pensava. Li trovarono così, con i pezzi di legno stretti nei pugni, immobili nella morte per assideramento. Non erano morti per il freddo di fuori, erano morti per il freddo di dentro.

(Bruno Ferrero)

 

Insegnami, Signore, a sentire il bisogno di essere perdonato da chi ferisco, in serena umiltà. E perdonato da chi mi ama, senza paura di perdere la sua stima davanti al mio errore.

Perdonato da me stesso quando mi deludo penosamente ai miei stessi occhi. Perdonato dalla mia famiglia, senza dubitare del suo amore quando scopre le mie infedeltà.

Perdonato da chi ho tradito nelle speranze, desideroso di raccogliere il peso della condanna come giusta conseguenza della delusione inflitta.

Perdonato da quelli che non sanno neppure di dovermi perdonare, perché la mia pigrizia, le mie omissioni, li hanno colpiti alle spalle senza che se ne accorgessero.

Insegnami, Signore, a scoprire in ogni incontro un motivo nuovo per sentirmi bisognoso di perdono senza lasciarmi schiacciare dai sensi di colpa.

Perdonami non per il male commesso soltanto, ma soprattutto per quella mia iniziativa mancata, per quella pigrizia, per quel fascino accondisceso delle mie comodità.

Ma insegnami soprattutto a sentirmi sempre bisognoso di venire perdonato da Te: voglio vederti inesorabile nello sguardo e sorridenti le tue labbra.

Tu hai ogni mattina un sogno luminoso di bellezza sulla mia giornata e mi ritrovo ogni sera con una manciata di nebbia, di mediocrità, fra le dita.

Insegnami ad attingere dall’esperienza del tuo perdono quotidiano, dopo la revisione di vita serale, l’entusiasmo per svegliarmi domattina seriamente intenzionato a vivere vivo, intensamente, ogni attimo della giornata.

Insegnami a credere che il tuo perdono non volta semplicemente pagina, dimenticando, ricostruendo la stima, ma ricostruendo invece dal di dentro la persona stessa: davvero, come dice la tua Parola, tu “fai nuove” tutte le cose!

Davvero tu fai nuovo tutto l’uomo, come questo paralitico, ri- creato di dentro, ricostruito e guizzante di fuori. Tu ci salvi interi, corpo e anima, già qui un poco e poi per sempre e del tutto “di là”!

E Tu doni alla tua Chiesa il servizio del perdono, affinché, anche quando io non fossi più capace di credere in me dal di dentro di me, proprio allora io potrei ascoltarti nel sacramento mentre ripeti a me, dal di fuori, nelle labbra della tua Chiesa: “alzati e cammina!”

Insegnami una familiarità fedele, raffinata e periodica, con il sacramento del perdono, ricercato personalmente, ogni volta che scopro il tuo sguardo su di me più deluso e più trepidante del solito!

Insegnami a diventare più amabile, lasciandomi perdonare, dai fratelli e da Te!

Grazie perché del mio peccato hai fatto luogo d’appuntamento per un Amore più grande!

 

Signore! Siamo davvero stanchi! Siamo stanchi, Signore, di questo mondo di cartapesta dove la beffa è nascosta dal sorriso e il Mercato strangolatore finge l’abbraccio del filantropo.

Siamo stanchi di un futuro senza spiraglio di Speranza, né per noi, adulti, sazi e disperati, né per i più tanti degli uomini, giovani e affamati, insidiati dalla nefasta tentazione di diventare come noi!

Siamo stanchi di un mondo dove il crollo dei miti delle speranze collettive sembra lasciare posto solo per l’eterno “dio quattrino” sul “libero mercato” che vende sulle bancarelle la sorte dei popoli al miglior offerente.

Siamo stanchi e delusi perfino delle conquiste della giustizia contro Tangentopoli e “Cosa nostra”: spruzzano il veleno dai foruncoli dei processi ma non sanno come svelenire il sangue della nostra anima!

Siamo stanchi di combattere contro i mulini a vento! Ma siamo stanchi soprattutto di combattere contro noi stessi!

“Figliolo mio” - ti dice il Signore - “non temere: io ho vinto il mondo. E sarò con voi fino alla fine del mondo”! Non ti impongo il giogo di un codice, ma làsciati spuntare le ali dell’Amore: vola senza paura!

Non fare la faccia dell’impegnato: disegnati il volto dell’innamorato! L’Amore vincerà. Anzi, sta già vincendo!"

Grazie, Signore Gesù, per il “ristoro” che già fin d’oggi l’avventura di questa vita evangelica mi regala.

Grazie per la tenerezza vissuta nell’incontro con chi ti cerca insieme con me!

Grazie per la scoperta del Tuo palpito nel cuore di chi amo!

Grazie per il bacio con cui mi sfiori la fronte dell’anima quando prolungo nella preghiera l’attesa di fronte all’invisibile Tuo volto.

Grazie per l’esultanza nell’incontro con lo sguardo luminoso di chi mi guarda dopo averti guardato!

Grazie per l’esaltante promessa di un universale svelamento del mistero del dolore oltre la soglia della tomba!

Grazie perché sperimento fin d’oggi il Tuo “riposo” promesso, perché il Cielo è già fiorito su questa terra, nel cuore di quelli che credono all’Amore!

 

I veri amici amano condividere i momenti preziosi che la vita riserva loro,

come le piccole cose dell'esistenza per cui vale la pena di vivere ogni giorno.

Va' dovunque tu debba andare, e passa parola!

(Sergio Bambarén)

 

Un pensiero per riflettere

C'è sempre la possibilità di vivere in modo diverso.

E' la paura del giudizio degli altri che impedisce  di decidere con la propria testa.

(Sergio Bambarén)

 

Padre, mi abbandono a Te, fa' di me ciò che ti piace. Qualsiasi cosa tu faccia di me, ti ringrazio.

Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me, e in tutte le tue creature:

non desidero nient'altro, mio Dio. Rimetto l'anima mia nelle tua mani, te la dono, mio Dio,

con tutto l'amore del mio cuore, perché ti amo. E per me un'esigenza di amore, il donarmi a Te,

l'affidarmi alle tue mani, senza misura, con infinita fiducia: perché Tu sei mio Padre.

(Charles de Foucauld)

 

Amatevi l'un l'altro, ma non fate dell'amore un'alleanza che vi incateni.

Riempite ciascuno la coppa dell'altro, ma non bevete solo da una stessa coppa.

Mettetevi fianco a fianco, ma non troppo vicini.

Perche' la quercia non si rialza all'ombra del cipresso.

(K. Gibran)

 

Siate realisti: chiedete l'impossibile!

(Camus)

 

Troppo tardi ti ho amata, bellezza sempre antica e sempre nuova, troppo tardi ti ho amata. Eri dentro di me, ma io ero fuori e senza bellezza e mi precipitavo verso quelle bellezze che tu hai fatto e che, senza di te, non potrebbero esistere. Tu sei sempre con me, ma io non ero con te.

(Sant'Agostino)

 

Quando avrai detto si a Dio e lo avrai nel cuore, possederai l'ospite che non ti darà più riposo.

(Paul Claudel)

 

Sono sempre rimasto stupito della grande libertà interiore di Gesù, del suo modo di vedere e giudicare nel profondo le persone. Ma, come educatore, ancora più sono esterefatto della capacità del Maestro di insegnare le cose senza offendere. Se Gesù avesse indovinato il pensiero di Simone dicendogli: "Che brutta linguaccia che sei, Simone!" probabilmente lo avrebbe perso, lo avrebbe costretto a rifugiarsi nell'amor proprio, svergognandolo davanti ai commensali. Macché: Gesù gli pone un caso, chiede a lui di giudicare, lo invita a capire. E Simone capisce. Capisce senza offendersi, si mette dal punto di vista del Maestro, anche Simone ora guarda il cuore e non la regola, vede l'amore e non la peccatrice. Quanto ci insegna questa pagina! Ad essere rispettosi degli altri, a condurli per mano, con delicatezza, a capire le misteriose e liberanti logiche di Dio.

(don Paolo Curtaz)

 

Il legno buono non cresce negli agi. Più il vento è forte più gli alberi sono forti.

 

Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze del tuo corpo;

so la tua viltà, i tuoi peccati e ti dico lo stesso: Dammi il tuo cuore, amami come sei...

Se aspetti di essere un angelo per abbandonarti all'amore, non amerai mai.

Anche se sei vile nella pratica del dovere e della virtù, se ricadi spesso in quelle colpe che vorresti non commettere più, non ti permetto di non amarmi. Amami come sei.

In ogni istante ed in qualunque situazione tu sia, nel fervore o nell'aridità,

nella fedeltà o nell'infedeltà, amami come sei...voglio l'amore del tuo povero cuore;

se aspetti di essere perfetto, non mi amerai mai. Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia un serafino radioso di purezza, di nobiltà e di amore? Non sono io l'Onnipotente?

E se mi piace lasciare nel nulla quegli esseri meravigliosi e preferire il povero amore del tuo cuore, non sono io padrone del mio amore? Figlio mio, lascia che ti ami, voglio il tuo cuore.

Certo voglio col tempo trasformarti, ma per ora ti amo come sei...e desidero che tu faccia lo stesso; io voglio vedere dai bassifondi della miseria salire l'amore. Amo in te anche la tua debolezza,

amo l'amore dei poveri e dei miserabili; voglio che dai cenci salga continuamente un gran grido:  Gesù ti amo. Voglio unicamente il canto del tuo cuore, non ho bisogno né della tua scienza,

né del tuo talento. Una cosa sola m'importa, di vederti lavorare con amore.

Non sono le tue virtù che desidero; se te ne dessi, sei così debole che alimenterebbero il tuo amor proprio; non ti preoccupare di questo. Avrei potuto destinarti a grandi cose;

no, sarai il servo inutile; ti prenderò persino il poco che hai...perchè  ti ho creato soltanto per amore. Oggi sto alla porta del tuo cuore come un mendicante, io il Re dei Re!

Busso e aspetto; affrettati ad aprirmi. Non allargare la tua miseria; se tu conoscessi perfettamente la tua indigenza, moriresti di dolore. Ciò che mi ferirebbe il cuore sarebbe di vederti dubitare di me e mancare di fiducia. Voglio che tu pensi a me ogni ora del giorno e della notte;

voglio che tu faccia anche l'azione più insignificante solo per amore.

Conto su di te per darmi gioia...Non ti preoccupare di non possedere virtù; ti darò le mie.

Quando dovrai soffrire ti darò la forza. Mi hai dato l'amore, ti darò di saper amare al di là di quanto puoi sognare. Ma ricordati, amami come sei...

Ti ho dato mia madre: fa passare tutto dal suo cuore così puro.

Qualunque cosa accada, non aspettare di essere santo per abbandonarti all'amore, non mi ameresti mai..Và...

(Mons.Lebrun) 

 

Quando qualcuno mi offende sono il primo ad accorgersi che egli è vittima di uno spirito malvagio.

Sono il primo a dover pregare per lui e donargli l'amore del Padre perché sia salvato.

 

Un maestro viaggiava con un discepolo incaricato di occuparsi del cammello, erano nel deserto. Una sera arrivati ad una locanda il discepolo era talmente stanco che non legò il cammello. "Mio Dio", pregò coricandosi, "prenditi cura del cammello, te lo affido".

Il mattino dopo il cammello era sparito. "Dov'è il cammello?", chiese il maestro. "Non lo so", rispose il discepolo, "Devi chiederlo a Dio! Ieri sera ero così sfinito che gli ho affidato il nostro cammello, non è certo colpa mia se è scappato o se è stato rubato, ho esplicitamente domandato a Dio di sorvegliarlo, è Lui il responsabile!

Tu mi esorti sempre ad avere la massima fiducia in Dio, no!".

"Abbi sempre la più grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello" rispose il maestro, "perché Dio non ha altre mani che le tue".

(Bruno Ferrero - Le mani di Dio)

 

Dio solo può dare la fede,

tu, però, puoi dare la tua testimonianza.

Dio solo può dare la speranza,

tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli.

Dio solo può dare l'amore,

tu, però, puoi insegnare all'altro ad amare.

Dio solo può dare la pace,

tu, però, puoi seminare l'unione.

Dio solo può dare la forza,

tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato.

Dio solo è la via,

tu, però, puoi indicarla agli altri.

Dio solo è la luce,

tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti.

Dio solo è la vita,

tu, però, puoi far rinascere negli altri

il desiderio di vivere.

Dio solo può fare ciò che appare impossibile,

tu, però, potrai fare il possibile.

Dio solo basta a se stesso,

egli, però, preferisce contare su di te.

(Canto brasiliano)

 

Non permettere mai che qualcuno venga a te e vada via senza essere migliore e più contento.

Sii l’espressione della bontà di Dio. Bontà sul tuo volto e nei tuoi occhi, bontà nel tuo sorriso

e nel tuo saluto. Ai bambini, ai poveri e a tutti coloro che soffrono nella carne e nello spirito,

offri sempre un sorriso gioioso. Dai a loro non solo le tue cure ma anche il tuo cuore.

(Madre Teresa di Calcutta)

 

Anche un uovo perfetto deve rompersi, perché nasca una nuova vita.

(Edward Gloegger)

 

Una parabola quella dei talenti che ci svela come il Vangelo abbia talmente inciso il pensiero occidentale da modificarne il linguaggio.

Quando una persona è capace, ha delle risorse, diciamo che ha "talento", senza sapere che il talento è la famosa moneta affidata ai servi della parabola. Abbiamo dei talenti, dunque, e questa è una bellissima notizia: chi più, chi meno, ad ognuno è affidato un capitale da far fruttare, una risorsa da mettere a disposizione.

Tutti, senza eccezioni, anche quelle persone che non riescono ad accorgersene e che - peggio - passano il tempo ad invidiare i talenti degli altri nascondendo il proprio sottoterra. E' difficile accorgersi dei propri talenti: con i giovani propongo sempre una veglia di preghiera: ognuno ha un foglio bianco. Su di una facciata chiedo loro di scrivere le cose da eliminare dal loro carattere i loro difetti... musica di sottofondo, tutti si impegnano a scrivere... poi chiedo loro di scrivere sul retro del foglio i loro pregi, i loro talenti... dovreste vedere gli sguardi smarriti! Tutti indugiano, scuotono la testa e, quando proprio va bene, tirano fuori un piccolo aspetto positivo.

No, amici, il Signore ci chiede di prendere coscienza delle nostre qualità, per metterle a servizio degli altri. Esiste una malsana interpretazione dell'umiltà che vedo molto diffusa tra i discepoli: quella di dire "non valgo a nulla". Non è umiltà, è depressione! Immaginatevi la faccia di Dio che vuol fare di noi dei capolavori, che ci ha creato con misteriosa provvidenza e arte e che si sente dire "Faccio schifo"!

Amici, mettete a frutto i vostri talenti, individuateli, anzitutto e poi donateli ai fratelli. Senza bisogno di essere premi Nobel della medicina, per carità! Magari riconosco come un dono la capacità di pazientare, o di ascoltare, o di perdonare, il mio buonumore, la mia sincerità, la mia capacità di accorgermi degli altri, e, con semplicità, ne faccio dono agli altri. Buona settimana intenti a far fruttare i nostri talenti, amici!

(don Paolo Curtaz)

 

O Padre, ti ringraziamo per averci chiamato a edificare il tuo Regno: a ciascuno di noi hai affidato un compito, secondo le sue capacità. Ci chiedi solo una cosa, di non rimanere inerti, di non lasciarci vincere dallo scoraggiamento e dalla sfiducia. «...Tanto, non serve a niente!», sembrano dire molti cristiani di oggi, confusi nella massa di quelli che si lasciano vivere, che demandano ad altri il compito di edificare la società. Tu invece, Signore, ci vuoi attivi, disponibili a rischiare in prima persona al posto tuo, per te, come i servi della parabola che hanno ricevuto dal padrone il mandato. Sì, perché tu hai saputo, hai voluto rischiare; ti sei messo in gioco quando hai deciso di nascere dal grembo di una donna, non ti sei tirato indietro di fronte al disprezzo e alla morte: tu hai fatto la tua parte da uomo. Su questa terra, nel tuo tempo. Adesso tocca a noi! Perché il tuo nome venga glorificato per sempre tra gli uomini.

 

Ama finché non ti fa male, e se ti fa male, proprio per questo sarà meglio.

Perché lamentarsi? 

Se accetti la sofferenza  e la offri a Dio, ti darà gioia.

La sofferenza è un grande dono di Dio: chi l’accoglie, chi ama con tutto il cuore,

chi offre se stesso  ne conosce il valore.

(Madre Teresa di Calcutta)

 

L'uomo che pregava in silenzio (Fonte non specificata)

Una volta un sacerdote stava camminando in chiesa, verso mezzogiorno, passando dall'altare decise di fermarsi lì vicino per vedere chi era venuto a pregare. In quel momento si aprì la porta, il sacerdote inarcò il sopracciglio vedendo un uomo che si avvicinava; l'uomo aveva la barba lunga di parecchi giorni, indossava una camicia consunta, aveva una giacca vecchia i cui bordi avevano iniziato a disfarsi. L'uomo si inginocchiò, abbassò la testa, quindi si alzò e uscì. Nei giorni seguenti lo stesso uomo, sempre a mezzogiorno, tornava in chiesa con una valigia... si inginocchiava brevemente e quindi usciva.

Il sacerdote, un po' spaventato, iniziò a sospettare che si trattasse di un ladro, quindi un giorno si mise davanti alla porta della chiesa e quando l'uomo stava per uscire dalla chiesa gli chiese: "Che fai qui?". L'uomo gli rispose che lavorava nella zona e aveva mezz'ora libera per il pranzo e approfittava di questo momento per pregare, "Rimango solo un momento, sai, perché la fabbrica è un po' lontana, quindi mi inginocchio e dico: "Signore, sono venuto nuovamente per dirTi quanto mi hai reso felice quando mi hai liberato dai miei peccati... non so pregare molto bene, però Ti penso tutti i giorni... Beh Gesù... qui c'è Jim a rapporto".

Il padre si sentì uno stupido, disse a Jim che andava bene, che era il benvenuto in chiesa quando voleva. Il sacerdote si inginocchiò davanti all'altare, si sentì riempire il cuore dal grande calore dell'amore e incontrò Gesù. Mentre le lacrime scendevano sulle sue guance, nel suo cuore ripeteva la preghiera di Jim: "Sono venuto solo per dirti, Signore, quanto sono felice da quando ti ho incontrato attraverso i miei simili e mi hai liberato dai miei peccati... non so molto bene come pregare, però penso a te tutti i giorni... beh, Gesù... eccomi a rapporto!".

Un dato giorno il sacerdote notò che il vecchio Jim non era venuto. I giorni passavano e Jim non tornava a pregare. Il padre iniziò a preoccuparsi e un giorno andò alla fabbrica a chiedere di lui; lì gli dissero che Jim era malato e che i medici erano molto preoccupati per il suo stato di salute, ma che tuttavia credevano che avrebbe potuto farcela. Nella settimana in cui rimase in ospedale Jim portò molti cambiamenti, egli sorrideva sempre e la sua allegria era contagiosa. La caposala non poteva capire perché Jim fosse tanto felice dato che non aveva mai ricevuto né fiori, né biglietti augurali, né visite. Il sacerdote si avvicinò al letto di Jim con l'infermiera e questa gli disse, mentre Jim ascoltava: "Nessun amico è venuto a trovarlo, non ha nessuno". Sorpreso il vecchio Jim disse sorridendo: "L'infermiera si sbaglia, però lei non può sapere che tutti i giorni, da quando sono arrivato qui, a mezzogiorno, un mio amato amico viene, si siede sul letto, mi prende le mani, si inclina su di me e mi dice: «Sono venuto solo per dirti, Jim , quanto sono stato felice da quando ho trovato la tua amicizia e ti ho liberato dai tuoi peccati. Mi è sempre piaciuto ascoltare le tue preghiera, ti penso ogni giorno... beh, Jim... qui c'è Gesù a rapporto!»".

 

Davvero, Signore, non c’è peggior cieco di chi non voleva vedere: e quello sono io! Purtroppo troppo spesso vedo troppo tardi!

Quella volta che dopo l’incidente mi sono dovuto fermare a casa, e il mondo ha continuato a girare lo stesso: non ho voluto capire che avrei potuto fermarmi a riflettere un giorno anche senza finire all’ospedale!

Quella volta che mi è venuta a parlare una persona che non mi parlava mai. Ma io non ho capito che la volta seguente avrei potuto essere io a fare il primo passo.

Quella volta che la nuova legislazione fiscale mi ha improvvisamente aumentato l’imponibile. Ma io non ho capito che mia moglie mi diceva da tempo che avremmo potuto fissare una percentuale mensile per i missionari senza andare in fallimento.

Quella volta che mi sono arrivati in casa quei parenti lontani ed è stata tanta festa anche se quasi non ci conoscevamo. Ma io non ho voluto capire che mio figlio aveva ragione nel dire che potevamo prendere in affidamento un bambino sconosciuto, che il posto in casa c’era.

Quella volta che mi sono lasciato trascinare a quel “deserto”, tutto il giorno davanti alla Bibbia e all’Eucarestia, e poi mi sono accorto che alla sera mia moglie era diventata proprio più bella! Ma io non ho voluto capire che più bello lo ero diventato anzitutto io, capace di guardarla con quei miei occhi ripuliti!

Quella volta che ho assistito mia madre, con il cuore in subbuglio sul letto d’ospedale, prima di ricevere da lei quel bacio che sarebbe stato l’ultimo. E ho sentito il rimpianto di non averla abbracciata più spesso prima. Ma io non volevo capire che questi miei 100 anni passano veloci e non tornano mai più!

 

Il cristiano non sogna, agisce.

E mentre contempla un ideale che sa irrealizzabile nel presente,

si adopera non di meno perché la realtà somigli sempre più a quell'ideale.

(CEI, il giorno del Signore)

 

Un giorno, una giovane donna ricevette una dozzina di rose con un biglietto che diceva: "Una persona che ti vuole bene". Senza però la firma. Non essendo sposata, il suo pensiero andò agli uomini della sua vita: vecchie fiamme, nuove conoscenze. Oppure erano stati la mamma e il papà? Qualche collega di lavoro? Fece un rapido elenco mentale. Infine telefonò ad un'amica perché l'aiutasse a scoprire il mistero. Una frase dell'amica le fece all'improvviso balenare un'idea. "Dì: sei stata tu a mandarmi i fiori?". "Sì". "Perché?" "Perché l'ultima volta che ci siamo parlate eri di umore nero. Volevo che trascorressi un giorno pensando a tutte le persone che ti vogliono bene".

 

Non importa quanto vai piano, l'importante è che non ti fermi.

(Confucio)

 

Se mi ami non piangere!

Se tu conoscessi 

il mistero immenso del cielo dove ora vivo;

se tu potessi vedere e sentire

 quello che io vedo e sento

In questi orizzonti senza fine,

in questa luce che tutto investe e penetra ,

tu non piangeresti se mi ami .

Qui si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,

dalle sue espressioni di infinita bontà

e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.

Le cose di un tempo

sono così piccole e fuggevoli al confronto .

Mi è rimasto l’affetto per te:

una tenerezza che non ho mai conosciuto.

Sono felice di averti incontrato  nel tempo,

anche se tutto era allora così fugace e limitato .

Ora l’amore che mi stringe  profondamente a te,

è gioia pura e senza tramonto .

Mentre io vivo

nella serena ed esaltante attesa

del tuo arrivo tra noi,

tu pensami così.

Nelle tue battaglie,

nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,

pensa a questa meravigliosa casa,

dove non esiste la morte,

e dove ci disseteremo insieme,

nel trasporto più intenso,

alla fonte inesauribile dell’amore

e della felicità.

Non piangere più se veramente mi ami.

(G. Perico)

 

Paolo, con la faccia triste e abbattuta, si ritrovò con la sua amica Carla in un bar per prendere un caffè. Depresso, scaricò su di lei tutte le sue preoccupazioni... e il lavoro... e i soldi... e i rapporti con la sua ragazza...e la sua vocazione!... Tutto sembrava andar male nella sua vita.

Carla introdusse la mano nella borsa, prese un biglietto da 50 EURO e gli disse: “Vuoi questo biglietto?” Paolo, un po' confuso, all'inizio le rispose: “Certo Carla... sono 50 EURO, chi non li vorrebbe?”  Allora Carla prese il biglietto in una mano, lo strinse forte fino a farlo diventare una piccola pallina. Mostrando la pallina accartocciata a Paolo, gli chiese un'altra volta: “E adesso, lo vuoi ancora?”

“Carla, non so cosa intendi con questo, però continuano ad essere 50 EURO. Certo che lo prenderò anche così, se me lo dai.” Carla spiegò il biglietto, lo gettò al suolo e lo stropicciò ulteriormente  con il piede, riprendendolo quindi sporco e segnato. “Continui a volerlo?” “Ascolta Carla, continuo a non capire dove vuoi arrivare, rimane comunque un biglietto da 50 EURO, e finché non lo rompi,conserva il suo valore....” 

”Paolo, devi sapere che anche se a volte qualcosa non esce come vuoi,  anche se la vita ti piega o accartoccia, continui a essere tanto importante come lo sei stato sempre... Quello che devi chiederti è quanto vali in realtà, e non quanto puoi essere abbattuto in un particolare momento.”

Paolo si paralizzò guardando Carla senza dire una parola, mentre l'impatto del messaggio entrava profondamente nella sua testa. Carla mise il biglietto spiegazzato di fianco a lui, sul tavolo, e con un sorriso complice disse: “Prendilo, ritiralo perché ti ricordi di questo momento quando ti senti male... però mi devi un biglietto nuovo da 50 EURO per poterlo usare con il prossimo amico che ne abbia bisogno.” Gli diede un bacio sulla guancia e si allontanò verso la porta. Paolo tornò a guardare il biglietto, sorrise, lo guardò e con una nuova energia chiamò il cameriere per pagare il conto...

 

Va bene seguire la propria inclinazione, purché sia in salita

(A. Gide)

 

Posso io recitare il Padre nostro?

Posso dire PADRE, se vivo nell'isolamento egoistico,

se non manifesto sentimenti filiali nella vita di ogni giorno?

Posso dire NOSTRO, se vivo nell'individualismo

 e non ho il senso della fratellanza umana e della comunità?

Posso dire CHE SEI NEI CIELI, se penso soltanto alle cose terrene e non innalzo lo sguardo al mondo

delle realtà divine per le quali sono stato creato?

Posso dire SIA SANTIFICATO IL TUO NOME, se non mi occupo della gloria di Dio, io che fatto a Sua

immagine sono destinato a vivere la sua vita divina, a proclamare la sua santità?

Posso dire VENGA IL TUO REGNO, se non faccio tutto ciò che posso per affrettare

 l'avvento del regno di Dio, e se lo confondo con i benesseri del mondo?

Posso dire SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ, se non cerco di scoprire il piano di Dio a proposito di

tutto, e in particolare della mia vita, se non faccio il possibile per unirmi alle divine intenzioni?

Posso dire DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO, se non penso che tutto ciò che conserva

la mia vita mi viene dalla mano di Dio, e se non mi occupo dei miei fratelli affamati?

Posso dire RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI, se custodisco in me rancori e risentimento verso qualcuno,

se non coltivo in me la comprensione e il perdono?

 

La luce guardò in basso e vide le tenebre;

"Là voglio andare" disse la luce.

La pace guardò in basso e vide la guerra;

"Là voglio andare " disse la pace.

L'amore guardò in basso e vide l'odio;

"Là voglio andare" disse l'amore.

Così apparve la luce e risplendette;

così apparve la pace e offrì riposo;

così apparve l'amore e portò vita.

E il Verbo si fece carne e dimorò tra noi.

(L. Housman)

 

Attendere è pregare

Dio,

tu hai scelto di farti attendere

tutto il tempo di un Avvento.

Io non amo attendere.

Non amo attendere nelle file.

Non amo attendere il mio turno.

Non amo attendere il treno.

Non amo attendere.

Non amo attendere nelle file.

Non amo attendere il mio turno.

Non amo attendere il treno.

Non amo attendere prima di giudicare.

Non amo attendere il momento opportuno.

Non amo attendere un giorno ancora.

Non amo attendere perché non ho tempo

e non vivo che nell'istante.

D'altronde tu lo sai bene,

tutto è fatto per evitarmi l'attesa:

gli abbonamenti ai mezzi di trasporto

e i self-service,

le vendite a credito

e i distributori automatici,

le foto a sviluppo istantaneo,

i telex e i terminali dei computer,

la televisione e i radiogiornali...

Non ho bisogno di attendere le notizie:

sono loro a precedermi.

Ma tu Dio

tu hai scelto di farti attendere

il tempo di tutto un Avvento.

Perché tu hai fatto dell'attesa

lo spazio della conversione,

il faccia a faccia con ciò che è nascosto,

l'usura che non si usura.

L'attesa, soltanto l'attesa,

l'attesa dell'attesa,

l'intimità con l'attesa che è in noi

perché solo l'attesa

desta l'attenzione

e solo l'attenzione

è capace di amare.

Tu sei già dato nell'attesa,

e per te, Dio,

attendere,

si coniuga come pregare.

(Jean Debruynne)

 

Spirito di Dio,

che agli inizi della creazione ti libravi sugli abissi del mondo,

e trasformavi in sorriso di bellezza il grande sbadiglio delle cose,

scendi ancora sulla terra, questo mondo che invecchia

sfioralo con l'ala della tua gloria.

Spirito Santo,

che hai invaso l'anima di Maria,

donaci il gusto di sentirci "estroversi", rivolti, cioè, verso il mondo.

Mettici le ali ai piedi

perché, come Maria, raggiungiamo in fretta la città,

la città terrena che tu ami appassionatamente.

Spirito del Signore,

dono del Risorto agli apostoli del Cenacolo,

gonfia di passione la vita dei tuoi preti.

Rendili innamorati della terra,

capaci di misericordia per tutte le sue debolezze.

Confortali con la gratitudine della gente

e con l'olio della comunione fraterna.

Ristora la loro stanchezza,

perché non trovino appoggio più dolce per il loro riposo

se non sulla spalla del Maestro.

(TONINO BELLO)

 

Signore,

non ti cercheremo in esperienze limite,

ma nel limite di ogni esperienza:

lì dove la febbrilità della vita

avverte la nostalgia dell'amore e del gioco;

lì dove la verificabilità della scienza

si apre alla sete

di una Bellezza più grande;

lì dove l'ideologia del regno dell'uomo

ceca una Parola,

che rompa il silenzio della morte

e dia senso alla vita.

Lì umilmente la nostra fede

intonerà il tuo canto:

il canto del Signore in terra straniera,

canto di amore e di pace,

canto di bellezza

e di non consumata speranza.

Vieni, Signore Gesù!

 

PORTA LA TUA FIAMMA

Porta la tua fiamma

a chi è senza fuoco.

Accendi la lampada

a chi è senza luce.

Accendi la fiamma,

dell'amore dell'anima.

Accenditi come lampada

nel tuo cammino,

dovrai essere luce.

(Tagore)

 

E' giunta l'ora di prendere il largo, di sciogliere gli ormeggi della nostra piccola barca e andare.

La luce della stella cometa da est ci chiede di uscire dalla torre d'avorio del nostro quieto vivere.

Il suono delle campane che si fa sempre più forte ci chiama a non scappare di fronte ad una realtà con sempre meno speranza.

Il sapore dei bambini che ha portato il vento ci invita a non farci trascinare dalla corrente o sospingere dalla marea.

Il profumo dei pini che arriva da nord ci dice di non partire a capofitto solo perché dobbiamo far qualcosa.

Il freddo della neve che inizia a cadere ci esorta a prendere il largo con coscienza, studiando bene la rotta, portando con se nella propria piccola barca solo quelle poche cose veramente necessarie per non appesantirla inutilmente.

La rotta è quella verso il paese dove la pace è possibile, dove giustizia e libertà si baceranno, il paese dove il tempo non ha fine, verso il paese del Natale.

E questa è una cosa che ti riguarda, che riguarda anche te.

 

Molto tempo fa c'era un uomo che aveva tre figli ai quali voleva molto bene. Non era nato ricco, ma con la sua saggezza e il duro lavoro era riuscito a risparmiare un bel po' di soldi e a comperare un fertile podere.

Divenuto vecchio cominciò a pensare a come dividere tra i suoi figli ciò che possedeva. Un giorno decise di fare una prova per capire quale dei tre figli fosse il più saggio.

Li chiamò al capezzale e diede a ciascuno cinque soldi e chiese loro di comperare qualcosa che riempisse la sua stanza che era vuota e spoglia. Ciascuno dei figli prese il denaro e uscì per esaudire i desideri del padre.

Il figlio più grande pensò che era un lavoro facile. Andò al mercato e comperò la prima cosa che gli capitò sotto gli occhi: un fascio di paglia.

Il secondo figlio pensò per qualche minuto, poi girò per tutte le bancarelle dei mercato e alla fine comperò delle bellissime piume.

Il figlio più piccolo rifletté a lungo sul problema e si chiedeva: «Che cosa c'è che costa solo cinque soldi e che può riempire una stanza?». Solo dopo aver pensato per un bel po' di tempo trovò quel che faceva al suo caso e il suo volto si illuminò.

Andò in un piccolo negozio e comperò con i suoi cinque soldi una candela e dei fiammiferi. Tornando a casa era felice e si domandava cosa avessero comperato i suoi due fratelli.

Il giorno seguente, i tre figli si presentarono al padre. Ognuno portò il suo regalo. Il più grande sparse la paglia sul pavimento, ma era così poca che fu appena sufficiente per coprire un angolo. Il secondo mostrò le sue piume, ma riempirono appena due angoli. Il padre era molto deluso dei suoi due figli maggiori.

Allora si rivolse al più piccolo: « E tu che cosa hai comprato? ».

Il ragazzo accese la candela con un fiammifero e la luce di quell'unica fiamma si diffuse per la stanza e la riempì.

Tutti sorrisero.

Il vecchio padre fu felice del regalo del figlio più piccolo. Gli diede tutti i suoi averi, perché aveva capito che quel ragazzo era abbastanza intelligente per farne buon uso ed avere cura dei suoi fratelli.

 

Traguardo.

Al termine della scalata,

non c'è la scalata ma la sommità.

Al termine della notte,

non c'è la notte ma l'aurora.

Al termine dell'inverno,

non c'è l'inverno ma la primavera.

Al termine della disperazione,

non c'è la disperazione ma la speranza.

Al termine della morte,

non c'è la morte ma la vita.

Al termine dell'umanità,

non c'è l'uomo ma l'Uomo-Dio.

                (Joseph Folliet)

 

Possa oggi esserci la pace.

Possa tu avere fiducia nelle tue possibilità

che tu sia esattamente dove avresti voluto essere.

Possa tu non dimenticare le infinite possibilità che nascono dalla fede.

Possa tu usare questi doni che hai ricevuto e trasmettere l'amore che ti

è stato donato.... Sii contento di sapere di essere figlio di Dio....

Sia questa presenza fissata nelle tue ossa, e permetti alla tua anima di

essere libera di cantare, ballare, glorificare e amare. Sia così per

ognuno di voi.

 

"Esistono molte cose nella vita che catturano lo sguardo ma solo poche

catturano il tuo cuore: segui quelle"

(Winston Churcill)

 

Vedo in te due uomini, quello che sei e quello che potesti essere.

Un giorno quei due si incontreranno e allora sarai un grande [adattare].

 

VI DO UN NUOVO COMANDAMENTO

"Che vi amiate l'un l'altro come io ho amato voi".

Mi chiamate il REDENTORE e non vi fate redimere.

Mi chiamate la LUCE e non mi vedete.

Mi chiamate la VIA e non mi seguite.

Mi chiamate la VITA e non mi desiderate.

Mi chiamate il SIGNORE e non mi servite.

Mi chiamate la SAPIENZA e non mi interrogate.

Mi chiamate il MAESTRO e non mi credete.

Mi chiamate ONNIPOTENTE e non vi fidate di ME.

Se un dì non vi riconoscerò, non meravigliatevi!

(Iscrizione nel Duomo di Lubecca)

 

Non senti mai il triste imbarazzo di vivere questo carnevale tutto l’anno dove ciascuno, per la paura di scoprire l’invisibile che porta dentro, mette la maschera della normalità fuori, vivendo in una folla di solitari?

 

IN SILENZIO SORRIDEVI.

Quante volte vorremmo urlare

ma crediamo che nessuno ci ascolti

che a nessuno interessi

che nessuno trovi il tempo di capire...

con quegli occhi grandi tu

non parlavi e sorridevi.

Ora, nel gelo di questa notte,

una delle più rigide di questo lungo inverno

ci hai lasciato da soli a gridare

al nostro cieco e sordo individualismo

a tutte le cose che avremmo voluto dirci ma che,

per stupide convenzioni, non ci siamo mai dette,

lo sai, con te mi sono sempre sentita a casa

ma nel freddo che c'è fuori ci siamo trovate e ci siamo perse

in questo mondo frenetico che ci allontana da tutto

e ci lascia soli, fragili e affranti!

la tua lezione è troppo cara, troppo.

Ma tu ci hai voluto insegnare a vedere

al di là del nostro piccolo, della nostro guscio, del nostro egoismo

proveremo ad imparare a aiutarci, a capirci ad amarci

ad essere più umili e più aperti, ad accettarci

proveremo a guardare gli altri con occhi diversi

vedrai la tua lezione non andrà persa, CREDICI!

Proveremo ad essere UMANI, come te dolce e silenziosa Amica mia.

Ma non sarà mai più come prima.

MAI più come prima!

Buona notte CERBIATTO!

Grazie per quello che sei e per quello che ci hai dato.

Sarai insieme a noi per sempre, non dimenticarci.

I TUOI AMICI.

 

La paura della pianura

La pianura è il quotidiano, dove i giorni sembrano tutti uguali, dove tutto è faticoso, dove tutto va combattuto e sudato, dove tutto si ripete sempre…

E dove tutto è sempre provvisorio, perché da un momento all’altro tutto può esserti portato via, non solo le cose che ami, ma anche le persone più care, perfino quelle con le quali avresti voluto vivere per sempre...

Lo studio, il lavoro, la costruzione e la coltivazioni dei sentimenti e degli affetti,  la necessità di dover continuamente scegliere… Che fatica la pianura!

Sì, c’e proprio da averne paura. Verrebbe quasi quasi la voglia di fuggire.

Verrebbe? Viene. Irrompe. E si scappa via.

Oooh! Pianura, addio, ti saluto!  Adesso sì! Il bowling e il bigliardo al posto della scuola, ore pigre davanti alla tivù o dentro le cuffie, navigate infinite nel cyberspazio, toccate e fughe invece di sentimenti duraturi, decisioni e scelte continuamente rimandate… Poi il sabato sera rafforzato da pasticche e tiri, e la domenica passata a ronfare fino al pomeriggio…

E passa la paura.

Passa? Viene imbavagliata fino al lunedì. Perché la paura non si lascia vincere da chi vuol salire e rimanere su un Tabor che non è Tabor, ma uno scendere più in basso della pianura, un metterci la testa dentro, sotto.

Il Tabor è salire in Alto, da dove è possibile vedere, capire e decidere che ogni piega del quotidiano è sempre nuova, unica, importante, vera, sicura… se la si vive guardandola dall’Alto.

Signore, è bello per noi stare qui. Qui, nella pianura guardata dal Tabor!

 (Don Tonino Masconi)

 

Una bambina torna dalla casa di una vicina alla quale era appena morta, in modo tragico la figlioletta di otto anni.

"Perché sei andata?", le domanda il padre.

"Per consolare la mamma".

"E che potevi fare, tu così piccola, per consolarla?".

"Le sono salita in grembo e ho pianto con lei".

 

L'Angelo della Morte bussò un giorno alla casa di un uomo. 

"Accomodati pure" disse l'uomo."Ti aspettavo".

"Non sono venuto per fare due chiacchiere"disse l'Angelo, "ma per prenderti la vita".

"E che altro potresti prendermi?"

"Non so. Ma tutti, quando giungo io, vorrebbero che io prendessi qualsiasi cosa, ma non la vita. Sapessi quali offerte mi fanno!".

"Non io. Non ho nulla da darti. Le gioie che mi sono state donate le ho godute. Mi sono divertito, ma senza fare del divertimento lo scopo della mia vita. Gli affanni, li ho affidati al vento. I problemi, i dubbi, le inquietudini li ho affidati alla provvidenza. Ho utilizzato i beni terreni solo per quanto mi erano necessari, rinunciando al superfluo. Il sorriso, l'ho regalato a quanti me lo chiedevano. Il mio cuore a quanti ho amato e mi hanno amato. La mia anima l'ho affidata a Dio. Prenditi dunque la mia vita, perché non ho altro da offrirti".

L'Angelo della Morte sollevò l'uomo fra le sue braccia e lo trovò leggero come una piuma. All'uomo la stretta dell'Angelo parve tenerissima. E il Signore spalancò le porte del Paradiso perché stava per entrarvi un santo...

 

Un uomo aveva sempre il cielo dell'anima coperto di nere nubi. Era incapace di credere alla bontà. Soprattutto non credeva alla bontà e all'amore di Dio. Un giorno mentre errava sulle colline che attorniavano il suo villaggio, sempre tormentato dai suoi scuri dubbi, incontrò un pastore. Il pastore era un brav'uomo dagli occhi limpidi. Si accorse che lo sconosciuto aveva l'aria particolarmente disperata e gli chiese:

"Che cosa ti turba tanto, amico?'".

"Mi sento immensamente solo".

"Anch'io sono solo, eppure non sono triste".

"Forse perché Dio ti fa compagnia..."

"Hai indovinato".

"Io invece non ho la compagnia di Dio. Non riesco a credere al suo amore. Com'è possibile che ami gli uomini uno per uno? Com'è possibile che ami me?".

"Vedi laggiù quel villaggio?", gli chiese il pastore, "Vedi le finestre di ogni casa?"

"Vedo tutto questo".

"Allora non devi disperare. Il sole è uno solo, ma ogni finestra della città, anche la più piccola e la più nascosta, ogni giorno viene baciata dal sole, nell'arco della giornata. Forse tu disperi perché tieni chiusa la tua finestra".

 

«Amico, perché sei il legame che unisce, ma non imprigiona.
Amico, perché sei la brezza che placa, ma non addormenta.
Amico, perché sei il fratello che corregge, ma non umilia.
Amico, perché sei lo sguardo che scruta, ma non giudica.
Amico, perché sei la mano che accompagna, ma non forza.
Amico, perché sei l'oasi che ristora, ma non trattiene.
Amico, perché sei il cuore che ama, ma non esige.
Amico, perché sei la tenerezza che protegge, ma non assoggetta.
Amico, perché sei immagine di Dio, appunto per questo»
(Elena Oshiro)

 

La vera amicizia è come la fosforescenza: brilla di più quando tutt’intorno è buio.

 

Turista: «Buongiorno, buon uomo, posso chiederle cosa sta facendo?»

 

I° scalpellino: «Eh, signor mio, una vita grama sto facendo. Tutto il santo giorno a menar martellate a questi sassi, solo perché qualche uomo potente lo pretende!»

Turista: «Mi dispiace tanto. La saluto... (si rivolge ad un altro scalpellino) Buongiorno, buon uomo, posso chiedere anche a lei cosa sta facendo?»

II° scalpellino: «Certo, signore. Vede? Io devo trasformare questi massi informi in pietre perfettamente squadrate e della giusta misura. Non è facile, sa? Ma è una bella soddisfazione riuscire a fare un lavoro senza troppe imperfezioni come quella pietra lì.»

Turista: «Interessante, grazie. (si rivolge ad un terzo scalpellino) Buongiorno, buon uomo, e lei, cosa sta facendo?»

III° scalpellino: «Io, signore? Io sto costruendo una grande cattedrale!»

 

NATALE

I
Sibila il vento tra i comignoli scuri
E le stelle brillano sul vellutato parquet blu.
Solo una breve sosta, appoggiati ai muri,
Il naso rivolto all'equazione stellata.
La via è ben segnata, il risultato ora certo.
- Avete mai temuto di fallire?
- Può forse l'uomo dirsi sicuro di qualcosa?
- Non ha più importanza, ormai.
Prosciughiamo insieme
Le fiasche già magre.
Uno sguardo d'intesa, intesa profonda
E un sospiro, prima di ripartire.
Gli ultimi passi, trepidanti.

II
- Seguite la cometa!
Un sussurro lontano
Perduto nelle strade,
Inghiottito dalle metropolitane,
Dai centri commerciali,
Dai bus. Eppure percettibile.
La voce giovane di un vecchio,
Bianchi i capelli e angelico il cipiglio.
Ah, e se i tre non fossero stati
Troppo saggi per non esser folli
E avessero ignorato quel richiamo?

III
Quanto tempo ormai è passato,
Misurato, scandito da innumerevoli passi.
Eccolo lì, il luogo tanto cercato
Visto sfumato, appena accennato
Nelle divinazioni, tratteggiato nelle profezie.
- Avete mai temuto di fallire?
- Può forse l'uomo dirsi sicuro di qualcosa?
- Non ha più importanza, ormai.
Due più due fa quattro,
I calcoli astrali
Non ci hanno ingannato.
Una lacrima felice sembra sfiorare
La lunga barba dei tre pellegrini.
Ora che il sogno è realtà
Posson continuare a sognare.

IV
Invisibili scivolano tra le vie
Come la pioggia tra le tegole.
- Che luogo strano!
- E che tempo!
- Strani entrambi,
Ma non malvagi.
Quanti ne abbiamo visti così?
Ecco, la stella ammiccando si adagia
E attende come un gatto pigro.
Bussano. Bussano…

V
Bussano alla porta.
- Chi siete?
- E' qui
- Quel bambino, da poco nato,
- Salvatore del mondo?
- Dall'Oriente
- Ci ha guidato la stella
- La Sua stella
- Che pazzia è mai la vostra?
- Due più due fa quattro
- Una matematica
- Una metafisica
- Avicenna, Averroè, Zarathustra
- Qui v'è una giovine
- Vergine partoriente
- Giuro che nessuna donna è stata qui.
- Ricordati.
- Essa era ammantata
Di celeste serenità
- Il Salvatore del mondo
- Pazzi! Calcoli folli
E inutili speculazioni
Sono le vostre!
Tornate donde siete venuti,
Tornate al fango delle strade!

VI
L'uscio sbatte.
- Ricordo, ora ricordo!
La ragazza spossata!
L'uomo troppo giovane
Per sembrare così vecchio!
- Avete un posto per me e mia moglie,
Straziata dalle doglie e ormai prossima a partorire?
- No vecchio. Sparisci!
Poco più che bambina!
Non ti avvicinare!
Via! Via!
La porta si apre.
Buio e freddo, ora, nel vicolo.

EXITUS IN FORMA DI CANZONE
Canzone,
Viaggia per terra e per mare
Veloce, più dei tre pellegrini d'Oriente.
Cercano una piccola rosa
Pura e bella,
Come bagnata dalla rugiada.
E quando quell'antitetica coppia,
Lui giovane invecchiato
Lei vergine gravida,
Busserà alla porta della vostra quotidianità
Siate buoni,
Offritegli ristoro, tepore
Un po' di calda umanità.

(Alessandro Basilico, dicembre 2002)