Alessandro Spinelli Home Page

Letture recenti (e non)

Ognuno si accosti [...] sapendo cosa vedere. E noi vediamo soltanto quello che sappiamo (M. Haz)

In questa sezione del sito ho inserito per un po' di tempo le mie impressioni sui libri che mi capitava di leggere, e che non fossero attinenti al lavoro, alle lezioni, ecc. ecc. A fine 2011 (meglio tardi che mai, direte voi) ho deciso di limitare il sito istituzionale ai contenuti legati alle attività che svolgo al Politecnico; ho quindi spostato il resto su un blog pubblico.

Per ora, i contenuti precedenti rimangono qui. In futuro... si vedrà

Una dinastia italiana
copertina di Tullio Kezich e Alessandra Levantesi, Garzanti, Milano, 2010
Emilio Cecchi e Silvio d'Amico sono stati i critici (letterari e teatrali rispettivamente) più autorevoli della prima metà del '900 italiano, e le loro famiglie si uniranno dal matrimonio dei rispettivi figli Suso (famosissima sceneggiatrice - tra l'altro - dei film di Luchino Visconti) e Fedele. Il libro racconta la storia delle due famiglie, ma è in realtà una storia della cultura italiana del '900, per via della fittissima rete di amicizie frequentate dai due. Impossibile elencare scrittori, drammaturghi, poeti, pittori e registi che compaiono nel libro, che finisce per raccontare anche i rapporti della cultura con le sirene del potere durante il regime fascista, i comportamenti più o meno compromissori, le scelte pubbliche e private. Una vera miniera d'oro.
Pimpì oselì
copertina di Elena Giannini Belotti, Feltrinelli, Milano, 2002
A metà tra romanzo e documentario, il libro racconta la misera vita dell'Italia contadina negli anni della campagna d'Abissinia e sull'orlo della seconda guerra mondiale, vista da Cecilia, una bambina che segue la madre maestra dalla periferia romana a Selvino, Val Seriana. La miseria materiale, che espone i bambini alle malattie da malnutrizione, alle tare ereditarie, all'impossibilità di curarsi, si accompagna a quella morale e intellettuale, alla cattiveria feroce e razzista e alle prevaricazioni di adulti e bambini, che accomuna l'Italia da Bergamo a Roma. Su tutto ciò aleggia la retorica del regime e un'opprimente religiosità, fatta di paure, divieti e sensi di colpa. La scuola finirà, ma per Cecilia e l'Italia arriveranno anni anche peggiori.
Il fascino del colibrì
copertina di Alberto Castoldi, La Nuova Italia, Firenze, 1972
Il Settecento francese è certamente un secolo di grandi cambiamenti (basta pensare a come finirà), ed il confronto con le civiltà extraeuropee rappresenta uno stimolo culturale non indifferente. Questo saggio analizza tale rapporto attraverso le relazioni dei viaggiatori francesi nei paesi "esotici", passando dalle descrizioni dei paesaggi e dei fenomeni naturali a quelle delle condizioni di vita, e di schiavitù, dei "selvaggi" che vi abitano, dalle (noiose) teorie di Rousseau sullo stato naturale alle prime preoccupazioni per la tratta degli schiavi. Forse proprio la grande varietà di temi ed i loro collegamenti - a volte un po' labili - sono i punti deboli del libro, che passa - ad esempio - da un capitolo sulle torture inflitte agli schiavi neri dai coloni al successivo dove si parla di danze esotiche con la massima naturalezza.
Santuario
copertinadi William Faulkner, Mondadori, Milano, 1957 (riedito da Adelphi, 2006)
Sarà l'introduzione della Ojetti (figlia del terribile Ugo), che spacciava per fattaccio una storia che oggi è da educande e che si avventa in giudizi sulla violenza carnale che meriterebbero scarpate nei denti, sarà lo stile che non mi ha convinto (a parte le descrizioni dei luoghi, fantasticamente evocative); fatto sta che il libro mi ha lasciato "freddo". Inverosimile la trama, poco credibili Temple Drake e Gowan, e un finale che sembra buttato lì per punire il cattivo. Peccato; mi aspettavo di più. Lasciamo decantare la delusione, e prima o poi riproverò con un altro libro.
40 incisioni di Mirando Haz
copertina Istituto italiano di cultura Amburgo-Hamburg, 1979
Elegante libro che fa da catalogo alla mostra danese di Haz del 1979, con saggi introduttivi di Argan e Schade. Assai originale l'idea di incollare le riproduzioni delle incisioni sulle pagine anziché realizzare una stampa unica. Tra le belle incisioni riprodotte, trovo particolarmente notevoli la bottega delle maschere e lo sputo.
Addio alle armi
copertinadi Ernest Hemingway, Mondadori, Milano, 1951 (riedito nel 2007)
Una storia d'amore sensuale contrapposta agli orrori della prima guerra mondiale sul fronte isontino, la "purezza" ed il cinismo, il dovere ed il sentimento. Partendo da fatti parzialmente autobiografici, Hemingway mostra i diversi approcci alla vita di Henry e di Rinaldi (un italiano un po' stereotipato), l'assurdità della guerra e l'implacabilità delle sue leggi, che spingeranno il protagonista a fuggire in Svizzera dopo la rotta di Caporetto, dove il dramma finale si compirà. Catherine ha un tono un po' troppo petulante per i miei gusti, il che mi impedisce di vedere oltre la sua dipendenza da Henry; che sia la traduzione della Pivano, bella ma un po' datata?
Japanesque
copertinadi Karin Breuer, Fine arts museums of San Francisco, San Francisco, 2010
Ricco catalogo della mostra visitata a dicembre 2010, il libro documenta l'arte degli ukiyo-e, le "stampe del mondo fluttuante" giapponese del periodo Edo, tra il XVIII e il XIX secolo, e la loro influenza sull'arte occidentale. Con l'apertura del Giappone ai traffici commerciali con l'occidente, le stampe si diffusero in Europa - principalmente in Francia - dove esercitarono una profonda influenza sugli impressionisti per circa 50 anni. Fantastiche le opere di Hiroshige, Utamaru, Hokusai, Sharaku, i punti di vista insoliti, le asimmetrie, l'uso degli spazi vuoti; assai interessante il confronto con Rivière, Manet, Degas e altri. L'ultima parte è dedicata all'influsso sull'arte americana; ottima occasione per conoscere artisti a me sconosciuti (beata ignoranza) come Dow, Fletcher, et al.
L'avventurosa traversata - storia del Premio Bergamo 1939-1942
copertinadi Luciano Galmozzi, il filo di Arianna, Bergamo, 1989.
Il Premio Bergamo è sconosciuto ai più, ma negli anni "bui" dal 1939 al 1942 ha rappresentato forse la più importante manifestazione artistica "libera" nell'Italia fascista, diventando il punto di riferimento per la ricerca artistica di pittori come Guttuso, Mafai, Sassu, Afro, Birolli e molti altri. Il libro racconta la storia di questa iniziativa, le opere esposte e quelle premiate (una buona selezione ne è riprodotta), le polemiche ed i tentativi di boicottaggio o di condizionamento del Premio fino all'edizione del 1943, già pronta e poi annullata e seguito degli eventi di giugno e settembre. Di tutto ciò resta oggi l'ammirazione per gli organizzatori e la desolazione nel constatare la differenza di spessore culturale con la Bergamo dei nostri giorni.
Le poesie
copertinadi Cesare Pavese, Einaudi, Torino, 1998 (riedito nel 2005).
Era moltissimo tempo che non leggevo poesie; figuriamoci un intero libro di poesie. Tuttavia Pavese, con i suoi temi ricorrenti della campagna e del luogo natio contrapposti alla città, dell'amore e della solitudine, con il suo mondo popolato di ragazzi, contadine, prostitute e ubriachi, mi ha sempre colpito. In questa raccolta ci sono tutte le sue poesie, da tentativi precedenti o coevi a Lavorare stanca fino alle ultime bellissime poesie di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (con il notevole Last blues, to be read some day). A parte alcuni splendidi esempi, le mie preferite rimangono le poesie più "tarde" di Pavese, che trovo più melodiche ed evocative delle prime.
Attraverso gli albi e le cartelle - II
copertinadi Vittorio Pica, Istituto italiano d'arti grafiche, Bergamo, sd (ma ca. 1904).
Pica, ignoto ai più, fu forse il maggiore critico d'arte italiano dei primi del '900, animatore della Biennale e promotore degli impressionisti francesi in Italia. Appassionato di stampe (o, per usare le sue parole, della aristocratica arte del bianco e nero), presenta in questa collezione di sei volumi alcuni tra i più interessanti disegnatori e incisori europei del XIX secolo. Molto interessanti per me le scoperte delle opere di (tra gli altri) Rassenfosse, Maréchal e Sattler. Trovato ad un mercatino a prezzo stracciato insieme ad un'incisione di Gavarni, entrambi "adocchiati" dal maestro Amedeo.
Garman & Worse
copertinadi Alexander Kielland, Istituto editoriale italiano, Milano, 1945.
Kielland, sconosciuto alle nostre latitudini, è uno dei più famosi romanzieri norvegesi dell'800. Qui si racconta un "cambio" generazionale nella ricca famiglia Garman, e di come figli e figlie dei due fratelli trovino (o smarriscano) la loro strada. Su questo sfondo si innestano poi alcune tematiche care all'autore come il conflitto tra nuovo e vecchio, la posizione individuale di fronte al conformismo della società e del clero e il loro influsso nefasto sui sentimenti, l'emergere del ruolo anche lavorativo della donna e la condizione sociale dei lavoratori. Veramente cristallina la prosa, simile ad un paesaggio nordico sotto la neve (merito anche della bella traduzione di Ervino Pocar). Ma perché Iperborea o qualche altro editore non ripubblica questi autori?
Disegni di viaggio di Luigi Angelini - I
copertinaa cura di Sandro Angelini, Bolis, Bergamo, 1982.
Anche questo è un libro da guardare, non da leggere. Sono qui raccolti una parte dei disegni che l'Angelini ha realizzato nei suoi viaggi all'estero e in Trentino - Alto Adige nella prima metà del '900. Si va dalle vedute di città a immagini di architettura rustica fino a dettagli decorativi di pareti o insegne, a testimonianza dell'interesse dell'autore per le "arti minori" (che finiranno nell'omonimo libro, in paziente attesa di essere letto). Al di là della bellezza dei disegni (soprattutto quelli sui cartoncini pastello), traspare chiaramente l'indirizzo mitteleuropeo della cultura dell'epoca, indirizzo che oggi si è totalmente dissolto. Degne di nota anche le belle vedute dolomitiche e un "viaggio del Politecnico" a Londra nel 1907 (!).
Una storia della musica - I
copertinadi Giordano Montecchi, Rizzoli, Milano, 1998.
Non c'è nulla come un libro di storia per avere una salutare conferma della propria insanabile ignoranza! A parte questo aspetto, il libro di Montecchi è interessante per l'approccio seguito: la storia della musica è presentata come una storia della cultura musicale, quasi una storia sociale, e le biografie di artisti e compositori vi occupano una parte importante, ma non esclusiva. Le relazioni e gli influssi reciproci tra musica e società, le condizioni anche economiche con cui avevano a che fare i musicisti del passato, il delinearsi del rapporto con il pubblico, sono discussi insieme alle posizioni della critica sugli artisti, che Montecchi pone però sempre in prospettiva, invitando a diffidare dei giudizi preconfezionati. Il periodo in esame spazia dalle origini fino a fine '800. Il secondo volume, sul '900, è ancora in gestazione, stando a quanto ha detto l'autore ad una recente (fine 2010) trasmissione su Radio3.
La donna di picche
copertinadi Aleksandr Puskin (illustrazioni di Mirando Haz), Nuages, Milano, 2007.
Ci sono racconti che si rileggono sempre, e questo è uno di loro. La brama di una ricchezza "facile", da vincere sul tavolo da gioco (oggi sarebbe forse una delle insulse lotterie o quiz televisivi) e che possa cambiare il destino della nostra vita, la finzione, il disprezzo dei sentimenti, gli espedienti per carpire il "segreto" della vittoria sono gli ingredienti di questa novella, fino all'immancabile rovina finale del freddo e calcolatore Ghermann. Magistrale l'ambientazione e l'architettura "per quadri" del racconto, dove compaiono protagonisti delle diverse classi sociali con i loro sogni e ambizioni, dominati dalla tetra figura della vecchia Contessa. Le atmosfere nordiche e fantastiche fanno da cornice ideale per le illustrazioni di Mirando Haz (autore anche di un illuminante saggio introduttivo), che accompagnano il lettore immergendolo nell'ossessione delle tre carte e nel mondo sospeso tra reale e immaginario del racconto.
I viceré
copertinadi Federico de Roberto, Garzanti, Milano, 1972.
Ennesima dritta di Amedeo, I viceré è libro di un nitore impressionante, dove la saga dei nobili Uzeda di Francalanza si intreccia con il passaggio della Sicilia dal dominio borbonico a quello dei Savoia. Così la disillusione degli ideali risorgimentali seguita al nuovo dominio è raccontata dal passaggio alle nuove posizioni di comando (ovvero la carriera politica) del Duca d'Oragua e di Consalvo a spese del "rivoluzionario" Giulente (come ben spiegato nel discorso finale di Consalvo alla "zitellona"), il ruolo della Chiesa negli anni dell'Unità e della presa di Roma dai repentini "cambi di casacca" di Don Blasco (esilarante la descrizione della vita monacale nel Cap.VI), e così via. A ben vedere, a minare la sovranità degli Uzeda restano solo loro stessi, portatrici di "tare" genetiche legate ai matrimoni tra consanguinei che (forse) ne determineranno prima o poi la caduta, visto che l'"evoluzione" politica non pare determinare grossi cambiamenti nella struttura sociale. Assolutamente imperdibile.
L'Italia rovinata dagli italiani
copertinadi Leonardo Borgese, Rizzoli, Milano, 2005.
Il libro è la raccolta di una serie di articoli scritti sul Corriere dal 1946 al 1970, dove Borgese denuncia gli innumerevoli scempi perpetrati sulle città italiane: sventramenti, demolizioni di edifici storici, eliminazione del già poco spazio verde, costruzione di brutture architettoniche o edifici fuori contesto, abusivismi e così via. È impressionante (e un po' triste) notare quanto siano attuali le argomentazioni di Borgese sulla conservazione del patrimonio storico-architettonico e artistico italiano, contro il congestionamento dei centri storici da parte delle auto, sulla necessità di preservare verde e acque. Un libro da leggere per tutti coloro che amano il bello, anche per tentare di fare qualcosa contro le oscenità di oggi. Il padre di Borgese, Giuseppe Antonio, fu uno dei pochi docenti universitari (15-16 su oltre 1200) a non giurare fedeltà al fascismo; da cercare il suo Rubè.
L'arcobaleno della gravità
copertinadi Thomas Pynchon, Rizzoli, Milano, 2001.
Si ritrovano in questo libro molti temi cari a Pynchon e DeLillo, come la frammentazione della storia (che ruota intorno alla costruzione delle V2 tedesche) in rivoli paralleli, che si collegano qua e là con indizi disposti quasi per caso, il tema della paranoia, dell'oppressione della società (vedi Philip Dick), il ruolo e l'importanza della tecnologia, la contaminazione di generi e così via. Questo libro gravitava da anni nella biblioteca, senza che mi decidessi ad affrontarlo (le quasi mille pagine sono un discreto deterrente). Non è certamente un libro facile, né che concede nulla al lettore; alla fine resta un'immagine purtroppo fedele del disfacimento del mondo occidentale (il caos della Zona) e molte piccole storie descritte magnificamente. Nota di biasimo per una corrente da 110 V a p. 825!
Le incisioni di Alberto Vitali
copertina di Amedeo Pieragostini, Bolis, Bergamo, 1973.
Ho quasi completato la mia ricerca di libri su Vitali con questo volume sulle incisioni, ormai una rarità, trovato fortunatamente in una libreria di Udine. È qui riportato il catalogo completo delle 124 incisioni realizzate da Vitali, tutte con lastra distrutta e tirate in pochissimi esemplari, accompagnate da un acuto scritto di Amedeo che introduce all'opera grafica di Vitali, suo maestro, evidenziandone i temi e l'altissimo livello qualitativo. Un libro da guardare, non da raccontare.
Alberto Vitali
copertinadi Raffaele De Grada, Bergamo, 1975.
Vitali è forse uno degli artisti importanti del '900 più sconosciuti e sottovalutati, ed è merito di Amedeo (suo amico fraterno, che ne scrive un toccante ricordo) di avermi introdotto alla sua opera. Fantastici i paesaggi bergamaschi e le composizioni, sapiente l'uso del colore, che si fabbricava da sé, più enigmatiche le mascherate nella Città Alta, e su tutto un'estrema sensibilità per la Natura e per i poveri, gli umili, i provati (lettera a Maccari, 1931). Il libro uscì in occasione della mostra bergamasca ad un anno dalla morte; interessante l'abbinamento con il libretto di Rea del 1989 (reperito in una libreria di Bologna), che non presenta certamente lo stesso spessore, ma ha riproduzioni a colori di quadri differenti.
Il sentiero dei nidi di ragno
copertinadi Italo Calvino, Mondadori, Milano, 1993 (riedito da Einaudi, 2002).
Altra lettura "milanese" di Calvino, e che lettura! La Resistenza con i suoi ideali e i suoi uomini "veri", con le loro debolezze e i loro errori, ma pur così migliori e più "giusti" di quelli che non fecero nulla o di chi, sia pure per caso, si è ritrovato dalla parte opposta. Il tutto reso più "oggettivo" attraverso la mediazione dello sguardo di un bambino, che si ritrova per puro caso nel gruppo di partigiani e ne segue le sorti senza comprendere le passioni dei "grandi" (la guerra e le donne), ma curando il suo lembo di infanzia, il posto dove fanno il nido i ragni. Tutto spiegato nella bella e chiarissima prefazione del '64 dello stesso Calvino.
Un uomo solo
copertinadi Christopher Isherwood, Guanda, Parma, 1998 (riedito da Adelphi, 2010).
Lo confesso; il libro mi ha incuriosito dopo che ho sentito Tom Ford parlare del film in uno dei miei rari ascolti televisivi, e ho anche provato la tentazione di chiuderlo alla lettura del primo paragrafo. Non fatelo! È invece un bellissimo libro sulla solitudine, sul dolore, sul conformismo della società (di ieri e di oggi), sulla rabbia (al vetriolo gli sfoghi di George contro i teledipendenti americani e le donne) e sull'amore, visti attraverso una giornata di un docente di letteratura inglese che non si arrende, anche se ha appena perso il compagno in un incidente. Memorabile la descrizione dell'ingresso in classe e dei pensieri di George durante la lezione.
Le cosmicomiche
copertinadi Italo Calvino, Mondadori, Milano, 1993 (riedito da Mondadori, 2000 e 2003 con tutti i racconti successivi).
Mi è capitato recentemente di riprendere questo autore, colpevolmente mai più letto dopo il Marcovaldo della scuola. Nei 12 racconti delle cosmicomiche Calvino "interpreta" con un registro fantastico e quasi bambinesco alcune teorie astronomiche, sovrapponendovi una storia a volte sentimentale, a volte ironica, a volte forse troppo ricercata in alcuni particolari (come ne La spirale, che Clavino considerava forse il migliore e io non ho apprezzato quanto altri). Molto belli, a mio parere, La distanza della Luna e I dinosauri.
I fantasmi delle biblioteche
copertinadi Jacques Bonnet, Sellerio, Palermo, 2009.
Cosa leggerei senza i consigli di Amedeo? L'ultimo (per ora) è questo libretto che tratta dei libri e di chi li ama e li colleziona, dei piccoli e grandi crucci di chi deve organizzare una biblioteca di migliaia di volumi, ma anche del "come" si legge e di come i libri entrano a far parte delle nostre biblioteche, dei libri d'arte, dizionari e quant'altro. E, naturalmente, della biblioteca, che è ben più della somma dei suoi libri. Bonnet, bibliofilo, attraversa questo territorio a lui familiare con grande leggerezza, raccontando aneddoti, suggerendo letture e dando consigli (non prestate libri; piuttosto regalateli!).
Le acqueforti di Mirando Haz
copertinaAll'insegna del pesce d'oro, Milano, 1976.
Ho conosciuto Mirando Haz nell'ormai lontano 1994, in occasione di una sua mostra alla biblioteca Maj di Bergamo, e mi sono così appassionato (se il termine non è troppo enfatico) all'incisione. Finalmente riesco a recuperare una copia di questo libro in una libreria antiquaria di Bologna. Il libro tratta del primo periodo di Haz, dal 1969 al 1976, raccogliendo una selezione di 40 acqueforti accompagnate da alcuni scritti critici.
Il Giappone in armi
copertinadi Luigi Barzini, L'arte bodoniana, Piacenza, 1915.
Antesignano dei moderni "reporter di guerra", Barzini è inviato a Tokyo nel 1904 per seguire le sorti della guerra russo-giapponese. Il libro vuole essere il resoconto della sua permanenza a Tokyo e, in parte, vicino al fronte, ma la descrizione delle battaglie e dei successi nipponici (peraltro spesso filtrati dalla censura) diventa in realtà l'ammirata descrizione del Giappone, delle usanze, fedi e costumi del suo popolo, che da solo 50 anni circa si era aperto all'Occidente. Profetiche alcune previsioni, e spesso impietoso il confronto con l'Italietta di allora (e oggi?). Veramente fluido e piacevole lo stile della scrittura.
I predatori dell'arte perduta
copertinadi Fabio Isman, Skira, Milano, 2009.
Vi è mai capitato di visitare un museo straniero e di chiedervi perché alcuni reperti non sono custoditi in Italia? Isman ne spiega uno dei motivi: da noi si è compiuto, negli ultimi trent'anni o giù di lì, uno dei saccheggi più tragici ed irreparabili della storia archeologica d'Italia, con milioni di reperti trafugati e venduti illegalmente a collezionisti (si fa per dire) privati o, peggio ancora, a musei compiacenti ancorché di fama mondiale. Isman ricostruisce tutta la catena del malaffare e racconta in dettaglio alcuni casi di capolavori recuperati dalle forze dell'ordine, ma la rabbia per il danno subito e per l'impunità dei colpevoli vince di gran lunga sulla soddisfazione per il poco che si è riuscito a recuperare.
Il demoniaco nell'arte
copertinadi Enrico Castelli, Bollati Boringhieri, Torino, 2007.
Altro suggerimento impeccabile del buon Amedeo, il libro di Castelli è una vera, grandissima rivelazione! Analizzando i quadri dei pittori nordici tra XIV e XVI secolo aventi per tema la "tentazione" del male, Castelli ne illumina gli aspetti filosofici e le preoccupazioni per la presenza del demoniaco nel mondo. Amate i qudri di Bosch, Bruegel e vi siete mai chiesti cosa c'è dietro gli esseri deformi che li popolano, cosa significano veramente quei capolavori? Allora questo libro fa per voi. Una nota finale sullo stile della scrittura, sempre lucido e preciso, ma a volte un po' ostico da decifrare.
Gargantua e Pantagruele
copertinadi François Rabelais, Sansoni, Firenze 1988 (riedito da Einaudi, 2005).
In queste vacanze spagnole avrei dovuto leggere Cervantes; invece, nella valigia è finito il "classico" del rinascimento francese, libro di avventure e di erudizione smisurate quanto i suoi protagonisti. E se le prime mostrano il segno del tempo, resta intatto l'amore per le buone lettere (anche quando sono trattate con irriverenza) e per i piaceri della vita. A chi è spaventato dalla mole del libro, consiglio La rosticceria della regina Piedoca, di un grande estimatore di Rabelais, Anatole France, dove si respira la stessa aria.
La fiaccola sotto il moggio
copertinadi Gabriele D'Annunzio, Mondadori, Milano 1953 (riedito da Mondadori, 1997).
A gennaio 2008 mi trovavo a Sulmona per alcune lezioni ad un master universitario, e non ho mancato di far visita al borgo di Anversa degli Abruzzi (e alla trattoria La Fiaccola, seguendo come sempre le gustose indicazioni delle Osterie d'Italia di Slow Food). Qualche tempo dopo mi capita sott'occhio una copia di quest'opera (ambientata proprio nel paese peligno, dentro dal tentorio di Anversa), rovistando - povero D'Annunzio! - tra alcuni scarti di biblioteca. Potevo non leggerlo?
Lucia nel tempo di Napoleone
copertinadi Andrea di Robilant, Corbaccio, Milano, 2008.
Rientrando a casa un pomeriggio, incontro Amedeo insieme all'autore, che mi invita alla presentazione di questo libro. Conquistato dalle doti affabulatorie di di Robilant, acquisto il libro e mi immergo nella lettura. È la storia affascinante di una nobile veneziana tra la Venezia della fine della Repubblica, Vienna e Parigi, tra Napoleone, Byron, Canova, Talleyrand e l'Europa di fine secolo, ricostruita a partire dalle lettere alla sorella. Un'intera epoca ricostruita e rispecchiata magnificamente nella vita di Lucietta Mocenigo.
L'ambiguità
copertinadi Simona Argentieri, Einaudi, Torino, 2008.
Interessante e breve libretto dove si indagano gli atteggiamenti ambigui e la malafede alla luce della psicanalisi. L'ambiguità permette di eludere il peso delle scelte e di conservare una visione ideale del sé, e si manifesta negli ambiti politici (mai così attuali, anche se si tratta di un bersaglio fin troppo facile), affettivi e sessuali. Lato interessante del libro, lo scopo non è un facile giudizio, ma l'analisi della struttura psicologica che sottende a questi fenomeni.

Ultima modifica 12/11